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Concetti Chiave

  • Il termine "terramare" indica le civiltà emiliane sviluppatesi tra il 2500 e il 1500 a.C., caratterizzate da abitazioni su palafitte.
  • I terramaricoli erano esperti metallurghi e carpentieri, noti per le loro abilità nella costruzione senza l'uso di chiodi e nella lavorazione del bronzo.
  • Le città terramaricole erano costruite su terreni elevati vicino a corsi d'acqua, con sistemi di fossati e argini per protezione contro attacchi e alluvioni.
  • L'organizzazione interna delle città prevedeva strade principali e secondarie, con abitazioni costruite su pali sopraelevati per lo smaltimento dei rifiuti.
  • Resti della civiltà terramaricola si trovano in specifiche località come Fontanellato e Gottolengo, evidenziando l'influenza su culture successive, come quella romana.

Origine e struttura delle terramare

Dal termine dialettale “terramarne” è derivato il termine “terramare” con cui si indicano le civiltà emiliane, sviluppatesi fra il 2500 e il 1500 a.C. Le terramare sono palafitte terrestri, cioè costituite da abitazioni poggianti su pali infissi sulla terra in zone asciutte, ma in vicinanza di un corso d’acqua. Non sappiamo con esattezza chi fossero le popolazioni che abitavano simili città. Esse si fusero con i popoli che trovarono nelle stesse regioni e che erano ancora allo stadio della civiltà neolitica e che quindi erano molto abili nella lavorazione della pietra.

Abilità e vita quotidiana dei terramaricoli

Invece, i terramaricoli eccellevano nella metallurgia; fra gli oggetti più comuni trovate nelle terramare abbiamo l’ascia e lo scalpello, entrambi in bronzo, e questo significa che essi erano anche degli abili carpentieri. Infatti, sapevano costruire i ponti senza l’aiuto di chiodi, ma solo incastrando i vari elementi fra di loro. Essi erano anche abili guerrieri, vivevano di caccia, di pesca e di pastorizia ma le numerose falci trovate ci dimostrano che erano soprattutto agricoltori.

Costruzione e difesa delle città terramaricole

Per la costruzione della città, essi sceglievano una zona elevata in vicinanza di un corso d’acqua; un solco chiamato “primigenio” che n elle popolazione italiche diventerà “solco augurale” venivano tracciati i confini del centro abitato. Questo tracciato aveva la forma di un trapezio e comprendeva anche vari appezzamenti di terreno a seconda del numero delle famiglie. Intorno all’area scelta, già delimitata dal trapezio, veniva scavato un fossato largo da 20 a 30 metri e profondo 3 in cui veniva fatta confluire l’acqua del corso d’acqua vicino che con un ingegnoso sistema scolava dalla parte opposta mediante un canale di scarico. Con la terra ottenuta scavando il fossato, si costruiva un argine lungo la sponda interna del fossato. In questo modo gli abitanti erano al sicuro da incursioni di nemici o di animali e anche da eventuali alluvioni. Un ponte levatoio metteva in comunicazione la città con la terraferma.

Organizzazione interna e smaltimento rifiuti

Prima di costruire le case, i terramaricoli tracciavano e costruivano due strade principali che si incrociavano e correvano l’una da nord a sud (il cardine) e l’altra da est a ovest (il decumano). Altri cardini e decumani secondari dividevano lo spazio interno in “insulae”. In ogni “insula” venivano piantati dei grossi pali che restavano fuori terra per circa due metri e distanti uno dall’altro di circa 30 centimetri. Sopra i pali, veniva sistemato un tavolato di tronchi d’albero e su di esso le abitazioni vere e proprie. Una caratteristica di questi popoli era lo smaltimento dei rifiuti: gli avanzi di cibo, le ossa, le ceneri, i cocci di stoviglie e gli oggetti vari in disusi venivano gettati in una botola che si apriva nel pavimento dell’abitazione. Quando tutti i detriti, sotto l’effetto dell’acqua piovana avevano colmato tutto il bacino del villaggio, gli abitanti smontavano o davano fuoco alle case per costruirne sopra un’altra, rincalzando l’argine e piantando nuovi pali.

Eredità e resti della civiltà terramaricola

Resti della civiltà terramaricola, unica al mondo, si trovano a Fontanellato, in provincia di Parma, e a Gottolengo in provincia di Mantova. Molti costumi di questi popoli si ritrovano nella civiltà romana da cui essa probabilmente è derivata.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'origine del termine "terramare" e a quale civiltà si riferisce?
  2. Il termine "terramare" deriva dal dialettale "terramarne" e si riferisce alle civiltà emiliane sviluppatesi tra il 2500 e il 1500 a.C., caratterizzate da abitazioni su palafitte in prossimità di corsi d'acqua.

  3. Quali abilità distintive avevano i terramaricoli?
  4. I terramaricoli erano abili metallurghi, carpentieri e guerrieri, praticando agricoltura, caccia e pesca. Tra gli oggetti comuni trovati nelle terramare ci sono asce e scalpelli in bronzo, evidenziando la loro competenza nella lavorazione dei metalli.

  5. Come erano organizzate le città terramaricole?
  6. Le città terramaricole erano costruite in zone elevate vicino a corsi d'acqua, con confini tracciati a forma di trapezio e circondate da fossati per la difesa. Un ponte levatoio collegava la città alla terraferma, garantendo sicurezza contro incursioni e alluvioni.

  7. Qual era la struttura interna delle abitazioni terramaricole?
  8. Le abitazioni erano costruite su pali, con strade principali che si incrociavano e dividevano lo spazio in "insulae". I rifiuti venivano smaltiti attraverso botole nel pavimento, e quando il bacino si riempiva, le case venivano smontate o bruciate per costruirne di nuove.

  9. Dove si possono trovare i resti della civiltà terramaricola?
  10. I resti della civiltà terramaricola si trovano a Fontanellato, in provincia di Parma, e a Gottolengo, in provincia di Mantova. Molti costumi di questi popoli sono stati assimilati nella civiltà romana, da cui probabilmente derivano.

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