Concetti Chiave
- Messer Geri, in compagnia degli ambasciatori del Papa, passa ogni mattina davanti al forno di Cisti, un fornaio divenuto molto ricco grazie alla sua arte.
- Cisti decide di offrire il suo vino bianco a Messer Geri, cercando un modo elegante per farlo autoinvitare senza compromettere la propria umiltà.
- Dopo aver visto Cisti bere il suo vino con piacere, Messer Geri decide di assaggiarlo, trovandolo eccellente e continuando a berlo durante il soggiorno a Firenze.
- Quando Messer Geri organizza un convito, Cisti rifiuta di partecipare, mantenendo la sua umiltà, mentre Geri insiste per offrirne il vino ai suoi ospiti.
- L'equivoco sul fiasco di vino viene risolto quando Cisti spiega al familiare di Geri che il fiasco è troppo grande, portando infine a un dono di vino adeguato.
L'incontro tra Messer Geri e Cisti
Dico adunque che, avendo Bonifazio papa, appo il quale messer Geri Spina fu in grandissimo stato, mandati in Firenze certi suoi nobili ambasciadori per certe sue gran bisogne, essendo essi in casa di messer Geri smontati, e egli con loro insieme i fatti del Papa trattando, avvenne che, che se ne fosse cagione, messer Geri con questi ambasciadori del Papa tutti a piè quasi ogni mattina davanti a Santa Maria Ughi passavano, dove Cisti fornaio il suo forno aveva e personalmente la sua arte esserceva.
Al quale quantunque la fortuna arte assai umile data avesse, tanto in quella gli era stata benigna, che egli n'era ricchissimo divenuto, e senza volerla mai per alcuna altra abbandonare splendidissimamente vivea, avendo tra l'altre sue buone cose sempre i migliori vini bianchi e vermigli che in Firenze si trovassero o nel contado.
Il quale, veggendo ogni mattina davanti all'uscio suo passar messer Geri e gli ambasciadori del Papa, e essendo il caldo grande, s'avisò che gran cortesia sarebbe il dar lor bere del suo buon vin bianco; ma avendo riguardo alla sua condizione e a quella di messer Geri, non gli pareva onesta cosa il presummere d'invitarlo ma pensossi di tener modo il quale inducesse messer Geri medesimo a invitarsi.
E avendo un farsetto bianchissimo indosso e un grembiule di bucato innanzi sempre, li quali più tosto mugnaio che fornaio il dimostravano, ogni mattina in su l'ora che egli avvisava che messer Geri con gli ambasciadori dover passare si faceva davanti all'uscio suo recare una secchia nuova e stagnata d'acqua fresca e un picciolo orcioletto bolognese nuovo del suo buon vin bianco e due bicchieri che parevano d'ariento, sì eran chiari: e a seder postosi, come essi passavano, e egli, poi che una volta o due spurgato s'era, cominciava a ber sì saporitamente questo suo vino, che egli n'avrebbe fatta venir voglia a'morti.
La qual cosa avendo messer Geri una e due mattine veduta, disse la terza:
- Chente è, Cisti? è buono? -
Cisti, levato prestamente in piè, rispose:
- Messer sì, ma quanto non vi potre'io dare a intendere, se voi non assaggiaste -.
Messer Geri, al quale o la qualità o affanno più che l'usato avuto o forse il saporito bere, che a Cisti vedeva fare, sete avea generata, volto agli ambasciadori sorridendo disse:
- Signori, egli è buono che noi assaggiamo del vino di questo valente uomo: forse che è egli tale, che noi non ce ne penteremo -; e con loro insieme se n'andò verso Cisti.
Il quale, fatta di presente una bella panca venire di fuori dal forno, gli pregò che sedessero; e alli lor famigliari, che già per lavare i bicchieri si facevano innanzi, disse:
- Compagni, tiratevi indietro e lasciate questo servigio fare a me, ché io so non meno ben mescere che io sappia infornare; e non aspettaste voi d'assaggiarne gocciola!
E così detto, esso stesso, lavati quatro bicchieri belli e nuovi e fatto venire un piccolo orcioletto del suo buon vino diligentemente diede bere a messer Geri e a'compagni, alli quali il vino parve il migliore che essi avessero gran tempo davanti bevuto; per che, commendatol molto, mentre gli ambasciador vi stettero, quasi ogni mattina con loro insieme n'andò a ber messer Geri.
A'quali, essendo espediti e partir dovendosi, messer Geri fece un magnifico convito al quale invitò una parte de'più orrevoli cittadini, e fecevi invitare Cisti, il quale per niuna condizione andar vi volle. Impose adunque messer Geri a uno de'suoi famigliari che per un fiasco andasse del vin di Cisti e di quello un mezzo bicchier per uomo desse alle prime mense.
Il famigliare, forse sdegnato perché niuna volta bere aveva potuto del vino, tolse un gran fiasco. Il quale come Cisti vide, disse:
- Figliuolo, messer Geri non ti manda a me.
Il che raffermando più volte il famigliare né potendo altra risposta avere, tornò a messer Geri e sì gliele disse; a cui messer Geri disse:
- Tornavi e digli che sì fo: e se egli più così sponde, domandalo a cui io ti mando.
Il famigliare tornato disse:
- Cisti, per certo messer Geri mi manda pure a te.
Al quale Cisti rispose:
- Per certo, figliuol, non fa.
- Adunque -, disse il famigliare - a cui mi manda?
Rispose Cisti:
- Ad Arno.
Il che rapportando il famigliare a messer Geri, subito gli occhi gli s'apersero dello 'ntelletto e disse al famigliare:
- Lasciami vedere che fiasco tu vi porti -; e vedutol disse:
- Cisti dice vero -; e dettagli villania gli fece torre un fiasco convenevole.
Il quale Cisti vedendo disse:
- Ora so io bene che egli ti manda a me -, e lietamente glielo impiè.
E poi quel medesimo dì fatto il botticello riempiere d'un simil vino e fattolo soavemente portare a casa di messer Geri, andò appresso, e trovatolo gli disse:
- Messere, io non vorrei che voi credeste che il gran fiasco stamane m'avesse spaventato; ma, parendomi che vi fosse uscito di mente ciò che io a questi dì co'miei piccoli orcioletti v'ho dimostrato, ciò questo non sia vin da famiglia, vel volli staman raccordare. Ora, per ciò che io non intendo d'esservene più guardiano tutto ve l'ho fatto venire: fatene per innanzi come vi piace.
Messer Geri ebbe il dono di Cisti carissimo e quelle grazie gli rendè che a ciò credette si convenissero, e sempre poi per da molto l'ebbero e per amico.
Dico dunque che messer Geri godeva di una grandissima ammirazione per Papa Bonifacio VII. Il Papa mandò a casa di Messer Geri alcuni suoi ambasciatori di Firenze per provare a mettere pace tra i Bianchi e i Neri; e questo fecero quando arrivarono a casa sua. Tutte le mattine Messer Geri passava a piedi con loro davanti alla chiesetta di S.Maria Ughi, dove Cisti il fornaio aveva il suo forno e vi lavorava. Questo lavoro gli aveva dato tantissima fortuna in quanto egli era diventato ricchissimo che mai avrebbe cambiato il suo lavoro, avendo tra le sue cose anche vini bianchi e vermigli che si trovavano a Firenze nel contado.
Cisti offre il suo vino
Cisti il fornaio vedeva passare ogni mattina davanti a se Messer Geri e gli ambasciatori del Papa, e dato che faceva molto caldo pensò di offrire loro da bere il suo vino bianco, ma avendo riguardo ad invitare Messer Geri perché era di condizione sociale più elevata, lo induceva ad autoinvitarsi. Cisti il fornaio indossava una maglia bianca e un grembiule pulito i quali lo facevano sembrare un mugnaio piuttosto che un fornaio. Ogni mattina all’ora del passaggio di Messer Geri e degli ambasciatori, faceva si che passassero davanti alla sua porta e li vi metteva un secchio nuovo colmo d’acqua fresca e un piccolo vaso di terracotta pieno del suo buon vino bianco, con due bicchieri che sembravano d’argento. Si sedeva poi al loro passaggio e beveva il suo vino in modo che avrebbe fatto venire voglia anche ai morti. Messer Geri vide per due mattina la stessa scena e alla terza disse :”Com’è Cisti, è buono?”.
Cisti si alzò rapidamente in piedi e rispose:” Si Messer, ma non posso spiegarvelo se non lo assaggiate”. Messer Geri aveva sete, una sete derivatagli dal caldo, dalla stanchezza e dal vedere bere Cisti. Si rivolse dunque agli ambasciatori e disse:” Sisnori è bene che assaggiamo questo vino se no poi ce ne pentiremmo”, e andarono così verso Cisti. Questo dopo aver tirato fuori una panca dal forno , pregò i signori perché si sedessero e ai servitori che si erano fatti avanti per lavare i bicchieri disse:” Compagni, tiratevi indietro e lasciate fare questo lavoro a me che so lavare bene quanto infornare, e che non vi venga i mente di assaggiarne una goccia!”. E così detto, fatti arrivare quattro bicchieri belli e nuovi e fatto arrivare un vaso del suo vino, diede da bere con molto cura a Messer Geri e ai suoi compagni, ai quali il vino parve il migliore di quello che avevano bevuto da molto tempo, e finche gli ambasciatori rimasero a Firenze andaro quasi ogni mattina con Messer Geri a bere.
Il convito di Messer Geri
Avendo gli ambasciatori terminato il loro incarico e dovendo dunque partire, in loro onore Messer Geri fece un convito al quale potevano partecipare una parte dei cittadini più onorevoli evi invitò anche Cisti, il quale non volle andare per nessuna ragione.
Il fiasco di vino
Messer Geri impose dunque ad uno dei suoi familiari di andare a prendere un fiasco del vino di Cisti, ed offrirne mezzo bicchiere ad ogni invitato con la prima portata di modo che lo potessero gustare meglio. Il familiare arrabbiato perché non aveva potuti ancora bere del vino prese un gran fiasco. Appena Cisti lo vide gli disse:” Figliuolo, Messer Geri non ti manda da me”. Ripete più volte la frase al familiare ma non ottenne alcuna risposta, il giovane tornò dunque da Messer Geri e gli riferì l’accaduto, esso rispose:” torna indietro e digli che sono io che ti mando e se ti risponderà ancora così, mandalo da me”. Il familiare tornò da Cisti e gli disse:” Cisti, mi manda per certo Messer Geri da te”. Questo rispose:” Sicuramente non ti manda da me”. “Adunque da chi mi manda” replicò il familiare.” Vi manda a riempire quel fiasco d’acqua all’Arno, perché un vaso così grande non lo si puo riempire di vino pregiato”.
Il familiare raccontò questo a Messer Geri al quale gli si aprirono gli occhi di intelletto e gli disse:” Fammi vedere che fiasco gli porti” e vedendolo disse “Cisti dice la verità” e dopo averlo rimproverato gli fece avere un fiasco dalle giuste proporzioni. Vedendolo Cisti disse:” ora so per certo che egli ti manda da me” e felicemente glielo riempì.
Lo stesso giorno poi fatto riempire un vaso simile di vino, lo portò a casa di Messer Geri, gli si avvicinò e gli disse:” Messere, non vorrei pensiate che il gran fiasco di vino che oggi mi avete offerto mi abbia spaventato, ma mi sembrava vi foste dimenticato quello che nei giorni scorsi vi ho dimostrato con i miei piccoli vasi, cioè che il mio non è un vino da dare alla servitù, ed ora non intendo più conservarlo per voi anzi ho deciso di donarvelo: fatene quello che volete".
Messer Geri ebbe il dono di Cisti, gli rese le grazie dovute e lo stimò come uomo di molto valore tanto che rimasero amici per molto tempo.
Domande da interrogazione
- Qual è il contesto dell'incontro tra Messer Geri e Cisti?
- Come Cisti cerca di invitare Messer Geri a bere il suo vino?
- Qual è la reazione di Messer Geri al vino di Cisti?
- Perché Cisti rifiuta l'invito al convito di Messer Geri?
- Come si conclude la relazione tra Messer Geri e Cisti?
L'incontro avviene mentre Messer Geri Spina, in grande stato grazie a Papa Bonifazio VII, passa ogni mattina davanti al forno di Cisti, un fornaio divenuto ricchissimo grazie alla sua arte, che decide di offrire il suo vino bianco agli illustri passanti.
Cisti, pur essendo di condizione sociale inferiore, si ingegna per indurre Messer Geri a invitarsi, posizionando un secchio d'acqua fresca e un orcio di vino bianco davanti alla sua porta e bevendo in modo invitante mentre Geri e gli ambasciatori passano.
Dopo aver assaggiato il vino di Cisti, Messer Geri e i suoi compagni lo trovano eccellente e decidono di tornare a berlo quasi ogni mattina, apprezzando la qualità del prodotto.
Cisti rifiuta l'invito al convito di Messer Geri per motivi di umiltà e modestia, non volendo accettare un onore che ritiene non consono alla sua condizione sociale.
La relazione si conclude con un gesto di amicizia, in cui Cisti offre a Messer Geri un grande fiasco del suo vino, sottolineando che non è un vino da servitù, e Geri lo apprezza, rendendo grazie e mantenendo un legame di amicizia duraturo.