Concetti Chiave
- Cino dei Sighibuldi, nobile di Pistoia, studiò legge a Bologna e divenne un importante giurista e letterato del Trecento.
- Amico di Dante e citato da Petrarca, Cino è noto per una raccolta di oltre 150 rime e un commento al Codice di Giustiniano.
- Le sue rime, pur influenzate dal dolce Stil novo, presentano sentimenti più umani e realistici, anticipando l'amore rinascimentale.
- La figura femminile nelle sue opere è rappresentata in contesti reali e terreni, contrariamente all'immagine idealizzata del dolce Stilnovo.
- I sonetti di Cino, ambientati in feste, mostrano un sentimento concreto e terreno, con una metrica ABAB, ABAB, CDC, DCD.
La Vita di Cino dei Sighibuldi
Cino dei Sighibuldi, una nobile casata di Pistoia, nacque il 1265 e il 1270. La sua famiglia lo mandò a studiare legge all’università di Bologna, dove, più tardi, conseguì anche il dottorato in giurisprudenza.
Politicamente, era un sostenitore dei guelfi di parte nera e per questo subì l’esilio. Rientrato a Pistoia, ricoprì diversi incarichi politici e insegno giurisprudenza in molte università italiane. Morì verso la fine del 1336.
Opere:
• una raccolta di oltre 150 rime
• Commento al Codice di Giustiniano (i primi 9 libri): Lectura in codicem
Ebbe dei rapporti di amicizia con Dante che, in sonetto, lo rimprovera di innamorarsi di troppe donne; a questo rimprovero Cino risponde che lo fa per cercare in altre la bellezza della sua amata. Di questo legame con Dante, fa fede anche un componimento scritto in occasione della morte di Beatrice e di uno, in occasione della scomparsa di Dante. Anche il Petrarca lo cita in un sonetto, in cui, in modo molto accorato, manifesta il dolore per la scomparsa di un amico, di cui tesse anche le lodi poetiche. Sono tutti dettagli che ci dimostrano come nel Trecento, Cino da Pistoia fosse considerato un grande letterato, mentre oggi non gode della stessa stima.
Stile e Temi Poetici
Nelle sue rime permangono i motivi e i concetti del dolce Stil novo; tuttavia essi non sono frutto di un vero sentimento poetico, quanto piuttosto derivati da una tradizione letteraria e quindi assai convenzionali. Nonostante questo, le sue opere, rispetto a Cavalcanti o a Guinizelli, si arricchiscono di situazioni più umane e realistiche (nel sonetto, oggetto della spiegazione, per esempio, si parla di una festa e di corteggiatori che cercano la donna, che però è assente) e il sentimento amoroso appare meno idealizzato e più terreno e sensuale. Tale aspetto prelude, sebbene in modo embrionale, al concetto dell’amore che dominerà il Rinascimento.
La donna che domina nelle sue rime è chiamata Selvaggia, pare figlia del capo dei guelfi di parte bianca di Pistoia. Però, vi appare anche una donna di Bologna e forse lo scrittore ebbe anche altri rapporti amorosi.
Il Sonetto e l'Amore Terreno
L’ambiente del sonetto è quello di un giorno e di un ambiente di festa. Esso non viene descritto direttamente, ma si delinea in modo chiaro da tutto il componimento. La scena acquista notevole concretezza e il sentimento del poeta ha un carattere tutto terreno: infatti la donna evanescente e angelicata del dolce Stilnovo, qui è calata in uno scenario reale, in mezzo ad altre donne, tutte eleganti, circondate da ammiratori.
Perché non si trova fra voi a questa festa,
o donne nobili d’animo, il suo vel viso adornato?
[La donna non è indicata col nome, bensì col il viso nella sua bellezza che il poeta cerca fra la folla di invitati]
Perché non avete provveduto stamani a chiederle
che fosse venisse qui per onorare questo giorno [di festa] con la sua presenza?
Vedete come ogni uomo si mette alla ricerca
per vederla, mentre si aggira fra gli invitati;
essi guardano in che modo si sia vestita;
poi rivolgono lo sguardo verso di me che non cesso di emettere sospiri.
Quest’oggi ero speranzoso di vedere la mia gioia
starsene con voi e dominare il mio cuore,
che si appoggia a lei come se fosse il motivo di vivere.
Io vi prego, o donne, soltanto in nome di Dio;
se non volete che muoia a causa di ciò [= la mancata presenza alla festa della donna amata],
fate in modo che stasera io la possa vedere.
La struttura metrica del sonetto è la seguente: ABAB, ABAB, CDC, DCD.
Domande da interrogazione
- Chi era Cino dei Sighibuldi e quale formazione ricevette?
- Quali erano le inclinazioni politiche di Cino e quali conseguenze ebbe?
- Qual è il legame tra Cino e Dante Alighieri?
- Come si caratterizzano le opere poetiche di Cino rispetto ai suoi contemporanei?
- Qual è l'ambientazione e il tema del sonetto di Cino?
Cino dei Sighibuldi, nato tra il 1265 e il 1270 a Pistoia, studiò legge all'università di Bologna, dove conseguì il dottorato in giurisprudenza.
Cino era un sostenitore dei guelfi di parte nera, il che gli costò l'esilio; tuttavia, tornò a Pistoia dove ricoprì vari incarichi politici e insegnò giurisprudenza.
Cino ebbe un rapporto di amicizia con Dante, che lo rimproverò in un sonetto per il suo amore per molte donne; Cino rispose che cercava in esse la bellezza della sua amata.
Le rime di Cino, pur seguendo il dolce Stil novo, presentano situazioni più umane e realistiche, con un sentimento amoroso meno idealizzato e più terreno rispetto a Cavalcanti e Guinizelli.
Il sonetto di Cino è ambientato in un giorno di festa, dove il poeta esprime il suo desiderio di vedere la donna amata, immersa in un contesto reale e circondata da ammiratori, evidenziando un amore concreto e sensuale.