Concetti Chiave
- Lanfranco Cigala è riconosciuto come uno dei più grandi trovatori italiani, originario di Genova e attivo nel XIII secolo.
- La sua opera poetica, scritta in lingua occitana, comprende temi vari come l'amore, il compianto e la satira, con riferimenti a eventi storici come la crociata di san Luigi.
- Critici letterari notano influenze anticipatorie del dolce Stilnovo nelle sue composizioni, suggerendo una connessione con la nobildonna Berlenda.
- Le sue poesie esprimono una profonda fusione di canto e dolore, evidenziando il tema della perdita e della sventura.
- Cigala lamenta la morte di Berlenda come una grande ingiustizia, sottolineando l'impatto devastante della sua scomparsa sulla società e sulla cultura provenzale.
Lanfranco Cigala e la sua eredità
Lanfranco Cigala è considerato il migliore fra i trovatori italiani. Di origini genovesi, non conosciamo la data di nascita, ma soltanto quella della sua morte, avvenuta fra il 1257 e il 1258. Sappiamo che era un esperto di diritto e un giudice. La sua produzione poetica, in lingua occitana o provenzale, comprende dei versi d’amore, di compianto, di satira, una canzone composta in occasione della crociata di san Luigi in Terra Santa, una seconda canzone sullo stesso argomento e dei versi indirizzati alla Vergine.
Elementi del dolce Stilnovo
Alcuni critici letterari trovano nelle sue composizioni degli elementi anticipatori del dolce Stilnovo. Secondo gli studiosi, Berlenda, la donna amata potrebbe essere la consorte di Moroello II di Malaspina, signore della Lunigiana.
Eu non chant ges per talant de chantar ;
mas si chant eu, non chant mas chantan plor.
per c’aital chan deu hom clamar chan-plor,
car es mesclatz lo chanz ab lo plorar.
E non dig’om qu’ieu aia fait faillenza
d’aital mesclar, car zo qu’eu dic ploran
non poiri ‘om suffrir d’auzir ses chan,
tant es mortals la perd’e ill meschaenza.
Io non canto affatto giusto per talento di cantare;
ma se io canto, non canto, ma cantando piango,
perché un tal canto si deve chiamare “canto di pianto”,
perché è mescolato il canto con il pianto.
E non si dica che io abbia commesso un errore
con tale mescolanza, perché ciò che io dico piangendo
nessun uomo potrebbe sopportare di dire senza canto
tanto mortale è la perdita e la sventura
Car morta es cella qu’era ses par
de pretz prezat e de valen valor,
de cortes ditz e de faitz e d’onor,
d’enseingnamen, d’acuillir e d’onrar,
Na Berlenda, domna de conoissenza,
per cui devon plorar li pauc e·ill gran,
car il era de toz faiz benestan
cim’e raditz, flors e frutz e semenza.
Perché è morta colei che senza pari
di pregiato pregio e di eccellente valore,
ci cortese parlare e di opere e di nobiltà,
di insegnamento, nell’accogliere nell’onorare,
Donna Berlenda, donna di discernimento,
per cui devono piangere i miseri e i grandi
perché essa era di tutte le azioni leggiadre
la cima e la radice, il fiore, il frutto e il seme.
Mort es tot zo qu’el mon era de car,
e zo per que valion li meillor,
e zo per que chantavon chantador
e zo per que prezavon domeiar
e zo per que valia neis valenza
e zo per que estava entr’enan
plor doncs cascuns, que passat son mil an
que morz no fes tan gran desconoissenza.
È morto tutto ciò che al mi era più prezioso
e ciò che per cui avevano valore i migliori
e ciò che era oggetto di canto da parte dei trovatori
e ciò per cui apprezzavano il corteggiare,
ciò per cui valeva anche il pregio
ciò per cui altri stava al di sopra
pianga dunque ciascuno, che passati sono mille anni
che la morte non fece una così tanto grande ingiustizia.
Om non la vi ni non l'auzi nomnar,
qe non la fes sa domn'e son seingnor,
car fazia ab gaug et ab douzor
los crois valer e·ls valenz afinar.
E doncs per que no mor tota·il Proenza
ont il mori, e tuit cil que·i istan
C’oimais en dol et en consir viuran,
e zo li er piegz de mort, a ma parvenza.
Nessuno la vide, né l’udì nominare
che la facesse sua donna e signora,
perché con gioia e con dolcezza
ingentiliva gli uomini rozzi e affinava quelli gentili.
E perché dunque non muore tutta la Provenza,
regione in cui essa è morta e tutti coloro che vi abitano?
Che ormai vivranno in dolore e tristezza,
e ciò sarà peggio della morte, a mio parere…
Domande da interrogazione
- Chi è Lanfranco Cigala e quale è la sua importanza nella poesia italiana?
- Quali temi principali emergono nelle opere di Cigala?
- In che modo Cigala anticipa il dolce Stilnovo?
- Qual è il significato del "canto di pianto" nella poesia di Cigala?
- Qual è il messaggio finale della poesia di Cigala riguardo alla morte di Berlenda?
Lanfranco Cigala è considerato il migliore fra i trovatori italiani, noto per la sua produzione poetica in lingua occitana, che include versi d’amore, di compianto e di satira, risalente al XIII secolo.
Le opere di Cigala trattano temi come l'amore, il dolore per la perdita e la satira, con particolare attenzione alla figura di Berlenda, una donna amata che rappresenta un ideale di nobiltà e valore.
Alcuni critici letterari vedono nelle composizioni di Cigala elementi anticipatori del dolce Stilnovo, evidenziando la sua capacità di mescolare emozioni e riflessioni profonde nei suoi versi.
Il "canto di pianto" è un concetto centrale nella poesia di Cigala, dove il canto è mescolato al pianto, esprimendo la profondità del dolore e la mortalità della perdita, come evidenziato nei suoi versi.
Cigala esprime un forte senso di ingiustizia e tristezza per la morte di Berlenda, sottolineando che la sua scomparsa ha portato a una grande perdita per la società, lasciando un vuoto incolmabile che colpisce tutti.