Indice

  1. L’attacco a Clodia: sarcasmo, humor, aggressività (Pro Caelio, 49-50)
  2. Attaccare Clodia per colpirne il fratello
  3. Immaginiamo una donna…
  4. La manifesta innocenza di Celio

L’attacco a Clodia: sarcasmo, humor, aggressività (Pro Caelio, 49-50)

ll giovane nobile Marco Celio Rufo, assistito di Cicerone nel processo per cui fu scritta questa orazione (56 a.C.), era stato accusato, tra l’altro, di aver tentato di avvelenare Clodia, la sorella di Clodio, sua ex amante. Cicerone sfrutta l’occasione fornita dalla difesa di Celio per condurre un feroce atto di accusa ai danni di Clodio. Più che dimostrare l’innocenza di Celio, l’oratore passa in rassegna gli atti di violenza compiuti da Clodio e dalla sua dissoluta sorella. La donna – verosimilmente la Lesbia cantata da Catullo – è, di riflesso, attaccata soprattutto per il suo legame familiare con Clodio, fino a suggerire che i due fratelli commettano incesto. Con il suo contegno scandaloso Clodia viene dunque descritta come l’esatta antitesi dell’onorata matrona romana; pur nella moderata apertura al rinnovamento dei valori mostrata da Cicerone nella Pro Caelio, Clodia rappresenta comunque l’eccesso da evitare, il simbolo della perversione dei mores.

Attaccare Clodia per colpirne il fratello

La linea difensiva di Cicerone si concentra soprattutto sulla figura di Clodia, che aveva accusato Celio di aver cercato di avvelenarla. Cicerone vuole suggerire che la persecuzione giudiziaria scatenata contro Celio sia dovuta al risentimento della donna per essere stata abbandonata dal suo amante: offre pertanto un ritratto del tutto squalificante della donna e della sua condotta, per dimostrare che Celio non aveva altra scelta se non limitarsi a una frequentazione occasionale. L’oratore, dunque, si serve di questo processo per regolare i propri conti sia con Clodia, sia, indirettamente, con il fratello di lei (Clodio, l’acerrimo nemico di Cicerone che verrà ucciso da Milone nel 52 a.C.). Altrove nell’orazione, limitandosi a semplici allusioni, Cicerone aveva definito Clodia amica omnium potius quam cuiusquam inimica («amica di tutti piuttosto che nemica di qualcuno»: si consideri che in latino amica significa soprattutto «amante» (vedi Parlare d’amore, p. 686). Qui, invece, dalle finezze dell’ironia allusiva l’oratore passa all’invettiva esplicita e corrosiva, bollando direttamente Clodia come meretrix.

Immaginiamo una donna…

Dapprima (par. 49) viene delineato il ritratto ipotetico di una donna che, nei suoi comportamenti, conduce chiaramente una vita da prostituta. Cicerone costruisce questa figura in crescendo, tramite l’accumulo progressivo di particolari sempre più scabrosi: inizialmente si parla di una donna senza marito che si prostituisce in casa, poi si aggiunge che questa disdicevole condotta viene tenuta anche in pubblico (sia in città sia in un luogo di villeggiatura come Baia), quindi si suppone che questa donna in ogni minimo gesto riveli il suo animo depravato. A questo punto, la conclusione di Cicerone fa capire l’obiettivo dell’intero discorso: un uomo che si accompagni a una donna del genere non va definito adulter, bensì amator, cioè non un criminale che ha attentato alla virtù di una donna perbene, ma il ‘cliente’ di una prostituta.

La manifesta innocenza di Celio

Dimostrando la perversa e dissoluta natura di Clodia, Cicerone intende disinnescare le accuse di immoralità sollevate contro Celio. La ragione è spiegata al paragrafo 50. L’oratore, infatti, scagliando abilmente ulteriori accuse a Clodia (questa volta di violenza nei suoi confronti e verso i propri familiari), si rivolge ora direttamente alla donna, con aperta ironia: «Ammettiamo dunque l’esistenza di una donna come quella che ho poc’anzi descritto – niente a che fare con te». La conclusione del ragionamento è chiara: se Celio ha avuto una relazione con una donna così non ha commesso nulla di scandaloso, visto che molti altri lo hanno fatto. Pertanto, se la donna descritta ipoteticamente non è Clodia, non c’è ragione di accusare Celio nel processo di comportamenti sconvenienti nei confronti di lei; viceversa, se questa figura femminile è effettivamente Clodia, la sua stessa depravazione assolve Celio.

Domande da interrogazione

  1. Qual è la strategia di Cicerone nella difesa di Marco Celio Rufo?
  2. Cicerone utilizza la difesa di Celio per attaccare Clodia, dipingendola come una donna dissoluta e immorale, al fine di screditare le accuse contro Celio e colpire indirettamente suo fratello Clodio.

  3. Come viene descritta Clodia nell'orazione di Cicerone?
  4. Clodia è descritta come l'antitesi dell'onorata matrona romana, una figura scandalosa e dissoluta, simbolo della perversione dei mores, e viene attaccata per il suo legame con Clodio.

  5. In che modo Cicerone utilizza l'ironia e l'invettiva contro Clodia?
  6. Cicerone passa dalle allusioni ironiche a invettive esplicite, definendo Clodia come meretrix e costruendo un ritratto ipotetico di una donna che vive come una prostituta, per screditarla ulteriormente.

  7. Qual è l'obiettivo di Cicerone nel delineare un ritratto ipotetico di una donna dissoluta?
  8. L'obiettivo è dimostrare che Celio, frequentando una donna del genere, non ha commesso nulla di scandaloso, poiché la depravazione della donna stessa lo assolve dalle accuse di immoralità.

  9. Come Cicerone cerca di dimostrare l'innocenza di Celio?
  10. Cicerone cerca di dimostrare l'innocenza di Celio evidenziando la natura perversa di Clodia, suggerendo che le accuse contro Celio sono infondate e motivate dal risentimento personale di Clodia.

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