Concetti Chiave
- Giulio Cesare, dopo aver conquistato la Gallia, concentrò tutti i poteri del governo, aspirando a una monarchia universale a Roma.
- Nonostante l'offerta di essere chiamato "re", Cesare rifiutò il titolo per non incorrere nell'odio del popolo romano, mentre la democrazia perdeva potere.
- I giovani patrizi romani, preoccupati per la perdita di potere democratico, organizzarono una congiura per assassinare Cesare, che ignorò i segnali di pericolo.
- Il 15 marzo 44 a.C., Cesare fu ucciso in Senato dai congiurati, tra cui il suo figlio adottivo Bruto, dopo aver ricevuto un avvertimento che non riuscì a leggere.
- L'assassinio di Cesare non ristabilì la democrazia a Roma, ma portò alla corruzione delle istituzioni e alla successiva ascesa di Ottaviano Augusto come imperatore.
L'ambizione di Cesare
Giulio Cesare, rientrato nella capitale dell’ Impero dopo aver sottomesso la Gallia ed altri territori, era riuscito a concentrare su di sé tutti i poteri del governo. Di fatto era diventato un moderno sovrano assoluto; probabilmente la sua ambizione era di istaurare a Roma una monarchia universale in grado di governare quell’impero che egli, con le sue conquiste, era riuscito a fondare.
La congiura contro Cesare
Tuttavia egli sapeva bene che dai tempio della monarchia, la parola “re” era odiata dal popolo romano ed aveva sempre rifiutato di farsi chiamare con questo appellativo. Più di una volta, infatti, con molto sdegno, aveva rifiutato di cingere la corona di re che il popolo gli aveva offerto. Questo però non modificava affatto la sostanza degli avvenimenti che i giovani patrizi romani avevano ben capito. Le istituzioni democratiche che avrebbero dovuto governare la Repubblica romana poco a poco venivano private di ogni potere perché tutte passavano gradatamente nelle mani di Cesare La democrazia ormai stava naufragando ed è per cercare di arginare il corso degli eventi che i giovani senatori non esitarono ad organizzare una congiura contro Cesare e a deliberarne l’assassinio. Il dittatore ebbe sentore che qualcosa si stava tramando contro di lui, ma, preso dalla presunzione, non vi dette alcun peso.
L'assassinio di Cesare
Alle Idi di marzo del 44 a. C, Cesare, accompagnato dal figlio adottivo Bruto, si recò in Senato per partecipare ad una seduta.
Durante il percorso, la folla gli si stringeva intorno e lo acclamava. Ad un tratto, gli si avvicinò un uomo che porgendogli una pergamena gli disse di leggerne il contenuto con urgenza perché vi erano scritte delle notizie molto importanti. Infatti, in essa vi era l’avvertimento che si stava tramando contro di lui una congiura mortale. Stretto dalla folla, Cesare non ebbe tempo per srotolare la pergamena e leggerla. Il dittatore giunse in Senato ed entrò nella Curia, dove i congiurati lo uccisero, pugnalandolo. Fra questi vi era anche Bruto, il figlio adottivo.
Le conseguenze politiche
Dopo l’uccisione, Bruto e Antonio, fedelissimo amico di Cesare, rivolsero un discorso al popolo romano per spiegare quello che era avvenuto e le relative motivazioni. Le parole con cui il drammaturgo Shakespeare ha formulato questi due discorsi nella tragedia “Giulio Cesare” illustrano alla perfezione il sentimento che animavano Bruto e Antonio in quel momento così tragico.
La sua uccisione non risolse la situazione politica di Roma. Le istituzioni democratiche erano ormai troppo deboli e corrotte: i tempi erano maturi per una dittatura. Infatti, quattordici anni dopo, Ottaviano Augusto si proclamò imperatore. Con la morte di Cesare finì un periodo di pace ed iniziarono le guerre civili.
Domande da interrogazione
- Qual era l'ambizione di Giulio Cesare dopo le sue conquiste?
- Perché Cesare rifiutò di farsi chiamare "re"?
- Quali furono le circostanze dell'assassinio di Cesare?
- Quali furono le conseguenze politiche dopo la morte di Cesare?
Giulio Cesare mirava a instaurare una monarchia universale a Roma, governando l'impero che aveva fondato con le sue conquiste, concentrando su di sé tutti i poteri del governo.
Cesare sapeva che la parola "re" era odiata dal popolo romano e, nonostante il suo crescente potere, rifiutò con sdegno di indossare la corona di re, mantenendo un'apparenza di rispetto per le istituzioni democratiche.
Cesare fu assassinato il 15 marzo del 44 a.C. in Senato, nonostante un avvertimento di pericolo che non riuscì a leggere a causa della folla che lo circondava; tra i congiurati c'era anche il suo figlio adottivo, Bruto.
L'assassinio di Cesare non risolse la crisi politica di Roma; le istituzioni democratiche erano troppo deboli e corrotte, portando infine alla proclamazione di Ottaviano Augusto come imperatore quattordici anni dopo e all'inizio delle guerre civili.