Concetti Chiave
- L'immagine della donna stilnovistica è rappresentata come un essere divino e luminoso, paragonabile alla Vergine, con una superiorità d'animo che la distingue da altre donne.
- La figura femminile suscita in ogni uomo un'impossibilità di esprimere a parole la sua bellezza, evidenziando il tema dell'ineffabilità dell'amore.
- Il sonetto utilizza una visione collettiva attraverso aggettivi indefiniti e verbi impersonali, con una struttura di rime incrociate e invertite che ne caratterizza la forma.
- Le personificazioni dell'amore nel sonetto servono a rafforzare la sua immagine come forza attiva nell'animo dell'uomo, rendendo il testo più solenne.
- Il confronto con il sonetto di Guinizzelli mostra una visione della donna più sublimata in Cavalcanti, con un focus sull'ineffabilità e senza similitudini con elementi naturali.
L'immagine della donna stilnovistica
In questo sonetto scritto da Cavalcanti il tema principale è quello dell’amore stilnovistico che ruota attorno all’immagine della donna. Quest’ultima viene presentata dal poeta come un essere divino, soprannaturale, circondato da un alone di luminosità: in questo senso la donna viene quasi paragonata alla Vergine. È anche presentata come un essere talmente umile, non in riferimento alla sua condizione sociale, bensì alla sua superiorità d’animo, che ogni altra donna paragonata a lei è iraconda e malvagia.
L'ineffabilità dell'amore
L’elevazione della figura femminile è confermata anche dal fatto che quando passa per vie, cioè cammina per le strade, accompagnata dall’Amore, che nel sonetto cavalcantiano viene personificato, ogni uomo, ammirando la sua bellezza e la sua superiorità non può far altro che sospirare, non essendo in grado di poter esprimere con le parole le virtù della donna. Il concetto dello sbigottimento dell’uomo dinanzi alla donna viene ripreso in particolare nell’ultima terzina, nella quale il poeta ribadisce che l’intelletto umano non è in grado di esprimere ciò che la visione della donna suscita nell’uomo; questa incapacità viene presentata come un limite umano. Qui è chiaro il tema dell’ineffabilità, che consiste nell’impossibilità per l’intelligenza umana di esprimere un concetto.
Aspetti formali del sonetto
Dal punto di vista formale nel sonetto prevale una visione collettiva, rimarcata da aggettivi indefiniti, come “ogn’om”, “ciascun”, “null’om” e “ogni gentil”, verbi impersonali, come “si poria”, e prime persone plurali, come “la mente nostra”, “si pose in noi” e “n’avian canoscenza”.
Personificazioni e ineffabilità
Il sonetto è caratterizzato anche dalla presenza di due personificazioni, quelle dell’amore, come già rimarcato precedentemente. La prima personificazione è presente nel verso 3, mentre la seconda nel verso 6. La loro funzione è quella di rafforzare l’immagine dell’amore come forza concreta che agisce nell’animo dell’uomo innamorato e di conferire maggiore solennità al sonetto stesso. Ritornando, poi, al tema dell’ineffabilità, cioè dell’impossibilità dell’uomo di descrivere la bellezza e il valore della donna, esso è espresso attraverso vari artifici stilistici. A conferma di ciò le parole chiave del sonetto appartengono al campo semantico dell’ineffabilità e sono le seguenti: “parlare”, “sembra”, “dical”, “contare”, “pare”, “mente”, “salute (intesa come capacità di comprensione) e “canoscenza”.
Stile del dolce stil novo
Il sonetto, inoltre, appartenendo alla tendenza stilistica del “dolce stil novo”, ha racchiusi in sé i principali motivi di questo stile. Innanzitutto è significativa la presenza nel verso 1 del verbo “mira”, che vuol dire “contemplare con ammirazione”, riferito al poeta. L’azione dell’ammirare è ricorrente nel “dolce stil novo” ed è attraverso essa che l’uomo prende coscienza delle virtù della donna. L’espressione “Chi è questa che vèn”, sempre nel verso 1, poi, riconduce al fatto che la figura femminile passa per via, ovvero cammina per le strade, dove si manifesta all’uomo; questo tema ricorre anche in altri sonetti stilnovistici, come quelli di Guido Guinizzelli, precursore di tale tendenza poetica. Dal punto di vista stilistico, invece, lo stile “dolce” si evince dalla fluidità del ritmo, data dall’assenza quasi totale di spezzature, cioè di enjambements (ne è presente solo uno tra i versi 3 e 4) e di inversioni e dalla facile comprensione del sonetto. Quest’ultimo nelle quartine presenta la rima incrociata, secondo lo schema ABBA ABBA, invece nelle due terzine presenta la rima invertita, secondo lo schema CDE EDC.
Confronto con Guinizzelli
In conclusione “Chi è questa che vèn, ch’ogn’om la mira” è facilmente confrontabile con uno dei sonetti di Guinizzelli, ovvero “Io voglio del ver la mia donna laudare”. Entrambi i sonetti si rifanno alla visione della donna angelicata, ma quello di Cavalcanti presenta una visione della figura femminile ancora più sublimata, che si avvicina a quella della Vergine, in quanto appare circondata da un alone luminoso. Nel sonetto cavalcantiano, poi, scompare la similitudine con gli elementi naturali, tipica di quello guinizzelliano, ma è presente il tema dell’ineffabilità. Infine in “Io voglio del ver la mia donna laudare” la donna viene presentata come strumento di conversione dell’uomo alla fede cristiana e, in generale, alle nobili virtù, mentre nel sonetto cavalcantiano lascia l’uomo privo di parole per esprimere la sua bellezza.
Domande da interrogazione
- Qual è il tema principale del sonetto di Cavalcanti?
- Come viene rappresentata la figura femminile nel sonetto?
- Qual è il significato del concetto di ineffabilità nel sonetto?
- Quali aspetti formali caratterizzano il sonetto di Cavalcanti?
- In che modo il sonetto di Cavalcanti si confronta con quello di Guinizzelli?
Il tema principale è l'amore stilnovistico, incentrato sull'immagine della donna, presentata come un essere divino e luminoso, quasi paragonabile alla Vergine.
La figura femminile è elevata e umile, con una superiorità d'animo tale che ogni altra donna appare iraconda e malvagia in confronto a lei.
L'ineffabilità si riferisce all'incapacità dell'intelletto umano di esprimere le virtù della donna, evidenziando un limite umano di fronte alla sua bellezza.
Il sonetto presenta una visione collettiva attraverso aggettivi indefiniti e verbi impersonali, con una struttura di rima ABBA ABBA per le quartine e CDE EDC per le terzine.
Entrambi i sonetti celebrano la figura femminile angelicata, ma quello di Cavalcanti la presenta in modo ancora più sublimato, priva di similitudini con elementi naturali e focalizzata sul tema dell'ineffabilità.