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Concetti Chiave

  • Le case romane variavano in base al livello economico e sociale, con la domus come esempio di abitazione signorile, ma non la più comune.
  • La domus era una residenza unifamiliare con un atrio centrale, decorazioni elaborate e stanze disposte attorno a un cortile, rispecchiando il prestigio del proprietario.
  • Le insulae, simili ai moderni condomini, ospitavano più famiglie in appartamenti su più piani, ma spesso presentavano strutture portanti poco solide e rischi di crolli.
  • Le ville in campagna si dividevano in due tipi: quelle funzionali per piccoli e medi proprietari e le lussuose ville padronali, che offrivano gli agi della vita cittadina.
  • Il mobilio nelle case romane era essenziale e comprendeva letti, tavole e sedie, riflettendo uno stile di vita semplice ma funzionale.

Tipi di case romane

Com’erano fatte le case dei Romani? L’immagine più diffusa attraverso illustrazioni e ricostruzioni storiche è quella della domus. Essa corrisponde in realtà soltanto a uno dei tipi di casa esistenti allora, e nemmeno il più comune. Infatti, proprio come oggi, non c’era un modello unico per le abitazioni, che invece differivano notevolmente a seconda dei livello economico e sociale di chi le abitava.

La domus e le sue caratteristiche

La domus era una residenza che oggi chiameremmo unifamiliare e signorile, e possiamo immaginare che vi abitassero personaggi illustri e facoltosi. Invece la maggior parte dei Romani viveva quasi sempre in affitto, in piccoli apparta menti situati in veri e propri condomini a più piani che si chiamavano insulae.
Accanto a questi tipi di abitazione c’era poi la villa in campagna, a sua volta di due generi: quella dei piccoli e medi proprietari, attrezzata per le varie esigenze della vita agricola, un po’ come una casa colonica o una fattoria; oppure la vasta e ricca villa padronale, che rispondeva invece allo scopo di conservare gli agi e i lussi della vita in città negli spazi più ampi di una grande proprietà terriera.

Struttura e decorazioni della domus

La domus, che era più o meno grande e decorata, aveva una pianta ben precisa,

in cui le varie stanze trovavano una funzione e una collocazione fisse. Era

di norma a un piano solo e, come abbiamo detto, abitata da una sola famiglia. La

porta d’ingresso non dava sulla strada, ma si trovava a metà di un corridoio.

Uno schiavo addetto alla porta introduceva i visitatori nell’atrio, vero e proprio

centro della parte anteriore della casa, quella di rappresentanza: esso riceveva

luce da un’apertura nel soffitto, al di sotto della quale era una vasca che raccoglieva l’acqua piovana. Sull’atrio davano diverse stanze, riservate di norma alla vita sociale (come i salotti) o adibite a stanze di servizio; soprattutto l’atrio era il luogo dove si celebravano i culti domestici e per questo ospitava anche l’altare per i Lan, le divinità protettrici della famiglia.

Per la sua funzione di rappresentanza, l’atrio era la sala di gran lunga più curata nelle decorazioni, con affreschi, mosaici e soffitti a cassettoni:

dal tipo e dal livello delle decorazioni il visitatore si poteva subito fare un’idea della condizione sociale del proprietario.

La stanza del paterfamilias e la biblioteca concludevano questa parte della casa. Si accede- va poi alla parte più interna, in cui tutte le stanze si aprivano su un cortile, decorato con cura, ornato da statue e fontane e delimitato da un colonnato. Trovavano spazio in questa zona le camere da letto, la cucina, il bagno, la sala da pranzo e quella dei ricevimenti. Questa parte della domus poteva a volte essere conclusa dalla presenza di un giardino.

Mobilio e usi nella domus

Il mobilio, anche nelle case più ricche, era essenziale: letti, tavole, sedie e armadi. I letti erano semplici tavole di legno, su cui venivano sistemati pagliericci rivestiti da coperte di lana e cuscini. Ma c’erano letti anche in sala da pranzo,

poiché nei banchetti si stava quasi sdraiati, e nella medesima posizione si leggeva e si studiava. Le seggiole erano di vari tipi, dal semplice sgabello a quelle con i braccioli.

Le insule e la loro struttura

Per quanto riguarda le insule, la loro funzione era molto simile a quella dei condomini di oggi: dare alloggio a più famiglie con una sola costruzione divisa in vari appartamenti. Queste costruzioni potevano svilupparsi fino a tre o quattro piani e a volte anche di più, tanto è vero che abbiamo notizia di limitazioni imposte alla loro altezza — una specie di piano regolatore — dagli imperatori Augusto (che la fissò a 20 metri) e Traiano (che la ridusse ulteriormente a 18 metri). Le loro basi erano ridotte rispetto allo sviluppo in altezza per risparmiare terreno e le strutture portanti spesso non erano troppo solide, per economizzare sul costo dei materiali utilizzati. Per tali motivi, erano continuamente soggette al pericolo di crolli.

in alcuni di questi edifici il piano terreno era adibito a botteghe; in altri era riservato a un unico inquilino, un pò più benestante degli altri, e l’abitazione ripeteva in qualche modo la struttura della domus. Gli altri appartamenti, i più comuni, erano invece composti da alcune stanze con molte finestre sull’esterno chiuse da battenti in legno. L’acqua doveva essere attinta dai pozzi o dalle fontane e non c’erano vere stanze da bagno. Tuttavia con pochissima spesa e sovente gratis, a cura dei cittadini più influenti in cerca di popolarità, la plebe poteva frequentare le terme e i bagni pubblici, che esistevano in gran numero.

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Domande da interrogazione

  1. Quali erano i principali tipi di abitazioni romane?
  2. Le abitazioni romane includevano la domus, residenza signorile per famiglie facoltose, e le insulae, condomini in cui viveva la maggior parte della popolazione in appartamenti affittati. Inoltre, esistevano le ville in campagna, che variavano da piccole fattorie a grandi proprietà padronali.

  3. Quali erano le caratteristiche principali della domus?
  4. La domus era una casa unifamiliare a un piano, con un atrio centrale per la vita sociale e decorazioni elaborate. Le stanze erano disposte in modo funzionale e l'atrio ospitava anche un altare per i culti domestici, riflettendo la condizione sociale del proprietario.

  5. Come era strutturato il mobilio all'interno della domus?
  6. Il mobilio nella domus era essenziale, comprendendo letti semplici, tavole, sedie e armadi. I letti erano spesso utilizzati anche durante i banchetti, mentre le seggiole variavano da sgabelli a modelli con braccioli.

  7. Quali erano le caratteristiche delle insulae romane?
  8. Le insulae erano edifici a più piani che ospitavano diverse famiglie in appartamenti. Spesso avevano un piano terreno adibito a botteghe e presentavano strutture portanti non sempre solide, rendendole vulnerabili ai crolli.

  9. Come si gestiva l'acqua nelle insulae?
  10. Nelle insulae, l'acqua era attinta da pozzi o fontane, poiché non c'erano vere stanze da bagno. Tuttavia, i cittadini più influenti offrivano l'accesso a terme e bagni pubblici, permettendo alla plebe di usufruire di questi servizi a basso costo o gratuitamente.

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