Concetti Chiave

  • La poesia di Giosué Carducci evoca un paesaggio alpino caratterizzato da rocce granitiche e ghiacciai, creando un'atmosfera di serenità e silenzio a mezzogiorno.
  • È composta da due quartine di endecasillabi, con una struttura metrica in cui i primi tre versi sono piani e l'ultimo è tronco, evidenziando un ritmo particolare.
  • Il poeta utilizza immagini vivide e sensazioni uditive per trasmettere stupore e smarrimento, come il rumore delicato dell'acqua che scorre tra le pietre.
  • L'uso del passato remoto nell'ultimo verso sottolinea la transitorietà del momento, simboleggiando la fragilità della vita attraverso il passaggio dell'acqua.
  • Numerose figure retoriche, come allitterazioni ed enjambement, arricchiscono il testo, creando un effetto sonoro e visivo che amplifica le impressioni del lettore.

Indice

  1. Il paesaggio alpino
  2. La composizione della poesia
  3. Impressioni e figure retoriche

Il paesaggio alpino

Nel gran cerchio de l'alpi, su 'I granito

Squallido e scialbo, su' ghiacciai candenti,

Regna sereno intenso ed infinito

Nel suo grande silenzio il mezzodí.

Pini ed abeti senza aura di venti

Si drizzano nel sol che gli penètra,

Sola garrisce in picciol suon di cetra

L'acqua che tenue tra i sassi fluí.

All’interno del grande arco alpino, sulla roccia priva di vegetazione e di colore grigio opaco, sui ghiacciai scintillanti nella loro bianca luminosità, il mezzogiorno regna in modo sereno, intenso e infinito nel suo grande silenzio.

I pini e gli abeti senza alcun soffio di vento si innalzano verso il sole che li trapassa, filtrando i raggi attraverso i rami, simile al verso delle rondini e, come il delicato suono delle corde di una cetra, in completa solitudine, l’acqua [di un ruscelletto] passò sommessamente in mezzo alle pietre

La composizione della poesia

La poesia fu composta da Giosué Carducci nel 1895. Essa è formata da due quartine, ciascuna composta da quattro endecasillabi, in cui i primi tre versi sono piani mentre l’ultimo è tronco (= mezzodì, fluì).

Impressioni e figure retoriche

Siamo nella quiete del mezzogiorno e il poeta sta contemplando la maestosità di un paesaggio alpino di cui evoca le immagini, i colori e i suoni e la cui visione suscita in lui stupore e smarrimento. Di particolare importanza è la scelta lessicale. L’immagine iniziale suggerisce immediatamente l’idea di un panorama imponente, rafforzata dall’aggettivo “£gran”, per altri ripetuto nel quarto verso, riferito al silenzio. Il colore del granito (termine per indicare la roccia in senso lato) è connotato dagli attributi “squallido” e “scialbo”: molto diverso è il candore abbagliante dei ghiacciai che si oppone a quello della roccia brulla. L’attributo “candenti”, piuttosto raro e ricercato, sembra quasi obblighi l’osservatore a socchiudere gli occhi per difendersi dal bianco rilucente. Il mezzogiorno è sereno perché nel cielo non si scorgono tracce di nubi, è intenso come la potenza del sole ed è infinito perché si estende fin dove all’occhio è permesso di arrivare.

La seconda quartina può essere divisa in due parti: nei primi due versi abbiamo le sensazioni visive (gli abeti e i pini, i raggi del sole che filtrano attraverso i rami) e nella secondo troviamo le sensazioni uditive (il rumore sommesso dell’acqua del ruscello che scorre).

Tutti i verbi sono al presente, eccetto l’ultimo verso che termina con “fluì” e fa rima con “mezzodì”. Questo significa che il poeta ci vuole far capire che nel momento in cui il rumore del piccolo ruscello viene percepito dal suo orecchio, ormai l’acqua è passata oltre. L’uso del passato remoto sta anche a sottolineare, con un velato tono malinconico, che tutto dura un solo attimo. Inoltre il piccolo rivolo si contrappone alla maestosità e all’imponenza del ghiacciaio da cui nasce e si ricollegata al concetto della fragilità della vita umana.

Nel componimento sono presenti numerose figure retoriche collegate al suono e finalizzate a comunicare al lettore la stessa impressione uditiva dello scrittore. Nel primo e nel quarto verso sono presenti delle allitterazioni, come del resto anche nei due aggettivi “squallido” e “scialbo”. Da notare anche l’enjambement granito/squallido. Nella seconda quartina, per formare la rima con “cetra”, il poeta sposta l’accento di pènetra che diventa penètra e di nuovo abbiamo un’allitterazione sol/sola.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'atmosfera descritta nel paesaggio alpino?
  2. L'atmosfera è di serenità e intensità, caratterizzata da un grande silenzio e dalla luminosità dei ghiacciai, come evidenziato nel testo: "regna sereno intenso ed infinito nel suo grande silenzio il mezzodí".

  3. Come viene rappresentata la vegetazione nel paesaggio?
  4. La vegetazione è rappresentata da pini e abeti che si ergono senza vento, illuminati dal sole che filtra attraverso i rami, creando un'immagine di calma e solitudine.

  5. Qual è la struttura della poesia di Giosué Carducci?
  6. La poesia è composta da due quartine di quattro endecasillabi, con i primi tre versi piani e l'ultimo tronco, come indicato nel testo: "il primo è tronco (= mezzodì, fluì)".

  7. Quali sensazioni suscita il paesaggio descritto nella poesia?
  8. Il paesaggio suscita sensazioni visive e uditive, con immagini di abeti e raggi di sole, e il suono sommesso dell'acqua che scorre, creando un'esperienza immersiva per il lettore.

  9. Qual è il significato del contrasto tra il ruscello e il ghiacciaio?
  10. Il contrasto evidenzia la fragilità della vita umana rispetto alla maestosità della natura, sottolineando che, mentre il ghiacciaio è imponente, il piccolo ruscello rappresenta un momento fugace, come indicato nel passaggio: "tutto dura un solo attimo".

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