1. A quale periodo storico si riferisce il capitolo? A quali capitoli si ricollega?
Il capitolo XXVIII, in cui non compaiono personaggi di invenzione, si riallaccia direttamente agli eventi storici narrati dalla fine dell’XI al XVI capitolo. Il tempo della storia è compreso fra il novembre 1628 e il settembre 1629.
2. Quali sono state le conseguenze della rivolta di S. Martino?
Dopo la sedizione del giorno di S. Martino, l’abbondanza ritorna a Milano. In tutti i forni si trova pane in quantità ad un prezzo vantaggioso. La gente, per questo, si dà ad assediare i forni, cercando di investire il più possibile in pane e farina, rendendo, in tal modo, sempre più difficile la durata di un mercato così favorevole. Il governo, allora ricorre alle gride per proibire gli accaparramenti, per impedire l’uscita delle granaglie dalla città e per confiscare il “risone” da utilizzare per la fabbricazione del pane chiamato di mistura, perché fatto con più cereali.
3. Perché guerra e carestia sono collegate?
Fra la guerra e la carestia esiste un legame storico-economico. L’invasione dei Lanzichenecchi, un episodio della guerra del Monferrato, distrugge i raccolti e saccheggiano le terre. Di conseguenza i contadini sono costretti a fuggire e abbandonano all’incuria i oloro poderi. La guerra costringe i governo ad imporre nuove tasse, molto alte, fatto che contribuisce a rendere ancora più povera la popolazione, soprattutto le classi di per sé, già disagiate. A questo si devono aggiungere le cattive condizioni climatiche, alla base di un cattivo raccolto. La guerra e le spese senza criterio del governo impediscono la ripresa economica e ciò scatena la sommossa cdi San Martino.
4. Vengono riportati passi dalle gride, accompagnate da un giudizio negativo; con quale paragone ironico viene espresso? In quale altra parte del romanzo si parla delle gride? A quali fonti per le gride attingeva il Manzoni?
Delle gride si parla nel I° capitolo, in cui lo scrittore le cita per descrivere la confusione e l’ingiustizia del Seicento. Se ne parla anche nel 3° capitolo, quando l’Azzecca-garbugli se ne serve per confondere Renzi e farci capire che esse possono essere manipolate a piacimento anche per accusare un innocente. Nel cap. XXVUIII, il Manzoni prende in esame le gride emanate dal governo milanese per affrontare l’emergenza che si è venuta a creare a causa della carestia e della guerra. Le gride sono irrazionali e finiscono per aggravare la situazione. l paragone ironico è il seguente: “ La moltitudine aveva voluto far nascere l’abbondanza col saccheggio e con l’incendio; il governo voleva mantenerla con la galera e con la corda.” I due mezzi sono definiti concordanti poiché tutti ispirati alla violenza e non alla ragionevolezza. All’irragionevolezza della folla corrisponde l’ignoranza e l’ottusità del governo.
5. Manzoni esprime le sue convinzioni economico-liberiste
Lo scrittore è convinto che il prezzo dei beni fondamentali, come il pane e il grano, devono essere determinasti dal rapporto fra domanda e offerta. Infatti, se un bene è scarso, il prezzo aumenta. Poiché si tratta di una legge economica di carattere oggettivo, nessun decreto la può dominare e gestire a suo piacimento. Pertanto l’autore è contrario ad ogni calmiere e la decisione del cancelliere Ferrer di imporre in modo artificioso il prezzo del pane è considerata un grave errore che invece di risolvere la carestia si aggrava perché toglie ogni forma di incentivo ai fornai e svuota i depositi. Di conseguenza, l’intervento statale produce gli effetti opposti a quelli sperati, crea il mercato nero e generalizza la povertà. La vera soluzione è data dalla libertà dui commercio ossia nella libera circolazione delle merci e non nelle gride costrittive.
6. Manzoni fa riferimento ad un altro momento storico vicino ai suoi tempi, in cui è dimostrata l’efficacia del “maximum” imposto.
Manzoni fa riferimento alla Francia dell’epoca della Rivoluzione. Allude al provvedimento preso dalla Convenzione per calmierare il prezzo del grano, preso nel maggio 1793. Come conseguenza di questo atto, i mercasti furono vuotati e nel settembre dello stesso anno fu stabilito il “maximum” per tutte le merci e i salari, lasciandone tuttavia l’applicazione alle autorità locali.. I mercanti non rinnovarono le scorte per cui, nella primavera del 1794, si ritornò, almeno in parte, alla libera circolazione delle merci asl fine di ovviare al malcontento popolare.
7. Qual è l’argomento fondamentale del capitolo? Rintracciarlo in tutti i capitoli precedenti del romanzo
L’argomento fondamentale del capitolo è il crollo economico e sociale della Lombardia nella prima metà del XVII, dovuto all’incapacità del governo spagnolo di affrontare il problema della carestia che unitamente alla calata dei Lanzichenecchi, porta alla diffusione della peste. L’argomento è accennato anche nei capitoli precedente, con un’intensità sempre più rilevante.
Nei cap. II e III Renzo si reca dall’Azzecca-garbugli, portando dei capponi, segno che il cibo stava già costituendo un’a merce di scambio di valore, poiché iniziava a scarseggiare.
Nel cap. VI, durante il banchetto in casa di don Rodrigo, si parla di politica e di guerra, ma si ignorano le sofferenze del popolo. Questa guerra provocherà la calata dei Lanzichenecchi, la distruzione del raccolto e quindi l’avanzare della carestia.
I cap. XI e XII sono dedicati alla descrizione della sommossa di S. Martino le cui cause sono da rinvenire nella politica insensata del vicario di provvisione e del Ferrer
I capitoli dal XIII al XVII narrano le peripezie di Renzo attraverso una Milano in rivolta e la sua fuga verso il bergamasco. Tutto avviene in una società molto instabile, povera e in cui la fame è diffusa ovunque.
8. Il capitolo comprende una parte introduttiva e una parte descrittiva. Individuare la proposizione di passaggio.
La parte introduttiva è costituita dalle prime 80 righe in cui lo scrittore descrive le conseguenze della sommossa di Milano; la parte descrittiva è introdotta dalla proposizione “Così, tornando a noi, due erano stati, alla fin’ de’ conti…” che riporta la descrizione della carestia nella capitale lombarda.
9. Individuare i diversi gruppi sociali di cui il Manzoni descrive le sofferenze dovute alla carestia
I commercianti, costretti a chiudere le loro botteghe, i mendicanti di mestiere che si confondono con una nuova moltitudine di miserabili, i bravi, che persa la loro arroganza, costretti a chiedere l’elemosina e soprattutto i contadini.
10. L’intervento del cardinale
Il cardinale faceva del suo meglio per alleviare le sofferenze di tanti miserabili. Aveva dato ordine che ogni mattina tre coppie di preti, seguite da uomini che portavano cibo e vestiti, giravano per la città venendo incontro ai bisogni della popolazione. Inoltre aveva acquistato un’ingente quantità di cereali per farla distribuire in quelle parti della diocesi di Milano che più ne aveva necessità. Tuttavia poiché il suo soccorso non arrivava a coprire le reali necessità di tutti, mandò anche del sale, necessario, come scrive lo storico Ripamonti per rendere commestibili l’erba dei prati e le cortecce degli alberi. Nel palazzo arcivescovile, ogni mattina venivano distribuite 2000 scodelle di minestra di riso. Erano tutti interventi caritatevoli, ma non sufficienti nei confronti delle reali necessità della popolazione.
11. Riflessione del Manzoni sulla capacità di sopportare i mali estremi da parte dell’uomo.
Per lo scrittore la sopportazione del dolore e della referenza non è collegata né allo stoicismo né ad una forma di orgoglio. Essa è legata alla fede e al concetto di Provvidenza. I personaggi soffrono in silenzio, rassegnati, dando prova di umiltà e di sottomissione alla volontà di Dio. Spesso questa capacità è sostenuta dalla preghiera. Davanti alla sofferenza non esistono più barriere sociali; l’individuo che soffre non si sente solo perché viene inserito in una più ampia comunità di sofferenti. Pertanto la condivisione del dolore genera la compassione, un sentimento che per lo scrittore è il più grande aspetto del cristianesimo e della vita civile.
12. Descrivere il lazzaretto. A che cosa fu adibito in questa circostanza? Perché fu un provvedimento controproducente?
Il lazzaretto, un ricovero per ammalati contagiosi, era stato costruito nel XV secolo. Temendo il diffondersi del contagio, il Tribunale di Provvisione decide di riunirvi tutti i mendicanti sani ed infermi che avrebbero dovuto essere curati a spese pubbliche. La Sanità aveva espresso parere contrario, sostenendo che un assembramento di questo tipo avrebbe prodotto un effetto contrario a quello che si desiderava. Il lazzaretto era un recinto quasi quadrato, fuori città, non lontano da Porta Orientale la parte esterna comprendeva diverse piccole stanze, circa 280, mentre l’interno era costituito da un porticato sostenuto da esili colonne. Al centro di questo spazio interno si innalzava una chiesetta a pianta ottagonale.
13. Quando cessò la carestia?
La carestia cessò nell’estate 1629, quando il raccolto cominciò ad essere più abbondante
Il nuovo flagello è la guerra
14. Perché i francesi sono ora liberi di intervenire? Perché scendono in Italia gli eserciti imperiali? Chi li comanda?
Spinto dal cardinale Richelieu, che fino ad allora non era intervenuto perché impegnato nell’assedio di La Rochelle, il re di Francia Luigi XIII cala in Italia col suo esercito per portare aiuto al duca di Nevers; dopo aver sconfitto il duca di Savoia che gli aveva negato l’accesso verso il Monferrato, costringe don Gonzalo a levare l’assedio da Casale. Da parte sua, l’imperatore Ferdinando dopo aver intimato invano al duca di Nevers di mettere gli stati occupati nelle mani dell’imperatore, invia un esercito, comandato da Rambaldo di Collalto il quale, attraverso i Grigioni e la Valtellina si prepara a calare nel Milanese.
Capitolo 28 Promessi Sposi - Questionario
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