Concetti Chiave
- La solitudine di Lucia si riflette nell'ambientazione ostile, che rispecchia anche l'isolamento dell'Innominato, creando un legame tra i due personaggi.
- Il paesaggio è descritto con dettagli che accentuano il mistero, con riferimenti a sentieri e taverne che amplificano l'atmosfera opprimente e la tensione della narrazione.
- L'incontro tra don Rodrigo e l'Innominato mette in luce le loro differenze: mentre don Rodrigo è noto, l'Innominato rimane avvolto nel mistero, portando la suspense a livelli elevati.
- Il rapimento di Lucia avviene tramite un inganno orchestrato da Gertrude e Egidio, evidenziando la complessità dei ruoli tra oppressori e oppressi.
- La rovina di Lucia segna il suo abbandono al volere degli oppressori, rappresentando una trasformazione tragica da vittima a prigioniera senza difese.
Indice
La solitudine di Lucia
Proprio nel momento in cui Lucia si trova più isolata, in un ambiente naturale dai contorni ostili si disegna un’altra solitudine cioè quella del suo nuovo avversario, ossia l’Innominato. La storia dell’Innominato, narrata nella seconda parte del capito XIX, sembra pietrificarsi in questo mondo arido, fatto di schegge e di macigni, per certi aspetti modellato sulla descrizione del ramo del lago di como che volge a mezzogiorno. Alcuni elementi semantici sono ripresi come il “poggio”, la “giogaia”, l’ “andirivieni” con qualche rinvio al paesaggio alpino dell’”Adelchi” in cui prevalgono aspetti di un’esistenza selvaggia e in cui l’unica possibilità di comunicazione per gli uomini è una via definita come “la sla praticabile”. Il ricorso frequente di alcuni suoni duri (rr, pr). Delle doppie, della -r- accentuano l’idea dell’asprezza del paesaggio e di una condizione che nel racconto non ha precedenti. In questo senso è significativa la ripetizione “erto, -erte”. La condizione che lo scrittore ci vuole far immaginare è la solitudine di colui che sta in alto, che respinge in modo ostile ogni forma di associazione umana
Il mistero dell'Innominato
Il paesaggio viene rivisitato dall’occhio del personaggio che lo abita. I luoghi, infatti, si popolano di figure umane che sembrano però vivere solo nel calcolo dell’oppressore. Sono tutte immagini di nemici e tutti episodi di offesa. Del nome del luogo non sappiamo nulla, come nulla sappiamo del suo abitante e ciò contribuisce ad aumentare l’atmosfera di mistero. L’ambiente fosco dell’ “erto e tormentoso sentiero” attrae in sé anche il nome della taverna, capovolgendo ironicamente il significato dell’insegna che riecheggia, con un gioco sottile di opposizioni e simmetrie, l’insegna della luna piena (cfr. cap. XIV). Occorre anche notare il persistere di riferimenti alla “voce pubblica”, già chiamata in causa per amplificare la leggenda dell’Innominato. Gli uomini della scorta della scorta di don Rodrigo hanno vari e pittoreschi nomi, che sono citati in abbondanza quasi per dare maggior rilievo a quello del loto padrone e isolare in un silenzio più profondo il mistero che circonda l’Innominato
L'incontro tra i tiranni
Successivamente si ha l’incontro di don Rodrigo con l’Innominato. I due tiranni sono accomunati da simmetrie (entrambi circondati da bravi ed hanno accanto a sé una figura satellite, il Griso il Nibbio), ma sono anche profondamente lontani: la forza di don Rodrigo è già tutta insite nel nome, mentre il nome dell’altro personaggio nel racconto è sempre taciuto perché la sua è forza è legata al mistero. Come in altri punti del romanzo, per esempio la prima apparizione di Gertrude, la suspense si riflette nella sintassi del periodo, con elementi che prolungano l’attesa e lasciano soltanto al termine il soggetto su cui si concentra l’azione. L’ambiente ricorda lo stretto cortile e i salotti scarsamente illuminati che padre Cristoforo aveva dovuto attraversare per giungere a cospetto di don Rodrigo. Tuttavia, l’oscuro castello dell’Innominato ha una connotazione di terribile grandezza che il palazzotto di don Rodrigo non ha.. La breve descrizione fisica dell’uomo è riassunta in tre aggettivi (grande, bruno, calvo) e sviluppata, successivamente in antitesi: l’Innominato è vecchio. ,a animato da una forza giovanile, e il lampo degli occhi è sinistro ma vivo. Il dialogo è di corta durata e tutto a luogo nella coscienza dell’uomo da cui emergono i contrasti della sua personalità. È come se il personaggio isolato che fino ad ora scrutava intorno a sé l’assenza di avversari, scopra in questo momento di avere dentro di se l’avversario più temibile e di non poterlo vincere. La battaglia si sposta allora all’interno e di essa, i gesti esteriori non ne sono che l’eco. Per il momento si tratta del timore della morte e nella coscienza dell’Innominato non c’è posto per valori morali o religiosi nettamente definiti.
Il rapimento di Lucia
Segue la descrizione dell’inganno che ha per scopo il rapimento di Lucia, il ruolo in esso avuto da Egidio e da Gertrude. Quest’ultima, ancora una volta da oppressa si fa complice degli oppressori, benché riluttante e, con un pretesto abbandona Lucia ai suoi rapitori La riluttanza è presente sulla frase che essa pronuncia quando Lucia è già sulla soglia del convento, pronta per uscire (“….e disse “Sentite, Lucia!” Questo avrebbe potuto essere il primo discorso sincero di Gertrude dopo le inerti battute precedenti, quasi recitate a memoria e neppure introdotte da verbi di dire, come se non esistesse alcun spessore dietro le prole suggerite da Egidio, Manche l’esitazione ricade nella debolezza abituale della monaca e, da possibilità di salvezza per Lucia, si traduce in conferma dell’inganno.
A questo, subentra una lunga serie di azioni, per lo più in forma paratattica, che descrivono il rapimento e la fuga: all’inganno segue la violenza tradotta in gesti fulminei.
La rovina di Lucia
L’allontanamento dal rifugio in convento coincide con la rovina di Lucia che si trova esposta, per la prima volta senza difese, alla volontà dei suoi oppressori: riesce così la manovra in cui don Rodrigo era fallito e Lucia sembra ormai sconfitta. L’oppressa è nelle mani dell’oppressore e a poco serve escogitare meditazioni fra i due personaggi: la vecchia nata e vissuta nel castello, senza altri orizzonti, è un’anti-Lucia che non può lenire la solitudine della protagonista, mentre accentua l’isolamento tragico in cui si trovano il tiranno e la sua vittima. La donna è chiusa nel suo compito di guardiana della prigioniera e prima ancora in un ruolo servile congenito. Essa è il tipo dell’essere umano moralmente spento dalla consuetudine alla servitù.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato della solitudine di Lucia e dell'Innominato nel racconto?
- Come viene rappresentato il paesaggio in relazione all'Innominato?
- Quali sono le similitudini e le differenze tra don Rodrigo e l'Innominato?
- Qual è il ruolo di Gertrude nel rapimento di Lucia?
- Come si manifesta la rovina di Lucia nel racconto?
La solitudine di Lucia si intreccia con quella dell'Innominato, entrambi isolati in un ambiente ostile. L'Innominato, descritto in un paesaggio arido, rappresenta una condizione di isolamento che rifiuta ogni forma di associazione umana, accentuata da suoni duri e ripetizioni nel testo.
Il paesaggio è descritto come fosco e misterioso, popolato da figure umane che vivono nel calcolo dell'oppressore. L'assenza di dettagli sul luogo e sull'abitante contribuisce a creare un'atmosfera di mistero, amplificata dalla "voce pubblica" che circonda l'Innominato.
Entrambi i tiranni sono circondati da bravi e hanno figure satellite, ma mentre don Rodrigo ha una forza evidente nel suo nome, l'Innominato è avvolto nel mistero. La suspense nel racconto si riflette nella sintassi, evidenziando la grandezza terribile dell'Innominato rispetto al palazzotto di don Rodrigo.
Gertrude, pur essendo oppressa, diventa complice degli oppressori abbandonando Lucia ai suoi rapitori. La sua riluttanza è evidente, ma si traduce in una conferma dell'inganno, accentuando la vulnerabilità di Lucia.
La rovina di Lucia si concretizza con il suo allontanamento dal convento, esponendola alla volontà dei suoi oppressori. La sua condizione di prigioniera è accentuata dalla figura di una vecchia che rappresenta un'anti-Lucia, evidenziando l'isolamento tragico e la servitù morale della protagonista.