Concetti Chiave
- L'Innominato, protagonista del primo capitolo, decide di scendere in paese per incontrare il cardinale Federigo, segnando un momento di cambiamento interiore.
- Il cardinale Federigo, paragonato a un ruscello limpido, vive in povertà e utilizza le sue ricchezze per aiutare i bisognosi, sfidando le convenzioni del suo tempo.
- La vita del cardinale è descritta in tono agiografico, celebrando le sue qualità morali e il suo impegno nella carità cristiana, in contrasto con altri personaggi del romanzo.
- Federigo mantiene un comportamento impassibile di fronte agli eventi terreni, dimostrando una grande disciplina e spiritualità, simile a quella di padre Cristoforo.
- La Biblioteca Ambrosiana, fondata dal cardinale, rappresenta la sua apertura culturale e il desiderio di diffondere il sapere a tutta la cittadinanza.
Indice
L'incontro con il cardinale
Il capitolo si articola in due parti di lunghezza disuguale; la prima, ha come protagonista l’Innominato, la seconda è una lunga disgressione sulla vita del cardinale Federico.
1. Il bravo riferisce al padrone che il paese è in festa per la visita pastorale del cardinale Federigo
2. L’Innominato decide di scendere anche lui in paese per conferire con il prelato
3. Incontro con Lucia per riferirle che al suo ritorno farà tutto quello che essa desidera
4. L’Innominato arriva in paese e chiede di essere ricevuto
3.
L'abbigliamento dell'Innominato
Nell’abbigliamento e nelle parole dell’Innominato si avverte ancora la presenza dell’ “uomo antico”.
• Abbigliamento: indossa una casacca dal taglio militare, attacca alla cintura una pistola (l’arma in cui durante la notte aveva meditato di togliersi la vita, al pugnale fissa un’altra pistola ed un pugnale e tracollo, si mette una carabina
• Parole: il gesto di benedizione è definito un gesto nell’aria e il cardinale è visto come un uomo comune (“quest’uomo….”); inoltre, pensa che tutta la gente sia in festa perché il cardinale, probabilmente distribuisce loro, a caso, del denaro.
Il percorso dell'Innominato
Durante il percorso che lo conduce dal cardinale, l’Innominato incontra alcuni suoi bravi che rimangono stupiti, non sapendo che cosa pensare dell’aspetto non ordinario del loro padrone e delle sue maniere insolite, poiché non dava alcuna risposta ai loro inchini. I viandanti si stupiscono di vederlo senza seguito, ma per farlo passare, si ritiravano in disparte, mettendo potenzialmente fra sé e il signore tale distanza che sarebbe stata sufficiente anche per un eventuale seguito dei bravi. Arrivato al paese, la folla gli fa largo, per rispetto, ma forse anche per timore.
La vita del cardinale Federigo
La vita del cardinale è paragonata ad un limpido ruscello, le cui acque nonostante un lungo percorso, restano limpide, né creano ristagni, fino alla foce.
Il cardinale Federigo era figlio del conte Giulio Cesare Borromeo e di Margherita Trivulzio. San Carlo Borromeo era suo cugino. Infatti, Giberto II Borromeo, padre di San Carlo e Giulio Giuseppe Borromeo, padre di Federigo, erano fratelli. Quest’ultimo era il fratello minore.
Esse sono l’abnegazione, l’umiltà, il riconoscimento della vanità dei piaceri, un forte senso di giustizia in opposizione alle dimostrazioni esteriori di magnificenza caratterizzanti il XVII secolo, all’orgoglio e alla supponenza.
Le scelte del cardinale
Il cardinale Federigo spesso deve prendere delle iniziativa che non sono allineate con la mentalità del tempo, pur essendo ispirate al concetto di carità cristiana. Per questo motivo, succede che egli si trovi isolato o sia criticato dagli stessi ambienti ecclesiastici. Per esempio, egli sceglie di vivere in povertà e utilizza le sue cospicue entrare per aiutare concretamente i bisognosi. Nel Seicento ciò era contraria alle abitudini dell’aristocrazia clericale e scelte di questo tipo non si confacevano ad un alto prelato.
Per quando il cardinale sia vissuto durante la Controriforma, per il suo comportamento ed il suo pensiero può essere considerato un precursore dell’Illuminismo in senso cristiano. Egli è un sostenitore della filantropia, affronta le problematiche con il lume della ragione, non togliendo tuttavia nulla al ruolo della fede ed ha una vasta apertura culturale come si può dedurre dalla Biblioteca Ambrosiana da lui fondata. Essa non era riservata soltanto agli studiosi, ma aperta a tutta la cittadinanza in virtù del principio della diffusione del sapere.
Il privilegio del cardinale
La sorte ha affidato al prelato un enorme privilegio: quello di essere nato in una famiglia aristocratica e molto rispettata. Inoltre era cugino di colui che diventerà San Carlo Borromeo che lo aveva preceduto nel ruolo di vescovo di Milano. Tuttavia, Federico non ha mai approfittato di questa condizione sociale di privilegio per trarre dei vantaggi. Infatti ha utilizzato le sue cospicue ricchezze personali per aiutare, con umiltà, i bisognoso, sia dal punto di vista materiale che spirituale e formativo.
Questa frase è riportata dal Manzoni a proposito del cardinale Federigo. Significa che le parole hanno un valore soltanto se esse si concretizzano con i fatti, cioè se esista una coerenza di fondi fra quanto si dice e come si agisce. È quello che fa il prelato: non si limita a predicare la solidarietà e la carità cristiana: entra in gioco, utilizza le sue ricchezze personali per aiutare i più diseredati, interviene per istruire i derelitti e per servire e soccorrere gli infermi
La filosofia del cardinale
Questa frase descrive la filosofia che regola la vita del cardinale Federico. L’esistenza non può e non deve essere né una condanna, né una gioia continua. La vita ha un valore nella misura in cui essa è stata impiegata in modo utile e responsabili nei confronti dei propri simili. In altre parole, si può dire che l’uomo non deve accettare passivamente ciò che gli riserva la sorte: deve impegnarsi in continuazione e consapevole della responsabilità personale, in campo etico, proprio come ci ha dato l’esempio il prelato stesso, soccorrendo i derelitti, visitandoli e portando loro anche un aiuto concreto.
13.
Eventi fondamentali del cardinale
Indicare gli eventi fondamentali della vita del cardinale. Indicare gli altri ampi “excursus” (= disgressioni informative) dedicati nel romanzo a ricostruire la vita di un personaggio: quali differenze possiamo rilevare? Perché la vita del cardinale scritta dal Manzoni si può definire “agiografica”?
Essi sono: l’ordinazione a sacerdote dalle mani di San Carlo Borromeo, suo cugino, la formazione ricevuta all’Almo Collegio Borromeo, la nomina ad arcivescovo di Milano. Nel romanzo esistono altri casi in cui Manzoni accantona la vicenda di Renzo e Lucia per introdurre una disgressione su di un personaggi appena entrato in scena: Ludovico (futuro padre Cristoforo), don Rodrigo, L’Innominato, Gertrude. Fra tutti esiste, però una differenza: i fatti salienti della vita del cardinale Federico sono riportati in tono agiografico, cioè con lo scopo di celebrale le qualità morali del prelato e la sua applicazione concreta al quotidiano dei principi di cristiani di carità. Negli casi, invece, lo scrittore non si prefissa lo scopo di celebre le virtù (che spesso non esistono nemmeno), ma di informare il lettore degli antefatti che spesso chiarismo anche la motivazione di un comportamento assunto in un determinato momento
L'impassibilità del cardinale
Il cardinale Federico di fronte a tutto ciò che riguarda la vita terrene (interesse personale, fama temporale) restava sempre impassibile e non dava segno, né di gioia, né di rammarico, Questi sentimenti arrivavano senz’altro a toccargli il cuore, ma egli, con l’aiuto di una grande discipline e di una profonda spiritualità, restava sempre impassibile ed imperturbabile. Questa “pacatezza imperturbabile” è da mettere in relazione con l’umiltà che caratterizza tutte le sue azioni. Nel romanzo esiste un altro personaggio la cui indole ribelle viene frenata dall’autocontrollo e che, quindi, per somiglianza ci rimanda al cardinale: si tratta di padre Cristoforo, soprattutto durante il colloquio con don Rodrigo. Alle riposte arroganti del signorotto, il frate vorrebbe reagire che gli chiede la sua indole, ma sa autocontrollarsi e rimane sereno, forte dell’insegnamento cristiano che sta trasmettendo al suo interlocutore.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato dell'abbigliamento dell'Innominato nel contesto del racconto?
- Come viene descritto il cardinale Federigo e quali sono le sue principali virtù?
- In che modo il cardinale Federigo si distingue dalla mentalità del suo tempo?
- Qual è la filosofia di vita del cardinale Federigo?
- Qual è la differenza tra la narrazione della vita del cardinale e quella di altri personaggi nel romanzo?
L'abbigliamento dell'Innominato, con elementi militari e armi, riflette la sua identità di "uomo antico" e il suo stato d'animo conflittuale, evidenziando la sua vulnerabilità e il suo passato turbolento.
Il cardinale Federigo è paragonato a un "limpido ruscello", simbolo di purezza e umiltà, e le sue virtù includono abnegazione, giustizia e un forte senso di carità, in contrasto con l'orgoglio del XVII secolo.
Federigo si distingue per le sue scelte di vita, come vivere in povertà e utilizzare le sue ricchezze per aiutare i bisognosi, contrariamente alle abitudini dell'aristocrazia clericale del Seicento.
La filosofia del cardinale si basa sull'impegno attivo e responsabile verso gli altri, rifiutando una vita passiva e cercando di utilizzare il suo tempo in modo utile per il bene comune.
La vita del cardinale è presentata in tono agiografico, celebrando le sue virtù morali, mentre le disgressioni su altri personaggi tendono a informare senza enfatizzare le loro qualità, spesso rivelando motivazioni più complesse.