Concetti Chiave

  • Il romanzo si apre con una dettagliata descrizione del paesaggio del ramo di Lecco, caratterizzata da un linguaggio di tipo documentario che anticipa il passaggio alla narrazione.
  • Don Abbondio si trova di fronte a un bivio simbolico, con un tabernacolo che rappresenta il suo conflitto interiore e le difficili scelte che deve affrontare.
  • I bravi sono descritti come soldati irregolari e provocatori, evidenziando la loro aggressività, mentre il carattere di don Abbondio è segnato dalla paura e dalla sottomissione.
  • Il dialogo tra Perpetua e don Abbondio rivela differenze sociali, con Perpetua che parla in modo diretto e senza filtri, mentre don Abbondio mostra incertezze e conformismo.
  • Nel primo capitolo mancano i protagonisti principali, Renzo e Lucia, evidenziando il tema della responsabilità dei complici attraverso accordi tra gli intermediari.

Indice

  1. Descrizione iniziale del paesaggio
  2. Il bivio di don Abbondio
  3. Descrizione dei bravi
  4. Carattere di don Abbondio
  5. Dialogo tra Perpetua e don Abbondio
  6. Assenza dei protagonisti principali

Descrizione iniziale del paesaggio

Il romanzo inizia con la descrizione dei luoghi in cui si apre la vicenda, il ramo di Lecco del lago di Como, situato fra le alpi Orobie e i monti della Brianza. Da notare che l’ampiezza dei periodi, l’abbondanza di enumerazioni, organizzate in binomi e ricche di contrasti, trovano un riscontro nelle linee mosse del paesaggio. Questa descrizione è più vicina all’interesse documentario di stampo illuminista che non al gusto romantico dell’epoca. Il linguaggio pare quello delle carte geografiche, in cui i ricordi personali dello scrittore si annullano. Gradualmente, l’obiettivo si sposta dall’ultimo ambiente, come farebbe una ripresa cinematografica, verso un personaggio - don Abbondio - che si muove in esso, ossia da una passeggiata impersonale di un ipotetico osservatore, verso quella svoltasi nel passato, in un punto preciso, da don Abbondio. Questo coincide con un lento passaggio dal registro descrittivo a quello narrativo. Il ricorso agli imperfetti indica atteggiamenti abitudinari e di equilibrio che ben presto saranno rotti.

Il bivio di don Abbondio

Nel suo percorso, il curato, come sempre si trova davanti ad un bivio ai cui bordi è stato costruito un tabernacolo che conserva una pittura, eseguita in modo rozzo, che rappresenta le anime del Purgatorio fra le fiamme, simbolo anticipatore dell’affanno di don Abbondio davanti ai bravi di don Rodrigo e anche di certe svolte dell’esistenza in cui ci vengono imposte delle scelte difficili, con dolorosi tormenti di coscienza.

L’autore ce lo descrive con una punta appena accennata di ironia, forse perché il Concilio di Trento, nel 1563, aveva ammesso preghiere e riti di suffragio a favore delle anime del purgatorio purché le loro immagini non avessero l’eleganza profana.

Descrizione dei bravi

Si passa, poi, alla descrizione dei bravi. Si trattava di soldati irregolari, che Manzoni descrive minuziosamente come impone il loro aspetto provocatorio di personaggi vistosamente armati, tutti risolti in superficie, in una sorta di manifestazione stilizzata della loro aggressività. Invece, nel caso di don Abbondio, la descrizione è rivolta soltanto al carattere dell’uomo. I due bravi hanno un comportamento e un carattere diversi. L’uno è dotato di diplomazia ed è molto abile nei sottintesi, l’altro è più impulsivo e abituato a convincere gli altri con la forza. Si tratta della classica alleanza fra astuzia e violenza.

Carattere di don Abbondio

L’atteggiamento sottomesso di Don Abbondio è, in parte, conforme alle consuetudini di cortesia del Seicento. Tuttavia la retorica servile allora quasi d’obbligo, in cerca della benevolenza altrui, non lascia mai trasparire nessun solido argomento di opposizione: la forma, nel caso di don Abbondio, riproduce la sostanza di un uomo dominato dalla paura e dalle circostanze al unto di farsi servo dei servitori di un violento. Con un linguaggio ambiguo, che nello stesso tempo è complimento e pericolosa promessa, don Abbondio insinua la sua incertezza, senza trovare la forza di essere superiore ai suoi tempi. Da notare anche che, quanto si comincia a parlare del matrimonio, dalla bocca del curato non esce mai una parola con connotazione religiosa, come se volesse adeguarsi in tutto e per tutto alla mentalità degli interlocutori.

Dialogo tra Perpetua e don Abbondio

Della donna, il Manzoni ci fornisce un quadro umoristico. Essa viene vista come una serva-padrona, probabilmente con qualche ricordo di Goldoni o di Molière, comunque senza particolari sviluppi storici sociali. IL motivo delle amiche evoca, intorno al personaggio, l’atmosfera del paese, fatta di chiacchiericci e di illazioni.. Nel dialogo Perpetua-Don Abbondio è da notare il ricorso al “lei” di Perpetua, e l’uso del “voi” da parte di don Abbondio, un elemento che esprime la differenza sociale tra il curato e la serva. Ai bravi, in fondo anch’essi servitori, il curato si è, invece, rivolto con un “loro” rispettoso poiché vede nei due sgherri il riflesso dell’autorità del loro padrone. Perpetua ignora il linguaggio della diplomazia e il buon senso istintivo la porta ad esprimersi secondo il suo modo di essere da popolana, senza incertezze o riguardi. E don Abbondio, dal canto suo, nonostante tante remore o censure, finisce, senza troppo imbarazzo per adeguarsi al linguaggio di Perpetua.

Il dialogo fra i due termine con don Abbondio che sale in camera borbottando fra sé e sé, com’è solito fare. Questo significa che rimane chiuso nell’incomunicabilità della sua paura. Egli sparisce dalla scena come un attore che sparisce dietro le quinte.

Assenza dei protagonisti principali

Si deve notare che nel primo capitolo sono assenti i due protagonisti - Renzo e Lucia - che restano semplici elementi del discorso, com’è assente anche don Rodrigo. Gli accordi sono presi fra gli intermediari, gli emissari del signorotto e l’officiante del matrimonio. In questo modo, lo scrittore prima di affrontare il problema direttamente con i primi interessati, vuole affrontare il tema della responsabilità dei complici.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il contesto paesaggistico in cui si svolge la vicenda del romanzo?
  2. La vicenda si apre nel ramo di Lecco del lago di Como, tra le alpi Orobie e i monti della Brianza, con una descrizione che riflette un interesse documentario piuttosto che romantico, come evidenziato dall'uso di un linguaggio simile a quello delle carte geografiche.

  3. Qual è il significato del bivio che incontra don Abbondio?
  4. Il bivio rappresenta simbolicamente le scelte difficili e i tormenti di coscienza che don Abbondio deve affrontare, evidenziato dalla presenza di un tabernacolo con una pittura delle anime del Purgatorio, che anticipa il suo affanno di fronte ai bravi di don Rodrigo.

  5. Come vengono descritti i bravi nel romanzo?
  6. I bravi sono descritti come soldati irregolari, caratterizzati da un aspetto provocatorio e aggressivo, con uno che utilizza la diplomazia e l'altro che è impulsivo, rappresentando un'alleanza tra astuzia e violenza.

  7. Qual è il carattere di don Abbondio e come si manifesta?
  8. Don Abbondio è caratterizzato da un atteggiamento sottomesso e dominato dalla paura, che lo porta a non opporsi mai con fermezza, riflettendo una mentalità servile e una mancanza di argomenti solidi, specialmente quando si parla di matrimonio.

  9. Perché Renzo e Lucia non sono presenti nel primo capitolo?
  10. La loro assenza serve a focalizzare l'attenzione sugli intermediari e sulla responsabilità dei complici, preparando il terreno per affrontare il tema del matrimonio e delle dinamiche sociali che lo circondano.

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