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Concetti Chiave

  • Nel canto VI dell'Antipurgatorio, Dante e Virgilio incontrano anime che espiano i peccati di morte violenta, costrette ad attendere prima di accedere al Purgatorio vero e proprio.
  • Il canto è caratterizzato da invettive politiche contro Firenze, evidenziando la guerra tra gli italiani invece di un abbraccio fraterno.
  • Dante critica la Chiesa per il suo coinvolgimento nella politica e mette in discussione l'assenza di un potere centrale in Italia, rappresentato da Alberto d'Asburgo.
  • Il poeta esprime incredulità sulla situazione italiana, dubitando retoricamente dell'interesse divino per il paese e denunciando la corruzione dei pubblici ufficiali fiorentini.
  • Il canto si conclude con la citazione "date a Cesare quel che è di Cesare e date a Dio quel che è di Dio", e menziona figure storiche come Arrigo VII di Lussemburgo e le famiglie nobili di Verona e Perugia.

L'Antipurgatorio e le anime

Nel canto VI Dante e Virgilio si trovano nella terza schiera dell’Antipurgatorio, dove espiano la pena i morti di morte violenta; queste anime sono coloro che hanno subito l’omicidio e che hanno esitato fino all’ultimo prima di pentirsi e, come i pigri, sono costretti ad attendere quanto è durato il tempo della loro vita, per poi giungere nel Purgatorio vero e proprio, ad espiare ulteriormente le loro colpe. Essi camminano lentamente, mentre cantano il “Miserere”.

Invettive politiche di Dante

Come tutti i canti sesti, questo è un canto politico, infatti si possono trovare un buon numero di invettive nei confronti di Firenze.

Dante e Virgilio inizialmente incontrano alcune anime di quella schiera, fino a quando il poeta chiede alla sua guida come mai le anime purganti recitino preghiere di suffragio. Virgilio gli risponde dicendo che anche le preghiere degli uomini diminuiscono il tempo di espiazione, il giudizio divino non cambia. Ad un certo punto Dante e Virgilio incontrano un’anima che li fissa; si tratta di Sordello (un troviere che scrisse componimenti in lingua d’Oc) che appena vede Virgilio lo abbraccia (in quanto è mantovano anche lui), e qui Dante ne approfitta per parlare della situazione di Firenze e dell’Italia in generale (climax ascendente), in quanto gli italiani si fanno la guerra anziché abbracciarsi.

Critica alla Chiesa e all'Impero

Dante si chiede l’utilità delle leggi di Giustiniano (Corpus Iuris Civilis, che regolamentava tutta la vita civile dell’Impero Romano), dato che non esiste un potere centrale in Italia. Dopo ciò Dante continua il suo discorso con un’invettiva contro la Chiesa, che viene condannata per agire in campi che non le competono (politica). L’accusa si estende anche nei confronti di Alberto d’Asburgo, che secondo Dante è responsabile della situazione italiana, in quanto ha abbandonato la penisola al suo destino. Il poeta è talmente incredulo riguardo il fatto che si sia verificata questa situazione, tanto che arriva a dubitare (retoricamente) che Dio possa non essersi occupato dell’Italia e che abbia progettato la sua rovina. Il poeta conclude con un’invettiva nei confronti di Firenze, i cui cittadini sono soliti occupare cariche pubbliche solo per ottenere potere e non per far rispettare la giustizia. Un’altra debolezza di Firenze è il fatto che le leggi cambino in continuazione (le leggi scritte ad ottobre non arrivano a novembre). Il canto termina con la fine delle invettive dantesche.

Conclusione e citazioni

La citazione “date a Cesare quel che è di Cesare e date a Dio quel che è di Dio” fa riferimento al verso 93 (ed è tratto dal Vangelo); Dante riprende questa citazione nel De Monarquia. Il successore di Alberto I d’Austria è Arrigo VII di Lussemburgo, nel quale Dante aveva molta fiducia. I Montecchi e i Cappelletti sono delle nobili famiglie di Verona. I Monaldi e i Filippeschi erano i signori di Perugia.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il tema centrale del canto VI dell'Antipurgatorio?
  2. Il canto VI si concentra sulle anime di coloro che hanno subito morte violenta e che espiano le loro colpe, camminando lentamente e cantando il “Miserere”, in attesa di entrare nel Purgatorio vero e proprio.

  3. Qual è la posizione di Dante riguardo alla situazione politica di Firenze?
  4. Dante esprime forti critiche nei confronti di Firenze, evidenziando come i cittadini occupino cariche pubbliche per ottenere potere piuttosto che per garantire giustizia, e lamenta il continuo cambiamento delle leggi.

  5. Come si manifesta la critica di Dante nei confronti della Chiesa e dell'Impero?
  6. Dante critica la Chiesa per il suo intervento in ambiti politici e accusa Alberto d’Asburgo di aver abbandonato l'Italia, esprimendo incredulità riguardo alla mancanza di attenzione divina sulla situazione del paese.

  7. Qual è il significato della citazione "date a Cesare quel che è di Cesare e date a Dio quel che è di Dio"?
  8. Questa citazione, ripresa da Dante nel De Monarquia, sottolinea l'importanza di separare i poteri civili da quelli religiosi, evidenziando la necessità di un giusto equilibrio tra autorità terrena e divina.

Domande e risposte

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