I canto – Purgatorio (vv. 1-63)
Per correr miglior acque alza le vele
omai la navicella del mio ingegno,
che lascia dietro a sé mar sì crudele;
e canterò di quel secondo regno. Siamo all’alba di domenica 10 aprile
dove l’umano spirito si purga del 1300, è la domenica di Pasqua.
e di salire al ciel diventa degno.
Ma qui la morta poesì resurga,
o sante Muse, poi che vostro sono;
e qui Callïopè alquanto surga,
seguitando il mio canto con quel suono
di cui le Piche misere sentiro
lo colpo tal, che disperar perdono.
L’inizio dal punto di vista linguistico è piuttosto elevato, perché ci accorgiamo subito che Dante utilizza delle immagini retoriche e cita dei miti. Quindi un inizio da poeta dotto.
a quello dell’Inferno e lui spiega il perché: infatti dice
Il registro linguistico del Purgatorio è più elevato rispetto
“ormai la navicella del mio ingegno è come una nave” (metafora: come se la sua ispirazione poetica sia come una nave e sta per avventurarsi nel mare di una materia più elevata, quindi deve essere maggiore). Una nave che alza le vele lo fa quando vuole andare più forte.
Questo è un preludio che vale per l’intera cantica e in questo inizio sembra proprio che Dante chieda aiuto all’ispirazione perché sta per compiere un’impresa molto ardua; il mare infatti è più complesso e impegnativo. Ecco
“E canterò di quel secondo regno dell’aldilà in cui gli spiriti umani espiano le loro colpe e diventano degni di salire al
protasi con l’invocazione.
che allora questo preludio ha il sapore di un inizio di poema. Sembra proprio una
(Ha quindi già spiegato chi c’è qui. Sappiamo che sono lì momentaneamente. La parola chiave è “salire” che
cielo”.
indica l’azione che lui stesso sta per fare; anche lui deve salire questo monte per poter accedere al regno di Dio.
Qui fa riferimento a quella che era diventata la sua poesia con citazioni di miti classici
Ma a questo punto la poesia che era come morta nella prima cantica, si innalzi di nuovo: il mio poetare lo sentivo
quasi morto nella prima cantica, cioè la mia abilità artistica sembrava avere perso vigore, perché costretto a
infatti perdendo l’ispirazione.
descrivere quel mondo di dolore e di disperazione. Là stava
La poesia che era quasi morta si innalzi di nuovo (resurga). O sacre Muse, perché io vi appartengo e soprattutto
rinasca il potere di Calliope (musa della poesia epica) a cui chiedo di accompagnare il mio canto con quello stesso
suono con cui abbatté la superbia delle piche che disperarono di avere scampo.
Dopo quella splendida immagine della navicella del suo ingegno, troviamo il riferimento alle Muse affinché
Erano le dee delle arti e tra queste c’era
Purgatorio, canto I
Per correr miglior acque alza le vele omai la navicella del mio ingegno, che lascia dietro a sé mar sì crudele; 3
e canterò di quel secondo regno dove l’umano spirito si purga e di salire al ciel diventa degno. 6
Ma qui la morta poesì resurga, o sante Muse, poi che vostro sono; e qui Calïopè alquanto surga, 9
seguitando il mio canto con quel suono di cui le Piche misere sentiro lo colpo tal, che disperar perdono. 12
Dolce color d’orïental zaffiro, che s’accoglieva nel sereno aspetto del mezzo, puro infino al primo giro, 15
a li occhi miei ricominciò diletto, tosto ch’io usci’ fuor de l’aura morta che m’avea contristati li occhi e ’l petto. 18
Lo bel pianeto che d’amar conforta faceva tutto rider l’orïente, velando i Pesci ch’erano in sua scorta. 21
I’ mi volsi a man destra, e puosi mente a l’altro polo, e vidi quattro stelle non viste mai fuor ch’a la prima gente. 24
Goder pareva ’l ciel di lor fiammelle: oh settentrïonal vedovo sito, poi che privato se’ di mirar quelle! 27
Com’io da loro sguardo fui partito, un poco me volgendo a l’altro polo, là onde ’l Carro già era sparito, 30
vidi presso di me un veglio solo, degno di tanta reverenza in vista, che più non dee a padre alcun figliuolo. 33
Lunga la barba e di pel bianco mista portava, a’ suoi capelli simigliante, de’ quai cadeva al petto doppia lista. 36
Li raggi de le quattro luci sante fregiavan sì la sua faccia di lume, ch’i’ ’l vedea come ’l sol fosse davante. 39
"Chi siete voi che contro al cieco fiume fuggita avete la pregione etterna?", diss’el, movendo quelle oneste piume. 42
"Chi v’ ha guidati, o che vi fu lucerna, uscendo fuor de la profonda notte che sempre nera fa la valle inferna? 45
Son le leggi d’abisso così rotte? o è mutato in ciel novo consiglio, che, dannati, venite a le mie grotte?". 48
Lo duca mio allor mi diè di piglio, e con parole e con mani e con cenni reverenti mi fé le gambe e ’l ciglio. 51
Poscia rispuose lui: "Da me non venni: donna scese del ciel, per li cui prieghi de la mia compagnia costui sovvenni. 54
Ma da ch’è tuo voler che più si spieghi di nostra condizion com’ell’è vera, esser non puote il mio che a te si nieghi. 57
Questi non vide mai l’ultima sera; ma per la sua follia le fu sì presso, che molto poco tempo a volger era. 60
Sì com’io dissi, fui mandato ad esso per lui campare; e non lì era altra via che questa per la quale i’ mi son messo. 63