Concetti Chiave

  • La scultura "Amore e Psiche" di Antonio Canova rappresenta un episodio in cui Amore risveglia Psiche da un incantesimo di sonno profondo.
  • Canova, originario di Possagno, si formò a Venezia e diventò uno dei più celebri scultori neoclassici, noto per la sua attenzione ai dettagli e alla bellezza delle superfici.
  • Bertel Thorvaldsen, un importante scultore danese, trasse ispirazione dal mito di Ganimede per una delle sue opere, evidenziando l'influenza della cultura greca.
  • Giambattista Piranesi offrì un'interpretazione personale dell'antico nelle sue incisioni, ingigantendo le dimensioni e arricchendo le vedute di Roma con ornamenti fantasiosi.
  • Nel Settecento, il collezionismo di antichità era un simbolo di prestigio tra gli aristocratici, portando alla creazione dei primi musei per la conservazione del patrimonio artistico.

Il mito di Amore e Psiche

Amore e Psiche si ispira a una favola antica di Lucio Apuleio, scrittore latino che amava le divinità della Grecia classica. La scultura raffigura un episodio del mito in cui Amore rianima Psiche, la fanciulla da lui amata, che giace preda di un incantesimo, un sonno profondo. Le due teste accostate sono il centro visivo della composizione: Psiche è sdraiata, con le braccia alzate quasi a voler trarre a sé l’amato, piegato su di lei. Amore ha una gamba tesa, che prolunga come un arco la linea delle ali, mentre con l’altra si appoggia alla roccia. Originariamente collocata su un piedistallo girevole, la scultura veniva fatta ruotare davanti agli osservatori, poiché si riteneva non avesse un punto di vista privilegiato .Universalmente ammirata, Amore e Psiche è considerata uno dei capolavori del Neoclassicismo proprio per la delicatezza dei gesti e per l’idealizzazione dei personaggi (del resto Psiche significa «anima»).L’autore di questa complessa composizione è Antonio Canova(1757-1822), il più importante scultore neoclassico.

Antonio Canova e la sua arte

Figlio di uno scalpellino, Antonio Canova nacque a Possagno (Treviso) ma si formò a Venezia. Trasferitosi poi a Roma, nel 1779 iniziò a studiare dal vero la statuaria antica. Ebbe incarichi prestigiosi sotto diversi regimi politici, diventando il più celebrato artista del suo tempo. Molti aristocratici erano soliti visitare lo scultore nel suo studio e discutere con lui di questioni artistiche. Egli interveniva personalmente nell’esecuzione della scultura solo in alcune fasi: all’inizio, realizzando prima il disegno e poi il bozzetto in creta, caratterizzato da una grossolana modellatura [3]; alla fine, curando l’esecuzione della superficie e completando l’opera secondo la sua sensibilità. Egli faceva precedere la figura in marmo da un modello in gesso a grandezza naturale. La copia in gesso veniva riprodotta in marmo dagli assistenti. In quest’ultima fase Canova interveniva nuovamente per la levigatura finale. Straordinaria era la delicatezza con cui trattava la superficie del marmo, realizzando figure di assoluta bellezza e di equilibrata armonia compositiva.

Bertel Thorvaldsen e il mito di Ganimede

Accanto a Canova, il più importante scultore neoclassico d’Europa fu il danese Bertel Thorvaldsen (1770-1844). Anche lui appassionato della cultura greca, trasse dal mito di Ganimede lo spunto per questa sua scultura . Qui vediamo il bellissimo pastorello, destinato a diventare il coppiere degli dei, che ignaro del suo destino offre a Zeus (nelle sembianze di un’aquila) una coppa di vino.

Giambattista Piranesi e le vedute di Roma

Un’interpretazione assolutamente personale del recupero dell’antico in voga al tempo di Canova è data dalle incisioni di Giambattista Piranesi (1720-1778). Celebri sono le sue vedute di Roma antica, che egli interpreta ingigantendone le dimensioni reali e gli ornamenti anche a scapito della precisione nella ricostruzione storica. Nella Veduta ideale della via Appiala grandiosità delle rovine, a cui si aggiungono ornamenti e sculture fantastiche, è amplificata dall’allargamento della prospettiva e dal punto di vista posto in basso.

Collezioni di antichità e musei

Nel Settecento possedere una collezione di antichità conferiva un notevole prestigio. Ogni aristocratico faceva di tutto per ingrandire la propria raccolta e arrivava a spendere somme enormi per possedere i pezzi più rari. Alcuni si fecero ritrarre con accanto le sculture più celebri dell’epoca, come il collezionista inglese Charles Townley . Quando si comprese l’importanza che la conservazione del patrimonio artistico aveva per la collettività, alcune di queste collezioni vennero aperte al pubblico. Parallelamente, sulla spinta degli ideali illuministi, furono fondati i primi musei. Così, nel 1753 nacque a Londra il British Museum, nel 1793 il Louvre a Parigi e a Firenze venne radicalmente riordinata la Galleria degli Uffizi.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il significato del mito di Amore e Psiche?
  2. Il mito di Amore e Psiche, ispirato da Lucio Apuleio, rappresenta l'amore e l'anima, con Psiche che simboleggia l'anima e Amore che la rianima da un incantesimo, evidenziando la delicatezza e l'idealizzazione dei personaggi.

  3. Chi è l'autore della scultura di Amore e Psiche e quali sono le sue caratteristiche?
  4. La scultura di Amore e Psiche è opera di Antonio Canova, considerato il più importante scultore neoclassico, noto per la delicatezza dei gesti e l'armonia compositiva delle sue opere.

  5. Qual è il contributo di Bertel Thorvaldsen alla scultura neoclassica?
  6. Bertel Thorvaldsen, scultore danese, ha contribuito al neoclassicismo con opere ispirate alla cultura greca, come la scultura di Ganimede, che rappresenta il pastorello destinato a diventare coppiere degli dei.

  7. Come ha interpretato Giambattista Piranesi l'antico nelle sue opere?
  8. Giambattista Piranesi ha dato un'interpretazione personale dell'antico attraverso le sue incisioni, ingigantendo le dimensioni e gli ornamenti delle rovine romane, come nella Veduta ideale della via Appiala.

  9. Qual è l'importanza delle collezioni di antichità nel Settecento?
  10. Nel Settecento, possedere collezioni di antichità conferiva prestigio agli aristocratici, che spendevano somme enormi per pezzi rari; con il tempo, alcune collezioni vennero aperte al pubblico, portando alla nascita dei primi musei.

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