Concetti Chiave
- Il problema della conoscenza delle città si concentra sulla capacità di descrivere e comprendere realmente un luogo e la nostra esperienza in esso.
- La città di Tamara è caratterizzata da un immaginario orientale, dove le insegne e i segni rappresentano oggetti e funzioni specifiche, creando un'interazione tra la realtà e la sua rappresentazione.
- I segni e simboli nella città svolgono un ruolo fondamentale, evocando non solo oggetti ma anche esperienze e valori attraverso relazioni metonimiche.
- La dimensione semiologica della città suggerisce che la rappresentazione dei luoghi è mediata da segni, portando a una conoscenza che può risultare parziale e opinabile.
- La città comunica selettivamente ciò che desidera essere conosciuto, limitando la comprensione del visitatore alla sola informazione che i segni e le insegne forniscono.
Il problema della conoscenza delle città
Da intellettuale problematico del ‘900 si pone il problema di descrivere le città: conosciamo davvero una città? come si può descrivere la nostra esperienza in esse? A questo dedica i segmenti delle città e i segni, che sollevano la questione della conoscenza in radice della città, e le città e il nome, che invece riguardano l’aspetto narrativo delle città, non a caso queste serie sono disposte in sequenza.
La semiologia di Tamara
Tamara è la prima di “città e segni”. Colpisce il visitatore il fatto di essere circondato da insegne, con un immaginario di tipo orientale, Calvino dice “ci si addentra per vie fitte di insegne che sporgono dai muri, l’occhio vede figure di cose che significano altre cose: la tenaglia indica la casa del cavadenti, la stasera l’erbivendola”.
L'universo di segni e simboli
Ci troviamo in una realtà semiologica, dominata dai segni che evocano cose specifiche, il boccale raffigurato sull’insegna della taverna non è il recipiente di birra, è la sua rappresentazione iconica. Ma, a sua volta, questo boccale non designa solo l’oggetto del boccale, bensì un locale di avviene la mescita di queste bevande, è in relazione metonimica con il luogo che evoca, si verifica un doppio passaggio di arbitrio tra la cosa e l’esperienza della cosa e la sua rappresentazione.
La rappresentazione e la realtà
La città è dominata dalla dimensione semiologica, come “Passeggiata” tessuta di scritte e insegne, lo spazio sembra volersi rappresentare ed esibire attraverso le sue insegne, nomina anche le divinità che si intravedono dalla porta dei templi, ognuno con un oggetto che li ricorda. Addirittura finge a dire “se un edificio non porta segni, la sua stessa forma e lo spazio che occupa bastano ad indicarne la funzione”, ci sono vari livelli e tipologie di indicazione semiologica della realtà che viene evocata e persino gli oggetti che vengono offerti dai venditori sui banchi del mercato, svolgono una funzione che va al di là di se stessi in quanto oggetti, diventano infatti segni: la benda ricamata per la fronte significa eleganza, i volumi di Averroè significano sapienza. Gli oggetti diventano status simbolo, attraverso cui noi vogliamo trasmettere valori. L’habitat sembra quindi avvolto da questo universo di segni, ma è chiaro che nel momento in cui il rapporto con la realtà è mediato da un segno [rapporto indiretto], non si ha la garanzia che la realtà corrisponda alla sua rappresentazione semiologica: “Sotto questo fitto involucro, costa contenga o nascosto” non si conosce. Abbiamo quindi una conoscenza parziale e opinabile, “lo sguardo percorre le vie come pagine scritte”, la città dice tutto quello che desidera che il visitatore sappia, si comunica e quindi si conosce solo quello che la città vuole sia conosciuto, come i nomi.
Domande da interrogazione
- Qual è il problema principale legato alla conoscenza delle città secondo il testo?
- Come viene descritta la città di Tamara nel contesto della semiologia?
- Qual è il ruolo degli oggetti e delle insegne nella rappresentazione della realtà urbana?
- Qual è la limitazione della conoscenza che si ha attraverso i segni nella città?
Il problema principale è se conosciamo davvero una città e come possiamo descrivere la nostra esperienza in essa, evidenziando la questione della conoscenza radicata nella città stessa.
Tamara è caratterizzata da un universo di segni e simboli, dove le insegne evocano significati specifici, come la tenaglia che indica la casa del cavadenti, creando un'esperienza semiologica per il visitatore.
Gli oggetti e le insegne non solo rappresentano la loro funzione, ma diventano segni che trasmettono valori e status, come la benda ricamata per la fronte che simboleggia eleganza, creando un legame tra la realtà e la sua rappresentazione.
La conoscenza ottenuta attraverso i segni è parziale e opinabile, poiché il rapporto con la realtà è mediato da un segno, il che significa che non si ha garanzia che la realtà corrisponda alla sua rappresentazione semiologica.