Concetti Chiave
- Boccaccio si sente naturalmente incline alla letteratura, un'aspirazione che emerge fin dall'infanzia, nonostante i tentativi del padre di indirizzarlo verso altre carriere.
- La sua infanzia e giovinezza a Napoli lo portano a frequentare la corte angioina, dove sviluppa le sue abilità letterarie e scrive numerose opere ispirate all'amore.
- Dopo il fallimento della compagnia dei Bardi, Boccaccio torna a Firenze, affrontando difficoltà economiche e accettando incarichi diplomatici per sostenersi.
- L'incontro con Petrarca segna un punto di svolta per Boccaccio, spingendolo a scrivere opere più profonde e impegnative, cambiando il suo approccio alla letteratura.
- La sua eredità umanistica si manifesta attraverso l'influenza su giovani intellettuali e le letture pubbliche della Divina Commedia, nonostante le sfide personali negli ultimi anni della vita.
Indice
Qual è l'inclinazione innata di Boccaccio?
Boccaccio crede di essere stato portato naturalmente alla letteratura e di essere nato per dedicarsi ad essa. Già nel grembo della madre si sentiva propenso alla letteratura. Ricorda che suo padre cercava di indirizzarlo verso l’attività commerciale, facendogli perdere sei anni della sua infanzia che ormai non può più recuperare. Il padre, dopo aver tentato di avviarlo a queste attività, cerca anche di fargli studiare il diritto canonico senza successo, perché l’interesse di Boccaccio era naturalmente portato alla letteratura e agli studi poetici. Dedicarsi alla letteratura per lui non era un capriccio, ma un’esigenza innata del suo spirito.
Infanzia e giovinezza a Napoli
Boccaccio nasce nel 1313 a Firenze o a Certaldo, da madre sconosciuta anche a lui e da padre che lo prende subito con sé. Probabilmente la madre era una serva, ma Boccaccio preferisce pensare di essere nato dalla Regina di Francia. Vive con il padre, che quando Boccaccio ha 14 anni, nel 1327, lo porta a Napoli dove il padre era socio della compagnia dei Bardi (banco dei Bardi). La compagnia dei Bardi era un'associazione di uomini che gestivano l’economia di mezza Europa e il padre stesso gestiva i soldi della corte angioina, governata dagli Angiolini con re Roberto d’Angiò.
Il periodo napoletano e le opere
Boccaccio risiede a Napoli fino al 1340, lavorando con il padre. In questo periodo, conosce tutti gli ambienti sociali di Napoli e frequenta la corte angioina, apprezzando particolarmente l'accesso alla biblioteca del re, uomo molto colto. Boccaccio occupava tutto il suo tempo libero a studiare, leggere e scrivere alla corte, diventando un autore molto prolifico. Negli anni di Napoli, scrive moltissime opere sia in prosa che in poesia, con l’amore come tema privilegiato.
Ritorno a Firenze e il Decameron
Nell’inverno tra il 1340 e il 1341, la compagnia dei Bardi fallisce e Boccaccio e suo padre sono costretti a tornare a Firenze. Da quel momento, Boccaccio passa da una vita nel benessere a uno stato di ristrettezze economiche e accetta incarichi di carattere diplomatico per mantenersi. Nel 1348, un’epidemia di peste sconvolge Firenze e tutta Europa. Boccaccio vive quest’esperienza ma sopravvive, al contrario del padre. Dal 1349 al 1351/3, si dedica alla composizione del Decameron, prendendo spunto dalla pestilenza.
Incontro con Petrarca e riflessioni
La pubblicazione del Decameron fa conoscere a Boccaccio Petrarca, il più famoso intellettuale d'Europa. In occasione di un viaggio, i due si incontrano, dando inizio a una profonda amicizia coltivata principalmente tramite lettere. L’incontro con Petrarca fa riflettere Boccaccio sulla superficialità delle sue opere precedenti, spingendolo a scrivere opere più impegnative dal punto di vista morale e religioso. Boccaccio voleva addirittura bruciare tutte le sue opere, ma Petrarca glielo impedisce.
Ultimi anni e l'eredità umanistica
Dopo la lettura del Decameron e grazie all’approfondimento di argomenti letterari, Boccaccio incomincia ad appassionarsi alla Divina Commedia, tenendo anche delle letture pubbliche e definendola "divina". Diventa il punto di riferimento di molti giovani fiorentini, che tra la fine del 1300 e l’inizio del 1400 daranno inizio all’Umanesimo. Negli ultimi anni della sua vita, Boccaccio vive in ristrettezze economiche e tormentato da vari problemi di salute. Muore nel 1375 a Firenze o a Certaldo.
Domande da interrogazione
- Qual è l'inclinazione naturale di Boccaccio verso la letteratura?
- Qual è il contesto della giovinezza di Boccaccio a Napoli?
- Come influisce l'epidemia di peste sulla vita e le opere di Boccaccio?
- Qual è l'importanza dell'incontro tra Boccaccio e Petrarca?
- Qual è l'eredità di Boccaccio nell'ambito dell'Umanesimo?
Boccaccio crede di essere nato per dedicarsi alla letteratura, sentendosi propenso a essa già nel grembo materno, nonostante i tentativi del padre di indirizzarlo verso attività commerciali e studi di diritto canonico.
Boccaccio si trasferisce a Napoli con il padre, socio della compagnia dei Bardi, dove vive fino al 1340, frequentando la corte angioina e dedicandosi intensamente alla scrittura e allo studio.
Dopo il ritorno a Firenze e l'epidemia di peste del 1348, Boccaccio scrive il Decameron, ispirato dalle esperienze vissute durante la calamità, riflettendo sulla condizione umana.
L'incontro con Petrarca segna un punto di svolta per Boccaccio, che inizia a riflettere sulla superficialità delle sue opere precedenti e si impegna a scrivere testi più profondi dal punto di vista morale e religioso.
Boccaccio diventa un punto di riferimento per i giovani fiorentini, contribuendo all'inizio dell'Umanesimo e appassionandosi alla Divina Commedia, che definisce "divina", nonostante le sue difficoltà economiche e di salute negli ultimi anni di vita.