Concetti Chiave
- L'ambientazione delle novelle di Boccaccio spazia tra realtà borghese e storie cavalleresche, evidenziando valori sociali differenti come l'intraprendenza e la generosità.
- Boccaccio celebra la classe mercantile, ammirando la loro abilità nel gestire il denaro, contrariamente alla visione critica di Dante, che la considerava causa di corruzione.
- I temi principali del Decameron includono l'industria umana, la fortuna come forza accidentale e l'amore visto in un'ottica laica e naturale.
- La fortuna, per Boccaccio, è un elemento casuale che influisce sulla vita, in contrasto con la visione medievale di un disegno divino ordinato.
- L'amore è descritto come una forza positiva e naturale che deve essere assecondato dalla ragione, anticipando le concezioni rinascimentali.
L'ambientazione delle novelle
Boccaccio e la classe mercantile
Boccaccio di solito ci presenta queste novelle mai con uno sfondo moralistico. Ma ci presenta sempre il compiacimento per l’abilità e l’intraprendenza dei personaggi. Sembra ammirare quella che è l’industria cioè la capacità mercantile di maneggiare il denaro, di fare calcoli economici prudenti, di ottenere vantaggi dal denaro. Quella che Boccaccio esalta è proprio la realtà che Dante riteneva la causa di tutte le rovine della città di Firenze e dell’Italia. Quella classe mercantile che secondo Dante era quella caratterizzata dall’avidità , dalla lussuria, dalla corruzione e aveva portato alle lotte intestine alle varie fazioni politiche portando così alla rovina le città. Boccaccio invece esalta questa classe sociale e ne ammira anche la capacità di non sperare perché rispetto alla società aristocratica che aveva vissuto secondo lui da parassita con il denaro che ricavava dai grandi possedimenti e che spesso aveva lasciato andare in malora questi grandi possedimenti ereditati, la società mercantile invece a volte partendo dal niente era riuscita ad essere proficua, ad ottenere successo, denaro e Boccaccio ammira questa intraprendenza. Lo vediamo in una novella di Landolfo Rufolo. Questa è considerata la novella dell’esaltazione della capacità di intraprendenza del ceto mercantile. Un critico letterario Vittorio Branca aveva definito il Decameron l’epopea dei mercanti (epopea = epos esaltazione mitica della classe sociale dei mercanti).
Temi centrali del Decameron
Possiamo dire che tre sono i temi centrali delle novelle e del Decameron:
1. Il primo è proprio quello dell’industria: capacità individuale dell’iniziativa umana che sa superare le avversità. La capacità di dominare la realtà. E’ una capacità dei singoli individui. Boccaccio però vede anche i limiti del mondo mercantile: che a volte sono eccessivamente attaccati a quelle che chiama le ragioni di mercatura, il guadagno, il profitto. Questo attaccamento eccessivo può portare alla grettezza, cioè, avidità, piccolezza che alle volte diventa disumana e va a portare gesti di disumana cattiveria.
Una delle novelle che presenta ciò è la novella Lisabetta da Messina. Due fratelli per avidità uccideranno il fidanzato della sorella tagliandogli la testa che lei poi metterà in un vaso di basilico che farà crescere rigoglioso.
Boccaccio celebra i valori borghesi dell’iniziativa, dell’industria che però devono essere integrati da altri valori quali la generosità, la magnanimità, la liberalità che sono valori che appartenevano al mondo cavalleresco, ispirati alla cortesia e al mondo cortese e che Boccaccio vede sopravvivere ancora nella classe sociale dell’aristocrazia. Per Boccaccio ci dovrebbe essere una fusione di valori: quelli rappresentati dalla uova borghesia con la loro zelo e intraprendenza unità alla magnanimità, ai sentimenti di generosità della classe aristocratica. Ci sono due personaggi in due novelle che rappresentano questa fusione di valori: Cippi il fornaio. Persona umile che avrà un atteggiamento di grande magnanimità tipico della classe aristocratica e l’altra è Federigo degli Alberighi. Rappresentano la fusione dei due valori borghese e aristocratico. Questa idea della fusione dei valori non è prettamente di Boccaccio ma va a rispecchiare ciò che stava succedendo storicamente in questo periodo cioè il fatto che la nuova realtà storica faceva si che le due classi sociali stessero confluendo l’una nell’altra. La borghesia (in questo periodo meglio definirla società mercantile perché si sarà utilizzato dopo) era molto dinamica ma una volta raggiunto il potere anche all’interno dei comuni fiorentini cerca di elevarsi facendo propri quei valori che erano prettamente aristocratici. L’aristocrazia avrà la capacità di interagire con il ceto mercantile. (alcuni aristocratici privi di denaro contrarranno matrimoni vantaggiosi con questi ricchi mercanti). Le banche fiorivano perché gli aristocratici avevano bisogno di denaro.
2.
La fortuna nel medioevo
L’altro elemento è la fortuna. Nel medioevo la fortuna era considerata una forza subordinata al disegno provvidenziale divino. Per Dante ad es. non esiste la sorte perché tutto è voluto da Dio. C’è un ordine provvidenziale di Dio che regola tutto. Non esiste il fato. Tanto è vero che nel VII canto dell’inferno Dante dice che la fortuna è una gerarchia angelica che è preposta alla schiera delle cose terrestri. Ne fa una parte del’ordine provvidenziale voluto da Dio. E’ una parte che deve sovrintendere al destino degli uomini. Con Boccaccio la fortuna ha tutt’altro valore, non è un elemento voluto da Dio che porta l’uomo a seguire ciò che Dio ha presupposto, ma è un complesso accidentale da forze non regolate da una volontà superiore, è il caso, l’accidentalità. Ricordare che Boccaccio ha una visione laica che non esclude la visione di Dio, lui non la esclude ma sue opere sono improntate a una visione laica. La fortuna nelle novelle viene rappresentata come forze naturali, una tempesta che fa naufragare una nave, oppure può essere il combinarsi imprevisto di varie azioni fra di loro. Andreuccio da Perugia ad esempio viene ad essere chiuso in un’arca (sarcofagi in marmo) di marmo e non riesce da uscirne, casualmente arrivano dei ladri che aprono il coperchio e lo liberano. Questa è la fortuna, quella casualità di azioni che non possiamo prevedere e che possono modificare la nostra vita. La fortuna viene vista come antagonista dell’industria umana. B. non ci dice chi prevale, se la capacità umana di affrontare la vita o la sorte (Machiavelli dirà che sono equilibrate).
3.
L'amore secondo Boccaccio
L’ultimo tema è l’amore. Anche l’amore è visto con una prospettiva laica e umana. Non è più l’amor che muove stelle…, non è più l’amore come forza di Dio che regola l’universo ma è una forza della natura, che scaturisce dalla stessa natura dell’uomo. E’ una forza sana e positiva (Iacopone da Todi il rifiuto della natura umana). Per B. l’amore è una forza positiva e bisogna assecondarla, soffocarla è una colpa e fa generare sofferenza e morte. Tre novelle Lisabetta da Messina, di Gismonda, Nastagio degli Onesti sono tre novelle che ci presentano questo tema dell’amore negato che porta a sofferenza e morte. Boccaccio guarda con particolare attenzione lo sbocciare del desiderio amoroso soprattutto nei giovani e dice che questo istinto passionale deve essere comunque regolato dalla ragione. Abbiamo una visione dell’amore che anticipa quella del rinascimento. Boccaccio è molto innovativo anche in questo. Nel medioevo l’amore è l’amor cortese l’amore trobadorico in cui era sensuale ma questo desiderio era non appagato e insoddisfatto, nella poesia stilnovistica c’era la presenza della donna angelicata. L’unico elemento in cui avevamo visto l’amore avere una concezione più naturalistica era nella poesia comico realistica. Quindi quella cultura burlesca, goliardica, è in questa che confluiscono maggiormente le opere del Boccaccio. Ricordare però che molte novelle pur di tipo erotico non scadono mai nell’osceno.
Domande da interrogazione
- Qual è l'importanza dell'ambientazione nelle novelle di Boccaccio?
- Come viene rappresentata la classe mercantile nel Decameron?
- Quali sono i temi centrali delle novelle di Boccaccio?
- In che modo Boccaccio differisce da Dante nella concezione della fortuna?
- Come viene trattato il tema dell'amore nelle novelle di Boccaccio?
L'ambientazione è reale e storica, spaziando dalla società borghese contemporanea a contesti storici passati, come nel caso di Agilulfo, re dei Longobardi. Boccaccio utilizza queste ambientazioni per esaltare valori come l'intraprendenza e l'industria, evidenziando le differenze tra la società mercantile e quella cavalleresca.
Boccaccio celebra la classe mercantile, ammirando la loro abilità e intraprendenza, in contrasto con la visione negativa di Dante. La classe mercantile è vista come capace di successo e prosperità, a differenza dell'aristocrazia, che spesso viveva da parassita.
I temi centrali includono l'industria, la fortuna e l'amore. Boccaccio esplora la capacità umana di superare le avversità, la fortuna come forza casuale e l'amore come una forza naturale e positiva, che deve essere assecondato e regolato dalla ragione.
A differenza di Dante, che vede la fortuna come parte di un disegno divino, Boccaccio la considera un elemento casuale e accidentale, che può influenzare la vita degli individui in modi imprevedibili, rappresentando un antagonismo all'industria umana.
L'amore è visto come una forza positiva e naturale, che deve essere assecondato. Boccaccio presenta storie di amore negato che portano a sofferenza, sottolineando l'importanza di regolare il desiderio amoroso con la ragione, anticipando così visioni rinascimentali.