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Concetti Chiave

  • Agli inizi del Cinquecento, cresce l'urgenza di una lingua volgare comune per la letteratura, necessaria per intellettuali di diverse origini geografiche e linguistiche.
  • Pietro Bembo, umanista veneziano, propone una riflessione linguistica che culmina con le "Prose della volgar lingua", fondamentale per la lingua volgare italiana.
  • Bembo pubblica nel 1505 "Gli Asolani", un'opera che esplora la concezione neoplatonica dell'amore, consolidando la sua influenza letteraria.
  • Il 1525 segna la nascita dell'italiano letterario come lingua unitaria, caratterizzata da una continuità tra antico e moderno rispetto ad altre lingue europee.
  • La lingua scritta italiana mantiene una stabilità fino al Novecento, distinguendosi nettamente dall'uso colloquiale e subendo cambiamenti minimi.

L'urgenza di una lingua comune

Agli inizi del Cinquecento si ripropone l’urgenza di una riflessione linguistica centrata non tanto sulla lingua parlata, quanto sulla necessità di trovare una lingua volgare stabile e comune per i prodotti letterari. L’urgenza era giustificata dall’esistenza di gruppi di intellettuali che, pur riconoscendosi in un’identità culturale comune, provenivano da realtà geografiche e linguistiche diverse e che, per effetto del sistema signorile, erano in continuo spostamento di corte in corte. Come trovare una lingua scritta che potesse garantire la circolazione delle opere oltre i confini ristretti dell’area geografica in cui si operava? Inizia così a prendere forza la proposta di una lingua unitaria modellata sui testi letterari: i primi grammatici italiani ricavano dunque le regole grammaticali dalle opere degli scrittori trecenteschi.

Pietro Bembo e la lingua volgare

Su questa linea si colloca la riflessione linguistica dell’umanista veneziano Pietro Bembo. Nato a Venezia nel 1470, Bembo è attivo in diverse corti italiane come Ferrara, Urbino e Roma, ma resta in qualche modo sempre legato alla città natale, dove dà alle stampe tutte le sue opere maggiori. Nel 1505 esce a Venezia la sua opera di esordio nella letteratura volgare: Gli Asolani, un dialogo in tre libri, in cui si prospetta una concezione dell’amore come tensione al bene, al bello e al vero, di stampo neoplatonico. Sempre a Venezia Bembo pubblica, nel 1525, il fondamentale dialogo sulla lingua, le Prose della volgar lingua. Intanto, nel 1522 prende gli ordini religiosi, incarnando lo stato, tipicamente umanistico, del “chierico” intellettuale. Nel 1539, divenuto cardinale, si trasferisce a Roma, dove resta fino alla morte, avvenuta nel 1547. Cinque anni dopo l’uscita delle Prose lo stesso Bembo pubblica le Rime che diventano opera di riferimento per la fondazione del petrarchismo lirico cinquecentesco.

La nascita dell'italiano letterario

L’anno di edizione delle Prose della volgar lingua, il 1525, può essere considerato la data di “nascita” dell’italiano letterario come lingua unitaria. Da questo momento l’italiano scritto e letterario sarà caratterizzato, rispetto alle altre lingue europee, da una forte continuità tra antico e moderno, dovuta alla maggiore stabilità della lingua scritta rispetto a quella parlata. Fino al Novecento questa lingua scritta, controllata e stabile, subirà cambiamenti minimi e risulterà ben distinta da quella dell’uso colloquiale.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è l'urgenza di una lingua comune nel Cinquecento?
  2. Nel Cinquecento si avverte la necessità di una lingua volgare stabile per la letteratura, a causa della diversità linguistica e culturale degli intellettuali che si spostano tra le corti italiane, come evidenziato nel testo.

  3. Chi è Pietro Bembo e quale è il suo contributo alla lingua volgare?
  4. Pietro Bembo, umanista veneziano, contribuisce alla riflessione linguistica con opere come "Prose della volgar lingua" (1525), che segnano la nascita dell'italiano letterario, fondando il petrarchismo lirico e proponendo una concezione dell'amore neoplatonica.

  5. Qual è l'importanza del 1525 nella storia della lingua italiana?
  6. Il 1525 segna la "nascita" dell'italiano letterario come lingua unitaria, caratterizzata da una continuità tra antico e moderno, con una stabilità che la distingue dall'uso colloquiale fino al Novecento.

Domande e risposte

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