Ascolta
00:00 00:00

Concetti Chiave

  • L'originalità di Belli si manifesta nell'uso dell'ironia per descrivere l'ignoranza del popolo romano, affrontando la corrente anti-illuminismo del XIX secolo.
  • La scelta di scrivere in romanesco permette a Belli di immedesimarsi in una figura popolare, rendendo il suo messaggio accessibile e autentico per la gente comune.
  • L'ignoranza del popolo è evidenziata dalla loro valutazione degli acquisti solo in termini di necessità immediate, come il cibo, trascurando i libri a causa dell'analfabetismo.
  • La Chiesa a Roma ha ostacolato lo sviluppo scientifico e l'illuminismo, impedendo la diffusione di idee che mettevano in discussione l'esistenza di Dio.
  • Carlo Porta ha influenzato Belli con l'uso del dialetto milanese, dimostrando la forza satirica del realismo popolare e ispirando Belli a utilizzare il dialetto romanesco.

L'originalità di Belli

Per comprendere le potenzialità del testo bisogna intendere con l’originalità di Belli. L’autore infatti descrive con un tenue e acre ironia le condizioni di ignoranza del popolo romano. Negli anni ’30 del 1800 oltre le mura dello stato pontificio, Roma era una provincia di campagna e nel popolo vigeva immemore l’ignoranza, sconosciuta solo all’aristocrazia legata al clero. Belli decide di affrontare soprattutto la “corrente anti-illuminismo” che percorreva la Roma pontificia degli anni del diciannovesimo secolo, impersonificandosi con una figura popolare.

Il sonetto in romanesco

Nel suo sonetto infatti, che scrisse in romanesco, e ciò fu una scelta particolare poiché era un dialetto parlato solo a Roma, si immedesima in una figura narrante e dal modo in cui scrive, pare che stia parlando davanti ad un pubblico del suo stesso rango sociale, ossia gente del popolo,in una situazione di quotidianità, ovvero durante la spesa al Mercato. Tenendo questa orazione, esprime un ragionamento in maniera teatrale, in cui inconsapevolmente esprime tutta la sua mancata intellettualità.

Il popolo e l'ignoranza

Il popolo al mercato, beato nell’ignoranza, valuta profittevoli e vantaggiosi solamente gli acquisti che “riempiono la ppanza”, di fronte ad un libro il contadino o l’artigiano non sanno che farsene, dal momento che l’analfabetismo impedisce loro la lettura e la comprensione. Per questo motivo, la voce narrante, ironizza sul fatto che guardando un libro per un ora o più la fame non passerà, e quindi impegnare soldi sull’acquisto equivarrebbe a sprecarli. Nell’ ultima terzina viene introdotta una seconda voce narrante, che seppure apparentemente sembri approvare il suo pensiero, il suo discorso diretto è solo una frase ironica per schernire e manipolare meglio il popolo, con il fine di non erudire il popolo.

La chiesa e l'illuminismo

La chiesa in quell’epoca impedì lo sviluppo scientifico e di qualsiasi altra disciplina che ostacolasse o mettesse in dubbio l’effettiva esistenza di Dio e del Cristianesimo. Infatti la corrente dell’illuminismo che in quegli anni percorreva le grandi capitali europee come Parigi e Londra, a Roma non prese piede, perché l'atteggiamento dell'Illuminismo nei confronti della religione cristiana e dei suoi rapporti col potere civile non furono uguali dappertutto. Cominciando dal Portogallo nel 1759 i gesuiti, intransigenti difensori del primato papale, sulla spinta dei conflitti crescenti tra chiesa e stato, nonché di un'opinione pubblica che ne chiedeva l'annientamento, vennero espulsi da quasi tutti i paesi europei.

L'influenza di Carlo Porta

Nel 1827 Belli partì per Milano, e li nocque Carlo Porta, ma soprattutto le sue poesie: invece di scriverle in un italiano “universale”, l’autore milanese si dedicava a scrivere testi nel suo dialetto milanesco. Era conoscente ed amico di Manzoni, e seguace del Romanticismo: per questo motivo partendo dal Vero, che nel suo caso era la lingua ed il modo di esprimersi del popolo, trova un punto di vista verosimile. Attraverso le sue opere, Belli comprese la dignità del dialetto e la forza satirica che il realismo popolare era capace di esprimere.

Il ritorno a Roma

Dopo essere tornato a Roma, ed aver ripreso posto come Funzionario Statale, Belli decide di descrivere la vita quotidiana di un popolo che vive in un clima di ignoranza dovuto dai Potenti (il Papa e le altre cariche ecclesiastiche) che preferirono non far circolare libri a carattere scientifico, al fine di non istruire la comunità. Per esprimere il loro punto di vista, Belli sceglie di sfruttare il dialetto, poiché solo così è comprensibile la mentalità del popolo.

Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Qual è l'originalità dell'opera di Belli?
  2. L'originalità di Belli risiede nella sua capacità di descrivere con ironia le condizioni di ignoranza del popolo romano, affrontando la corrente anti-illuminismo presente nella Roma pontificia del XIX secolo.

  3. Perché Belli sceglie di scrivere in romanesco?
  4. Belli scrive in romanesco per immedesimarsi con il suo pubblico popolare, creando un legame diretto e quotidiano, come se stesse parlando al mercato, e per esprimere la sua critica sociale in modo accessibile.

  5. Come viene rappresentata l'ignoranza del popolo nel sonetto di Belli?
  6. Nel sonetto, il popolo è descritto come beato nella sua ignoranza, valutando solo gli acquisti utili per la sopravvivenza, mentre i libri sono visti come inutili, evidenziando l'analfabetismo e la mancanza di interesse per la cultura.

  7. Qual è il ruolo della Chiesa nell'ostacolare l'illuminismo a Roma?
  8. La Chiesa impedì lo sviluppo scientifico e culturale a Roma, contrastando la corrente dell'illuminismo che si diffondeva in altre capitali europee, per mantenere il primato papale e il controllo sulla società.

  9. Qual è l'influenza di Carlo Porta su Belli?
  10. Carlo Porta influenzò Belli nel riconoscere la dignità del dialetto e la forza satirica del realismo popolare, spingendolo a utilizzare il linguaggio del popolo per esprimere la sua visione e critica sociale.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community