Concetti Chiave
- La Belle Epoque è un periodo storico di grande armonia sociale, culturale ed economica, che va dalla fine dell'Ottocento fino allo scoppio della Prima Guerra Mondiale.
- Parigi si affermò come capitale di questo periodo, celebrato con l'Esposizione Universale del 1900, che mostrò le innovazioni della Rivoluzione Industriale.
- Il periodo vide significative innovazioni tecnologiche e sociali, tra cui l'elettrificazione, i trasporti pubblici e la nascita del cinematografo, che rivoluzionarono la vita quotidiana.
- Il sistema industriale e la catena di montaggio introdotta da Ford cambiarono radicalmente la produzione, ma generarono anche tensioni sociali e lotte di classe tra operai e industriali.
- Il clima di tensione politica e sociale culminò con l'assassinio di Francesco Ferdinando nel 1914, segnando la fine della Belle Epoque e l'inizio della Prima Guerra Mondiale.
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La Belle Epoque è il periodo storico che più di tutti è caratterizzato dall’armonia, dal punto di vista sociale, culturale, economico e politico. Questo periodo inizia alla fine dell’Ottocento e si conclude una trentina di anni dopo con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale. E’ un periodo caratterizzato da importanti riforme, scoperte, innovazioni, cambiamenti sia in campo socio - politico - economico che in campo artistico – letterario - scientifico.
Parigi volle celebrare l’inizio del XX secolo con l’Esposizione Universale del 1900, una gigantesca fiera che accoglieva meraviglie tecnologiche create dalla Rivoluzione Industriale e tutti i prodotti esotici che un commercio di dimensioni mondiali era in grado di far affluire dai più remoti angoli della Terra. Per un anno Parigi accolse un’enorme massa di persone provenienti da tutti i paesi del mondo facendo sfoggio dei suoi larghi boulevard, della Tour Eiffel, meraviglia della tecnica, dell’atmosfera affascinante di Montmartre con tutti i suoi artisti, dei locali notturni in cui imperversava il Can Can, del maestoso teatro dell’Opéra che offriva opere liriche e operette per tutti i gusti. E’ per questo che la capitale francese fu anche la capitale della Belle Epoque, con tutta la variegata gamma delle sue espressioni, dai fenomeni di costume sociale a quelli dell’espressione artistica. Altre capitali europee, quali Londra, Vienna, Budapest, Berlino, si imposero invece come centri pilota delle moderne società industriali.
Nella Belle Epoque la tecnologia liberò tutte le sue potenzialità esercitando una straordinaria forza di attrazione culturale e psicologica. All’interno delle grandi città si determinò un sostanziale miglioramento della vita materiale, garantito da una serie di servizi nuovi. L’energia elettrica, il sistema fognario, le strade asfaltate, i centri di prevenzione sanitaria, le scuole per l’infanzia e elementari, i trasporti pubblici sono stati introdotti durante questo periodo e nel giro di pochi anni rivoluzionarono radicalmente la vita delle persone. Nel 1895 la scoperta fatta da Guglielmo Marconi sulla radio-telegrafia portò in breve alla costruzione della Prima Radio cui seguirà un regolare servizio pubblico e un efficiente servizio sulle navi. Sul finire del XIX secolo, in Francia, nasce anche il cinematografo dei fratelli Lumière. Intanto due costruttori di biciclette, i fratelli Wright, davano forma al sogno di Icaro: si poteva volare! I nuovi mezzi e le conoscenze tecniche spingono i nuovi esploratori nelle regioni del globo che fino a quel momento sono rimaste sconosciute. Dopo i tentativi di controllo e di repressione della libertà di stampa messi in atto alla fine dell’Ottocento, il nuovo secolo si apre con un periodo di sviluppo economico, sociale e di grande fermento culturale che trova il suo punto di forza nel campo editoriale e giornalistico. La spinta a sapere, informarsi, a conoscere faceva sì che al mattino alle 8.00 le edizioni fossero già esaurite. I pittori che si erano svincolati dalle commissioni dei signori e dall’arte sacra nascevano poveri e rimanevano poveri, ma lasciavano un’arte fruibile e comprensibile.
La Belle Epoque fu un periodo caratterizzato da grandi scoperte tecnologiche
Come se non bastasse, all’inizio del Novecento, la seconda Rivoluzione Industriale non era affatto finita, anzi: era in pieno svolgimento. I centri economici più importanti si stavano però spostando sul piano geografico, dove c’era più abbondanza di materie prime e dove era più sviluppata e attiva la ricerca. La Germania deteneva la supremazia della chimica e per questo era definita la regina delle scienze: per la sua capacità di rinnovare e trasformare i settori diversi dell’industria. Poteva anche contare sull’energia del carbone.
In quarant’anni le ex colonie inglesi si erano trasformate in società ultramoderne grazi a questi fattori:
a) possiedono tutti i climi e gli ambienti della terra
b) hanno un territorio sconfinato
c) hanno grande disponibilità di materie prime
d) hanno efficienza di trasporti e vie di comunicazione.
I nuovi prodotti dell’industria (automobili, telefoni, macchine da cucire, ecc.) determinarono la nascita di una dimensione nuova dell’esistenza: il tempo libero.
I fattori che avevano spinto gli industriali a moltiplicare la produzione di beni di consumo erano molteplici e uno legato all’altro.
Una tecnologia in rapido sviluppo, strettamente collegata all’industria e alla sua espansione;
una crescita demografica senza precedenti alla quale si accompagnò un’imponente urbanizzazione;
un grande sviluppo della classe impiegatizia, che, unita a un significativo aumento del reddito, favorì la nascita dei clienti anche fra ceti meno privilegiati;
un dominio locale vastissimo, dove l’industria aveva creato nuovi mercati interamente controllati dall’Occidente.
Gli Stati Uniti furono i primi a soddisfare questo desiderio provvedendo rapidamente a migliorare le tecniche di distribuzione. Nei maggiori centri urbani impiantarono grandi magazzini in cui si poteva trovare di tutto: dalla spilla da balia all’automobile; i centri più piccoli e le zone rurali furono raggiunti attraverso la vendita per corrispondenza.
Per consentire l’acquisto alle fasce meno ricche, furono escogitate tutte le possibili forme di pagamento rateale che indebitarono le famiglie ma resero possibile a chi aveva un reddito medio - basso una quantità prima impensabile di prodotti costosi.
L’eccezionalità dello sviluppo economico e culturale vissuto intensamente dagli europei durante la Belle Epoque era però destinata a finire precipitosamente. Il 1914 segna la fine di un’epoca armoniosa e con essa la fine di un sistema di vita, di un modo di vivere eccezionale. Il “New York Times” del 23 Novembre 1980 riportava le parole del ex Primo Ministro inglese Harold MacMillan che, a proposito della pacifica e prospera Età Vittoriana in Gran Bretagna, disse: “Tutto andava di bene in meglio. Questo era il mondo in cui nacqui. All’improvviso, una mattina del 1914, ogni cosa giunse inaspettatamente alla fine”
Ma è stato effettivamente così? Come è stato possibile che, da un giorno ad un altro si potesse perdere un’armonia “mondiale” per cadere nel più totale stato di disordini? E’ stata davvero una cosa “inaspettabile” o piano piano, nell’ombra, qualche minaccia all’armonia era coltivata proprio durante questa magnifica epoca? Probabilmente non è stato solo l’attentato a Sarajevo che ha segnato lo scoppio della Prima Guerra Mondiale: qualcosa di duraturo da tempo già si celava dietro una presunta armonia. Analizziamo ora le possibili cause della perdita di armonia che caratterizzò il 1914.
L’affondamento del Titanic – tra i primi segnali del grande crollo
Aprile 1912: Con il Titanic affondano le speranze di un’armonia duratura. L’orchestra continuò a suonare fino alla fine. Nessuno dei musicisti, in un impeccabile frac nero, abbandonò il proprio posto. Le musiche, dolci, ma che lasciavano trasparire la drammaticità del momento, erano le stesse che accompagnavano le serate di gala della vita mondana di tutte le grandi capitali europee da Vienna a Mosca. In questa surreale, cruda cornice, il 14 Aprile del 1912 affondava il Titanic.
Oltre 1600 uomini e donne perirono nella tragedia. I più poveri erano stati rinchiusi nelle stive: non dovevano contendere ai più ricchi il posto sulle poche scialuppe di salvataggio. Neanche nella morte vi è uguaglianza fra ricchi e poveri. Nel freddo mare del Nord una collisione con un Iceberg faceva colare a picco il transatlantico che da solo rappresentava il trionfo della tecnologia e, con essa, le speranze e i sogni di un intero secolo. Centinaia di migliaia di tonnellate d’acciaio, saloni e cabine arredati con lo stile raffinato che caratterizzava le corti e i teatri del vecchio continente. Gli scaloni e i ponti facevano invidia alle scalinate e ai ballatoi di Versailles o dei migliori teatri viennesi. Le pietanze preparate nelle cucine di bordo gareggiavano con i cibi serviti nei raffinati ristoranti parigini o di Roma. Come l’Orient Express il Titanic simboleggiava il predominio incontrastato della meccanica e della scienza. Incarnava il simbolo del pensiero positivista ottocentesco per il quale la scienza e la tecnologia risolverebbero tutti i problemi dell’uomo, arrivando per alcuni anche a sconfiggere la morte. Bastarono pochi metri cubi di ghiaccio per porre fine a tutto ciò. Lo choc nelle coscienze europee fu enorme, ciò che rappresentava tutti i valori in cui si era fino a quel momento creduto, naufragava ora miseramente in balia delle forze della natura, portandosi dietro le vite di centinaia di uomini rimasti imprigionati nel ventre della nave.
Il secolo nato dalla sconfitta di Napoleone finirà proprio con la Prima Guerra Mondiale. L’Europa che entrava nel nuovo secolo era ancora molto sicura di se stessa, eppure alcuni fermenti di lì a poco si sarebbero formati e sviluppati velocemente. I circoli anarchici di tutto il mondo avevano indetto a Parigi un congresso, durante il quale prepararono una rivolta contro il Regime Monarchico. In Luglio a Mosca veniva ucciso Umberto I, ad Agosto lo Scià di Persia sfuggiva a un attentato, a Novembre, a Bruxelles il Principe di Galles veniva ferito.
Intanto la massa dei consumatori aumentava e gli industriali dovevano produrre di più e più a buon mercato per soddisfare le richieste dei consumatori. Nasce così la catena di montaggio. Nel 1913 l’industriale degli Stati Uniti Henry Ford introdusse nella sua fabbrica la catena di montaggio, un nastro mobile lungo il quale veniva disposta a intervalli regolari, una serie di operai, ciascuno dei quali doveva compiere un determinato tipo di operazione. Con questo sistema Ford poté realizzare la produzione in serie.
Il tipo di lavoro alla catena di montaggio e i ritmi imposti dal nastro mobile erano così ripetitivi e massacranti che rendevano gli operai simili a robot. Non potevano allontanarsi nemmeno per un momento dal nastro mobile per tutto il turno, neanche per andare in bagno. Rendendosi conto della fatica alla quale sottoponeva i suoi operai, Ford cercò con successo di esaltarne lo spirito di corpo attraverso una serie di privilegi che li distinguevano dagli operai di qualsiasi altra industria:
ridusse l’orario giornaliero a otto ore;
concesse loro aumenti salariali e
distribuì a fine anni premi di produzione a tutti a patto che si raggiungessero gli obiettivi prefissati.
Questo però non sempre bastò a calmare gli operai stressati dal lavoro, senza contare che tutte le fabbriche adottarono la catena di montaggio, ma pochissime i privilegi concessi da Ford ai suoi operai. Questo provocò delle importanti tensioni sociali che sfociarono nella lotta di classe del Proletariato. Vennero organizzati scioperi e manifestazioni di piazza e un numero sempre maggiore di operai aderì ai movimenti socialisti e ai sindacati. Le proteste riguardavano:
salari troppo bassi rispetto all’inflazione;
la meccanizzazione del lavoro industriale con conseguente riduzione della richiesta di manodopera specializzata;
la richiesta di legalizzare i sindacati;
la richiesta di ottenere una organizzazione sindacale più equa che prevedesse meno ore di lavoro, pensioni e assistenza sanitaria in caso di malattia;
la richiesta di suffragio universale maschile.
I Governi, dal canto loro, vararono leggi antisciopero che proteggevano con l’esercito i “crumiri”, cioè gli operai che non volevano scioperare, e prevedevano il carcere per i picchetti cioè i lavoratori che, durante gli scioperi impedivano l’ingresso dei “crumiri” nei luoghi di lavoro.
Vararono però anche una legislazione sociale che
prevedeva l’obbligo scolastico elementare,
proibiva il lavoro minorile ai bambini di età scolare,
prevedeva assistenza in caso di malattia e infortuni,
riduceva la giornata lavorativa a otto ore,
introduceva il suffragio universale maschile
Le concessioni previste con la legislazione misero in crisi i partiti socialisti (che nel frattempo si erano preparati a una dura lotta sociale) che si divisero al loro interno in
Socialisti riformatori che prevedevano forme di lotta per ottenere riforme pacifiche dai governi cercando un dialogo con loro e volevano allargare la base elettorale anche al mondo contadino e alle minoranze.
Socialisti rivoluzionari seguaci di Marx e Engels che volevano abbattere il sistema borghese con una rivoluzione violenta e si rivolgevano esclusivamente al proletariato industriale.
Anarchici contrari ai riformisti e ai rivoluzionari, rifiutavano qualsiasi forma di autorità.
Karl Marx, economista tedesco, fondatore del socialismo, da cui derivò poi il Comunismo esprime le sue teorie ne Il Capitale. Egli sostiene che:
la società borghese non avrebbe mai posto fine allo sfruttamento della classe operaia, nonostante le riforme a favore di quest’ultima,
la società borghese doveva essere sostituita con quella socialista, più giusta ed equa,
la società socialista sarebbe stata costituita dalla classe operaia,
la società socialista si sarebbe fondata sull’abolizione della proprietà privata e sul principio della proprietà collettiva dei mezzi di produzione allo scopo di porre fine definitivamente allo sfruttamento.
Tutto questo, secondo Marx, si sarebbe potuto realizzare soltanto con una rivoluzione violenta.
Dal punto di vista politico si affacciavano, accanto alle idee marxiste, politiche nazionaliste in ogni paese. Si consolida il Colonialismo e la volontà di potenza. L’America seguiva il presidente Theodore Roosvelt nel suo slancio imperialista e protezionista allo stesso tempo. In Russia la corona zarista comincia a vacillare e ad allontanarsi dalla società russa. Di lì a poco due rivoluzioni e un golpe (1905 – febbraio 1917 – ottobre 1917) cambieranno il volto della Russia.
Da questo momento in poi una delle principali cause della Prima Guerra Mondiale fu data dal forte contrasto imperialistico per il dominio economico mondiale attraverso le colonie tra la Germania, più tardi alleata con l’Austria e l’Italia nella Triplice Alleanza, la Francia e l’Inghilterra alleate alla Russia nella Triplice Intesa.
Poiché questi patti costringevano ogni stato a intervenire in caso di guerra a difesa degli alleati, queste alleanze contribuiranno a far sì che un’insignificante conflitto coloniale diventasse una Guerra mondiale.
Sarajevo 28 Giugno 1914. L’arciduca ereditario austriaco Francesco Ferdinando e la moglie Sofia Chotek vennero assassinati nella propria carrozza da uno studente serbo anarchico, Gavrilo Princip. La notizia fa rapidamente il giro dell’Europa, la guerra è imminente poiché L’Austria si scaglierà con ogni probabilità contro la Serbia e i complessi meccanismi delle alleanze continentali si metteranno improvvisamente in moto. Due mesi dopo Parigi doveva fronteggiare l’avanzata proveniente dal Belgio, violato dall’esercito germanico. Alla frenesia dei balli del Moulin Rouge si sostituisce il crepitio dei fucili e delle mitragliatrici. La Belle Epoque era finita e occorrerà attendere cinquanta anni per riassaporare i piaceri della pace e dell’armonia.
Conclusione
Nel 1968 Charles de Grulle in un suo discorso affermò: “E’ trascorso mezzo secolo, ma la tragica cicatrice lasciata dalla grande Guerra sul corpo e sull’anima delle nazioni non è scomparsa. Quel disastro ebbe dimensioni fisiche e morali tali che nulla di ciò che sopravvisse rimase come prima. La società nel suo insieme – sistemi di governo, confini nazionali, leggi, forze armate, rapporti fra stati, ma anche ideologie, vita domestica, ricchezze, patrimoni, rapporti personali – cambiò radicalmente. Infine l’umanità perse l’equilibrio, e non lo ha più riacquistato”.
Effettivamente dopo la Guerra sia i politici che altri cercarono di rallentare o fermare questa evoluzione e riportare le cose alla normalità, ripristinando il mondo che c’era prima del 1914, ma fu impossibile. Il terremoto era stato così violento e così prolungato, che il vecchio mondo ne era stato lacerato dalle fondamenta. Impossibile rimetterlo in piedi o restaurarlo secondo il modello di un tempo con i suoi sistemi sociali, la sua mentalità, i suoi principi morali. Anche i valori erano cambiati: la Guerra, unica nel suo genere fino a quel momento, aveva infranto anche molte tradizionali norme di vita e di comportamento sociale: tutto andava alla deriva. Si preannunciavano i segni della crisi dei valori a cui ora siamo ormai quotidianamente abituati. Alla società odierna il breve periodo della Belle Epoque appare come un’occasione persa: si era quasi riusciti a toccare con un dito un’armonia totale e duratura, ma erano bastati alcuni conflitti, inizialmente insignificanti, a por fine a quel mondo ideale. Questo dimostra che, come sostenne anche Montale attraverso tutti gli avvenimenti del XX secolo, l’armonia può forse essere raggiunta, ma è difficile se non impossibile da mantenere, non si può impossessarsene in modo definitivo.
Domande da interrogazione
- Quali sono le caratteristiche principali della Belle Epoque?
- Qual è stato il ruolo di Parigi durante la Belle Epoque?
- Come ha influito la tecnologia sulla vita quotidiana durante la Belle Epoque?
- Quali tensioni sociali sono emerse alla fine della Belle Epoque?
- Qual è stata la causa principale della fine della Belle Epoque?
La Belle Epoque è caratterizzata da armonia sociale, culturale, economica e politica, con importanti riforme e innovazioni che hanno trasformato la vita delle persone, come l'introduzione di servizi pubblici e nuove tecnologie (es. radio e cinematografo).
Parigi è stata la capitale della Belle Epoque, celebrando l'inizio del XX secolo con l'Esposizione Universale del 1900, che ha messo in mostra meraviglie tecnologiche e ha attratto visitatori da tutto il mondo, evidenziando la sua vivace vita culturale e artistica.
La tecnologia ha rivoluzionato la vita quotidiana, introducendo energia elettrica, trasporti pubblici e servizi sanitari, migliorando notevolmente le condizioni di vita e creando nuove opportunità di svago e consumo.
Alla fine della Belle Epoque, si sono intensificate le tensioni sociali, con scioperi e manifestazioni per salari equi e diritti dei lavoratori, mentre i governi rispondevano con leggi antisciopero e una legislazione sociale che cercava di placare le richieste.
La Belle Epoque è finita con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale nel 1914, un evento che ha segnato la fine di un'epoca di armonia e ha portato a profondi cambiamenti sociali e politici in Europa.