Concetti Chiave
- L'uomo primitivo viveva in armonia con la natura, utilizzando le risorse disponibili senza modificarle, e si spostava per seguire la selvaggina e trovare cibo.
- Con la rivoluzione agricola, l'uomo passa da raccoglitore e cacciatore a agricoltore e allevatore, influenzando profondamente l'ambiente circostante.
- L'agricoltura consente di creare catene alimentari più corte, dove l'uomo è l'ultimo anello, migliorando l'efficienza della produzione alimentare.
- Il lavoro agricolo permette all'uomo di stabilirsi in un luogo fisso, portando alla nascita dei primi villaggi e strutture abitative organizzate.
- La trasformazione del modo di vivere dell'uomo primitivo segna un cambiamento radicale nella sua relazione con la natura e con la comunità.
L'uomo primitivo e la natura
Quando fa la sua comparsa sulla Terra l’uomo si trova in condizioni simili a quelle degli animali: vive in un certo ambiente, ne è parte, ma la sua capacità di modificarlo è quasi nulla. Egli lo usa, si nutre di ciò che la natura gli mette a disposizione: raccoglie frutti e vegetali commestibili e organizza battute di caccia per catturare la selvaggina. Si inserisce nelle catene alimentari, di volta in volta, come vegetariano e come carnivoro. A queste catene alimentari l’uomo è strettamente legato e perciò deve spostarsi continuamente per seguire la selvaggina nelle sue migrazioni o per trovare nuovi territori più ricchi da sfruttare.
La rivoluzione agricola
Il rapporto tra l’uomo e la natura cambia completamente quando egli smette di essere solamente raccoglitore e cacciatore e diventa anche agricoltore e allevatore. Il nostro antenato impara allora a favorire la crescita e lo sviluppo di quei vegetali e di quegli animali di cui si ciba; così facendo crea delle catene alimentari molto corte di cui egli rappresenta l’ultimo anello. Per trarre il massimo vantaggio possibile da queste catene alimentari usa tutti i sistemi che riesce a inventare per combattere ed eliminare gli organismi che lo ostacolano (le erbe infestanti dei campi, i parassiti delle piante, i predatori degli animali domestici ecc.). Interviene in modo più evidente sull’ambiente, disboscando il terreno per coltivare cereali come l’orzo e il frumento e per creare pascoli per gli animali che ha imparato ad addomesticare. L’agricoltura cambia completamente il suo modo di vita: ora l’uomo non deve più spostarsi in continuazione alla ricerca di cibo poiché è in grado di procurarselo con il lavoro. Può quindi stabilirsi in una località adeguata alle sue esigenze: nascono i primi villaggi e le prime strutture abitative organizzate.
Domande da interrogazione
- Qual è il principale cambiamento nel rapporto tra l'uomo e la natura con l'avvento dell'agricoltura?
- Come si inserisce l'uomo primitivo nelle catene alimentari?
- Quali sono le conseguenze della rivoluzione agricola sulla vita dell'uomo?
Con l'avvento dell'agricoltura, l'uomo smette di essere solo raccoglitore e cacciatore, diventando anche agricoltore e allevatore, il che gli consente di modificare l'ambiente e stabilirsi in un luogo fisso per procurarsi il cibo (come indicato nel testo).
L'uomo primitivo si inserisce nelle catene alimentari sia come vegetariano che come carnivoro, spostandosi continuamente per seguire la selvaggina e trovare nuovi territori da sfruttare (come descritto nel testo).
La rivoluzione agricola porta alla creazione di catene alimentari più corte e consente all'uomo di stabilirsi in un luogo fisso, dando origine ai primi villaggi e strutture abitative organizzate (secondo quanto riportato nel testo).