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Concetti Chiave

  • L'azione di Publio Sulpicio Rufo come tribuno della plebe mirava a distribuire i nuovi cittadini romani nelle 35 tribù, abolendo le otto tribù supplementari per ottenere supporto politico.
  • Il Senato tentò di bloccare la votazione della legge di Sulpicio, imponendo la sospensione delle attività pubbliche, ma Sulpicio denunciò questa manovra, incitando il popolo contro i magistrati.
  • Il console Silla, minacciato dalla folla, trovò rifugio presso Mario, il suo avversario politico, che lo aiutò a scappare e a unirsi all'esercito arruolato secondo il metodo di reclutamento di Mario.
  • Dopo la revoca della sospensione, Sulpicio fece approvare leggi che favorivano i nuovi cittadini e assegnavano il comando della guerra contro Mitridate a Mario, nonostante Silla avesse ricevuto il governo della provincia d'Asia.
  • Le azioni di Sulpicio rappresentarono un momento cruciale di conflitto politico a Roma, evidenziando le tensioni tra le diverse fazioni e il potere del popolo in contrapposizione al Senato.

Qual è l'azione politica di Publio Sulpicio Rufo?

A fare esplodere la situazione intervenne l’azione politica di Publio Sulpicio Rufo, tribuno della plebe di quell’anno, segretamente alleato di Mario. Egli propose una legge per distribuire i nuovi cittadini romani in tutte le 35 tribù in cui erano suddivisi i vecchi cittadini, abolendo le otto tribù supplementari in cui erano stati concentrati. L’intento segreto era di ottenere la loro gratitudine per fare poi deliberare ai comizi tributi la sostituzione di Silla con il Mario nel comando della guerra contro Mitridate.

La reazione del Senato e di Silla

Il Senato cercò di impedire che la legge fosse posta in votazione: prescrisse a consoli e tribuni con il pretesto di cattivi auspici verificati dai sacerdoti, la sospensione di ogni attività pubblica, come se fossero giorni festivi. Sulpicio denunciò l’interessata manovra al popolo, suscitando una violenta agitazione contro i magistrati, che facevano rispettare il provvedimento del senato. Il console Silla in particolare fu oggetto di manifestazioni ostili e si salvò un giorno dalla volontà omicida di quanti lo inseguivano inferociti soltanto perché trovò rifugio nella casa di Mario, nei cui pressi si venne a trovare durante la fuga. Egli conosceva bene la lealtà di Mario: il suo avversario politico non solo lo tenne al sicuro, ma lo fece anche uscire dalla città. Consentendogli di raggiungere a Nola l’accampamento dell’esercito che era pronto a partire per l’Oriente e che egli aveva arruolato con lo stesso criterio introdotto da Mario del reclutamento di soli soldati volontari.

Le conseguenze delle leggi di Sulpicio

Intanto a Roma, Sulpicio, ottenuta la revoca della sospensione delle attività pubbliche, non solo fece votare la legge a favore dei nuovi cittadini romani, ma anche una che riservava le giurie pensali ai cavalieri e un’altra che assegnava a Mario il comando della guerra contro Mitridate, anche se legalmente il governo della provincia d’Asia era stato attribuito a Silla per l’anno successivo al suo consolato.

Domande da interrogazione

  1. Qual era l'obiettivo principale della legge proposta da Publio Sulpicio Rufo?
  2. L'obiettivo principale della legge proposta da Sulpicio era distribuire i nuovi cittadini romani in tutte le 35 tribù, abolendo le otto tribù supplementari, per ottenere la loro gratitudine e favorire la sostituzione di Silla con Mario nel comando della guerra contro Mitridate.

  3. Come reagì il Senato all'azione di Sulpicio e quali misure adottò?
  4. Il Senato cercò di impedire la votazione della legge di Sulpicio, ordinando la sospensione delle attività pubbliche con il pretesto di cattivi auspici, ma Sulpicio denunciò questa manovra, scatenando una violenta agitazione popolare contro i magistrati.

  5. Quali furono le conseguenze delle leggi di Sulpicio a Roma?
  6. Le leggi di Sulpicio portarono all'approvazione della legge a favore dei nuovi cittadini romani, alla riserva delle giurie pensali ai cavalieri e all'assegnazione del comando della guerra contro Mitridate a Mario, nonostante Silla avesse legalmente il governo della provincia d'Asia.

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