Le avanguardie
Il primo Novecento è il periodo delle avanguardie. Il termine ha origine dall’arte militare e indicava il gruppo di uomini coraggiosi che precedeva gli altri reparti dell’esercito, quindi era il gruppo mandato in avanscoperta.
Prendono vita gruppi di artisti e intellettuali che si riuniscono attorno a dei programmi in cui vige l’idea di rottura con il passato, la rottura di biblioteche e di musei con l’intento di “scrostare” tutto ciò che apparteneva alla cultura tradizionale per promuovere nuove idee (Tabula Rasa).
La diretta conseguenza di queste nuove correnti è l’affermazione della società industriale e delle macchine. Vengono esaltate idee come: l’azione, la velocità, la macchina, l’atto aggressivo, la guerra (la sola igiene del mondo per Marinetti) e il militarismo.
Tra le avanguardie riscontriamo come correnti il Futurismo e l’Espressionismo, che presentano alcuni caratteri comuni di tutte le avanguardie:
- Opposizione al Naturalismo e al Decadentismo. All’arte come rispecchiamento oggettivo della realtà (Naturalismo), si oppone l’arte come visione soggettiva ed espressione dell’inconscio. All’arte come contemplazione (Decadentismo) si oppone l’arte come produzione o come gesto. Ciò comporta anche l’idea della morte dell’arte che rinuncia non solo alla sua autonomia, ma alla sua esistenza distinta e separata.
- Alla concezione di un’arte prodotta da una persona di eccezione (genio o vate) si oppone l’arte come attività di gruppo. Il gruppo di avanguardie “usa” l’attività estetica in modo immediatamente politico, facendone strumento di rivolta anarchica o collegata a movimenti politici. L’arte diventa attività totale e si giunge sino alla dissacrazione dell’arte e alla proposta di distruggere i musei.
- L’attività artistica diventa internazionale e interartistica, si estende a ogni paese, riguarda e attraversa tutte le arti e ne sperimenta tutte le tecniche.
Avanguardia storica = insieme di tendenze prima in Europa. Poi in USA tra il 1905 e il 1940.
Espressionismo
Caratteristiche dell’Espressionismo
- Si possono cogliere delle differenze tra l’Espressionismo e l’Impressionismo. In quest’ultimo i particolari sono già protagonisti, ma vengono collocati in proporzioni e in gerarchie tradizionali. Nell’Espressionismo, invece, il singolo dettaglio è sciolto dall’insieme per ingigantirlo; le gerarchie non sono più rispettate. La realtà oggettiva non esiste più; esiste solo il modo soggettivo.
- L’Espressionismo è nato con l’arte, ma poi ha attraversato tutte le arti: cinema, pittura, teatro, musica, letteratura. In quest’ultima, in particolare, si riscontra l’isolamento icastico del dettaglio, che, sganciato dall’insieme, diventa mostruoso o perturbante. In letteratura l’Espressionismo ha il suo centro in Germania. Negli altri paesi europei il riferimento a essa resta implicito: per esempio, si può parlare indubbiamente di Espressionismo per Joyce o, in Italia, per Pirandello.
- L’Espressionismo trova le proprie basi culturali in Nietzsche e Bergson, desumendo dal primo la carica distruttiva e critico-negativa, rivolta a dissolvere i vecchi valori, e dal secondo la centralità dell’interiorità e del flusso delle sensazioni. Inoltre gli espressionisti si oppongono al positivismo.
- In campo politico fortissima è la tendenza ribellistica e anarchica, che li induce alla critica della borghesia, del materialismo economico, dei processi di mercificazione. Questa tendenza corrisponde alla loro provenienza sociale: si tratta infatti di piccoli-borghesi sovversivi.
- I temi dominanti sono quelli della città mostruosa e tentacolare, della civiltà delle macchine, dell’allucinazione e dell’angoscia.
- Il personaggio espressionista è un uomo degradato in un mondo degradato.
- Da Baudelaire gli espressionisti riprendono la convinzione della caduta dell’“aura”, vale a dire della fine del carattere sacrale dell’arte.
- Il poeta non è più il genio isolato ed eccezionale caro a D’Annunzio, ma un uomo della folla, un piccolo-borghese come tanti.
Futurismo
Esso è un’avanguardia italiana che nacque quando Marinetti, il 20 febbraio 1909, pubblicò il primo Manifesto del Futurismo sul giornale francese “Figaro” (anche nella rivista “La poesia”), affermando la necessità di abolire i musei, le accademie e le biblioteche, in quanto istituzioni che intendono salvaguardare i valori della tradizione e del passato.
La nuova arte deve partire dal presente, dalla realtà industriale, dalla vita della grande città moderna, deve capire ed esaltare la bellezza della velocità e della macchina. La celebrazione del movimento, dell’azione, del gesto violento induce a “glorificare” il militarismo, la guerra, la virilità, e a disprezzare la donna e il femminismo.
Il Futurismo sottopose a critica l’arte. Marinetti rifiuta l’Arte con la a maiuscola e proclama di voler “sputare sull’Altare dell’Arte” (mercificazione dell’arte). L’arte deve essere considerata al pari di tutte le altre merci.
Si riscontra anche una polemica contro ogni concezione umanistica dell’arte e la protesta di abolire gli insegnamenti classici nelle scuole. Di qui la proposta di eliminare il valore estetico e di sostituirlo con quello commerciale: la funzione dei critici sarebbe quella di definire il prezzo di ogni opera.
Per i futuristi vale solo il valore economico. Se un’opera non esprime aggressività non è un capolavoro.
Le tre fasi del Futurismo
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Prima fase (1905-1912): è ancora forte l’influenza del Simbolismo e la parola d’ordine è quella del verso libero. Il movimento si allarga a tutte le arti, praticando quel criterio di interartisticità che è tipico di tutte le avanguardie.
Il movimento organizzava delle serate futuriste al fine di espandersi facendo propaganda nei teatri. In questi ultimi gli artisti recitavano le loro poesie e provocavano il pubblico, non senza risse e cazzottature.
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Seconda fase (1912-1915): è segnata da due aspetti:
- L’elaborazione dei manifesti (documento programmatico di un movimento). Questi manifesti pongono l’accento sul rivoluzionamento delle tecniche espressive e sulla proposta di un nuovo tipo d’uomo, completamente meccanizzato.
- Il rivoluzionamento delle forme linguistiche è radicale: si passa dalla proposta del verso libero a quella delle “parole in libertà” (frasi libere), che presuppongono la distruzione della sintassi, l’abolizione della punteggiatura e dell’aggettivo qualificativo, l’uso dei verbi all’infinito, dell’onomatopea e dell’ortografia.
Uno degli esiti più rivoluzionari del Futurismo è la “poesia visiva”, ovvero delle tavole libere che prendono spunto dal calligramma (tipo di componimento poetico fatto per essere guardato e contemplato oltre che per essere letto).
Il Palombaro
Corrado Govoni
Questa poesia visiva racconta in maniera molto personale (e se si vuole discutibile) l’immersione in acqua di un palombaro.
L’universo dei fondali sottostante è particolarmente variegato. Cari ai futuristi sono metafore ed analogie che sono qui abbondantemente utilizzate da Govoni: la medusa, ad esempio, è definita come l’ombrello del mare.
Il palombaro è stranamente munito di accetta e costituisce inizialmente una sorta di spauracchio, un “acrobata profondo”, ma poi diventa un “becchino mascherato che ruba cadaveri annegati”, “assassino ermetico”, “boia sottomarino”.
Se la poesia visiva può sembrare a una prima analisi un testo facilmente comprensibile e adatto ai bambini, finisce invece per mostrarsi proprio il contrario: un testo criptico ed enigmatico, in cui è molto difficile sviscerare il senso.
Le parole evocano immagini cruente e inquietanti. Il cavalluccio marino è definito indomabile, mentre l’oloturia è tutta impetuosa (dinamicità).
-
Terza fase (1915-1920, periodo della guerra): i futuristi furono o neutralisti o interventisti. Essi videro la guerra come un modo positivo di scatenare le energie primordiali e di selezionare i popoli e le nazioni più forti.
La concezione futurista della macchina
La concezione della macchina non è quella di un prodotto artificiale contrapposto ai prodotti naturali, ma di un modo per far vivere la natura. I futuristi, inoltre, non concepiscono il mondo naturale e quello industriale come contrapposti, perché anche le industrie sono alimentate da energie che derivano dalla natura (energie cosmiche).
Punti in contatto tra Futurismo e Fascismo
- Militarismo.
- Bellicismo.
Differenze tra Futurismo e Fascismo
| Futurismo | Fascismo |
|---|---|
| Polemizzano contro la cultura passata. | Ripropongono, ma rifiutando, la cultura tradizionale. |
| L’arte deve esprimere il moderno. | Rivive il mito di Roma, ma sono svuotati i contenuti tradizionali. |
| Favorevoli all’anarchia. | Propongono gerarchie. |
| Ripresero da Baudelaire l’idea della sacralità dell’aura. | Richiamano l’antichità classicista. |
Molti furono fascisti che approvarono la violenza e lo squadrismo.
Squadrismo = organizzazione, impiego e attività a fini intimidatori e repressivi nei confronti degli avversari politici di piccole formazioni di armati non regolari (squadre d’azione).
In particolare, il fenomeno politico-sociale verificatosi in Italia a partire dal 1919 e consistente nella violenza armata di squadre operanti contro gli esponenti del movimento operaio e le loro organizzazioni.
Lo squadrismo fu presto assorbito dal fascismo, che lo utilizzò per la propria affermazione.
Il Futurismo è un movimento ambiguo, perché in esso si intrecciano istanze del passato e intuizioni nuove.
Tra gli aspetti innovativi si riscontra l’intuizione della reale condizione dell’arte e dell’artista nella società industriale di massa.
La parola d’ordine di Marinetti: “l’Arte e gli Artisti rivoluzionari al potere”, interpreta in realtà le esigenze dei nuovi intellettuali, declassati e massificati, che aspirano tuttavia a un ruolo protagonistico.
La funzione ottocentesca degli intellettuali protagonisti della storia viene così in qualche modo conservata e riproposta.
Il primo Manifesto del Futurismo
- Noi vogliamo cantare l’amore del pericolo, l’abitudine all’energia e alla temerità.
- Il coraggio, l’audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia.
- La letteratura esaltò fino ad oggi l’immobilità pensosa, l’estasi e il sonno. Noi vogliamo esaltare il movimento aggressivo, l’insonnia febbrile, il passo di corsa, il salto mortale, lo schiaffo ed il pugno.
- Noi vogliamo glorificare la guerra, sola igiene del mondo, il militarismo, il gesto distruttore dei libertari, le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna.
- Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa […]
È dall’Italia che noi lanciamo pel mondo questo nostro manifesto di violenza travolgente e incendiaria, col quale fondiamo oggi il “Futurismo”, perché vogliamo liberare questo paese dalla sua fetida cancrena di professori, d’archeologi, di ciceroni e d’antiquari.
Luigi Pirandello (1867-1936)
Tre diversi ambienti influiscono sulla formazione psicologica e culturale di Pirandello: quello siciliano, quello tedesco e quello romano. Infatti trascorre la propria infanzia in Sicilia, nell’Italia unificata da pochi anni.
Nasce in una località di campagna nei pressi di Girgenti, denominata “Caos”. I genitori appartenevano a famiglie che erano state antiborboniche ed avevano partecipato alle lotte risorgimentali.
Il padre aveva preso parte all’impresa dei Mille; la madre a tredici anni aveva dovuto seguire i genitori esiliati dai Borboni a Malta. Viene educato al patriottismo e ai valori risorgimentali.
Il giovane Pirandello viene indirizzato dal padre agli studi tecnici, con il progetto di affiancarlo nella gestione delle miniere di zolfo di famiglia, ma presa coscienza della propria vocazione letteraria, passò al ginnasio e completò gli studi a Palermo, dove entra in contatto con un ceto intellettuale dalle tendenze anarchiche e sovversive.
Il rapporto col padre è conflittuale e probabilmente influenza la decisione di Pirandello di dedicarsi alla letteratura piuttosto che all’amministrazione delle miniere di zolfo.
Del periodo siciliano è la lettera alla sorella Lina, in cui la vita è già vista come un’enorme “pupazzata”, priva di ogni possibile spiegazione e la letteratura e lo studio sono considerati una sorta di compensazione, del tutto vana, ma tuttavia necessaria per continuare a vivere.
Segue il periodo romano. A Roma si iscrive alla facoltà di Lettere, ma per contrasti con il preside, dopo due anni si trasferisce a Bonn, dove entra in contatto con culture e letterature mitteleuropee, più avanzate in quegli anni rispetto ai livelli raggiunti in una giovane nazione da poco sorta quale l’Italia.
A Bonn approfondisce la conoscenza dei romantici tedeschi (tra cui Goethe) e si laurea con una tesi in filologia romanza.
Ritornato in Italia, si trasferisce a Roma, dove tramite Luigi Capuana, siciliano come lui, entra presto in contatto con l’ambiente culturale.
Nel 1894, su pressione del padre, sposa la figlia di un socio in affari e la dote della moglie viene investita nelle miniere di zolfo, ma successivamente la famiglia Pirandello subisce un grave dissesto economico.
Una frana in una delle zolfare provoca la perdita dei capitali investiti, compresi quelli portati in dote dalla moglie, la quale, alla notizia, ha un grave crollo nervoso, che compromette per sempre il suo equilibrio psichico.
Per far fronte alla difficile situazione, Pirandello deve, oltre che assistere la moglie, impartire lezioni private e intensificare le collaborazioni ai giornali ed alle riviste.
Nel 1934 gli viene assegnato il Nobel per la Letteratura. Muore a Roma nel 1936.
La novità dell’opera di Pirandello e la sua visione tragica della vita derivano da una concezione dell’esistenza come caos inspiegabile: l’universo è una realtà indefinibile dominata dal caos.
Lettera alla sorella: la vita come un’enorme “pupazzata”
È una lettera alla sorella Lina che presenta i seguenti aspetti di estremo interesse:
- La vita è priva di senso;
- Scrivere e studiare è analogamente insensato, ma serve come compensazione della frustrazione derivante da tale scoperta;
- Gli ideali che aiutano a vivere sono degli autoinganni;
- Essi sono tuttavia necessari per sopravvivere: “Io scrivo e studio per dimenticare me stesso, per distormi dalla disperazione”.
La poetica dell’umorismo
L’elaborazione della poetica dell’umorismo avviene tra il 1904 (anno in cui pubblica “Il Fu Mattia Pascal”) e il 1908 (anno in cui esce il saggio “L’umorismo”).
Il saggio “L’umorismo” ha una dedica al romanzo “Il Fu Mattia Pascal”: Alla buon’anima di Fu Mattia Pascal.
Nel 1908 Pirandello considera l’umorismo una caratteristica perenne dell’arte. Questa poetica è presentata anche nelle due Premesse de “Il Fu Mattia Pascal”, ma qui l’umorismo è collegato strettamente alla nascita della modernità e in particolare alla scoperta di Copernico (fine dell’antropocentrismo).
In generale, parlando di umorismo, Pirandello oscilla sempre tra:
- Una visione ontologica (che viene espressa ne “L’umorismo”), considerato come una possibilità perenne dell’uomo;
- Una visione storica (che viene espressa ne “Il Fu Mattia Pascal”), derivante da particolari condizioni che hanno posto in crisi le antiche certezze.
Infatti, parlando di uomo, Pirandello vede:
- Da un lato, un limite ontologico dell’uomo, che da sempre vive in un mondo privo di senso e che tuttavia si crea una serie di autoinganni e illusioni per dare un senso all’esistenza;
- Dall’altro, egli vede nella caduta dell’antropocentrismo tolemaico e nell’affermazione del pensiero copernicano la nascita di quel malessere, tipico della modernità, che induce alla percezione della relatività di ogni fede, valore e ideologia e all’intuizione che questi ultimi siano solo autoinganni, utili per sopravvivere ma del tutto mistificatori.
La comicità e l’umorismo
| La comicità | L’umorismo |
|---|---|
| “Avvertimento del contrario”. | “Sentimento del contrario”. |
| Suscita il riso, perché il lettore avverte che ciò che legge è il contrario di quello che dovrebbe essere. | Non è qualcosa di immediato: noto che ciò che sto leggendo è l’opposto di quello che dovrebbe essere e rifletto su quali possono essere le cause di questo cambiamento. Quindi l’umorismo nasce da una riflessione e suscita un sentimento di pietà e compassione. |
| Esempio: se vedo una vecchietta impellettata: ciò suscita prima il riso (avvertimento del contrario). | Però, se rifletto su quali possono esserne le cause, ciò mi induce a pensare che lei abbia un marito più giovane e che voglia farsi bella per lui. |
N.B.: nella scheda di Don Abbondio, si riscontra che questo è un personaggio che inizialmente fa sorridere il lettore, ma può far provare anche rabbia. Ma chi al posto di Don Abbondio si comporterebbe diversamente.
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Trovate qui dei riassunti sulle avanguardie, in particolare sull'espressionismo e il futurismo. Successivamente su Pirandello, Svevo, Ungaretti e Montale, soffermandosi sulle opere più importanti.
Le avanguardie
Il primo Novecento è il periodo delle avanguardie. Il termine ha origine dall’arte militare e indicava il gruppo di uomini coraggiosi che precedeva gli altri reparti dell’esercito, quindi era il gruppo mandato in avanscoperta. Prendono vita gruppi di artisti e intellettuali che si riuniscono attorno a dei programmi in cui vige l’idea di rotture con il passato, la rottura di biblioteche e di musei con l’intento di “scrostare” tutto ciò che apparteneva alla cultura tradizionale per promuovere nuove idee (Tabula Rasa). La diretta conseguenza di queste nuove correnti è l’affermazione della società industriale e delle macchine. Vengono esaltate idee come: l’azione, la velocità, la macchina, l’atto aggressivo, guerra (la sola igiene del mondo per Marinetti) e il militarismo.
Tra le avanguardie riscontriamo come correnti il Futurismo e l’Espressionismo, che presentano alcuni caratteri comuni di tutte le avanguardie:
- Opposizione al Naturalismo e al Decadentismo. All’arte come rispecchiamento oggettivo della realtà (Naturalismo), si oppone l’arte come visione soggettiva e espressione dell’inconscio. All’arte come contemplazione (Decadentismo) si oppone l’arte come produzione o come gesto. Ciò comporta anche l’idea della morte dell’arte che rinuncia non solo alla sua autonomia, ma alla sua esistenza distinta e separata.
- Alla concezione di un’arte prodotta da una persona di eccezione (genio o vate) si oppone l’arte come attività di gruppo. Il gruppo di avanguardie “usa” l’attività estetica in modo immediatamente politico, facendone strumento di rivolta anarchica o collegata a movimenti politici. L’arte diventa attività totale e si giunge sino alla dissacrazione dell’arte e alla proposta di distruggere i musei.
- L’attività artistica diventa internazionale e interartistica, si estende a ogni paese, riguarda e attraversa tutte le arti e ne sperimenta tutte le tecniche.
(Avanguardia storica = insieme di tendenze prima in Europa. Poi in USA tra il 1905 e il 1940)
Espressionismo: prima avanguardia
- Si possono cogliere delle differenze tra l’Espressionismo e l’Impressionismo. In quest’ultimo i particolari sono già protagonisti, ma vengono collocati in proporzioni e in gerarchie tradizionali. Nell’Espressionismo, invece, il singolo dettaglio è sciolto dall’insieme per ingigantirlo; le gerarchie non sono più rispettate. La realtà oggettiva non esiste più; esiste solo il modo soggettivo.
- L’Espressionismo è nato con l’arte, ma poi ha attraversato tutte le arti: cinema, pittura, teatro, musica, letteratura. In quest’ultima, in particolare, si riscontra l’isolamento icastico del dettaglio, che, sganciato dall’insieme, diventa mostruoso o perturbante. In letteratura l’Espressionismo ha il suo centro in Germania. Negli altri paesi europei il riferimento a essa resta implicito: per esempio, si può parlare indubbiamente di Espressionismo per Joyce o, in Italia, per Pirandello.
- L’Espressionismo trova le proprie basi culturali in Nietzsche e Bergson, desumendo dal primo la carica distruttiva e critico-negativa, rivolta a dissolvere i vecchi valori, e dal secondo la centralità dell’interiorità e del flusso delle sensazioni. Inoltre gli espressionisti si oppongono al positivismo.
- In campo politico fortissima è la tendenza ribellistica e anarchica, che li induce alla critica della borghesia, del materialismo economico, dei processi di mercificazione. Questa tendenza corrisponde alla loro provenienza sociale: si tratta infatti di piccolo-borghesi sovversivi.
- I temi dominanti sono quelli della città mostruosa e tentacolare, della civiltà delle macchine, dell’allucinazione e dell’angoscia.
- Il personaggio espressionista è un uomo degradato in un mondo degradato.
- Da Baudelaire gli espressionisti riprendono la convinzione della caduta dell’“aura”, vale a dire della fine del carattere sacrale dell’arte.
- Il poeta non è più il genio isolato ed eccezionale caro a D’Annunzio, ma un uomo della folla, un piccolo-borghese come tanti.