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Concetti Chiave

  • Nel 29 a.C., il trionfo di Ottaviano segnò la fine delle guerre civili, con i Romani desiderosi di pace e stabilità sotto un governo centralizzato.
  • Ottaviano adottò una strategia politica ibrida, mantenendo poteri straordinari e influenzando il Senato senza dichiararsi sovrano.
  • Nel 23 a.C., Augusto concentrò i poteri statali tramite il tribunato della plebe e il proconsolato, governando efficacemente sia a Roma che nelle province.
  • Per garantire il controllo, Augusto ridusse il numero dei senatori a seicento, selezionando uomini fidati e riservando loro le cariche più elevate.
  • La modifica della Costituzione da parte di Ottaviano mirava a creare una stabilità duratura, bilanciando i valori repubblicani con la necessità di un'autorità centralizzata.

Il trionfo di Ottaviano

Nel 29 a.C. si celebrò il trionfo di Ottaviano. Le guerre e i lutti, il terrore delle lotte civili, le proscrizioni e i massacri che avevano caratterizzato gli ultimi decenni della Repubblica avevano prostrato i Romani; ogni famiglia aveva avuto i suoi morti e la grande maggioranza della popolazione aveva subito le drammatiche conseguenze economiche della crisi politica: il desiderio di pace e di stabilità era tale che i Romani erano ormai disposti ad accettare di essere governati da una sola persona. Ottaviano però sapeva di dover fare i conti con l’attaccamento dei suoi concittadini ai valori repubblicani e con il loro antico e mai dimenticato odio per una forma monarchica di governo: i Romani volevano essere cittadini e non sudditi. Il problema di Ottaviano, dunque, era quello di modificare la Costituzione in modo da poter governare come un sovrano, ma senza dichiararsi tale.

La strategia politica di Ottaviano

Nel 27 a.C. egli si fece eleggere console con un collega, peraltro fornito di poteri minori (consul minor). A Ottaviano, infatti, erano rimasti poteri straordinari: dopo essersi fatto attribuire dal senato il titolo di Augustus (cioè “degno di venerazione”), che divenne parte del suo nome, egli aveva anche assunto la carica di princeps senatus grazie alla quale aveva diritto di votare per primo sulle proposte presentate al giudizio di quest’organo, influenzando così in modo determinante il voto degli altri senatori. Inoltre, si fece rieleggere console per diversi anni consecutivi. Tuttavia questo assetto ibrido di governo poteva resistere solo temporaneamente. Per creare una situazione di maggiore stabilità, Augusto doveva scegliere una forma costituzionale più precisa, decidendo se instaurare un ordine nuovo o riportare, in vita la costituzione repubblicana.

La scelta costituzionale di Augusto

La scelta definitiva venne fatta nel 23 a.C.: Augusto lasciò la carica di console e si fece conferire per legge due poteri fondamentali dello Stato romano, ossia il tribunato della plebe (la tribunicia potestas) e il proconsolato (l’imperium proconsulare maius et infinitum). Pur non essendo né tribuno della plebe né governatore provinciale, in questo modo Augusto concentrava i poteri di chi era titolare di queste cariche e, quindi, poteva decidere la potica sia a Roma (con i poteri tribunici) sia alla periferia dello Stato (con i poteri proconsolari).

Il controllo del Senato

Inoltre, essendo reso conto che il collegamento e la periferia poteva essere assicurato solamente dal Senato – che per esperienza, composizione e competenza era effettivamente l’unico organo cittadino in grado di esercitare questo difficile compito – Augusto ne valorizzò i poteri assicurandosene al tempo stesso il controllo di fatto: il numero dei senatori, che in età repubblicana era arrivato a un migliaio, venne ridotto a seicento membri, la maggior parte dei quali era costituita da uomini di stretta fiducia del principe; ai senatori Augusto riservò le cariche più alte, quali il governatorato delle prerogative della classe senatoria era anche il privilegio economico: uno dei requisiti per diventare senatori, infatti, era il possesso di un patrimonio di almeno un milione di sesterzi (corrispondente a un reddito quasi sessanta volte superiore a quello medio di un salariato).

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Domande da interrogazione

  1. Quali erano le condizioni politiche e sociali che hanno portato al trionfo di Ottaviano nel 29 a.C.?
  2. Le guerre civili e le conseguenze economiche avevano profondamente segnato i Romani, creando un forte desiderio di pace e stabilità, tanto che erano disposti ad accettare un governo centralizzato, pur mantenendo un attaccamento ai valori repubblicani.

  3. Quali strategie politiche adottò Ottaviano per consolidare il suo potere?
  4. Ottaviano si fece eleggere console con un collega e ottenne il titolo di Augustus, mantenendo poteri straordinari e influenzando il voto del Senato, ma sapeva che questo assetto ibrido era temporaneo e necessitava di una forma costituzionale più stabile.

  5. Quale fu la scelta costituzionale definitiva di Augusto nel 23 a.C.?
  6. Augusto lasciò la carica di console e ottenne il tribunato della plebe e il proconsolato, concentrando così poteri decisionali sia a Roma che nelle province, senza essere formalmente titolare di queste cariche.

  7. Come gestì Augusto il controllo del Senato?
  8. Augusto ridusse il numero dei senatori a seicento, selezionando uomini di fiducia, e riservò loro le cariche più alte, assicurandosi così il controllo effettivo dell'organo che era cruciale per il collegamento tra Roma e le province.

  9. Quali erano i requisiti economici per diventare senatori sotto Augusto?
  10. Per essere senatori, era necessario possedere un patrimonio di almeno un milione di sesterzi, un reddito significativamente superiore a quello medio di un salariato, garantendo così che solo le persone più abbienti avessero accesso alle cariche senatoriali.

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