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Riassunto evolutiva

Evolutiva 1

Obiettivi nella pratica motoria nei bambini

Lo sviluppo avviene naturalmente.

Nel ventesimo secolo la tendenza alla sedentarietà ha portato a politiche tendenti a promuovere uno stile di vita attivo. I programmi più diffusi sulla pratica dell'esercizio fisico sono stati orientati maggiormente alla popolazione adulta. Sebbene il fisico del bambino risponda positivamente a questi programmi non sono consigliabili e graduabili per i bambini; il bambino, coi programmi basati sulla ripetizione, non si diverte e quindi non si promuove quell’aderenza che può portare poi all'abitudine alla pratica sportiva e alla strutturazione di uno stile di vita attivo.

È stato dimostrato che le competenze sviluppate durante l'infanzia, delle diverse abilità, hanno in questo periodo delle fasi sensibili, cioè una particolare plasticità del sistema nervoso ad acquisirle. Nel futuro questo processo avverrà con maggiore difficoltà.

Uno stile di vita attivo, sviluppato nell'infanzia, ha una forte correlazione con lo stile di vita attivo mantenuto nell'età adulta ed anziana. L’urbanizzazione e l'avvento della tecnologia hanno cambiato le abitudini di svago dei bambini, dai cortili, in cui le capacità coordinative e tutto ciò che era alla base dell'efficienza fisica veniva continuamente esercitato, si è passati ad altre tipologie, che hanno pro e contro.

Il passaggio da una generazione all'altra è stato correlato all'ambiente in cui il soggetto si è formato.

I giovani oggi apprendono in parallelo, in multitasking e così viene meno l’efficienza e la precisione. Si predilige il visual learning, lo studio attraverso immagini. Si assiste però ad un peggioramento della memoria, della concentrazione e della riflessione.

Dobbiamo cercare di attenderci a loro, quindi fargli vedere, dimostrare loro cose... e poi dobbiamo sollecitare quello che viene a mancare.

Lavorare in gruppo, per creare un senso di collaborazione. Porta a condividere le difficoltà però anche i risultati poi, sia positivi che negativi. Il gioco diventa una strategia efficace.

Meglio creare delle esperienze veloci, divertenti, interattivi e non unidirezionali. Per contrastare l'unidirezionalità abbiamo un forte aiuto, per esempio usare un ambiente predeterminato e precostituito che stimoli il bambino a trovare delle modalità di movimento / strategie risolutive di un problema di un movimento sollecitate dall'ambiente, es. attrezzature, i compagni...

I bambini richiedono la possibilità di interagire col docente, creando una connessione emotiva. Bisogna coinvolgere tutti. I bambini cercano cura e attenzione.

Problematiche

  • Deficit progressivo dell'efficienza fisica e delle capacità coordinative.
  • Sedentarietà.
  • Mancanza di adeguamento dei curricoli scolastici a tale esigenza.
  • Abbandono precoce dell'attività motoria e sportiva.
  • Pratica di una sola disciplina.

Soluzioni: studiare nuovi progetti educativi volti alla formazione del futuro adulto e cittadino, attraverso l'azione sinergica di agenzie educative, famiglia, scuola, mondo dello sport. Considerando la ricerca scientifica da un lato e analizzando le diverse esigenze dei bambini, dall’altro. Monitorare i risultati. È un processo ciclico che parte dallo studio e torna ad esso.

L'obiettivo è creare una popolazione futura con uno stile di vita attivo, performante.

Bisogna

  • Potenziare la pratica dell’educazione fisica nella scuola primaria e dell'infanzia. Non è prevista la pratica all'educazione fisica se non attraverso dei progetti.
  • Combinare compiti cognitivi con attività fisica, es. a fine lezione di matematica...
  • Proporre attività educative, promuovono lo sviluppo, e ludiche, con gradimento, divertimento e sfogo.
  • Il gioco è un’ottima strategia, perché si sperimenta l'attività fisica, come efficienza, come coordinazione e capacità cognitive, in senso di problem solving. Utilizzare contenuti di diversi sport.
  • I risultati ottenuti, singolarmente o in gruppo, pongono le basi della metacognizione, ossia la consapevolezza di come usare determinate strategie, acquisite nel passato, per risolvere un problema. Questa consapevolezza dà la possibilità di un rapido richiamo di quella strategia in situazioni simili. Oppure adeguo quella strategia a contesti differenti, la modifico.
  • Multisport: ci riferiamo a due concetti; la polisportività intesa come pratica di più sport parallelamente o in rotazione stagionale, per acquisire più abilità. Per chi è particolarmente dotato, porta a raggiungere livelli agonistici medi ed alti; per altri porta alla pratica di tipo amatoriale. La cosa fondamentale resta strutturare uno stile di vita attivo.

Variazione e variabilità delle proposte nell'ambito di quelle tecniche sportive.

Più esperienze diversificate fa, più l’atleta sarà bravo. Una pratica più variata, porta ad essere capace di risolvere problemi, ti porta ad essere più duttile.

Nel periodo pre sportivo creare il lavoro sul multisport, sulla polisportività. Oppure usare contenuti che provengono da altri sport e adattarli alla propria disciplina sportiva. In età evolutiva. Poi in età adulta: specificità.

Variabilità come scelta metodologica: variabilità della pratica.

  • Variazione: creare una vasta gamma di repertorio motorio della persona, cioè fare delle esperienze diverse, es. deambulazione in diverse direzioni, su diverse superfici di appoggio... Repertorio di comportamenti motori.
  • Variabilità: mettere il bambino che ha questo ampio bagaglio motorio in situazioni di problem solving differenti. Quindi deve interrompere un comportamento routinario, cercare nella sua memoria un'esperienza e usarla, o modificarla, per risolvere il compito. Variarne le circostanze spesso. Una volta scelta la soluzione, dovrà essere in grado di valutarla. Selezione della migliore strategia.

La riorganizzazione continua delle attività in funzione di obiettivi, risultati e tempistiche in ambiente “facilitante” porta al continuo riadattamento per lo sviluppo della persona.

Il panorama sociale in cui crescono condiziona la loro disponibilità all'apprendimento e le loro esigenze e evidenzia delle caratteristiche che i bambini hanno in base a questa modalità in cui crescono, che dovranno essere tenute in considerazione nell'organizzazione delle proposte e delle tipologie delle proposte stesse.

L'avvento della tecnologia ha cambiato il loro sistema di apprendimento.

I trasporti non permettono di effettuare esercizio motorio.

Contesti in cui i bambini possono limitare gli effetti positivi dell'attività fisica: da un lato orientare l'attività fisica alla salute e all'efficienza fisica con dei training ripartiti ripartiti poco stimolanti oppure orientare precocemente l'attività dei bambini verso una specializzazione precoce, limitando la possibilità esperienziale del bambino stesso.

Evolutiva 2

Il bambino deve essere al centro del nostro processo formativo.

Andando a strutturare il percorso formativo dobbiamo verificare il suo livello, monitorare i tassi di miglioramento. Attorno al bambino dobbiamo organizzare sia la parte di ambiente, creare delle opportunità di movimento che non siano solo relative all'attività fisica scolastica o extrascolastica; creare occasioni di suggerimento di movimento per gli educatori stimolanti: famiglia, insegnanti di scuola, le politiche...

L'ambiente deve essere da un lato facilitante e sollecitante e dell'altro deve essere safe.

Il mondo dello sport effettua pratica deliberata, cioè prescritta dall’insegnante o allenatore secondo delle regole che sono in funzione dell'obiettivo di apprendimento o allenamento, così poi non si hanno le capacità per affrontare diversi compiti in diverse situazioni, il bambino resta molto abile in quel tipo di attività, ma non cresce in modo versatile.

L'attività spontanea è quella attività ludica che ad esempio il bambino effettua nei parchi attrezzati/aree verdi, dove tra prove ed errori trova delle soluzioni ecc. È ludica perché non ha fini produttivi, raggiungere un risultato immediato o acquisire una valutazione positiva da parte dell'allenatore o insegnante, è svolta spontaneamente.

Serve attività ludica deliberata, un'attività che apparentemente non è strutturata, non ha delle regole imposte a priori, ma in realtà è organizzata attraverso la proposta, l’ambiente, l'assegnazione di ruoli, dall'insegnante per raggiungere un obiettivo.

Quindi: adeguatezza delle nostre proposte in base al livello del bambino; creare delle sollecitazioni all'attività che vengano sia dall'ambiente che dalle agenzie educative; la modalità migliore è creare un'attività che sia una mediazione tra l'apprendimento tecnico e corretto dell'attività motoria e l'attività libera/spontanea, attività motoria deliberata...

Come si configurano questi obiettivi?

Attività motoria al centro, poi 4 pilastri del metodo, obiettivi della nostra attività:

  • Efficienza fisica: è la più prossima all’attività fisica e deve essere proposta in termini di miglioramento dei parametri cardiovascolari e respiratori, della resistenza muscolare intesa come imparare a dosare gli impegni di forza in modo corretto e coordinato, migliorare la composizione corporea, migliorare la coordinazione, controllare il movimento affinché sia economico ed efficace.
  • Coordinazione motoria:
  • Funzioni cognitive e creatività: le funzioni cognitive esecutive sono fondamentali, sono quelle funzioni cognitive che consentono inizialmente, ed è la capacità di inibizione di comportamenti routinari, in modo da pianificare azioni rielaborando le esperienza precedenti attraverso l'analisi delle esperienze immagazzinate nella memoria e adattare i propri comportamenti al variare delle situazioni, ciò creare delle situazioni di problem solving. Dapprima la capacità di inibire qualcosa che avviene spontaneamente per poter ricercare la soluzione migliore. Queste funzioni cognitive sono da un lato stimolate dall’attività fisica e dall'altro ne condizionano l'efficacia e il successo nell'ambito dell'esecuzione motoria.
  • Abilità di vita: sviluppare far crescere il bambino per inserirlo in ambito sociale. Bisogna fargli provare nel gioco e nell'attività fisica, in un ambiente protetto, non solo delle abilità interpersonali, collaborazione, competizione..., ma anche a livello personale, porsi degli obiettivi e raggiungerli, e potenziare quindi l'autostima e la voglia di mettersi alla prova, elaborare degli insuccessi, prepararli a superare questo insuccesso.

[Come è possibile il passaggio dalla strutturazione di competenze alla realizzazione di abilità di vita? Generalmente con una riflessione su come è andata in senso positivo l'attività, quali sono state le caratteristiche che hanno portato al successo oppure all'insuccesso, in modo tale da arrivare a un miglioramento delle proprie risposte motorie, a trovare delle strategie migliori.]

La progettazione educativa deve individuare delle esperienze significative per il bambino, andando ad analizzare come ciascun pilastro venga sollecitato da ciascuna delle nostre proposte, con un metodo di analisi che è la “task analysis”, cioè analisi del compito.

Ciascuno di noi deve identificare degli indicatori che renderanno possibile valutare il perché una determinata proposta ha dato certi risultati, quali sono state le metodologie, il come, e qual è stato il contesto ottimale. In modo da promuovere lo sviluppo del bambino.

Le idee di questa progettazione ci vengono da modelli scientifici testati anche a livello accademico; che basi su reali evidenze scientifiche, ma che poi si deve mettere in azione, infatti si parla di ricercazione come applicazione pratica e modulazione di ciò che ci suggerisce la letteratura scientifica in diretta applicazione in ambito pratico.

Questi indicatori possono aiutarci a modificare la nostra proposta anche mentre questa si sta attuando. Per questo parliamo di progettazione e non di programmazione. Perché queste scelte che andiamo ad effettuare non saranno le migliori in assoluto, ma le andiamo a modulare in modo che siano ottimali per il contesto in cui lavoriamo e le modifichiamo in base alle risposte o esigenze che ciascun bambino ci evidenzia durante l'attività.

Ricercazione: partendo dalla sperimentazione della ricerca, bisogna tradurre nella pratica educativa, sintetizzare i risultati con le linee guida e diffonderli.

5W+1

Il modo di contestualizzare questi interventi deve prendere in esame 5 contesti:

  • Chi? Identificare bene le esigenze; non solo dei destinatari, che sono i bambini, a cui il progetto è indirizzato, ma tutto l’entourage che gravita attorno al bambino, famiglie, insegnanti, allenatori, dirigenti scolastici e sportivi, tecnici, pediatri... Creando una comunicazione circolare.
  • Dove? Definire l'ambiente.
  • Cosa? Stabilire gli obiettivi. I 4 pilastri, a breve termine. A medio termine, bisogna identificare i risultati a livello cognitivo, di salute e relazionale. A lungo termine come l'attività motoria sia diventata scelta di vita attiva, abitudine permanente, inversione della tendenza di abbandono dell'attività sportiva, ecc...
  • Perché? Sviluppo dell'uomo e del cittadino, circolarità tra ricerca e politiche, sinergia tra agenzie educative, opportunità, motivazione, scelta di stile di vita attivo.
  • Quando? Quali generi di attività sono più idonee rispetto all'età e ai contesti in cui sono inseriti. 3-7 attività con gioco in classe, per evitare che stiano 8 ore di seguito seduti, 7-10 multisport, multidisciplinare, polisportivo... 11-13 utilizzare i contributi delle tecniche sportive. 14 in su sperimentazione di tecniche sportive che richiedono precisione esecutiva, fair play, ecc... il soggetto deve contestualizzare le abilità acquisite in diversi ambiti, nel rispetto delle regole, della collaborazione, dei valori buoni dello sport in generale.

Se il progetto funziona, presenta risultati efficaci e caratteristiche innovative rispetto a quello che è già stato presentato, è importante valutarlo rispetto ad altri aspetti, RE-AIM:

  • Reach: percentuale della popolazione raggiunta.
  • Effectiveness: efficacia.
  • Adoption: coinvolgimento delle agenzie educative e politiche locali.
  • Implementation: fedeltà del progetto nel passaggio dalla carta alla pratica, adattamento.
  • Maintainance: sostenibilità del progetto nel tempo.

Per capire come l'attività fisica possa contribuire allo sviluppo del bambino e le sue potenzialità, è necessario capire come avviene lo sviluppo.

Lo sviluppo del bambino è un processo olistico, cioè un processo globale, sia biologico, in termini di maturazione, sia sociale, ossia influenzato dall'ambiente culturale e famigliare.

La maturazione che è quel processo che viene naturalmente con la crescita del bambino, col passare degli anni, consiste nella successione di stadi stabiliti geneticamente, in cui i cambiamenti fisici e mentali sono influenzati dall'esperienza, ossia da ciò che si fa.

Quindi il processo di maturazione avviene dalla nascita e, passo dopo passo, si conclude più o meno nella seconda decade di vita, verso i vent’anni.

Dalla nascita il cervello cresce di 200.000 neuroni al minuto, completando la crescita a 100 bilioni di neuroni. Questi neuroni vengono via via assegnati alle aree specifiche del cervello e sviluppano diverse connessioni che sono potenziate e promosse delle esperienze di vita, dalla attività, dagli stimoli ambientali che si fanno fino alla vita adulta.

Si strutturano aree superficiali, cioè la neocorteccia, che vengono associate a particolari funzioni, come la visione nella parte occipitale, il linguaggio nei lobi temporali... mentre a livello dei lobi prefrontali si struttura il ragionamento, la capacità di problem solving, e le capacità di pianificazione. Quindi questo circuito garantito dalla corteccia prefrontale si sviluppa in questi 20 anni. Un'ipotesi psicologica dice che la combinazione tra attività fisica e impegno cognitivo non solo crea una riserva neurogenica, cioè tutte le esperienze fatte nella prima parte della vita di un individuo assicurano la strutturazione di collegamenti sinaptici tra i vari neuroni, network, ma costituisce anche una riserva di precursori di neuroni, che poi con le esperienze successive vengono attivati, che costituiscono una riserva di risorse che possa essere poi utilizzata anche in periodi successivi, vita adulta ed “processo di declino cognitivo”.

Intendiamo per “cognizione” un processo di acquisizione di conoscenze e di comprensione attraverso il pensiero, i sensi e l'esperienza. Avviene in 2 fasi, proprio in contatto con l'ambiente:

  • Assimilazione: l'ambiente stimola il bambino e il bambino assimila questi stimoli ambientali. Questo processo genera uno stato di disequilibrio, tra quello che il bambino conosce e le nuove percezioni. Ne consegue l’accomodamento.
  • Accomodamento: il bambino subisce delle modificazioni a livello cognitivo ed emozionale, che lo porta ad un livello di sviluppo più elevato, in funzione delle esperienze effettuate.

Si formano quindi degli schemi comportamentali, che sono promossi più dalle esperienze, che non da quel processo biologico che abbiamo identificato come maturazione - schemi = regole comportamentali che consent

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-EDF/01 Metodi e didattiche delle attività motorie

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher chtg di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Attività motoria per l'età evolutiva e per gli anziani e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi di Roma "Foro Italico" o del prof Di Cagno Alessandra.
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