Concetti Chiave
- Gli Etruschi, attivi dal VII secolo a.C., utilizzarono tecniche architettoniche innovative come l'arco e la volta, sconosciute ai Romani dell'epoca.
- Le tombe etrusche, tra cui la tomba a cupola e la tomba a camera, erano decorate con stucchi e affreschi, offrendo importanti spunti sulla loro civiltà.
- Esperti nella lavorazione dei metalli, gli Etruschi estraevano argento, rame e ferro, e creavano opere significative in bronzo e oreficeria.
- L'argilla, abbondante in Toscana, era utilizzata per realizzare statue espressive, come quelle della città di Veio, mostrando un'arte vivace e immediata.
- Il Sarcofago degli sposi, rinvenuto a Cerveteri, rappresenta una delle opere più emblematiche etrusche, evidenziando il 'sorriso etrusco' dei coniugi raffigurati.
La storia degli
Tecniche architettoniche etrusche
Gli Etruschi erano molto esperti nel costruire opere pubbliche e fin dal VII secolo erano in grado di utilizzare l’arco e la volta, due strutture architettoniche del tutto sconosciute ai Romani del tempo. L’arco a tutto sesto o a pieno centro permetteva di scaricare sui lati il peso del materiale sovrastante. Abbiamo un esempio di questa tecnica costruttiva nella porta dell’ Arco di Volterra che risale al IV secolo a.C.
Tipologie di tombe etrusche
I monumenti più significativi sono le tombe. Gli Etruschi costruivano due tipi di tomba: la tomba a cupola e la tomba a camera. Le prime erano coperta da una volta sostenuta da un pilastro centrale. Le seconde erano scavate nella roccia o nel tufo ed entrambe, esternamente erano coperte di terra. Alcune tombe erano decorate con stucchi o affreschi che rappresentavano scene della vita quotidiana come quelle di Tarquinia e per questo molto utili per conoscere la civiltà etrusca.
Lavorazione dei metalli e argilla
Questo popolo era molto esperto nella lavorazione dei metalli che estraevano dalle miniere locali (argento, rame, ferro), come quelle dell’ isola d’Elba. Pertanto, erano capaci di fondere il bronzo e di fabbricare notevoli pezzi di oreficeria.
Invece, non amavano molto il marmo. Manifestarono la loro eccellenza anche nell’uso dell’argilla, molto abbondante in Toscana. L’argilla veniva plasmata a mano e le statue ottenute avevano un senso di immediatezza e di vitalità che non riscontriamo dell’arte greca dello stesso periodo. La città di Veio era specializzata nella lavorazione della terracotta ed è da questa città che proviene l’ Apollo di Veio risalente al VI secolo a.C. Un altro materiale adoperato con abilità era l’alabastro, tagliato in lastre sottili, usato al posto del vetro e che anche oggi, nella zona di Volterra viene utilizzato per fabbricare oggetti ornamentali
Sarcofago degli sposi
Numerosi sono i sarcofagi che sono giunti fino a noi e fra tutti, il più significativo è il Sarcofago degli sposi proveniente dall’ odierna Cerveteri, presso Roma: il marito e la moglie sono raffigurati sul coperchio del loro sarcofago, semi sdraiati. I loro occhi hanno un taglio obliquo e dall’espressione ricaviamo un cenno di sorriso, chiamato sorriso etrusco, in cui distinguiamo un accenno di ironia, ma anche di serenità come se essi stessero aspettando la morte in tutta tranquillità. Il sarcofago è esposto nel Museo di Villa Giulia, a Roma.
Domande da interrogazione
- Quali erano le principali tecniche architettoniche utilizzate dagli Etruschi?
- Che tipo di tombe costruivano gli Etruschi e quali erano le loro caratteristiche?
- Qual è l'importanza del Sarcofago degli sposi nella cultura etrusca?
Gli Etruschi erano esperti nell'uso dell'arco e della volta, tecniche sconosciute ai Romani del tempo. Un esempio significativo è l'Arco di Volterra, risalente al IV secolo a.C.
Gli Etruschi costruivano due tipi di tombe: la tomba a cupola, coperta da una volta, e la tomba a camera, scavata nella roccia. Entrambe erano decorate con stucchi o affreschi che rappresentavano scene della vita quotidiana.
Il Sarcofago degli sposi, proveniente da Cerveteri, è significativo per la sua rappresentazione di una coppia semi sdraiata con un "sorriso etrusco", che esprime serenità e ironia, riflettendo la visione etrusca della vita e della morte.