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Concetti Chiave

  • La logica, secondo Aristotele, studia il corretto uso della ragione e stabilisce regole per garantire la validità dei ragionamenti.
  • Le categorie aristoteliche comprendono dieci predicati fondamentali, con la sostanza che riveste un ruolo centrale in quanto può fungere sia da soggetto che da predicato.
  • Il sillogismo è un procedimento deduttivo composto da due premesse e una conclusione, utilizzando un termine medio per collegare i concetti.
  • La conoscenza scientifica si basa su premesse vere e utilizza metodi induttivi e intuitivi per arrivare a princìpi universali e dimostrazioni valide.
  • Aristotele distingue tra conoscenza sensitiva, che percepisce il particolare, e conoscenza intellettiva, capace di astrarre e comprendere l'essenza universale degli enti.

La logica è la disciplina che studia il corretto uso della ragione. Essa si occupa del discorso, cioè del linguaggio, e indica le regole da seguire perché i ragionamenti siano corretti.

Le categorie aristoteliche

Le categorie sono sia i predicati generali della realtà (simili ai generi sommi di Platone), ovvero le coordinate mentali mediante le quali pensiamo la realtà, sia le caratteristiche reali degli enti, cioè caratteristiche possedute da un ente, che il pensiero riflette. Le dieci categorie sono sostanza, quantità, qualità, relazione, luogo, tempo, giacere, avere, agire e patire. Tra queste, la sostanza detiene un primato poiché tutte le altre categorie possono solo essere predicati della sostanza, e non viceversa. Essa può costituire sia il soggetto (soggetto/sostanze individuali/sostanze prime), sia il predicato (nomi comuni/sostanze più o meno generali/sostanze seconde).

Classificazione dei giudizi

I giudizi, o proposizioni dichiarative, sono enunciati dei quali si può determinare la verità o la falsità mediante il confronto col reale. I giudizi possono essere classificati in base alla quantità (universali o particolari) e alla qualità (affermativi o negativi). Combinandoli insieme si ottengono quattro diversi tipi di giudizi: universali affermativi, universali negativi, particolari affermativi e particolari negativi.

Struttura del sillogismo

Il sillogismo è un procedimento deduttivo mediante il quale, date determinate premesse, si può ricavare una conclusione che deriva necessariamente da esse. Esso si occupa esclusivamente della validità del ragionamento, lasciando la verità alla scienza. Il sillogismo si compone di tre proposizioni: due premesse e una conclusione, ricavata dalle precedenti. Il passaggio dalle premesse alla conclusione avviene grazie al termine medio, comune alle due premesse, che lega gli altri termini. La premessa con un’estensione più ampia, detta maggiore, è sempre posta per prima, mentre quella meno estesa è detta minore. Nella conclusione, la maggiore funge da predicato, mentre la minore da soggetto.

Tipi di sillogismi

Oltre ai sillogismi categorici o apodittici, tali per cui se le premesse sono vere anche la conclusione è vera, esistono anche i sillogismi dialettici e retorici. I primi, volti a persuadere chi ascolta, non possono dimostrare le loro tesi ma devono comunque argomentarle, e fondano le loro premesse sulle opinioni notevoli. Nei secondi, sempre finalizzati alla persuasione, entrambe le premesse sono particolari e la conclusione è universale, ma non sempre vera.

Conoscenza scientifica e metodi

La conoscenza scientifica è una conoscenza dimostrativa, che deve provare la verità a partire dalle premesse. Ma poiché le premesse usate n una dimostrazione possono derivare da una dimostrazione precedente e il regresso non può andare all’infinito, si pone la necessità si pone la necessità di individuare premesse vere senza poterle dedurre da altre. Perciò, Aristotele propone il metodo induttivo, con cui possiamo cogliere i princìpi universali a partire da casi particolari (giungendo a proposizioni solo probabili), e il metodo intuitivo, mediante il quale i princìpi sono colti nella loro evidenza tramite l’intelletto (principio di non contraddizione, d’identità e del terzo escluso).

Significato della metafisica

La metafisica possiede più significati: si chiama metafisica il ciclo di libri collocati “dopo quelli di fisica”. Più avanti è stato imposto che il termine indicasse l’ontologia e la teologia. Aristotele, invece, la definiva come filosofia prima. Essa è una scienza che considera l’essere in quanto tale, ma che abbraccia anche altri ambiti di analisi, come le cause e i princìpi primi, la sostanza e Dio e la sostanza immobile.

Concetto di sostanza

La sostanza (letteralmente “ciò che sta sotto”) è un sinolo inscindibile di materia e forma presente in modo invisibile in tutti gli uomini. La forma, in essa, è l’elemento che dà un significato generale alla sostanza nel suo insieme e che organizza la materia in modo da determinare l’individuo (e coincide con l’essenza, ciò per cui una cosa è quello che è). Essa è immutabile e propria dell’individuo, perché caratterizza ogni ente. Essa risolve il problema del divenire perché, poiché sono gli accidenti (ovvero proprietà che un essere può o non può avere, ma che non ne cambiano la natura) a mutare nel corso del tempo, la sostanza rimane immutata per sempre (Socrate è sempre Socrate sia da giovane che da vecchio). Risolve anche il problema della molteplicità, poiché l’essenza è ciò che accomuna più enti e li rende simili.

Divenire e potenza

Il divenire è spiegato dai concetti di potenza e atto (definito anche entelechia, a indicare che nell’atto la cosa raggiunge la perfezione della propria natura), espressione della materia e della forma. Esso è il passaggio dalla potenza all’atto: l’individuo contiene in sé, in potenza, ciò che sarà, e il divenire è il passaggio dalla potenza all’atto. Cronologicamente la potenza precede l’atto, ma non dal punto di vista logico (è necessario qualcosa già in atto che guidi il processo), concettuale (definiamo la potenza a partire dall’atto) e come sostanza (la potenza deriva dall’atto e l’atto costituisce la causa finale del divenire, perciò deve esistere per direzionare il movimento).

Dio come atto puro

Egli è definito atto in atto o atto puro poiché è una forma priva di materia e, quindi, di potenzialità. L’assenza di potenza e di materia implica la mancanza di divenire, e ciò lo rende immutabile e immobile (se fosse in potenza rimanderebbe ad un altro motore, e così all’infinito). Esso è la causa finale, cioè attrae a sé il resto. Egli non è materiale, perciò è pura intelligenza, quindi puro pensiero. Poiché l’intelligenza ha come attività il pensiero, Dio non potrà che fare quello e, non avendo alcuna potenzialità di conoscere (come accade invece all’uomo), non può che pensare all’entità più che perfetta, sé stesso. Egli è pensiero di pensiero, pensa a sé stesso per l’eternità.

Oggetto della fisica

L’oggetto della fisica è lo studio dell’essere in movimento, del quale individua le cause e le leggi generali.

Le cause fondamentali dell’esistente e del movimento sono la causa materiale (la materia di cui è fatto un ente), la causa formale (la forma di un ente che dà ordine alla materia in modo determinato), la causa efficiente (quella da cui ha inizio il movimento) e la causa finale (lo scopo per cui qualcosa è fatta o modificata). La causa principale è la causa finale, poiché per Aristotele nulla di sostanziale è dovuto al caso, e ammette quest’ultimo solo come spiegazione degli eventi accidentali.

Teoria dei luoghi naturali

La teoria dei luoghi naturali è il riferimento centrale per la spiegazione della struttura dell’universo. Essa dice che ogni elemento fondamentale (aria, acqua, fuoco, terra) ha un luogo assegnatogli per natura che tende a raggiungere quando non è impedito. La terra è l’elemento più pesante, seguito dall’acqua, poi dall’aria e infine dal fuoco, quello più leggero. Aristotele formula questa teoria basandosi sull’osservazione empirica.

Da tale teoria, che unita alla spiegazione della sfericità del cosmo spiega il geocentrismo, e dalle caratteristiche dei corpi celesti, si ricava un dualismo cosmologico tra mondo sublunare, soggetto alla nascita alla morte e al cambiamento, e mondo celeste, immobile e perfetto.

Conoscenza sensitiva e intellettiva

La conoscenza inizia sempre dai sensi, grazie ad un duplice passaggio dalla potenza all’atto: la facoltà sensitiva è potenza e diviene atto, cioè senziente, quando viene avvertita una sensazione. La sensazione è l’incontro di un momento soggettivo (facoltà sensitiva) e un dato oggettivo (i sensibili). Tale conoscenza, però, è incompleta e non scientifica: con essa conosciamo solo il particolare e non l’universale (il concetto), che invece può essere conosciuto solo attraverso l’intelletto. L’intelletto astrae la forma comune a tutti (al concetto corrisponde sul piano ontologico la forma), ciò che fa di un ente quello che è, l’essenza. Il concetto differisce dall’immagine perché, mentre questa rappresenta genericamente un ente, il concetto indica la conoscenza dell’essenza.

Immaginazione e concetto

L’immaginazione è la rappresentazione generica delle cose. Mentre le sensazioni individuano solo il particolare, l’immaginazione individua un’immagine generica delle cose che, mediante un processo di astrazione, porta alla conoscenza del concetto. Essa è comune anche agli animali, mentre il concetto solo agli uomini, poiché dotati di un’anima intellettiva.

La conoscenza è passaggio dalla conoscenza all’atto poiché ogni uomo conosce realmente un numero limitato di concetti ma, potenzialmente potrebbe conoscerli tutti. Il suo intelletto, quindi, potenzialmente conosce tutti i concetti. Il passaggio dalla potenza all’atto richiede la presenza dell’atto come guida del processo (perciò i concetti che da conoscibili diventano conosciuti richiedono la presenza di quei concetti in atto).

Intelletto passivo e attivo

L’intelletto passivo è la possibilità di conoscere tutti i concetti, mentre quello attivo è la conoscenza effettiva dei concetti. Quest’ultimo è immortale, ma non è specificato se è individuale o universale.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il ruolo della sostanza nelle categorie aristoteliche?
  2. La sostanza detiene un primato tra le dieci categorie aristoteliche, poiché tutte le altre categorie possono solo essere predicati della sostanza, non viceversa. Essa può costituire sia il soggetto che il predicato (sostanze individuali e sostanze generali).

  3. Come si classificano i giudizi secondo Aristotele?
  4. I giudizi possono essere classificati in base alla quantità (universali o particolari) e alla qualità (affermativi o negativi), generando quattro tipi di giudizi: universali affermativi, universali negativi, particolari affermativi e particolari negativi.

  5. Qual è la struttura del sillogismo e la sua funzione?
  6. Il sillogismo è un procedimento deduttivo composto da due premesse e una conclusione, che deriva necessariamente dalle premesse. Esso si occupa della validità del ragionamento, lasciando la verità alla scienza.

  7. Qual è la differenza tra conoscenza sensitiva e intellettiva?
  8. La conoscenza sensitiva inizia dai sensi e si limita al particolare, mentre la conoscenza intellettiva, che avviene tramite l'astrazione, consente di cogliere l'essenza universale degli enti.

  9. Come Aristotele definisce Dio e quale ruolo ha nel suo sistema filosofico?
  10. Dio è definito atto puro, privo di materia e potenzialità, immutabile e immobile. Egli è la causa finale, attraendo a sé il resto e rappresentando la pura intelligenza, pensiero di pensiero.

Domande e risposte

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