Concetti Chiave
- Le opere di Aristotele si dividono in due gruppi principali: opere per la pubblicazione, destinate a un pubblico colto, e opere di scuola, trascrizioni delle sue lezioni.
- Dopo la morte dei discepoli di Aristotele, i testi di scuola furono ritrovati in Asia Minore da Apellicone, un bibliofilo che ne fece nuove copie.
- Le opere di Aristotele furono pubblicate a Roma da Andronico di Rodi tra il 40 e il 20 a.C., dopo che la biblioteca di Apellicone fu portata a Roma da Silla.
- Andronico classificò le opere aristoteliche in cinque gruppi tematici, tra cui scritti di logica, fisica, metafisica, etica e politica, e poetica e retorica.
- Jaeger distingue tra opere giovanili e mature in base all'influenza platonica, mentre Dühring considera l'opera aristotelica come unitaria, con accenti anti-platonici più marcati nelle opere giovanili.
Quali sono le opere di Aristotele?
Di Aristotele non possediamo tutte le opere. Quelle che abbiamo sono tuttavia numerose e ci consentono di farci un'idea esauriente del pensiero di Stagira. Le opere di Aristotele sono distinte in due grandi gruppi. Al primo gruppo appartengono le opere per la pubblicazione, cioè, secondo la consuetudine del tempo, quelle destinate alla lettura di fronte a un pubblico di persone colte. Si tratta di testi letterariamente curati, dialoghi (tra i quali ricordiamo Sullafilosofia, l'Eudemo o sull'immortalità dell'anima, il Grillo o sulla retorica) e scritti del genere esortatorio (come il Protrettico) o consolatorio. Di queste opere poco ci è stato conservato e la ricognizione del loro contenuto si presenta in genere assai problematica. Al secondo gruppo, le cosiddette opere di scuola, appartiene la maggior parte delle opere giunte fino a noi. Si tratta di trascrizioni delle lezioni che Aristotele tenne prima all'Accademia, successivamente al Liceo, inedite durante la vita del filosofo. Proprio queste opere sono giunte fino a noi. Vediamo come.
La scoperta dei testi perduti
Dopo la morte degli immediati discepoli di Aristotele, si era persa la traccia dei testi di scuola. Essi furono ritrovati molto tempo dopo, in Asia Minore, tra il II e il I secolo a.C., da un ricco ateniese di nome Apellico-ne. Questi, bibliofilo e collezionista di antichi testi, avendo udito della presenza dei volumi aristotelici nel-la città di Scepsi, sarebbe riuscito ad acquistarli per la propria biblioteca, ordinando che ne venissero fatte nuove copie.
La pubblicazione a Roma
La biblioteca di Apellicone venne in seguito a far parte del bottino che Silla portò a Roma nell'86 a.C., dopo aver conquistato Atene. A Roma, le opere di Aristotele furono pubblicate a cura di un dotto greco, Andronico di Rodi, tra il 40 e il 20 a.C.
L'ordinamento delle opere
Andronico raccolse sotto lo stesso titolo i testi che gli sembravano dedicati a un medesimo argomento, derivandone in tal modo opere dal contenuto unitario; que-ste vennero a loro volta classificate in raggruppamenti più ampi, corrispondenti alle grandi aree disciplinari di appartenenza. Ne risultò il seguente ordinamento:
1. scritti di logica, definiti Organon, "strumento", in quanto le opere raggruppate studiano gli schemi di ragionamento e il linguaggio, gli strumenti impiegati sia nelle diverse scienze sia nella comunicazione quotidiana. L'Organon comprende i seguenti testi: Categorie, Dell'interpretazione, Analiticiprimi, Analitici secondi, Topici, Elenchi sofistici;
2. scritti di argomento fisico-cosmologico: Fisica, Sul cielo, Sulla generazione e corruzione, Meteorologia, Sulla generazione degli animali, Storia degli animali, Sulle parti degli animali, Sull'anima;
3. scritti raccolti nella Metafisica: con questo titolo, che indica la collocazione di questi scritti dopo (in greco, meta) quelli di fisica, Andronico classificò gli scritti riguardanti quelle che Aristotele denomina «filosofia prima» e «scienza dell'ente in quanto ente». Il titolo ebbe grande fortuna, venendo per la tradizione a indicare la scienza che studia gli enti che stanno "sopra" quelli fisici;
4. scritti di etica e politica: Etica Nicomachea, Etica Eudemea, Politica; 5. scritti di poetica e retorica.
Ricerche moderne sull'opera aristotelica
Nel XX secolo, gli interpreti hanno cercato di rintracciare, entro le opere assemblate da Andronico di Rodi, le unità testuali originarie. Questa nuova direzione di ricerca ha permesso di ampliare significativamente la conoscenza dell'opera aristotelica. In particolare, essa ha generato approfondite indagini volte a ordinare cronologicamente i singoli testi.
Teorie di Jaeger e Dühring
Nella prima metà del Novecento, lo studioso tedesco Werner Jaeger propose di considerare opere giovanili quelle in cui più evidente appare l'influenza delle dottrine platoniche, opere mature, invece, quelle in cui tale platonismo si stempera, per lasciare il posto a una rivalutazione dell'esperienza sensibile.
Uno dei massimi studiosi contemporanei di Aristotele, Ingemar Dühring, accoglie l'idea di uno sviluppo del pensiero aristotelico, dalle opere giovanili a quelle della maturità. Contro Jaeger, Dühring sostiene però che gli accenti anti-platonici sono più marcati nelle opere della gioventù (quando Aristotele è spinto dal confronto con il maestro ancora vivente a distinguere con più nettezza la propria filosofia) e si attenuano invece in quelle della maturità, quando, avendo ormai delineato le linee por-tanti del proprio pensiero, Aristotele può riconoscere il valore della filosofia platonica e il proprio debito verso il maestro. In ogni caso, per Dühring, l'opera aristotelica è teoricamente unitaria e non vi sono differenze importanti tra opere giovanili e mature. Altri studiosi novecenteschi, tra i quali ricordiamo il filosofo italiano Enrico Berti, pur ammettendo che nella produzione dello Stagirita sia riconoscibile uno sviluppo cronologico, ritengono che l'ordine e la forma in cui le opere di Aristotele ci sono state tramandate da Andronico corrispondano a un disegno dello stesso filosofo: questi, negli ultimi anni della sua vita, avrebbe disposto i testi delle proprie lezioni, antiche e recenti, nell'ordine in cui ci sono pervenuti.
Domande da interrogazione
- Quali sono i due principali gruppi di opere di Aristotele?
- Come sono stati ritrovati i testi perduti di Aristotele?
- Chi si occupò della pubblicazione delle opere di Aristotele a Roma?
- Qual è l'ordinamento delle opere di Aristotele secondo Andronico di Rodi?
- Quali sono le teorie di Jaeger e Dühring riguardo allo sviluppo del pensiero aristotelico?
Le opere di Aristotele si dividono in due gruppi: le opere per la pubblicazione, destinate a un pubblico colto, e le opere di scuola, che sono trascrizioni delle sue lezioni e costituiscono la maggior parte dei testi giunti fino a noi.
I testi di scuola di Aristotele furono ritrovati in Asia Minore tra il II e il I secolo a.C. da Apellicone, un bibliofilo che acquistò i volumi aristotelici per la sua biblioteca e ordinò nuove copie.
La pubblicazione delle opere di Aristotele a Roma fu curata da Andronico di Rodi tra il 40 e il 20 a.C., dopo che la biblioteca di Apellicone fu portata a Roma da Silla.
Andronico ordinò le opere di Aristotele in cinque gruppi: scritti di logica (Organon), scritti fisico-cosmologici, scritti di metafisica, scritti di etica e politica, e scritti di poetica e retorica.
Jaeger distingue tra opere giovanili e mature in base all'influenza platonica, mentre Dühring sostiene che le opere giovanili mostrano accenti anti-platonici più marcati, ma considera l'opera aristotelica come unitaria, senza differenze significative tra le varie fasi.