Concetti Chiave
- Aristotele sostiene che lo scopo della vita morale è il raggiungimento della felicità, considerata come il fine delle azioni umane.
- Il filosofo distingue tra due significati di "bene": uno come mezzo per ottenere altri beni e l'altro come fine ultimo, il "bene supremo".
- Il "bene supremo" è definito come ciò che viene ricercato per se stesso, e rappresenta il fine ultimo delle azioni umane.
- A differenza dell'idea platonica del Bene, il bene supremo di Aristotele deve essere concretamente raggiungibile attraverso le azioni dell'uomo.
- La felicità è identificata come il bene supremo pratico a cui l'uomo deve orientare il proprio agire nella vita.
Qual è la ricerca del bene secondo Aristotele?
Come già sappiamo, secondo Aristotele lo scopo della vita morale è il raggiungimento della felicità (eudaimonfa). Il filosofo giunge a questa conclusione sulla base dei seguenti argomenti. Egli osserva che tutte le azioni umane hanno come fine un bene (tò agath6n); ma le azioni sono varie e molteplici, e quindi sono molteplici anche i fini o i beni, in vista dei quali le azioni stesse vengono compiute.
Distinzione tra i significati di bene
Aristotele distingue poi tra due significati di "bene". In un primo senso, infatti, definiamo "bene" ciò che viene ricercato in vista di altri beni, e non dunque per se stesso; in questo caso, il bene cui miriamo non rappresenta il vero fine dell'azione, ma solo un mezzo o uno strumento per raggiungere un altro bene. In un secondo senso, diciamo invece "bene" ciò che ricerchiamo per se stesso e non in vista di altro. In questo senso - che è quello più proprio - "bene" è soltanto ciò in vista del quale vengono ricercati tutti gli altri beni, quali mezzi rispetto al fine: Aristotele lo definisce "bene supremo".
Il bene supremo e la felicità
Il bene supremo, tuttavia, diversamente dall'idea del Bene platonica, principio della realtà e dell'intelligibilità delle cose, deve essere qualcosa di effettivamente alla portata dell'uomo, che lo può conseguire mediante le proprie azioni. In altri termini, esso deve essere praticamente raggiungibile. La felicità è il bene supremo pratico cui l'uomo può aspirare nella vita e al cui raggiungimento deve essere orientato il suo agire.
Domande da interrogazione
- Qual è lo scopo della vita morale secondo Aristotele?
- Come distingue Aristotele i significati di "bene"?
- In che modo il bene supremo è diverso dall'idea platonica del Bene?
Secondo Aristotele, lo scopo della vita morale è il raggiungimento della felicità (eudaimonia), poiché tutte le azioni umane mirano a un bene (tò agathón) che varia a seconda delle azioni stesse.
Aristotele distingue due significati di "bene": il primo è ciò che si ricerca come mezzo per ottenere altri beni, mentre il secondo è il "bene supremo", ricercato per se stesso e considerato il fine ultimo di tutte le azioni.
A differenza dell'idea platonica del Bene, che è un principio astratto, il bene supremo secondo Aristotele deve essere concretamente raggiungibile dall'uomo attraverso le proprie azioni, e la felicità rappresenta questo bene supremo pratico.