Ascolta
00:00 00:00

Concetti Chiave

  • Il termine eudaimonfa, tradotto come "felicità", implica un significato più profondo rispetto all'italiano, rappresentando uno stato di benessere e fortuna.
  • Aristotele definisce la felicità come il bene supremo, distinto dal piacere, che è comune anche agli animali e quindi inadeguato come fine ultimo delle azioni umane.
  • La ricchezza è considerata da Aristotele un mezzo e non un fine, poiché non conduce di per sé alla vera felicità, che deve essere ricercata oltre il possesso materiale.
  • Aristotele critica l'associazione della felicità con gli onori, poiché questi dipendono da fattori esterni e sono utilizzati per gratificare l'individuo, piuttosto che rappresentare veri obiettivi finali.
  • La concezione aristotelica di felicità richiede un approfondimento delle nozioni comuni, per arrivare a una comprensione più autentica del benessere umano.

Il significato di eudaimonfa

Noi traduciamo il termine eudaimonfa con "felicità", ma il sostantivo italiano rende solo in modo parziale il valore di quello greco, parzialmente diverso in significato. Eudaimonfa è infatti composto da eu, che significa "bene", e da daimon, "demone", e letteralmente significa "essere in compagnia di un buon demone"; ciò denota insomma una condizione complessiva di benessere, quale può essere garantito da una sorte propizia. Ma in che cosa consistono, concretamente, felicità e benessere? Per rispondere, Aristotele esamina le nozioni più comuni di felicità disponibili all'epoca.

Qual è la felicità secondo Aristotele?

In quanto bene supremo per l'uomo, la felicità non può consistere nel piacere, con cui la identifica il volgo e il popolo comune, essendo il piacere comune anche agli altri animali. Inaccettabile per Aristotele è anche l'identificazione della felicità con il possesso di grandi ricchezze: la felicità è infatti il bene supremo e dunque costituisce il fine ultimo delle azioni umane, mentre la ricchezza è un mezzo del quale ci si serve in vista di altro.

Critica agli onori e alla ricchezza

La felicità, infine, non può neppure consistere negli onori, derivanti dalla partecipazione alla vita politica: gli onori infatti per molti aspetti non dipendono da noi, ma dagli altri; e soprattutto non sono davvero fini, ma mezzi essi stessi, che servono - osserva acutamente Aristotele - per gratificare chi ne è destinatario e per rassicurarlo sulle sue qualità individuali.

Domande da interrogazione

  1. Qual è il significato profondo del termine eudaimonfa?
  2. Eudaimonfa, tradotto come "felicità", implica una condizione di benessere legata alla presenza di un "buon demone", suggerendo un significato più complesso rispetto alla semplice felicità, come evidenziato nel testo.

  3. Come definisce Aristotele la felicità rispetto al piacere e alla ricchezza?
  4. Aristotele sostiene che la felicità non può essere identificata con il piacere o la ricchezza, poiché la felicità è il bene supremo e il fine ultimo delle azioni umane, mentre il piacere e la ricchezza sono solo mezzi per raggiungere altri scopi.

  5. Perché Aristotele critica l'idea che la felicità possa derivare dagli onori?
  6. Aristotele critica l'associazione della felicità con gli onori, poiché questi ultimi dipendono dagli altri e non sono fini in sé, ma strumenti per gratificare e rassicurare l'individuo sulle proprie qualità, come indicato nel testo.

Domande e risposte

Hai bisogno di aiuto?
Chiedi alla community