Concetti Chiave

  • L'etica di Aristotele, contenuta nell'Etica Nicomachea, si concentra sulla ricerca della felicità come fine ultimo dell'azione umana.
  • Le virtù etiche, gestite dalla ragione, influenzano il comportamento e le passioni, mentre le virtù dianoetiche riguardano le funzioni intellettive come l'intelligenza e la saggezza.
  • Il giusto mezzo rappresenta l'indicazione morale principale di Aristotele, suggerendo che la virtù si trova tra eccesso e difetto.
  • Aristotele distingue tra intelligenza pratica, che guida le virtù etiche, e intelligenza teoretica, che si occupa dei principi primi delle scienze.
  • La sapienza, che unisce intelligenza e scienza, è considerata da Aristotele il grado più alto delle virtù dianoetiche e rappresenta la vita teoretica.

Etica e politica sono le scienze pratiche, che si differenziano dalle teoriche e poietiche. L’etica di Aristotele si racchiude nel libro chiamato “etica nicomachea”, dal nome Nicomaco (=nomi del padre e del figlio di Aristotele).

Indice

  1. La ricerca della felicità
  2. Virtù etiche e dianoetiche
  3. Il giusto mezzo e la giustizia
  4. Virtù dianoetiche e sapienza

La ricerca della felicità

Dedica questi libri al padre soprattutto al figlio perché sono dei libri orientati alla ricerca della felicità. L’etica è il campo dell’agire umano, ossia dell’azione umana. L’azione umana secondo Aristotele è sempre orientata ad un fine e i fini possono essere molteplici (posso ad esempio perseguire vari fini come ricchezza, gloria e salute). Questi sono dei fini intermedi ed esiste un fine superiore, ossia un fine ultimo: la felicità (detta anche sommo bene perché è il bene maggiormente ricercato). Dedica questi libri al figlio perché parlano della ricerca della felicità e dell’etica. Per Aristotele per giungere alla felicità si deve svolgere bene il proprio compito o ciò che si sa fare (si rifà al suo maestro platone). Anche qua Aristotele pone due livelli, che però non sistematizza: una cosa sono le virtù personali che ci riescono bene e un’altra è la virtù umana, ossia il vivere la vita secondo la ragione. La felicità si risolve in un uso della facoltà della ragione.

Virtù etiche e dianoetiche

Per Aristotele ci sono due tipi di virtù, le prime sono le virtù etiche (quelle normalmente conosciute come virtù) e poi ci sono le virtù dianoetiche. Le virtù etiche sono quelle in cui la ragione gestisce il comportamento e lavora sugli impulsi sensibili, ed esse sarebbero il dominio della ragione sulle passioni (sono delle indicazioni morali). Le virtù dianoetiche sono direttamente l’espressione delle funzioni intellettive, ad esempio l’intelligenza e la saggezza. Un uomo è virtuoso quando ragiona e quando fa funzionare quel suo compito assegnato (il compito dell’umano è la funzione intellettiva dell’anima). Diano deriva da dianoia=pensiero intellettivo.

Il giusto mezzo e la giustizia

Aristotele da una sola grande indicazione morale per le virtù etiche e afferma ch è il giusto è nel mezzo. Nella vita quando bisogna scegliere come comportarsi, il giusto è il mezzo tra l’eccesso e il difetto. Tutte le prescrizioni morali si racchiudono in questa unica indicazione ed essa condensa la saggezza dei sette savi, ossia dei personaggi (confusione su di loro) come Talete e Solone, che erano dei saggi che dicevano delle massime ed erano molto presenti nella cultura greca. A Talete si attribuisce la frase “conosci te stesso” riportata sull’Oracolo di Delfi. La virtù etica per eccellenza è la giustizia.

Virtù dianoetiche e sapienza

Le virtù dianoetiche sono poste in ordine crescente e partono dall’arte, perché per Aristotele essa è la capacità accompagnata dalla ragione, di produrre qualcosa (un oggetto). Poi troviamo la saggezza, ossia un tipo di intelligenza pratica, ossia è proprio quella che orienta per le virtù etiche. Aristotele divide l’intelligenza pratica da quella teoretica che invece Platone non faceva e per Platone infatti lo schiavo liberato ritorna perché la conoscenza di Platone si esprime nella polis anche se parte dalle idee e sono un qualcosa di molto astratto (in fin dei conti Platone risulta più pratico perché tutta la conoscenza si risolve nella polis e nel governo). Platone non distingue tra la conoscenza/intelligenza teoretica e pratica, al contrario di Aristotele che darà più valore alla teoretiche. Poi si trova l’intelligenza, ossia la capacità di cogliere i principi primi delle scienze e i principi comuni di tutte le scienze, ossia gli assiomi. Parla anche di scienza, ossia la capacità dimostrativa (=giudico e capisco se sono validi o meno i principi delle scienze, dopo averli colti con l’intelligenza). La scienza dunque dimostra se i principi reggono o meno. L’ultima delle virtù dianoetiche è la sapienza, ossia l’unione tra intelligenza e scienza, infatti Aristotele dice che il sapiente è colui che è capace di cogliere i principi primi delle scienze ma che sa anche giudicarli. Per Aristotele la vita teoretica è il grado più alto di espressione delle virtù dianoetica (pone la conoscenza teoretica ossia la sapienza su un gradino più alto rispetto a quella pratica). Aristotele chiama libero colui che ha la ragione delle proprie azioni in sé stesso (l’essere umano è libero perché sceglie come comportarsi).

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il fine ultimo dell'azione umana secondo Aristotele?
  2. Il fine ultimo dell'azione umana, secondo Aristotele, è la felicità, considerata il sommo bene e il bene maggiormente ricercato.

  3. Quali sono le due categorie di virtù identificate da Aristotele?
  4. Aristotele distingue tra virtù etiche, che gestiscono il comportamento attraverso la ragione, e virtù dianoetiche, che esprimono le funzioni intellettive come l'intelligenza e la saggezza.

  5. Cosa rappresenta il "giusto mezzo" nella filosofia etica di Aristotele?
  6. Il "giusto mezzo" rappresenta l'indicazione morale fondamentale per le virtù etiche, suggerendo che il comportamento giusto si trova tra l'eccesso e il difetto.

  7. Come Aristotele differenzia l'intelligenza pratica da quella teoretica?
  8. Aristotele distingue l'intelligenza pratica, che orienta le virtù etiche, dall'intelligenza teoretica, che coglie i principi primi delle scienze, attribuendo maggiore valore alla conoscenza teoretica.

  9. Qual è la definizione di libertà secondo Aristotele?
  10. Aristotele definisce libero colui che ha la ragione delle proprie azioni in sé stesso, sottolineando che l'essere umano è libero perché può scegliere come comportarsi.

Domande e risposte

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