Concetti Chiave
- La volontà è centrale nella filosofia pratica di Aristotele, distinguendosi dall'intellettualismo etico, dove il male è visto come frutto di ignoranza.
- Secondo Aristotele, conoscere il bene non è sufficiente; è fondamentale la volontà di agire per raggiungere fini buoni.
- Desiderio e volontà sono affini e naturali, entrambe necessarie per motivare l'azione umana, senza bisogno di negare il desiderio.
- La virtù etica aristotelica è una disposizione acquisita tramite esercizio, che implica la volontà di perseguire fini buoni.
- Volontà e desiderio devono conformarsi a una regola razionale per realizzarsi come virtù, raggiungendo così l'eccellenza.
La volontà nella filosofia di Aristotele
Il ruolo attribuito alla volontà rappresenta un ulteriore fondamentale aspetto per cui la filosofia pratica di Aristotele si distingue dall'intellettualismo etico. Come sappiamo, per l'intellettualismo il male viene compiuto involontariamente, a causa dell'ignoranza di ciò che è bene. Secondo Aristotele, invece, la conoscenza del fine buono non è sufficiente a determinare l'agire virtuoso, che invece richiede il concorso della volontà: se non siamo animati dalla volontà di agire in vista del raggiungimento di un fine buono, pur sapendo che esso è bene, non potremo conseguirlo. E se l'agire virtuoso dipende dalla volontà, da questa, e non dall'ignoranza, dipendono anche le disposizioni viziose, di cui dunque siamo responsabili.
Desiderio e volontà secondo Aristotele?
Per agire virtuosamente, tuttavia, non è necessario negare il desiderio e neutralizzare le passioni. Aristotele anzi - lontano in questo dal rigorismo tipico di molti scritti platonici — è convinto che provare desiderio e "volere" qualcosa siano tendenze tra loro affini, entrambe naturalmente radicate nell'anima umana e incaricate di un compito essenziale: quello di spingere l'uomo ad agire.
Virtù etica e regola della ragione
Possiamo allora aggiungere la seguente precisazione intorno alla nozione aristotelica di virtù etica: essa consiste nella disposizione, conseguita mediante lungo esercizio, a volere fini buoni. Volontà e desiderio, tuttavia, pervengono all'eccellenza e si attuano come virtù solo nella misura in cui si conformano a una regola, imposta dalla ragione.
Domande da interrogazione
- Qual è il ruolo della volontà nella filosofia pratica di Aristotele?
- Come si relazionano desiderio e volontà nella filosofia di Aristotele?
- Cosa implica la virtù etica secondo Aristotele?
La volontà è fondamentale per l'agire virtuoso secondo Aristotele, poiché non basta conoscere il bene per agire virtuosamente; è necessaria la volontà di perseguire un fine buono. Le disposizioni viziose derivano dalla volontà, rendendoci responsabili delle nostre azioni.
Aristotele sostiene che desiderio e volontà sono affini e radicati nell'anima umana, entrambi spingendo l'individuo ad agire. Non è necessario negare il desiderio per agire virtuosamente, contrariamente a quanto sostenuto da alcuni scritti platonici.
La virtù etica, per Aristotele, è la disposizione a volere fini buoni, raggiunta attraverso un lungo esercizio. Tuttavia, sia la volontà che il desiderio devono conformarsi a una regola imposta dalla ragione per realizzarsi come virtù.