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Concetti Chiave

  • Ludovico Ariosto, scrittore emiliano, rifiutò la servitù alla corte preferendo la libertà individuale, evidenziando le sue responsabilità familiari e condizioni di salute.
  • La satira "Fa che la povertà meno m'incresca" riflette il desiderio di Ariosto di una vita modesta e indipendente, in contrasto con la ricerca di ricchezza e fama.
  • Ariosto si ispira alla Satira classica, in particolare a Orazio, adottando un linguaggio colloquiale e una struttura bipartita nelle sue opere.
  • Il poeta critica il mecenatismo rinascimentale, denunciando la dipendenza degli intellettuali dalla corte e la necessità di una vita dedicata agli studi umanisti.
  • La sua opera principale, "L'Orlando furioso", si integra con temi di moralità e ironia, esprimendo una visione moderna della dignità e della libertà personale.

ANALISI DEL TESTO

LUDOVICO ARIOSTO

FA CHE LA POVERTA' MENO M'INCRESCA

SATIRA I

Ludovico Ariosto: Vita e Carriera

La satira “Fa che la povertà meno m'incresca” è opera dello scrittore e commediografo emiliano Ludovico Ariosto, nato a Reggio Emilia nel millequattrocentosettantaquattro. Dopo dei primi spostamenti, si trasferisce con la famiglia a Ferrara, dove avvia gli studi di giurisprudenza, ma non termina gli studi e inizia a dedicarsi alla lettura dei classici. Entra dal millequattrocentonovantasette a far parte della Corte ferrarese come letterario dipendente e dopo la morte del padre, per sostenere economicamente la sua famiglia, è costretto a intensificare la sua attività presso i signori D'Este e si pone al servizio del cardinale Ippolito D'Este, con il quale instaura rapporti di enorme tensione. Successivamente decide di abbracciare lo stato ecclesiastico per ottenere benefici economici e inizia a viaggiare in qualità di ambasciatore. Nel millecinquecentosedici rifiuta l'ennesimo incarico da parte del cardinale Ippolito D'Este di accompagnarlo in Ungheria, a causa delle precarie condizioni di salute, perciò decide di lasciare la corte del cardinale ferrarese. Dal millecinquecentodiciotto passa sotto la protezione del duca Alfonso D'Este con il quale instaura un rapporto di forte intesa. Nel millecinquecentoventisei sposa segretamente, per non perdere i benefici ecclesiastici, Alessandra Benucci. Muore a Ferrara nel millecinquecentotrentatré dopo un viaggio a Mantova.

Opere di Ludovico Ariosto

La produzione di Ludovico Ariosto si compone di numerose opere, tra le quali spiccano le liriche in latino “Carmina”, le “Rime” in volgare dedicate ad Alessandra Benucci, le sette satire e le cinque commedie rappresentate presso la corte D'Este: “Cassaria”, “Suppositi”, “Negromante”, “Lena” e “Gli studenti”. L'opera principale della produzione di Ludovico Ariosto è “L'Orlando furioso”.

Temi e Stile della Satira

La satira “Fa che la povertà meno m'incresca” è tratta dalla raccolta delle sette Satire scritte da Ludovico Ariosto, lettere poetiche che l'autore immagina di inviare ai familiari. Il fine è puramente etico-morale e il modello è costituito dalla Satira classica, che vede tra i suoi maggiori esponenti Lucilio, Orazio, Persio e Giovenale. Dalla fonte Ariosto riprende la finalità, la lingua colloquiale e la struttura bipartita. Dalla produzione delle Satire emerge la personalità dell'autore emiliano, che prende come modello Orazio. Ariosto è caratterizzato dall'ideale dell'aurea mediocritas (il giusto mezzo), dell'autarkeia (autosufficienza), del “carpe diem”; inoltre, è dotato di ironia e forte moralità.

Nella satira “Fa che la povertà meno m'incresca” Ariosto motiva il suo rifiuto di seguire il cardinale Ippolito D'Este, che nel millecinquecentodiciassette aveva la sua sede episcopale in Ungheria. Il poeta adduce come scusa ragioni di salute, responsabilità familiari e, come si evince nel passo “Fa che la povertà meno m'incresca”, il proposito di difendere la propria dignità e libertà.

COMPRENSIONE COMPLESSIVA DEL TESTO

Parafrasi e Analisi del Passo

La parafrasi del passo “Fa che la povertà meno m'incresca” tratto dalla prima satira di Ludovico Ariosto è la seguente: Fa che la povertà non mi dispiaccia, / e fa che la ricchezza non ami / affinché di mia libertà esca per suo amore. / quello che io non spero di ottenere, fa che io non lo desideri, / che non mi consumi né il disgusto né l'invidia / perché Marone o Celio chiamo il signore; / non aspetto che si accendono le luci del banchetto durante l'estate / per essere visto a cena con il signore, / che io non mi lasci accecare da questi fumi di vanità; / che io possa andare solo e a piedi dove mi conduce / la mia necessità, e quando io vado a cavallo, / le bisacce gli fisso sul dorso (porto pochi bagagli e non ho seguito).

Il passo “Fa che la povertà meno m'incresca” tratto dalla prima satira di Ludovico Ariosto è costituito da un'unica sequenza, dal titolo “Ariosto difende la propria libertà e dignità”. Il poeta afferma che non si è mai lasciato accecare dai fumi della vanagloria fino al punto di aspettare, l’estate, che fossero accesi i lumi sul tavolo imbandito all’aperto, per desiderare di essere visto cenare insieme al suo signore, destando l’invidia dei passanti. Estremamente evidente nei versi proposti il modello costituito dalle Satire del poeta latino Orazio, dal quale Ariosto riprende oltre che per il tono e la struttura della satira, anche per gli ideali stessi presenti nei componimenti satirici oraziani, come appunto l’aspirazione ad un’esistenza modesta ma quieta (vv.166-167: Fa che la povertà meno m'incresca, e fa che la ricchezza sì non ami) (vv. 169-170: quel ch'io non spero aver, fa ch'io non brami, che né sdegno né invidia me consumi) e l'indipendenza da ogni servitù. Infine entrambi gli autori sono accomunati dallo stesso sguardo ironico con cui osservano la vita degli uomini.

ANALISI DEL TESTO

Il passo tratto dalla prima satira di Ludovico Ariosto è costituito da quattro terzine, che presentano la rima incatenata.

Particolare è il riferimento ai cortigiani Marone e Celio, espresso nei versi centosettanta e centosettantuno. Infatti Ariosto, anch'egli cortigiano, si augura di non essere soggetto alle invidie del popolo per la sua vicinanza al signore.

Nei primi tre versi è presente un forte parallelismo volto a porre in antitesi la povertà con la ricchezza. La seconda terzina è, invece, caratterizzata da un'espressione binaria, che sottintende il binomio ricco e povero. Infine, l'ultimo verso si costituisce di una metafora, volta a presentare il poeta viaggiante con pochi bagagli e senza alcun seguito

INTERPRETAZIONE COMPLESSIVA E APPROFONDIMENTI

Interpretazione e Approfondimenti

La tematica principale che traspare dal passo “Fa che la povertà meno m'incresca” tratto dalla prima satira di Ludovico Ariosto è l'ideale dell'otium. Infatti, il poeta, come la fonte costituita da Ovidio, conserva i tratti della saggezza, della dedizione agli studi, dell'amore per la tranquillità e dell'otium litterarum. Inoltre la fonte latina è individuata dal tono colloquiale e dal culto dell'aurea via di mezzo: l'autore rifugge povertà e ricchezza, fama e fallimento, popolarità e avversione.

L'epoca rinascimentale, durante la quale opera Ludovico Ariosto, è caratterizzata dal mecenatismo; il signore ospitava nella sua corte letterati, artisti e studiosi affinché questa acquisisse vanto e rispettabilità. Ma mentre ne “Il Cortigiano” il Castiglione lodava la corte e la vita che il letterato poteva svolgere in comunione con il principe, negli stessi anni, Ariosto disprezza la forma di servitù alla quale l'intellettuale è costretto a sottomettersi, obbligato dalle necessità economiche. Perciò, la finalità dell'autore è quella di difendere la propria libertà individuale, più importante della fedeltà nei confronti del signore. In questo modo, Ariosto ci presenta una concezione puramente moderna e “borghese” del valore individuale, riprendendo il pensiero umanista e degli intellettuali cittadini. Quindi, l'autore non potendo aderire al suddetto movimento per motivi economici e sociali, tenta una fuga dalla spregevole realtà della corte, rinunciando a qualsiasi incarico pubblico e rinchiudendosi in una sfera puramente privata nella quale coltivare gli studi umanisti. Infine, presentandosi tollerante nei confronti delle varie manifestazioni della natura umana, Ariosto compone una vera e propria esaltazione della vita domestica, volta a confuta e respingere i piacere della vita attiva e a ricercare e riscattate la cultura. Per quanto breve, il passo esprime uno dei problemi più grandi del rapporto tra signore e intellettuali; questi, infatti, a causa del suddetto rapporto, spesso sono vittime delle infamie e del disprezzo degli invidiosi.

Mecenatismo e Influenza Culturale

Il fenomeno del mecenatismo, sin dalla produzione romana, ha sempre influenzato e caratterizzato un gran numero di artisti. Anche il nostro tempo conosce forme di mecenatismo; infatti, le donazioni da parte di privati o enti pubblici i quali versano dei fondi, figurando come sponsor, al fine di supportare mostre o opere culturali, si riconducono ad un moderno mecenatismo. Ovviamente lo sponsor finanzia sperando in un ritorno d'immagine, oppure, come nel caso delle case editrici, bramando alti guadagni.

Studia con la mappa concettuale

Domande da interrogazione

  1. Qual è il contesto biografico di Ludovico Ariosto e come ha influenzato la sua opera?
  2. Ludovico Ariosto, nato a Reggio Emilia nel 1474 e trasferitosi a Ferrara, ha vissuto una vita segnata da responsabilità familiari e tensioni con il cardinale Ippolito D'Este. Queste esperienze hanno influenzato la sua scrittura, in particolare nella satira “Fa che la povertà meno m'incresca”, dove difende la propria dignità e libertà.

  3. Quali sono le principali opere di Ludovico Ariosto?
  4. Ariosto ha prodotto numerose opere, tra cui le liriche in latino “Carmina”, le “Rime” in volgare, sette satire e cinque commedie, con “L'Orlando furioso” come opera principale. Queste opere riflettono la sua versatilità e il suo talento letterario.

  5. Qual è il tema centrale della satira “Fa che la povertà meno m'incresca”?
  6. La satira affronta il tema dell'ideale dell'otium, esprimendo il desiderio di libertà e indipendenza da servitù e invidie, rifiutando sia la povertà che la ricchezza. Ariosto si ispira a Orazio, cercando un'esistenza modesta e tranquilla.

  7. Come si manifesta lo stile di Ariosto nella sua satira?
  8. Lo stile di Ariosto nella satira è caratterizzato da un linguaggio colloquiale, una struttura bipartita e un forte uso dell'ironia. La sua scrittura riflette l'influenza della satira classica, con un parallelismo tra povertà e ricchezza, e una metafora che rappresenta il poeta come viaggiatore con pochi bagagli.

  9. Qual è la critica di Ariosto nei confronti del mecenatismo e della vita di corte?
  10. Ariosto critica la servitù intellettuale imposta dal mecenatismo, sostenendo che la libertà individuale è più importante della fedeltà al signore. La sua opera esprime una concezione moderna del valore individuale, rifiutando la vita attiva in favore di una ricerca culturale e di una vita domestica più gratificante.

Domande e risposte

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