Concetti Chiave
- Orlando, dopo aver scoperto i nomi di Angelica e Medor, vive una crisi profonda, scatenando la sua furia distruttrice contro gli arbusti e gli uomini che lo circondano.
- Astolfo, attraverso la sua avventura, esplora la pazzia di Orlando e la concezione della Luna come specchio della realtà terrestre, esprimendo la vanità della vita umana.
- Il senno di Orlando è rappresentato come un liquido in ampolle e viene recuperato da Astolfo grazie all'intervento divino, permettendo a Orlando di ritrovare la lucidità.
- Ariosto mette in evidenza il legame tra memoria e destino, mostrando come il Tempo distrugga i nomi e la memoria degli uomini, salvando solo quelli degni.
- Il racconto evidenzia il contrasto tra il potere effimero della fortuna e la vera sostanza della poesia, suggerendo che ciò che si desidera è spesso destinato a svanire.
Indice
Orlando e la scoperta dolorosa?
Orlando dopo aver girato a vuoto per due giorni si riposa in una dimora trasandata, dove trova degli arbusti incisi con i nomi di Angelica e del suo amante Medor, un fante saraceno. Egli è caratterizzato dalla fede che prova per il suo re e infatti fa di tutto per seppellire il suo re. Orlando cercò di convincersi che non si trattasse della sua amata Angelica ma vede in una grotte moltissime scritture, di cui una affermava espressamente che lì i due avevano giaciuto insieme. Orlando si dispera, anche nella casa del contadino che lo ospita e che prima aveva ospitato Angelica e Medor. Il contadino gli racconta che Angelica aveva portato il ferito lì e lo aveva curato per poi dare al pastore un braccialetto, a lei dato da Orlando, come ricompensa per l’ospitalità. orlando inizia ad odiare quella casa e fugge, dando sfogo al suo dolore. Decide poi di tagliare tutti gli alberi su cui erano incisi i nomi e poi si spoglia della sua armatura. I contadini vicini lo raggiungono ma appena lo vedono infuriato cercano di scappare, anche se alcuni vengono uccisi. Altri contadini tentano un’assalto ma nessuno riesce a ferirlo per il volere divino. Tutta questa pazzia potrebbe sembrare una storia ironica e divertente.
Astolfo e la visione della Luna
Si tratta di uno dei momenti in cui viene ripresa la pazzia di Orlando. Astolfo caccia le arpie e le insegue fino all’entrata dell’inferno. Sull’ippogrifo raggiunge il Paradiso, dove incontra la sua guida Giovanni Evangelista. Ariosto concepisce la Luna come uno specchio corrispondente della Terra. Astolfo immagina un intervento divino ma viene evidenziata anche la laicità (sperare che Dio venga incontro alle nostre preghiere è un desiderio vano). Astolfo arriva dove si radunano tutte le cose che sulla Terra sono state perse e che sulla Luna assumono una forma differente dalla propria (es: i versi delle poesie adulatorie dedicate ai padroni prendono le forme di cicale scoppiate). Vengono presentati il potere e la ricchezza come elementi vani in mano alla fortuna e la fama come elemento vano in mano al tempo. Per Ariosto nulla ha senso e la realtà è vana, infatti tutto va a finire sulla Luna tra le cose perse, tranne la follia, con un’altra forma.
Il senno perduto di Orlando
Astolfo raggiunge la montagna maggiore, costituita da ciò che gli uomini non credono di perdere, ossia il senno, presentato come un liquido rinchiuso in ampolle etichettate. Astolfo recupera l’ampolla più grande che conteneva il senno di Orlando grazie a San Giovanni e inspira il proprio senno. Orlando poi, essendo impazzito troppo, verrà forzato ad inspirare il proprio senno.
Il destino e la memoria
Ludovico domanda all’amata Alessandra chi salirà nel cielo per riportargli il suo ingegno/senno perduto. Il cavaliere cristiano Astolfo vede sulla Luna tutto ciò che è stato perso sulla Terra, ossia ciò che gli uomini desiderano. Egli vaga per il palazzo delle Parche dove vede Lachesi, Cloto e Atropo filare il destino di Ippolito d’Este. Ippolito viene lodato e poi si narra di un vecchio che aveva preso con sé dal fiume Lete le piastre su cui erano scritti i nomi delle Parche. Alla sponda del fiume, egli lascia cadere i nomi, che poi vengono raccolti da cigni che riescono a salvare le memorie di alcuni nomi. Essi li portano in un tempio su un colle e lì vengono affitti intorno ad una statua. Astolfo chiede a Giovanni Evangelista cosa stia succedendo ed egli gli dice che tutto ciò che il vecchio fa accadere nel cielo, sulla Terra lo fa accadere il Tempo: una volta che i fili sono stati filati nel cielo, un’anima muore sulla Terra e di essa resta il ricordo solo se il vecchio nei cieli e il Tempo sulla Terra non ne distruggono il nome. Gli uomini degni vengono salvati dai cigni, mentre i “cortigiani gentili” cadono nell’’oblio. Questi ultimi ignoranti sono privi di intelletto e ciò li rende indifferenti alla poesia e ne fa dimenticare i nomi (molti si sarebbero potuti salvare se avessero apprezzato la poesia e fossero stati amici di scrittori). Ariosto considera vano/destinato a svanire ciò che l’uomo desidera.
Domande da interrogazione
- Qual è la reazione di Orlando alla scoperta dell'amore tra Angelica e Medor?
- Come viene rappresentata la Luna nel racconto di Astolfo?
- Cosa simboleggia il senno di Orlando e come viene recuperato?
- Qual è il ruolo del Tempo e delle Parche nella narrazione?
- Qual è la visione di Ariosto riguardo ai desideri umani?
Orlando, dopo aver trovato i nomi incisi sugli arbusti, si dispera e fugge dalla casa del contadino, dando sfogo al suo dolore e decidendo di distruggere gli alberi su cui erano incisi i nomi, manifestando così la sua follia.
La Luna è concepita come uno specchio della Terra, dove tutto ciò che è stato perso assume forme diverse, evidenziando la vanità della realtà e il potere e la ricchezza come elementi effimeri.
Il senno di Orlando è rappresentato come un liquido in ampolle, e Astolfo riesce a recuperare l'ampolla contenente il senno di Orlando grazie all'intervento di San Giovanni, ispirando poi il proprio senno.
Il Tempo sulla Terra e le Parche nel cielo filano il destino degli uomini; ciò che accade nel cielo ha un riflesso sulla Terra, e solo i nomi degni vengono salvati dai cigni, mentre gli ignoranti cadono nell'oblio.
Ariosto considera vani i desideri umani, destinati a svanire, e sottolinea che l'apprezzamento della poesia e l'amicizia con gli scrittori possono salvare i nomi dalla dimenticanza.