Lezione 1: che cos’è la macroeconomia?
Si tratta di una branca dell’economia che studia l’andamento di un sistema economico attraverso una serie di variabili aggregate. Questa materia ha preso forma intorno agli anni 30 grazie a Keynes e a uffici di statistica nazionale che cominciarono a rilevare appunto le variabili aggregate di interesse come la ricchezza, la disoccupazione e l’inflazione.
Mentre la microeconomia si occupa del comportamento dei singoli mercati e dei singoli operatori/soggetti economici, la macroeconomia è il ramo di economia politica che studia il funzionamento del sistema economico nel suo insieme.
Tre variabili fondamentali
- PIL = prodotto interno lordo, misura della produzione aggregata.
- Tasso di disoccupazione = proporzione di lavoratori non occupati e in cerca di lavoro sul totale delle forze lavoro dell’economia.
- Tasso di inflazione = tasso di crescita del prezzo medio dei beni presenti nell’economia.
Politica economica
Parte fondamentale della macroeconomia che studia l’intervento dello Stato nel sistema economico e suggerisce gli strumenti da utilizzare per raggiungere obiettivi desiderabili il cui scopo è modificare l’andamento spontaneo dell’economia dopo averlo studiato.
Le principali forme di intervento sono:
- Politica fiscale: azione del governo che utilizza la pressione fiscale e la spesa pubblica per influenzare il livello della domanda aggregata attraverso variazioni della spesa pubblica.
- Politica monetaria: azioni per regolare il livello di domanda aggregata attraverso un aumento o una diminuzione dell’offerta di moneta, che fa modificare il tasso di interesse.
a. QE = quantitative easing, strumento con cui la BCE immette nel sistema una dose di liquidità attraverso un programma di acquisti di titoli.
Obiettivi
- Piena occupazione dei fattori produttivi, in particolare della forza lavoro: riduzione della disoccupazione che implica uno spreco di risorse a causa di fattori di produzione non impiegati che influisce sull’efficienza del sistema; un alto tasso di disoccupazione inoltre è un problema sociale e non solo economico.
- Sviluppo economico intenso:
- O in senso stretto aumento della capacità produttiva e della varietà dei beni prodotti, aumento del PIL e crescita economica.
- O in senso lato miglioramento delle condizioni di vita della popolazione.
Vincoli
- Stabilità monetaria interna ed esterna data da:
- O stabilità dei prezzi: attenzione al tasso di inflazione.
- O equilibrio del bilancio della Pubblica amministrazione: attenzione al deficit e al debito pubblico.
- O pareggio tendenziale della bilancia dei pagamenti, conto che registra in ciascun Paese i movimenti di merci, servizi, trasferimenti e capitali dal resto del Mondo: attenzione alle importazioni e esportazioni, importazioni > esportazioni disavanzo; esportazioni > importazioni avanzi.
- Altri vincoli: equa distribuzione del reddito, equilibrio ambientale…
Andamento macroeconomico
Come si può notare queste variabili hanno un andamento ciclico, per cui si assiste a fasi di espansione alternate a fasi di contrazione.
Crisi del 2008
A seguito della crisi finanziaria del 2008, che ha colpito i paesi più avanzati, si è sviluppata la crisi economica nel 2009.
Grazie alle forti risposte delle politiche monetarie e fiscali e al risanamento del sistema finanziario, oggi molte economie si sono riprese.
Tuttavia vi è una forte eterogeneità tra i paesi: in particolare l’eurozona ha attraversato un secondo periodo di recessione tra il 2011-2012 originato dalla crisi del debito pubblico greco, crisi dell’euro.
Dalla tabella si può notare come i diversi Paesi siano stati colpiti in modo diverso dalla crisi e come sia stata diversa la ripresa, vedi confronto tra USA e Italia.
Per quanto riguarda il tasso di disoccupazione, in Europa la ripresa è stata piuttosto lenta ed è tutt’ora molto elevato nelle economie del sud Europa.
Situazione italiana
Nella storia macroeconomica italiana possiamo distinguere 3 step:
- Anni 50-60: forte sviluppo economico e sostenuta crescita della popolazione.
- Anni 70-80: sviluppo economico prosegue moderatamente.
- Anni 90-oggi: ridotta crescita economica e stagnazione.
La crisi economica del 2008/2009 ha aggravato la sostenibilità del debito pubblico italiano.
Pandemia 2020
Le recessioni causate da una pandemia sono diverse rispetto alle crisi provocate da uno squilibrio economico, in questo caso la crisi è stata causata da uno shock esogeno e inatteso che ha colpito l’economia in 3 modi:
- Spezzando le catene produttive, chi usava prodotti intermedi importati ha fermato le produzioni.
- Limitazione alla mobilità delle persone e della produzione.
- Rallentamento dei consumi a causa della caduta dei redditi familiari.
Recessione causata dal covid-19 è stata la più profonda delle ultime 4 decadi.
I modelli macroeconomici
In generale i modelli che vengono studiati si sviluppano su 3 orizzonti temporali:
- Breve periodo: consideriamo la produzione è determinata dalla domanda aggregata, fiducia dei consumatori, spesa pubblica.
- Medio periodo: la produzione dipende dall’offerta potenziale, tecnologia, capitale, dimensione della forza lavoro, formazione della forza lavoro.
- Lungo periodo: caratteristiche dell’offerta modificabili in quanto hanno più determinati.
Contabilità nazionale
La contabilità nazionale è uno schema statistico che descrive l’attività economica di un Paese in un dato periodo di tempo. Le principali informazioni si trovano nei conti nazionali includono: produzione, consumi, investimenti, rapporti con l’estero, operazioni finanziarie. In Italia i conti nazionali sono costruiti annualmente dall’Istat.
Il PIL
La misura della produzione aggregata è chiamata PIL.
Il PIL è il valore di mercato dei beni e servizi finali prodotti all’interno di un paese in un determinato periodo, di solito è l’anno solare ma si può considerare anche il mese, trimestre, anno, e viene appunto utilizzato per misurare il valore della produzione realizzata da un paese in un certo periodo di tempo, misura la ricchezza prodotta ed è un parametro economico.
- Beni e servizi finali: bisogna conteggiare solo i valori dei beni e servizi finali che il consumatore finale utilizza e non trasforma per altri fini produttivi, i prodotti intermedi non devono essere conteggiati perché già inclusi in quello finale. Un caso particolare sono i beni capitali che vengono considerati beni finali nell’anno in cui sono prodotti e quindi vanno a far parte del PIL di quell’anno.
- Valore di mercato: rientrano nel PIL solo i beni e servizi espressi in termini monetari, tendenzialmente il PIL sottostima quindi l’attività economica di un paese.
- Prodotti all’interno di un Paese: vengono considerati tutti i prodotti entro i confini nazionali a prescindere dalla nazionalità del produttore.
Altre varianti di PIL sono:
- PNL = prodotto nazionale lordo comprende il valore dei beni e servizi prodotti da residenti nel territorio nazionale, indipendentemente dal luogo di produzione.
- PIN = prodotto interno netto ricavato dalla differenza tra PIL e ammortamenti.
Variabili stock e variabili flusso
In economia distinguiamo quantità stock, riserve scorte, e altre che sono flussi che si differenziano per l’unità di misura:
- Una variabile stock è misurata in uno specifico momento.
- Una variabile flusso è misurata in un intervallo di tempo.
Calcolo del PIL
Esistono 3 metodi per il calcolo del PIL:
- Dal lato della domanda/spesa: valore dei beni e servizi finali prodotti in un’economia in un dato periodo di tempo, si osserva quindi la spesa aggregata.
- Dal lato della produzione: somma del valore aggiunto, valore di mercato dell’output – costo dell’input, in un’economia in un dato periodo di tempo, somma di tutti i valori aggiunti di ogni impresa.
- Dal lato del reddito: somma dei redditi dell’economia in un dato periodo di tempo, reddito da lavoro, redditi da capitale, imposte indirette.
Reddito = spesa aggregata = produzione perché in ogni transazione la spesa sostenuta dall’acquirente è pari al reddito ricevuto dal venditore, per cui la somma di tutte le spese è pari alla somma di tutti i nuovi redditi prodotti.
Il valore percepito dalla vendita di beni e servizi viene distribuito in 4 modi:
- Pagare gli input acquistati.
- Pagare i salari ai dipendenti.
- Remunerare il capitale di terzi.
- Trattenuto sotto forma di profitto.
In un’economia chiusa inoltre domanda finale = valore aggiunto = redditi dei fattori, ciò non vale necessariamente in un’economia aperta dove sono ammessi gli scambi con il resto del mondo.
Che cosa rientra nel PIL?
- Economia emersa, formale: transazioni lecite che passano per il mercato che possono essere rilevate e tassate rientra nel PIL.
- Economia sommersa: attività produttive e legali che non sono dichiarate per motivi fiscali, una sua stima rientra nel PIL, le stime si basano sulla detenzione del circolante dell’economia, sulle differenze tra reddito e spesa finale, stime del lavoro irregolare ricavato da indagini statistiche.
- Economia criminale: attività illegali che fino al 2014 non rientravano nel PIL, a seguito dell’introduzione del SEC 2010, alcuni paesi, tra cui l’Italia, hanno iniziato ad includere una sua stima parzialmente, relativa ad attività illegali con scambi volontari: contrabbando, prostituzione, traffico di droga, nel PIL.
- Economia informale: attività di autoproduzione e consumo che non passano per il mercato non entra nel PIL ma dovrebbero.
Composizione dell’economia sommersa e criminale
Economia sommersa in Europa.
Il PIL è un buon indicatore? È in grado di riflettere il progresso e il benessere sociale?
Oltre ai problemi di misurazione, il PIL è inadeguato per cogliere aspetti del benessere economico sociale che sono comunque rilevanti, come:
- Distribuzione del reddito.
- Produzioni negative, inquinamento, congestione, criminalità, furti/violenze.
- Valutazione del tempo libero e qualità della vita, condizioni non materiali.
Ci sono diversi tentativi a livello nazionale ed europeo per costruire un indicatore di benessere equo e sociale, come il BES che tiene conto del benessere equo e sostenibile e ha l’obiettivo di fornire indicatori che misurino 12 dimensioni legate oltre che all’aspetto economico anche a quello sociale, ambientale, di equità e di sostenibilità.
Lezione 2: PIL reale e PIL nominale
PIL nominale (€Y) = valore della produzione dei beni e servizi finali realizzata in un dato periodo di tempo valutata ai prezzi correnti, ossia i prezzi di quel momento.
La variazione di questo PIL dipende da due fattori:
- Variazione della produzione nel tempo.
- Variazione dei prezzi dei beni nel tempo.
Per isolare le variazioni della produzione, si ricorre al PIL in termini reali.
PIL reale (Y) = valore della produzione dei beni e servizi finali realizzata in un dato periodo di tempo valutata ai prezzi costanti, ossia i prezzi dell’anno base.
Il PIL reale si può anche chiamare PIL in termini di beni o PIL aggiustato per l’inflazione, permette di misurare la produzione e le sue variazioni nel tempo, escludendo l’effetto dei prezzi crescenti.
Per valutare l’andamento di un’economia nel tempo guardiamo il tasso di crescita del PIL reale: − − = = − − −
- Espansione: periodo di crescita positiva.
- Recessione: periodo di crescita negativa, almeno per 2 trimestri consecutivi.
Un ulteriore modo per riassumere le informazioni sull’andamento del PIL reale, evidenziando la variazione cumulata del PIL a prezzi costanti rispetto all’anno base è il numero indice.
Costruzione:
- Scelgo l’anno base.
- Calcolo il PIL reale in ciascun anno sulla base scelta.
- Scelgo l’anno di riferimento.
- Divido il PIL reale di ciascun anno per il PIL reale dell’anno di riferimento.
- Moltiplico per 100.
Volendo utilizzare il PIL per catturare il tenore di vita della popolazione si utilizza il PIL pro-capite rappresentato dal PIL reale diviso la popolazione del paese.
Tasso di inflazione
Si tratta del tasso di crescita del livello medio dei prezzi calcolato usando il deflatore del PIL e alcuni indici dei prezzi.
Se questo tasso è negativo, si parla di deflazione, concetto diverso dalla disinflazione, che implica invece una riduzione del tasso di inflazione e non un tasso di inflazione negativo.
Deflatore del PIL
Il deflatore del PIL è un numero indice che permette di calcolare il prezzo medio dei beni finali prodotti in economia, per l’anno base, questo numero indice viene scelto arbitrariamente pari a 1. €Y = = Y
Questo valore singolarmente non ha valenza economica, ma è il suo tasso di variazione % che rappresenta − − = proprio il tasso di inflazione −
Per deflazionare un valore nominale, convertire un valore nominale in termini reali dell’anno base, bisogna dividerlo per l’indice dei prezzi dello stesso anno, in questo modo si ottiene un valore espresso in termini €Y = monetari dell’anno base, quindi in termini di potere d’acquisto dell’anno base da cui deriva che il € = ∗ PIL nominale è il deflatore moltiplicato per il PIL reale.
Proprietà aritmetiche ( ) ∀ , % ∗ = % + %
- ∀ , % ( ) = % − %
- Il deflatore del PIL fornisce una misura del tasso di variazione dei prezzi dei beni e servizi inclusi nel PIL, tuttavia, in alcuni casi è opportuno concentrare l’attenzione solo su alcuni beni e servizi; alcuni beni del PIL non sono venduti ai consumatori ma a imprese o all’estero e altri sono invece prodotti all’estero e importati e quindi non compaiono nel PIL, per cui per ovviare a questi problemi si può utilizzare l’indice di prezzi al consumo che sono però più difficili da costruire.
Indice dei prezzi al consumo
- Indici elementari = indici dei prezzi basati su un unico bene o servizio: ogni anno si rapporta il prezzo dell’anno corrente sul prezzo dell’anno base moltiplicato per 100.
- Indici complessi = indici dei prezzi basati su un paniere di beni e servizi: media ponderata degli indici elementari dei beni e servizi compresi nel paniere.
Indici dei prezzi in Italia
L’Istat produce tre diversi indici dei prezzi al consumo: per l’intera collettività nazionale (NIC), per le famiglie di operai e impiegati (FOI) e l’indice armonizzato europeo (IPCA).
- NIC = si riferisce all’intero sistema economico e considera l’Italia come se fosse un’unica grande famiglia di consumatori; per gli organi di governo rappresenta il parametro di riferimento per la realizzazione delle politiche economiche.
- FOI = si riferisce ai consumi dell’insieme delle famiglie che fanno capo a un lavoratore dipendente extra-agricolo. È l’indice usato per adeguare periodicamente i valori monetari, ad esempio gli affitti o gli assegni dovuti al coniuge separato.
- IPCA = è stato sviluppato per assicurare una misura dell’inflazione comparabile a livello europeo. Viene assunto come indicatore per verificare la convergenza delle economie dei paesi membri dell’Unione Europea, ai fini dell’accesso e della permanenza nell’Unione monetaria.
In questo caso il tasso di inflazione è calcolato come variazione % dell’indice dei prezzi e può essere:
- Tasso di inflazione congiunturale: tasso di variazione tra un mese e il precedente.
- Tasso di inflazione tendenziale: tasso di variazione tra un mese e lo stesso mese dell’anno precedente.
L’inflazione può essere quindi calcolata come la variazione % del livello medio dei prezzi e può essere − − = calcolata come variazione % dell’IPC: −
In Europa, l’Eurostat pubblica l’IAPC, indice armonizzato dei prezzi al consumo, che dà misure comparabili dell’inflazione nell’area Euro e nell’UE. Tale indice tende a favorire la comparazione dei prezzi al consumo in ambito comunitario.
Confronto tra deflatore e indice dei prezzi al consumo
L’indice dei prezzi al consumo e il deflatore del PIL mostrano trend molto simili nel tempo, vi sono state però evidenti eccezioni, in particolare nel 1998, nel 2002, quando il prezzo dei beni importati si è ridotto rispetto al prezzo dei beni prodotti all’interno dell’area euro, di conseguenza lo IAPC è aumentato meno del deflatore del PIL, scostamenti dovuti ai cambiamenti del prezzo del petrolio, l’opposto è accaduto nel 2008.
È importante monitorare l’inflazione perché redditi e prezzi non variano insieme e, durante le fasi di inflazione i redditi di alcune categorie sociali, per esempio, i pensionati
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