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Introduzione al corso

Il corso tratterà delle principali traiettorie della letteratura cinese moderna al fine di indagare le idee, i valori e i processi interni che hanno configurato i tratti della modernità cinese. E tutto ciò attraverso il mezzo della letteratura. La modernità è un concetto prestabilito in Cina, iniziata nell’Ottocento.

Introduzione alla modernità cinese e i suoi problemi

Non ci si può aspettare di poter trovare un punto di inizio preciso della modernità poiché la modernizzazione è un processo graduale e lento eppure in Cina non fu così in quanto la modernizzazione arriva in modo molto rapido e spontaneo. Sicuramente ci furono in Cina dei precursori, per ideologie, della modernità ma il concetto si è ufficializzato solo quasi verso la prima metà del 1800. Il concetto alla base della modernità, in generale, è la trasformazione e l’evoluzione del mondo e della storia, per cui nulla resta statico oppure risponde a schemi di ciclicità, ma tutto cambia e gli uomini devono adattarsi a questi cambiamenti. Questa idea, in Cina, viene portata dagli Occidentali e a tal proposito la storiografia cinese riconosce l’inizio della modernità nel 1840 con la prima guerra dell’oppio, contro i rivali occidentali Inglesi.

Carteggio fra Re Giorgio III e l’imperatore Qianlong (1793)

Nel 1700 la Cina in Europa era molto ben vista soprattutto per le sue merci e i prodotti locali. I primi contatti con gli europei in estremo oriente erano avvenuti fin nel lontano XVI secolo, con i portoghesi che si erano installati nelle roccaforti di Goa (in India) e a Macao (nel sud della Cina). Infatti in Gran Bretagna, all’epoca grande potenza marittima con una forte influenza in ambito mercantile, come anche in Francia, Prussia, Austria, Russia, stati tedeschi e italiani era scoppiata fin dal XVIII secolo la moda cinese, con richiesta massiccia di ceramiche, sete e prodotti d’arredo provenienti dal celeste impero. Ma siccome la Cina non poteva dirsi reciprocamente interessata ad importare i prodotti inglesi, l’Inghilterra ci rimetteva poiché importava più di quanto esportava e non riceveva entrate soddisfacenti. Il re d’Inghilterra Giorgio III decide quindi di mandare un’ambasceria in Cina ad impressionare il sovrano per convincerlo a considerare di acquistare anche merci prodotte dall’Inghilterra. Re Giorgio invia una lettera tramite un ambasciatore.

Re Giorgio III: ...tutte queste considerazioni ci hanno condotto ad inviare alla vostra Corte un ambasciatore straordinario, il nostro gradito cugino Lord Macartney. Contiamo sulla benevolenza della vostra maestà perché il nostro ambasciatore e rappresentante presso la vostra Corte abbia la possibilità di ottenere tali informazioni sulle vostre istituzioni sublimi, tanto da poterci illuminare sulla vostra grandezza al suo ritorno. Egli stesso è incaricato di fare conoscere interamente e liberamente alla vostra maestà le arti, le scienze e le osservazioni che, con la pratica o la curiosità, l'ingegnosità particolare degli europei e le loro esperienze hanno permesso loro di sviluppare. Contiamo che Voi accorderete a ciascuno dei nostri Sudditi che toccano le vostre rive e che si comportano adeguatamente, una residenza sicura ed un libero accesso ai vostri mercati...

Qianlong risponde che non gli interessa delle loro merci e lo tratta con una benevolenza accondiscendente che però non riconosce valore per i prodotti inglesi. Infine invita gli ambasciatori a fare ritorno in patria. Lo tratta come se fosse stato il monarca di qualche stato tributario cinese. L’imperatore cinese, che si giudicava come un sovrano universale, vedeva (ciecamente) gli europei come barbari, indegni della sua attenzione e non dei pari. Perciò non ammetteva ambasciatori o consoli con indipendenza e status speciale, ma solo mercanti (inglesi, olandesi o francesi) che si dovevano comportare tutt’al più come vassalli.

Qianlong: Noi che siamo maestri del mondo e regniamo tra i quattro mari, noi ci dedichiamo solamente a condurre bene l’arte del governo. Oggetti strani e costosi non ci interessano. Se abbiamo dato ordine che i doni da voi offerti in segno di omaggio fossero accettati, questo è soltanto per un riguardo allo spirito con il quale li avete inviati da così lontano. Come il vostro ambasciatore può constatare di persona, noi qui abbiamo ogni sorta di prodotti. Non riconosciamo valore ad oggetti strani e ingegnosi e non vediamo ragione d’impiego per i prodotti della vostra industria. (...) Per tale motivo abbiamo ordinato che i tuoi inviati tributari ritornino nel loro paese in sicurezza. Tu, o Re, non devi fare altro che agire secondo i nostri voleri, riaffermando la tua fedeltà e giurandoci una obbedienza perpetua, in modo che il tuo paese partecipi ai benefici della pace.

Questo scambio epistolare esemplifica bene il contrasto che si crea, alla fine del 1700, fra l’Inghilterra (unica nazione in via di sviluppo costante con una monarchia, un business consolidato ecc), e la Cina (che si comporta in modo totalmente antimoderno e chiuso secondo l’etichetta confuciana e mantiene l’ordine etico-sociale della tradizionale società cinese, trascendendo il valore positivo e di arricchimento degli scambi commerciali e denigrando il progresso). Al giorno d’oggi i ruoli sono rovesciati se consideriamo la Brexit dell’Inghilterra a contrasto con l’ascesa politica e culturale della Cina come campione della globalizzazione. I cinesi, avevano deciso di limitare al massimo l’influenza commerciale e culturale dei barbari occidentali, che temevano e disprezzavano al tempo stesso. Perciò gli imperatori della dinastia Qing concessero solo il porto di Canton agli affari con portoghesi e spagnoli prima, per poi allargare agli olandesi, agli inglesi e ai francesi. In più questa città aveva dei forti dazi doganali, che servivano a proteggere il mercato cinese dalla concorrenza a buon mercato occidentale (eh si, ai giorni nostri suona quasi comico, ma all’epoca eravamo noi in piena rivoluzione industriale).

Le guerre dell’oppio

Le guerre dell’oppio (la prima dal 1839 al 1842, la seconda dal 1856 al 1860) furono due conflitti combattuti principalmente tra il Regno Unito, la più grande superpotenza mondiale dell’epoca, e la Cina, retta dalla decadente dinastia Qing, di origine Manciù. Le motivazioni del conflitto sono tra le peggiori, in quanto puramente commerciali, ma furono causate anche dalla grande differenza nel modo di vedere le cose tra il mondo cinese e quello occidentale. Per appianare i bilanci scompensati dalla sproporzione tra entrate e uscite con la Cina, verso la fine del XVIII secolo la Compagnia britannica delle Indie orientali cominciò a trasportare oppio in Cina, dove malgrado la proibizione era tornato di moda specialmente tra le classi più abbienti. Il traffico commerciale degli occidentali in Cina divenne monopolizzato dalla Compagnia britannica delle Indie orientali, che poté così introdurre con facilità l'oppio coltivato nei propri possedimenti in India e scambiarlo con argento. In questo modo i britannici si arricchirono sempre di più, le scorte cinesi d'argento iniziarono a diminuire e crebbe ulteriormente il numero di cinesi tossicodipendenti.

L'imperatore Daoguang, salito al trono nel 1820, determinato a debellare il traffico, nel marzo del 1839 inviò in qualità di commissario imperiale il mandarino Lin Zexu a Canton, dove era concentrata la maggior quantità di oppio che entrava nel Paese. Lin ne fece subito distruggere un'enorme quantità sequestrata ai trafficanti stranieri e indirizzò una missiva alla regina Vittoria del Regno Unito affinché intercedesse per porre fine al traffico, missiva che non ottenne riscontro. L'operazione antidroga da lui messa in atto fu il pretesto che scatenò la prima guerra dell'oppio tra britannici e cinesi. Passò quasi un anno prima che i britannici decidessero, nel maggio 1840, di inviare truppe per riparare l'offesa subita dai mercanti di Canton, per far loro riscuotere un indennizzo per le merci confiscate e per garantire la sicurezza dei traffici a venire. La flotta britannica giunse il 21 giugno 1840 al largo di Macao e bombardò quindi il porto di Ting-ha. Durante il conflitto che seguì, la Royal Navy sfruttò la propria superiorità navale e di artiglieria pesante per infliggere una serie di decisive sconfitte alla Cina, una tattica che fu in seguito conosciuta come diplomazia delle cannoniere.

Questo conduce alla seconda guerra dell’Oppio: nel pieno della rivolta, inglesi e francesi approfittarono per strappare ulteriori concessioni all’agonizzante dominio Qing. Le forze cinesi, prese nella doppia morsa dell’attacco franco-britannico e della rivolta dei Taiping, non ebbero scampo. Ma la Cina decise di continuare a resistere. Le forze inglesi rischiarono l’annientamento e vennero salvate dalla copertura militare offerta dal commodoro statunitense locale, che violava di fatto la neutralità americana al conflitto. Nell’estate successiva una ben più potente flotta di 170 navi, si aprì a suon di cannoni e moschetti la strada fino alla capitale, spazzando via ogni resistenza. Come conseguenza veniva sancita l’apertura al commercio estero di altri undici porti cinesi, l’obbligo per la Cina di legalizzare il commercio d’oppio; l’obbligo per la Cina a conferire pieni diritti ai cristiani (in particolare la possibilità di avere proprietà nel paese) e il permesso agli stranieri di accedere alle zone interne del paese per motivi di escursione, commercio o attività missionaria. Comincia un’erosione della sovranità cinese sul proprio territorio mentre gli occidentali si impadroniscono di aree coloniali. Attraverso le guerre dell’oppio si arriva alla fine della dinastia Qing.

Quindi la modernità in Cina arriva, potremmo dire, come aggressione (siccome viene associata alla guerra contro gli Inglesi e alla violenza consequenziale). Questo produce una crisi che a sua volta impone una reazione: i principi della modernità, che vengono associati all’Occidente, vengono studiati e reduplicati al fine di contrastare l’Occidente stesso. I sovrani cinesi si rendono conto che la forza del nemico è data dalla modernità e quindi modernizzarsi significa studiare le caratteristiche che lo rendono forte per diventare migliori e contrastarlo.

Le fasi della modernizzazione

Primo movimento: Il movimento per l’autorafforzamento (1860 – 1895)

Ha come scopo quello di rafforzare la Cina per far fronte alla minaccia occidentale attraverso la tecnica e la tecnologia militare degli occidentali. Bisogna prima di tutto studiare il sapere pratico degli occidentali per poi emularli (ma solo a livello pratico e soprattutto in ambito militare).

  • Apprendere la tecnica dei barbari per vincere i barbari
  • Il sapere cinese come sostanza, il sapere occidentale come uso
  • Cambiare gli strumenti, non la via

Questo si traduce, a livello concreto, in un principio di industrializzazione, ad esempio si aprono cantieri navali, si iniziano a costruire arsenali, miniere per sfruttare il carbone, ferrovie ecc. per potenziare la Cina. Dal punto di vista del sapere c’è lo studio della matematica, delle scienze, vengono aperte poche e centralizzate scuole di lingua ecc. Nello stesso tempo però è importante mantenere un cuore cinese per quanto riguarda il sapere come sostanza: se va bene cambiare gli strumenti bisogna invece rimanere attaccati alla Via, al Dao, al sapere ortodosso. Il sapere cinese che si vuole mantenere è chiaramente quello confuciano, infatti sono i funzionari imperiali che si occupano di questo processo e della difesa della dottrina confuciana.

Excursus sul Confucianesimo

Modernità significa per certi versi anche rottura con le credenze e i valori che c’erano prima della rivoluzione e, di conseguenza, con il Confucianesimo. Dobbiamo però capire da cosa di distacca la modernità cinese e cosa invece mantiene riguardo alla tradizione. Pur rifiutando la dottrina ci si innesta sempre e comunque sulla tradizione perché si sviluppa da premesse culturali. Si rifiuta, dunque, il Confucianesimo visto come cultura feudale, ma allo stesso tempo il sostrato confuciano rimane insito nella modernità. L’elemento centrale del Confucianesimo è la via dell’uomo che ha come obiettivo quello di aspirare alla perfezione morale ed inseguire la virtù.

La perfezione morale è il dao del cielo; aspirare alla perfezione morale è il dao dell’uomo (Mencio, IV-III secolo a.c., in M. Scarpari, Il confucianesimo, p.106).

Le basi della moralità confuciana sono:

  • Il sentimento di umanità [ren] che nasce essenzialmente dai rapporti tra genitori e figli per poi estendersi nella società
  • La rettitudine [yi] ovvero il discernimento di ciò che è giusto da ciò che è sbagliato e il senso di giustizia morale
  • Il rito [li], ma non è inteso come il rito in sé come scenario, è piuttosto una norma di condotta interiorizzata dall’individuo, degli schemi che permettono di esercitare la propria umanità, di codificare dei comportamenti umani che associano ad ognuno un ruolo gerarchico (soprattutto a tavola ad es. si serve il tè a partire dal membro più anziano in segno di rispetto della gerarchia, fino ad arrivare al più giovane), il quale produce un’armonia in cui ognuno trova il proprio posto.

La crescita etica e comportamentale dell’individuo è anche una crescita sociale, il che significa che si devono imparare le virtù anche per vivere bene nella società, secondo la benevolenza, la rettitudine e i riti.

La società confuciana tra relazioni interpersonali e virtù morali

Un'altra caratteristica del confucianesimo, nella società, è l’importanza data alle relazioni. Mentre per “individuo” in Occidente si intende il singolo rispetto alla massa, il Confucianesimo invece lo intende sempre inserito in una relazione.

Le relazioni principali sono cinque (wulun):

  • Padre-figlio
  • Moglie-marito
  • Sovrano-suddito
  • Fratello maggiore-minore
  • Amico e-amico

Ognuno ha un ruolo che impone non solo una responsabilità ma anche una reciprocità (riconoscersi nell’altro): ci deve essere una corrispondenza tra nome, ruolo e responsabilità. Queste relazioni sono concepite in maniera gerarchica [Shang e Xia, quello che sta sopra, in ordine gerarchico, deve guidare quello che sta sotto e quello che sta sotto deve essere riverente e amorevole verso chi sta sopra]. Le responsabilità sono reciproche.

Affetto fra padre e figlio, rettitudine fra sovrano e suddito, distinzione fra moglie e marito, ordine fra fratello maggiore e minore, fiducia fra amici (Mencio)

Il padre sia giusto, la madre sia buona, il fratello maggiore sia gentile, il minore sia rispettoso, il figlio sia devoto (Kong Yingda, dinastia Tang)

Che il sovrano agisca da sovrano, il ministro da ministro, il padre da padre e il figlio da figlio (Confucio, Dialoghi, in Scarpari, 176).

Il confucianesimo diventa, a partire dalla dinastia Han anche l’ideologia e la dottrina ufficiale di stato, per cui i rapporti gerarchici che teorizza nelle relazioni interpersonali si ufficializzano nel Confucianesimo Imperiale. Il Confucianesimo Imperiale si fonda sull’ideologia dei tre cardini:

  • Sovrano-suddito
  • Marito-moglie
  • Padre-figlio

Il sovrano è il cardine per il suddito, il padre è il cardine per il figlio, il marito è il cardine per la moglie (Dong Zhongshu, dinastia Han).

I primi sono i cardini dei secondi e questo crea una dissimmetria nei rapporti. I funzionari cinesi che lanciano il sapere cinese si riferiscono proprio a questo aspetto di gerarchia da mantenere. In sintesi, quindi, modernità significa: apertura alla tecnica ma conservazione del sapere cinese.

Secondo movimento: Le riforme dei cento giorni (1898)

La guerra contro il Giappone porta un ulteriore cambiamento nell’ideologia cinese e apre lo spazio alla seconda ricezione della modernità cinese, di conseguenza, decreta il fallimento del progetto di mantenimento del sapere confuciano di pari passo con l’evoluzione tecnica che volevano attuare i mandarini. Emergono dei letterati esposti al sapere occidentale che si rendono conto che la Cina deve avviare delle riforme più sostanziali dal punto di vista educativo che trasformino la mentalità delle persone. Le riforme dei 100 giorni furono una proposta di un gruppo di intellettuali i quali riescono vogliono importazione di modelli politici, istituzionali, educativi occidentali, integrazione di cultura confuciana e cultura occidentale, ma nel concreto chiedono una costituzione, un parlamento, delle leggi, ma anche un cambiamento culturale nei legami imperiali ad esempio inserire non solo i testi confuciani ma anche testi occidentali per la formazione dei funzionari del re. “La via può cambiare”

Ciò presuppone quello che abbiamo detto all’inizio della lezione ovvero che la modernità si genera da una visione evoluzionistica della storia e loro stanno entrando in questo meccanismo. L’esito di queste riforme va a finire male perché la Corte dell’imperatore, di stampo conservatore, fa una fronda contro questi letterati e alcuni vengono giustiziato all’istante mentre altri scappano e vanno in Giappone. Liang Qichao è uno di questi.

Liang Qichao (1873-1929)

Nato nel 1873, esposto a molte idee occidentali, quando va in Giappone nel 1898, comincia a studiare e scrivere moltissimo, fonda giornali e diffonde idee moderniste. Come i suoi predecessori ritiene che lo scopo principale della Modernizzazione sia quello di rafforzare...

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Scienze antichità, filologico-letterarie e storico-artistiche L-OR/21 Lingue e letterature della cina e dell'asia sud-orientale

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher gabriele.rossi.7921 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Letteratura cinese 2 e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi L'Orientale di Napoli o del prof Fumian Marco.
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