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Filosofia della mente, logica e lingue naturali

Lisa Borra

Capitolo 1 – Struttura a matrioska

Struttura gerarchica e regole discorsive

Non la lingua ha una struttura gerarchica, lineare! (Esempio del secondo triangolo nero da sinistra)

L’interpretazione non procede da sinistra a destra, se così fosse la parola “secondo” dovrebbe indicare il secondo triangolo, indipendentemente da “nero”. Ma la struttura è gerarchica per cui il primo gradino della gerarchia è formato da nome + aggettivo = triangolo nero. Il secondo gradino della gerarchia è formato dalla modifica del primo composto con l’aggiunto dell’aggettivo “secondo”: secondo – triangolo nero.

Intersezione insiemistica: insieme dei triangoli più l’insieme degli oggetti neri, ottenendo l’intersezione dei triangoli e degli oggetti neri. Il contributo dell’aggettivo secondo individua all’interno dell’insieme dei triangoli neri il triangolo che sta al secondo posto.

Aggettivi post-nominali e intersezione insiemistica

  • Le numerose famiglie protestarono
  • Le famiglie numerose protestarono

Le famiglie numerose sono l’intersezione tra l’insieme delle famiglie e quello delle entità numerose; l’aggettivo prenominale numerose esprime invece un giudizio sulla quantità di famiglie presenti.

Seguono intersezione insiemistica: non gli aggettivi che il nome introducono l’operazione di gli aggettivi che precedono il nome. Se più aggettivi qualificano il nome, prima l’aggettivo che lo segue si combina con il nome: triangolo nero. Dopo si combina anche il secondo aggettivo con la combinazione precedente: triangolo nero sottolineato. Quando gli aggettivi che seguono il nome finiscono, entra in gioco l’aggettivo secondo, che individua il triangolo in seconda posizione nell’insieme dei triangoli neri: secondo triangolo nero sottolineato.

La lingua contiene operazioni ricorsive: una regola è ricorsiva se può essere applicata al risultato di una sua precedente applicazione.

L’operazione di qualificazione di un nome da parte di un aggettivo è un’operazione ricorsiva perché può essere applicata al risultato di una sua precedente applicazione. Le regole ricorsive possono produrre sequenze infinite. Mostrami il secondo triangolo nero ombreggiato sottolineato.

Un caveat

Regole ricorsive che producono strutture piatte e non gerarchiche.

Prendi la terza lettera di una stringa di lettere e aggiungila fra la prima e la seconda lettera della stessa stringa:

  • D b q
  • D q b q
  • D b q b q
  • D q b q b q …

È una regola ricorsiva che produce sequenza infinita ma non struttura gerarchica: non c’è relazione di contenimento fra i prodotti della stessa regola.

Struttura ricorsiva gerarchica:

  • Triangolo nero
  • Triangolo nero ombreggiato
  • Triangolo nero ombreggiato sottolineato

Struttura ricorsiva non gerarchica:

  • D b q
  • D q b q
  • D b q b q STP – 2° anno | Buendía1 [Filosofia della mente, logica e lingue naturali]Lisa Borra
  • D q b q b q …

Nel corso di adotta che il linguaggio umano ha regole ricorsive che producono strutture gerarchiche. La regola dei triangoli produce strutture con una forma che, se analizzata all’interno, troviamo iterata un numero n di volte fino a quando è impossibile scomporlo ulteriormente.

Le strutture gerarchiche sono acquisite o innate?

Si ritiene che tutte le lingue umane siano organizzate gerarchicamente. Il bambino parte da zero nell’acquisizione della lingua o è guidato da informazioni sul modo in cui le lingue possono o non possono essere fatte?

Hamburger e Crain hanno osservato il comportamento di bambini di età di 4 anni e 10 esposti all’inglese a cui è stato chiesto di indicare la seconda palla verde.

L’85% ha scelto la terza palla da sinistra, dimostrando che già a quella età si ragiona come un adulto: questo risultato è la prova compatibile con il fatto che l’informazione sulla struttura gerarchica delle lingue sia innata nei bambini.

Non si può escludere che nel lasso di tempo che va dalla nascita fino ai 4 anni e 10 mesi il bambino abbia imparato che la lingua è gerarchica e che all’inizio del processo di acquisizione ancora non lo sapessero.

Chomsky e Fitch sostengono che il tipo di ricorsività che produce strutture gerarchiche è una proprietà distintiva del linguaggio umano. La ricorsività che produce strutture gerarchiche è l’unica proprietà che differenzia in modo qualitativo e non solo quantitativo il linguaggio umano da quello animale. L’uomo è l’unico animale che usa la ricorsività per combinare pensieri e informazioni linguistiche.

STP – 2° anno | Buendía2 [Filosofia della mente, logica e lingue naturali]Lisa Borra

Capitolo 2 – Perché il linguaggio è un organo biologico

Argomenti a favore della tesi di Noam Chomsky

  1. Tappe di sviluppo predeterminate: il linguaggio si sviluppa autonomamente in un bambino normale semplicemente con l’esposizione alla lingua, senza istruzioni esplicite. A 6 mesi inizia la lallazione, ad un anno circa le prime parole, a 20 mesi l’esplosione lessicale con l’acquisizione anche di 10 parole al giorno, e poco dopo ha inizio la produzione di frasi semplici di due parole che rispettano le proprietà essenziali della lingua. Tempistiche simili si trovano nelle lingue dei segni, a prova che lo sviluppo del linguaggio sia determinato in modo endogeno. Esiste un ruolo ambientale sulla maturazione degli organi biologici, quindi anche nel linguaggio, ma è un ruolo limitato: lo sviluppo avviene in modo simile sia per il linguaggio sia per esempio per la dentizione.

  2. Periodo critico o sensibile: l’acquisizione del linguaggio in modo spontaneo avviene solo all’interno di una certa finestra temporale detta periodo critico o sensibile. La pubertà è il periodo ultimo entro il quale una lingua seconda può essere acquisita in modo naturale con competenze simili alla lingua madre. Dopo il periodo critico una seconda lingua si impara in modo lento e difficoltoso, e la riuscita dipende da fattori come motivazione, istruzione, … I periodi critici si trovano spesso anche nelle altre specie: il canto dei fringuelli si sviluppa pienamente solo se i giovani sono esposti al canto dei loro conspecifici entro i 10 mesi; la visione dei gatti è analoga: se si tiene coperto un occhio di un gattino fino ai 3 mesi egli non imparerà più a vedere in modo normale da quell’occhio.

  3. Complessità linguistica e complessità culturale: se il linguaggio fosse un costrutto culturale la sua complessità dovrebbe variare al variare della complessità della società in cui è parlato, invece non è così: popolazioni completamente isolate con livello di organizzazione sociale pari a società preistoriche parlano lingue il cui grado di complessità non si differenzia dalle lingue delle società industrializzate. Tutte le lingue hanno stessi livelli di complessità nelle strutture fondamentali: aspetti fonetici, fonologici, morfologici e sintattici. Alcune hanno strutture più sviluppate di altre, ma compensano con altre strutture meno sviluppate. Se ci fossero lingue più complesse di altre i bambini dovrebbero metterci di più ad impararle, mentre ciò non avviene: tappe e tempistiche dell’acquisizione del linguaggio sono analoghe. Inoltre tutte le lingue hanno capacità di trasmettere contenuti ricchi e concetti astratti, dimostrano che dispongono delle stesse potenzialità.

    La maggior parte delle lingue sono usate in contesti informali (famiglia, amici), le lingue usate in contesti ufficiali hanno lessici specialistici che mancano nelle lingue informali, come i dialetti: le lingue variano nella dimensione del loro lessico.

  4. Morfologia: lingue più complesse e meno: ad esempio l’inglese ha pochissimi morfemi di genere, di persona, di singolare/plurale e di tempo verbale. L’italiano è più ricco ed il latino lo è ulteriormente. In cinese nome e verbo non si declinano proprio e non c’è distinzione tra singolare e plurale.

Lingue polisintetiche

Lingue polisintetiche: lingue con parole estremamente lunghe e complesse: mohawk. “Washakotya’tawitsherahetkvhta’se’ = lui ha fatto la cosa che si mette sul corpo brutta per lei = lui ha reso il vestito brutto. In italiano frase di 13 parole. Contiene 11 morfemi = sottoparti dotate di significato. Le lingue polisintetiche sono parlate in quasi tutti gli habitat occupati dalla specie umana, dalla tundra artica (chuckee), alle foreste temperate (mohawk), alle pianure aride (nahuatl) al sottobosco tropicale (mayali).

C’è però la proprietà condivisa che tutte le lingue polisintetiche sono parlate in comunità tradizionali di piccole dimensioni, nessuna di queste lingue è la lingua ufficiale di uno stato moderno. Se la complessità linguistica riflettesse la complessità culturale non ci aspetteremmo di trovare queste lingue nelle società tradizionali. Le lingue polisintetiche non sono più complesse di altre, ad una complessità morfologica massima corrisponde una minima complessità sintattica. Queste lingue non hanno regole che fissano l’ordine delle parole: qualsiasi modo di disporre le parole è accettabile e la scelta dipende dalla parola da evidenziare. Ad un massimo di complessità morfologica corrisponde un minimo di regole sulla combinazione delle parole nella frase, sintassi poverissima che equilibra morfologia ricchissima.

Ma perché le lingue polisintetiche sono parlate solo da comunità tradizionali? Secondo McWhorther più una società è grande, più ha stratificazioni sociali, più è complessa; il linguaggio di queste società grandi deve essere stato imposto a un gran numero di non nativi che hanno imparato il linguaggio da adulti, perché importante per ragioni economiche o politiche.

  1. Latino: ha complessità morfologica maggiore dell’italiano ma ordine delle parole più libero = complessità sintattica inferiore.

  2. Italiano: ha regole rigide nell’ordine delle parole perché la frase sia sentita come accettabile, come l’articolo prima del nome: “un cliente è arrivato” e non “cliente un arrivato”, ma è meno rigido nell’ordine soggetto – verbo – oggetto: il soggetto può seguire il verbo “un cliente è arrivato” vs “è arrivato un cliente”.

  3. Inglese: ha morfologia semplice ma regole sull’ordine delle parole più rigide: l’articolo deve precedere il nome e il soggetto deve precedere il verbo “A client has arrived”.

  4. Cinese STP – 2° anno | Buendía3 [Filosofia della mente, logica e lingue naturali]Lisa Borra

  1. Argomento della povertà dello stimolo: il fatto che i bambini apprendano strutture linguistiche complesse in contesti di acquisizione non controllati e senza istruzioni specifiche suggerisce che alcuni principi grammaticali possano far parte del patrimonio genetico. Es:

    1. John is too stubborn to talk to Bill = John è troppo ostinato per parlare a Bill
    2. John is too stubborno to talk to ) John è troppo ostinato perché gli si possa parlare.

    L’interpretazione viene invertita; John passa dall’essere quello che non parla a quello cui non si può parlare: la lingua contiene molti trabocchetti, la forma superficiale della lingua è povera = argomento della povertà dello stimolo. Quindi, ci si aspetta che il bambino abbia bisogno di istruzioni esplicite o che venga corretto per non cadere in questi trabocchetti, invece la maggioranza dei parlanti madrelingua capisce ed usa le due frasi senza pensarci. Questo avviene perché i bambini non partono da zero ma sono guidati da principi grammaticali innati che gli permettono di acquisire la lingua nonostante lo stimolo linguistico sia povero o fuorviante.

    Costituenti = sequenze di parole che formano unità naturali. Solo le sequenze che formano unità naturali possono seguire il verbo essere e precedere il che in una frase. La regole di coriferimento: il soggetto sottointeso non si può riferire alla stessa persona a cui si riferisce un nome proprio contenuto nel costituente più piccolo che contiene il soggetto sottointeso. Questa informazione sulla struttura a costituenti non è codificata nell’input acustico (non facciamo pause per far capire quando un costituente termina), i bambini quindi devono anche imparare a dividere in costituenti le frasi ed avere problemi a capire le frasi sopra.

    A seguito di esperimenti è stato dimostrato che tutti i bambini di tutte le età mostrano comportamento simile a quello degli adulti, ammettono il coriferimento dove lo ammettono gli adulti e non lo ammettono dove gli adulti non lo fanno. Chomsky conclude che le regole sono troppo complesse per essere apprese da un bambino sulla base degli stimoli cui è esposto nel breve tempo in cui le apprende, le regole di coriferimento non sarebbero quindi apprese ma parte del patrimonio genetico.

    “Rumorosamente le persone che protestavano si calmarono”: suona strana perché siamo portati a interpretare “rumorosamente” che modifica “calmarsi”, ma è un significato anomalo, sappiamo che “rumorosamente” deve riferirsi a “protestare”. “Lentamente la persona che camminava si alzò”: lentamente non modifica camminare nonostante sia il verbo più vicino, l’avverbio lentamente non fa parte del costituente più piccolo che contiene il verbo camminare.

Obiezione al linguaggio come organo

L’ambiente in cui un bambino cresce non determina il modo in cui un bambino afferra un oggetto o vede, ma determina in modo decisivo il modo in cui parla. Se un bambino cresce in Giappone svilupperà il giapponese: questa è l’ostacolo all’ipotesi del linguaggio come organo, ed è il fatto più evidente a favore dell’ipotesi che il linguaggio sia un costrutto sociale.

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4. La competenza linguistica è inconscia o innata?

Esperimento 1

Bambini di pochi mesi mostrano di avere una teoria elaborata della permanenza dell’oggetto: una palla scivola su un piano al centro del quale c’è un ostacolo che la bloccherà; poco prima che la palla raggiunga l’ostacolo viene calato un sipario. Quando il sipario si alza la palla può essersi fermata davanti all’ostacolo o è inspiegabilmente dalla parte opposta. Bambini di pochi mesi guardano più a lungo la continuazione anomala, mostrando di avere una teoria su come funzionano le integrazioni fra solidi.

Esperimento 2

Una palla viene fatta cadere dentro un mobiletto con una mensola a mezza altezza, tenendo la porta aperta. Si chiede al bambino di due anni se la palla è sopra o sotto la mensola. Il bambino sa rispondere “sopra”. Se la porta invece viene tenuta chiusa il bambino risponde a caso (impara a rispondere correttamente circa a 3 anni). Sembra che l’informazione disponibile a tre mesi del funzionamento del sistema senso-motorio non è più disponibile anche nel sistema verbale-concettuale.

Anche gli adulti mostrano questa dissociazione, egli sanno catturare con buon successo una palla che schizza fuori da una rampa circolare su cui ha ruotato, ma se si chiede loro di dire quale sarà il suo percorso mostrano prestazioni peggiori. Ci sono informazioni che abbiamo da qualche parte nella mente di cui non siamo coscienti e non sappiamo esplicitare.

Il verbal overshadowing

Il verbal overshadowing: esplicare delle informazioni può renderle più precarie, la descrizione di qualcosa peggiora il riconoscimento della cosa che è stata descritta. In un esperimento vengono mostrati a due gruppi dei volti. Ad un primo gruppo viene chiesto di descriverli, al secondo solo di osservarli. Quando vengono mostrati di nuovo e viene chiesto di riconoscerli, la prestazione migliore è di coloro che li hanno solo osservati e non descritti.

Regole usate senza esserne consapevoli

  • Regole fonologiche: frinca e krnata. Un madrelingua italiano sa che frinca potrebbe essere una parola italiana, mentre krnata no.
  • Regole morfologiche: il suffisso –bile viene normalmente aggiunto solo ai verbi transitivi:
    • Leggibile
    • Lavabile
    • Usabile

Se qualcuno inventa una nuova parola come “bufrabile”, anche senza saperne il significato, sappiamo che il verbo “bufrare” sarà transitivo.

Il caso walkman

Il caso walkman: qual è il plurale? La Sony non si pone il problema perché inizialmente il prodotto è pensato solo per il mercato giapponese. Gli inglesi, in seguito, non direbbero che il plurale è “walkmen” o “walkmans”, ma non sanno perché sono sbagliate; qual è la regola per la formazione del plurale quindi? In inglese nelle parole composte dall’unione di due parole semplici è la seconda parola semplice che trasmette i suoi caratteri alla seconda:

  • Sidewalk = vialetto, non fianco
  • Housewife = moglie, non casa

La parola che determina i caratteri della parola composta è la testa morfologica. Walk = walks sidewalks. Con walkman non viene rispettata la regola di formazione delle parole composte inglesi, che dice che è la testa morfologica a determinare le caratteristiche della parola: walkman dovrebbe essere “uomo che cammina”, ma non lo è! Quindi walkman non ha testa morfologica e dato che il plurale si fa pluralizzando la testa morfologica il plurale di walkman non esiste.

  • Regole sintattiche: la posizione dell’articolo
    • “La macchina è fuori” vs “macchina è fuori”.
    • “Le p
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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-FIL/05 Filosofia e teoria dei linguaggi

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher yzeel di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Filosofia della mente, logica e lingue naturali e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Cecchetto Carlo.
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