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Codicologia

Definizione e studio

Prof. Paolo Eleuteri

1^ lezione. 15 settembre 2014

Prima di tutto la definizione: Codicologia. Il termine è abbastanza recente, coniato intorno agli anni ’50. La codicologia studia aspetti materiali, storici, filologici e storici artistici del codice, di quel manufatto (vagamente è assimilabile ai libri moderni). Era un libro composto dall’assemblaggio di una serie di fogli di vari materiali, (secondo le epoche), legati in vari modi, sui quali venivano scritti i testi.

È un assieme di dati molto diversi tra loro:

  • Aspetto materiale: di cosa sono fatti e il modo in cui vengono assemblati
  • La scrittura
  • I testi che sono italiani, latini, greci, arabi, cinesi
  • Che sono stati lo strumento della trasmissione delle culture auliche dal ME fino all’invenzione della stampa ed oltre

Quindi testi che vengono copiati nei manoscritti, quindi la conservazione e la trasmissione della cultura antica. Un aspetto storico e storico testuale. Poi, dipende dalla finalità del codice, c’è anche la decorazione che può essere più o meno aulica e quindi analisi storico-artistica. Il manoscritto viene poi rilegato e quindi analisi della legatura.

Il manoscritto ha anche una sua storia, passa di mano in mano, ed ha una sua storia fino a che non entra in una biblioteca da dove resta fino ad oggi. La codicologia, lo studio del codice, coinvolge numerosi aspetti del manufatto e quindi numerose discipline del manufatto:

  • Filologia
  • Storia dell’arte
  • Studio dei materiali carta, pergamena, fabbricazione… (storia della tecnologia)
  • Studio della scrittura (Paleografia latina, greca, araba…)
  • Legatura
  • Storia (della cultura, delle istituzioni, delle Biblioteche)

Gli ambiti sono i più diversi e più disparati, ma tutti si trovano all’interno del manoscritto stesso. Studiare tutti questi aspetti è lo studio della codicologia. È uno studio complesso.

Programma d'esame

Testi:

  • Petrucci, "La descrizione del manoscritto dal ME fino all’età moderna" (intero)
  • L. Agati (solo in parte) esamina tutti gli aspetti, vari tipi di materiali scrittori… è un manuale tecnico, denso di contenuti
  • Maniaci, "Terminologia" è un vero vocabolario di definizioni

Codicologia comprende tutto lo studio del codice in quanto tale, generalizzando rispetto alle varie aree geografiche interessate. È lo studio al di là delle diversità linguistiche e storiche, ma applicabile a diverse tipologie di codice. Il codice è il "libro": la forma del prodotto. Il manoscritto è qualsiasi cosa scritta a mano. Se il codice è comunque un manoscritto, non è detto che un manoscritto sia sempre un codice.

Proprio la complessità del codice rende il suo studio abbastanza complesso. Non solo il suo studio, ma anche il modo in cui rendo conto di cosa ho davanti. La descrizione è sempre una descrizione critica e interpretativa dell’oggetto. La descrizione è sempre un’interpretazione che richiede la comprensione e la conoscenza degli elementi.

Assi portanti

Questi sono gli assi portanti:

  • La collocazione in uno spazio-temporale (area geografica – periodo cronologico): il più preciso possibile
  • La tipologia del testo
  • La scrittura
  • La decorazione
  • Il formato (il libro alto e grande ha un suo significato, corrisponde a qualche idea)
  • Il materiale

Rispondere a queste domande vuol dire mettere insieme una serie di tasselli che ci mettono in grado di descrivere un codice. Descrivere è cercare di capire e poi di descrivere in modo accurato scientificamente.

Il codice è un libro conservato nelle Biblioteche di ogni tipologia. Anche delle biblioteche private posso avere dei codici manoscritti. In Italia non si sa con esattezza quanti manoscritti siano conservati perché non esistono descrizioni di questi. L’Istituto Centrale per la catalogazione del libro ipotizza siano 4.500.000. Ogni manoscritto è un pezzo unico, a sé stante e richiede una descrizione. Sarebbero necessarie quindi 4 milioni e mezzo di descrizioni; di queste forse mezzo milione hanno una descrizione accettabile.

Chi fa la descrizione del codice? Il bibliotecario. Dobbiamo rilevare che questo compito, questo aspetto è caduto in abbandono. Le Biblioteche hanno abdicato: la maggior parte di loro possiede codici (discreti o grandi fondi di codici) ma ora mancano le competenze per la catalogazione. Il Bibliotecario (di una volta) era lo studioso dei manoscritti. Perciò nello studio dei Codici, ci sono problemi di conservazione e di conseguenza di accesso per la consultazione. Non c’è in realtà un progetto di catalogazione del manoscritto, ma al tempo stesso si producono cataloghi di manoscritti (studiosi vari che descrivono solo i manoscritti che interessano a loro) perciò sono casuali, non c’è un progetto generale che interessi tutti i manoscritti di tutte le biblioteche d’Italia.

Descrizione del manoscritto

Come vedremo la descrizione del manoscritto deve render conto degli aspetti di quel determinato oggetto. Ci vogliono altri sistemi, altri mezzi ed ancora è poco considerata la potenzialità della rete. Il catalogo dei manoscritti è ancora un libro a stampa e questo ha problemi di costi. L’esame finale è scritto. Si tratta di una sequenza di domande a risposta aperta.

Ci occupiamo di uno dei modi di trasmissione della cultura antica perché gran parte di quello che gli autori latini e greci hanno scritto è arrivato fino a noi attraverso i codici. È interessante riflettere su cosa non è arrivato a noi. Alcuni testi sono arrivati in maniera indiretta, perché citati in altri testi. Opera indirettamente: Saffo, ad esempio, la più famosa poesia è stata citata da un autore che scrive sul Sublime.

Ci sono anche altri sistemi di trasmissione della parola scritta: scrivere sui muri, sul marmo (incisioni). Ogni tipo di materiale, a seconda della sua durezza, ha necessità di diversi strumenti scrittori. La durezza del supporto implica una diversificazione dei tipi di scrittura. Sul marmo si usa l’alfabeto maiuscolo. La minuscola tende a legare e a deformare. Maiuscola tra due linee parallele (sistema bilineare). Minuscole tre spazi e quattro linee (sistema quadrilineare). La minuscola è un adattamento della maiuscola. Attenzione al passaggio tra maiuscola e minuscola.

Sui materiali rigidi e resistenti si tende ad usare la maiuscola. Nei codici si tramanda ogni tipo di testo teologico, astronomico… qualunque testo e perciò devo essere in grado di dare delle indicazioni precise.

Aiuti per la descrizione del manoscritto

Dove posso trovare aiuto per la descrizione del manoscritto?

42^ lezione. 6 settembre 2014

Un codice può essere studiato sotto tanti aspetti diversi a seconda delle finalità, ma non bisogna perdere di vista l’insieme. Ogni aspetto dovrebbe essere analizzato nel contesto generale. Questo è il compito dello studioso di codici. Normalmente il modo di studiare un codice è dividere in due la descrizione del manoscritto:

  • L’esteriorità
  • La descrizione interna (il contenuto del manoscritto)

Storicamente, i filologi privilegiavano (fino al dopoguerra) lo studio della parte interna. Nelle descrizioni dell’epoca, la descrizione del testo era prevalente e molto rispetto alla descrizione esterna. Era un filologo colui che analizzava il codice e il suo studio era rivolto alla parte testuale. Oggi si tende ad un’analisi più omogenea (la descrizione esterna ha cominciato ad essere importante).

A questi due blocchi è premessa una breve parte descrittiva de:

  • La segnatura del manoscritto
  • Il materiale
  • Le dimensioni
  • Il numero dei fogli
  • La datazione del codice

Segnatura

Cominciamo dalla segnatura (insieme di lettere e di numeri che individuano il codice). Ogni Biblioteca ha un codice per l’individuazione del manoscritto. Tradizionalmente le indicazioni della Biblioteca si usano in maniera sincopata per denominare le varie biblioteche e il tutto è condito con l’uso del latino. Esempio: la Biblioteca vaticana è articolata al suo interno in numerosi fondi che l’hanno formata.

Esempi di fondi:

  • Fondo Ottoboni (famiglia – diviso a sua volta in fondo latino e fondo greco)
  • Fondo Palatino (dei conti del palatinato –diviso in fondo lat, grec, germ, ebraico)
  • Fondo Reginense (della Regina di Svezia 1600)
  • Fondo Chigi (famiglia di banchieri)

Si identifica così: Fondo Chigi A (scaffale) IV (ripiano) 1 (numero del codice) ed è una divisione non per lingua ma per collocazione. Il Fondo Palatino è un caso di fondo diviso in due Biblioteche diverse. Queste diciture sono abbreviate così (Ott.gr; Pal.lat; Reg.gr; Chigi B…). Per cui in un testo possiamo trovare il manoscritto è conservato in Ott.lat.1 (nessuna citazione alla Biblioteca perché tutti gli studiosi devono saperlo che il fondo Ottoboni è in Biblioteca Apostolica Vaticana. E sono scritti in latino. Es: Chigi = Chisianus (si conservano formule latineggianti un po’ cristallizzate anche in epoca attuale))

Le segnature sono interessanti perché lasciano intravedere la storia del manoscritto. (Ott. Perché viene dalla biblioteca della famiglia Ottoboni). Qualche fondo parla della storia del manoscritto. La segnatura dice anche il codice dell’organizzazione dei fondi.

Esempi di altre biblioteche e loro divisioni:

  • La British Library è divisa in Sloane, King’s, Additional 27.512
  • Treviso, 151 (molto semplice) Tarvisium da cui Tarvisinus abbrev in Tarv.
  • Esempi ancora British Library, Lond. Add (lundinensis cod.) 2501
  • Ambrosianus (rispetto a Milano) A.5 sup. oppure inf.
  • Firenze, Biblioteca laurenziana con divisione fisica ma anche storica
  • Laur. Pl (pluteus = catena) sarebbe il banco dove erano situati i codici, nelle Biblioteche antiche i codici erano messi sopra i banchi)
  • La laurenziana ha anche altri fondi, quelli dei Con. Soppr. (come l’Archivio di Stato di Treviso)
  • Divisioni per contenuto:
    • Vienna Vindobonensis Theol.
    • Vindobonensis Theol. Gr. 1
    • Vindobonensis Phil.
    • Vindobonensis Hist.
    • Vindobonensis Juris.
    • Vindobonensis Med. (medicus)

Divisioni e segnature

Divisione per altezza:

La biblioteca di Leida:

  • Fondo Vossianus Q 1 (formato in quarto)
  • Fondo Vossianus Fol.3 (formato in folium più grande)

Venezia Marcianus:

  • Marc. Lat.1 (segnatura scientifica) e 11521 collocazione

Eboracensis (York)

Neoe boracensis (New York)

Spesso alcuni manoscritti hanno (oltre alla segnatura) un’indicazione per antonomasia, un nome tradizionale.

Codice Sinaitico (si riferisce al codice della Bibbia IV sec. Intero antico testamento in greco). È stato rubato e smembrato. Si trova ora in tre diverse Biblioteche: Siena, Lipsia e Mosca.

Esempi di codici con nomi tradizionali:

  • Terenzio Bembino. Il codice di Terenzio che apparteneva al card. Pietro Bembo.
  • Il palinsesto Ambrosiano di Cicerone
  • Il palinsesto di Archimede

La storia del manoscritto finisce quando il codice entra in una Biblioteca. Ci può essere il cambiamento delle segnature e anche le vecchie segnature sono interessanti perché testimoniano la storia stessa della Biblioteca e perché le segnature precedenti sono state utilizzate dagli studiosi precedenti. La Biblioteca nazionale universitaria di Torino ha subito un incendio devastante e tanti cambiamenti di segnature.

Nella descrizione del manoscritto è importante la segnatura attuale. Modena, Biblioteca Universitaria ha cambiato recentemente la segnatura e perciò:

Mutinensis Codex, Mutin. α. 3.5.12 (attuale) (III A 1) (precedente)

Segnature per materiale (carta e pergamena):

  • Cart. (cartaceo)
  • Membr. (membranaceo)
  • Perg. (pergamenaceo)

Indicazione del numero dei fogli

2^ lezione. 17 settembre 2014

Normalmente, contrariamente ai libri a stampa moderni, i manoscritti non sono paginati ma foliati. Il manoscritto ha indicazione del foglio (solo la pagina e non ogni facciata). I termini sono due per indicare e non c’è differenza: Foglio (per noi pagina) abbr. f. pl. ff; Carta (per noi pagina) abbr. c. pl. cc. Perciò il manoscritto non è impaginato ma cartulato o foliato.

Come faccio ad indicare le due facciate? Ad apertura del codice, quello a destra è recto, quello a sinistra è verso. Perciò 1 recto e 1 verso. Basta indicare il numero delle carte o folii, - guardare l’ultimo foglio (es. 180) - controllare però ognuno. Si può trovare 180 (+48bis -3). Si complica: all’inizio e alla fine del manoscritto, come nei libri moderni, ci sono dei fogli di guardia a protezione e per rafforzare il manoscritto. Perciò può essere descritto: Con la legatura, fogli di guardia… o con un numero 180 +1 (o 2). Meglio, si distinguono dalla numerazione perché sono espressi in numeri romani così: ff I, 150, II.

Dimensioni del codice

Le dimensioni del codice. Nel Medioevo e nell’età moderna i formati venivano indicati così: in folio (il più grande) è in realtà un foglio piegato in due. Ricordare che il formato non è mai casuale. Questo è un codice d’apparato con funzioni liturgiche e la scrittura occupa solo una parte della facciata e il resto rimane bianco, dà respiro. Formato in quarto. Formato in ottavo “In octavio”. Esiste anche in sedicesimi. Dall’Ottocento la descrizione è più precisa: si è cominciato a misurare in centimetri. Altezza e larghezza, questo è l’ordine tassativo. Oggi si misura in millimetri. Ma non tutti i fogli nel manoscritto sono necessariamente uguali: a volte il manoscritto presenta scarti evidentissimi. A volte si tratta di un manoscritto che nasce dall’unione di manoscritti diversi, allora è necessario renderne conto. Mm 185 x 90 (ff 1-30) mm 205 x 115 (ff 31-150). Caso del codice rovinato (dall’acqua, dall’umidità, dal fuoco), i bordi sono stati consumati, va registrato così: Ca 150/200 X 90/130.

Datazione del manoscritto

Datazione del manoscritto. Viene datato dallo studioso sulla base di vari aspetti. Fondamentale è lo studio della scrittura, poi elementi del supporto, decorazioni, miniature, se ci sono. Studio su base Paleografica per datare e spesso per trovare anche la localizzazione. Le scritture occidentali con alfabeto latino derivano da scritture romane (nell’impero avevano un’unica Amministrazione ed un’unica scrittura). Con lo sfaldamento dell’Impero anche le scritture si disperdono: ogni regno avrà una sua amministrazione, lingua e scrittura. A partire dal 5° secolo si distinguono tipologie grafiche che corrispondono a dei regni (scritture spagnole, francesi, anche italiane). Poi compiono scritture sovranazionali si sovrappongono in regni che avevano già mostrato autonomie grafiche. Scrittura carolina (seconda metà dell’ottocento). Scrittura gotica (più tarda). Di conseguenza, durante il ME (basso) si riescono a distinguere e a datare le varie forme di scrittura. Ci si avvia verso una precisazione cronologica.

In Europa orientale, greco-slava, scarsità di manoscritti e di manoscritti datati e localizzati, e in oriente l’Impero resiste fino al XI secolo, con un’amministrazione centralizzata, stessa lingua e perciò le varie scritture si distinguono con difficoltà.

Come si indica la data di un manoscritto?

  • S X (secolo decimo)
  • 1SX (secolo decimo prima metà)
  • 2SX (secolo decimo seconda metà)
  • 3/4SX (secolo decimo terzo quarto)
  • Oppure SX 1° decennio
  • Ca 1321
  • Indicazione a cavallo: S X-XI (a cavallo tra il decimo e l’undicesimo)
  • S Xin (ineunte)
  • SXex (exeunte)
  • SXm (circa a metà del X secolo)

E ultimo caso nel manoscritto c’è una data. Si calcola che in occidente la percentuale dei codici datati è del 10%.

Vi potranno essere delle indicazioni o specificazioni che permettono di datare il codice abbastanza precisamente: “Ho trascritto questo manoscritto per il Cardinal…” è possibile in questo caso rintracciare le indicazioni temporali in altra documentazione. E perciò 1321 – 1329 sono i termini post quam ed ante quam il codice può essere stato scritto. Se nel manoscritto c’è la data, quindi 13.01.1341, la situazione può essere più complicata di quanto sembri.

Ci sono nel ME diversi modi di esprimere le date con incertezze, cambiamenti dei quali normalmente un copista teneva conto nella sua sottoscrizione (dichiarazione alla fine del suo lavoro in cui scrive chi è e quando ha finito di copiare) gg/m/anni, luogo e nome del copista. Anno millesimo trecentesimo vigesimo primo (in ordinali).

Altro elemento che non comparirà più ma era considerato fondamentale e stabile dalla tarda antichità al Rinascimento: l’Indizione. Ciclo di quindici anni che a partire dalla tarda antichità doveva facilitare il conteggio, perché essendo fisso non si prestava a dubbi. L’anno di partenza è il 311 d.C. (Ponte Milvio, Costantino; in hoc signo vinces). Nei manoscritti compare un numero (da 1 a 15) c’è quasi sempre sia nei documenti pubblici ma anche nei privati. A volte è presente solo l’indizione terza ma di indizioni terze ce ne sono tante… Ma comunque è un elemento stabile perché se la cronologia cambia (a Venezia l’anno cominciava il 1° Marzo), l’anno moderno non coincide con l’anno veneto; l’anno fiorentino comincia il 25 marzo.

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Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche M-STO/09 Paleografia

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher nora96_96 di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Codicologia e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli studi Ca' Foscari di Venezia o del prof Eleuteri Paolo.
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