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Indice

  • Indice…………………………………………………………………………............1. Introduzione Pag. 1…………………….…………..……………………
  • 2. Concetti e strumenti fondamentali Pag. 3……………………..…………...………….
  • 3. Origini era industriale e Adam Smith Pag. 6…………...……………………………….…….
  • 4. Napoleone e industrializzazione Pag. 12…………………………………………..……….
  • 5. Unificazione tedesca e alternative Pag. 19
  • 6. Italia preunitaria e Cavour ..…………………………………………………………... Pag. 25–
  • 7. Unificazione nazionale Destra e Sinistra .………………………………... Pag. 31……………………………………….............
  • 8. L’economia internazionale Pag. 41……..……………..…...…
  • 9. La seconda rivoluzione industriale e il fordismo Pag. 65………….......………………………………..…………...…..
  • 10. L’età Giolittiana Pag. 71…………………………………………………….…......
  • 11. La Grande guerra Pag. 78…………………………………………..………...
  • 12. Il dopoguerra in Europa Pag. 83…………………………..………………..
  • 13. L’Italia dalla Guerra al Fascismo Pag. 93….……………………………………….……..
  • 14. La grande crisi del 1929 Pag. 99…….……………………………….…..…
  • 15. La seconda guerra mondiale Pag. 114…………..…………………………………….
  • 16. Il secondo dopoguerra Pag. 118……………………………………………
  • 17. L’economia della guerra fredda Pag. 127…………………………………….
  • 18. L’industria europea nella Golden Age Pag. 131……………………………
  • 19. L’unificazione più che economica dell’Europa Pag. 133……………………………………………..
  • 20. Crisi petrolifere e stagnazione Pag.138……………………………………
  • 21. L’Italia attraverso boom, sboom e crisi Pag. 144
  • 22. L’Italia e la crisi del 2008 ...……………………………………………… Pag. 152

Introduzione

La storia economica si occupa di:

  • Ricostruire le dinamiche relative alla produzione, alla distribuzione e al consumo di merci, servizi e capitali;
  • Interpretare le relazioni tra quelle dinamiche e lo sviluppo istituzionale (le Leggi, il Governo), sociale (i rapporti di potere e la loro legittimazione), culturale e politico;
  • Valutare i comportamenti umani, nei diversi ambiti, in vista del raggiungimento di un fine economico.

I fattori che hanno influenzato l’economia nella storia

Le teorie sui fattori che, durante il corso della storia, hanno contribuito alla formazione del mondo odierno, sono:

  • Fattori geografici → Jared Diamond “Guns, Germs and Steel: The Fates of Human Societies”: il destino economico del mondo si può spiegare a partire delle condizioni iniziali all’interno delle quali è nata la società.

Il primo passaggio fu la domesticazione di animali e specie, ovvero, la trasformazione di animali e piante, che prima erano selvatici, in qualcosa di utile per l’uomo (la prima specie animale ad essere addomesticata fu il cane). Questo ha creato una differenziazione tra i popoli che erano riusciti a domesticare e coloro che non lo erano (Esempio: In Europa si è riusciti ad addomesticare Cavalli ed Asini, mentre in Africa Sub-Sahariana non si è riusciti ad addomesticare la zebra, facendoli rimanere svantaggiati rispetto agli europei.)

Fondamentale caratteristica geografica del nostro mondo

Europea e Asia sono un unico territorio esteso in longitudine, mentre, gli altri continenti sono estesi in latitudine, quindi il blocco Euro-asiatico presenta, in tutta la sua estensione, un clima simile → fu molto più semplice l’estensione di determinate innovazioni proprio grazie al clima simile (nell’area di diffusione è possibile includere anche l’Africa Settentrionale grazie al Mediterraneo).

Secondo Jared Diamond le differenze creatosi in origine (grazie ai fattori climatici e alla capacità o meno di addomesticare) hanno determinato anche la storia economica successiva (determinando scambi proficui e sviluppo tecnologici) → Via della seta, mezzaluna fertile ed importanza del Mediterraneo.

  • Fattori istituzionali → le differenziazioni presenti oggi derivano dalle diverse istituzioni, dalle diverse Legge, dai differenti usi e costumi e dalle differenti culture.

Daron Acemoglu in “Modern Economic Growth” ha tentato di sistematizzare le differenze di sviluppo avanzando 4 ipotesi:

  1. Fortuna: approccio scientifico; ma non
  2. Geografia: valido solo per l’antichità; ma
  3. Cultura: dopo la Seconda Guerra mondiale, le differenze sono minime; ma le colonie europee hanno una ricchezza pro capite più elevata rispetto a quella dell’Europa.
  4. Istituzioni: ipotesi valida → perché è vero che in passato vi erano diversissime Forme di Stato e di Governo ma è vero anche che le stesse Forme di Stato e di Governo funzionano in modo differente a seconda dello Stato; è necessario studiare come i differenti Governi scelgono di investire le risorse economiche, in quanto, l’allocazione delle risorse favorisce alcuni gruppi sociali, i quali divengono gruppi di potere, che le istituzioni devono prendere in considerazioni (Partiti e Maggioranza di Governo).

Per tutto ciò vi sono attività istituzionale che sono in grado di cogliere meglio le opportunità che lo sviluppo da ed è più semplice lo sviluppo economico (Crescita) e tecnologico ed altre dove lo sviluppo, tecnologico e non, è più difficile e complicato (Risultato: Stagnazione o recessione).

Il Complex Adaptive System

Per comprendere lo sviluppo economico è necessario osservare l’interazione tra i differenti livelli:

  1. Livello fisico → livello concreto di compravendita;
  2. Livello organizzativo 1 → imprese che rendano possibile il livello fisico;
  3. Livello organizzativo 2 → interazione tra le imprese simili o complementari;
  4. Livello organizzativo 3 → mercato, ovvero il luogo in cui tutti interagiscono ma in modo astratto;
  5. Livello regolativo → le istituzioni (Esempi: Supermercati e Stato).

L’economia è la somma e l’interazione tra questi livelli interconnessi.

Ogni decisione si riflette su tutti gli altri e crea condizioni generali di sviluppo/crescita o stagnazione → differenziazioni tra Nazioni e parti del Mondo (Daron Acemoglu).

Crescita = la semplice quantità (Esempio: PIL pro Capite) → breve periodo = Produzione;

Sviluppo = il sistema economico → medio periodo = Produttività;

Evoluzione = l’economia nella storia del mondo → lungo termine = Convergenza dei 5 livelli.

L’approccio più generale è quello evolutivo (non si parla solo di crescita ma anche di Imprese ed Economia + Ambiente).

Vi sono differenti modelli evolutivi che si sono sviluppati nel tempo ma tutti sono collegati a delle dinamiche che riguardano i 5 livelli evolutivi.

Quali forze dinamiche spingono il cambiamento dell’economia nel corso del tempo?

  • Mercati;
  • Capitale;
  • Tecnologia (invenzioni e parte tecnica);
  • Tecnologia (conoscenze ed abilità);
  • Competenze nei confronti delle innovazioni;
  • Caratteristiche del sistema in cui l’economia è collocata;
  • Capacità degli uomini di essere razionali ed avere un’attitudine positiva nei confronti dello sviluppo.

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Concetti e strumenti fondamentali

Studiare l'economia nel lungo periodo vuol dire adottare strumenti adeguati a comprenderne non solo le dinamiche, ma anche le complessità e le interazioni profonde, spesso poco visibili ma fondamentali. La storia economica, come ogni attività legata alla creazione di nuova conoscenza, utilizza un suo linguaggio, composto da espressioni, collegamenti e metafore specifiche.

Rapporto tra attori e strutture

Attori: entità (fisiche o non, Istituzioni, Stato, Imprese) che hanno deciso, in alcuni momenti, di svolgere determinate azioni, le quali, sono state talmente fondamentali da indirizzare gli eventi successivi verso una particolare direzione.

Nello studio della storia economica si vuole, in primo luogo, rendere evidenti le caratteristiche dello sviluppo di lungo periodo (come sostegno alle previsioni), i vincoli che derivano dalle decisioni passate (come nel caso delle norme e delle istituzioni), e le ricorsività più significative (come nel caso delle crisi).

Strutture: forme che ogni attore dà alla realtà.

Essendo varie le sedi e gli interessi coinvolti nello studio della storia economica, sono varie anche le interpretazioni e i punti di vista. Per questo il dibattito, il confronto, la discussione sulle principali pubblicazioni sono importantissimi per costruire collezioni di dati e interpretazioni il più possibile complete, accurate e condivise.

L’evoluzione

All'idea di progresso siamo abituati ad associare un'immagine di evoluzione qualitativa, uniforme e lineare → da una forma più arretrata e semplice si è arrivati, linearmente, attraverso un percorso unico, ad una forma più evoluta ed intelligente.

Ma spesso l’evoluzione si è manifestata secondo un andamento ricorsivo (per prove ed errori) ed anche in senso contrario, piuttosto che con lineare movimenti. (Esempio: Evoluzione Europea)

Jan de Vries: “The industrious revolution” (Le rivoluzione industriose) → la Rivoluzione industriale sarebbe potuta avvenire prima? Non se non vi fossero state delle Rivoluzioni Industriose, ovvero dei cambiamenti all’interno della vecchia tecnologia, quindi non vere e proprie rivoluzioni, ma cambiamenti lenti e progressivi, degli adattamenti, che hanno reso le vecchie tecnologie più efficaci e hanno mostrato come l’innovazione e il cambiamento potevano portare risultati positivi (e quindi non essere distruttivi e dannosi come si credeva fino a quel momento) e rafforzare le strutture tradizionali.

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Grazie a queste rivoluzioni industriose, l’agricoltura, lentamente, diminuisce d’importanza nel complesso delle attività economiche europee ed aumenta l’importanza delle attività non agricole svolte in campagna ma tra 1800 e 1900 aumenta l’espansione delle grandi città con l’industrializzazione anche della società e delle istituzioni e l’aumento della popolazione.

La crescita dalla popolazione innesca una reazione a catena:

Crescita della popolazione → aumento della forza lavoro → maggiore specializzazione delle lavorazioni → miglior efficacia delle lavorazioni → aumento della competizione → diminuzione dei prezzi → rendimenti decrescenti → diminuzione del reddito Pro-capite → origine delle nuove Rivoluzioni industriose.

Il problema dell’energia

  • Età antica → vi sono le prime forme di sfruttamento dell’energia dell’Acqua (Esempio: Il Mulino Romano di Hierapolis);
  • Medioevo → la tecnica è rimasta quasi la stessa ma si è lentamente raffinata.
  • Età Pre-Moderna → Leonardo Da Vinci aveva inventato macchine modernissime, alle quali però mancava sufficiente energia motrice.
  • 1600–1700 → le rivoluzioni industriose cominciando ad uscire dall’ambito domestico, divenendo di portata regionale. La prima regione interessata dall’estensione delle Rivoluzioni industriose è l’Inghilterra: la cosa che viene curata di più, attraverso Leggi del Parlamento e interventi delle istituzioni, sia locali che centrali, è legata al problema dei trasporti attraverso la costruzione di canali, per lo sviluppo del commercio interno via acqua, con grandi risparmi di denaro (sono più costosi delle strade ma necessitano di meno manutenzione);

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  • 1800 → Rivoluzione industriale in Inghilterra.

Concetti importanti

  • Connessione e interdipendenza → l’economia non è mai isolata ma quindi è interdipendente da qualcos’altro (Influenza).
  • Innovazione e distruzione → l’economia non è mai stabile ma è sempre legata al ciclo innovazione e distruzione: arriva qualcosa di nuovo che può creare vantaggi e sviluppo ma può anche distruggere una parte dello sviluppo. (Esempio: Tecnologia → Innovazione distruttiva);

Joseph Schumpeter → l’innovazione distrugge: egli riorganizza la storia dell’economia industrializzata seguendo una serie di onde innovative.

L’innovazione parte da un determinato momento, si sviluppa e raggiunge un proprio punto di maturità ma quando la prima onda di innovazione (Esempio: Industria tessile) tende ad esaurirsi si liberano anche nuove energie innovative che portano alla nascita di nuove onde innovative.

  • Vantaggio e selezione → in un’economia che è sempre in movimento qualcuno sta sulla frontiera del cambiamento e quindi ha un vantaggio e qualcun altro no, ovvero vi è una selezione;

Michael Porter → concetto di vantaggio competitivo: chi è in grado di elaborare un qualcosa prima degli altri accumula un vantaggio competitivo che lo accompagna per tutta la vita utile del prodotto.

Finché dura la spinta propulsiva si accumulano numerose risorse che permetteranno di essere in vantaggio quando arriverà l’onda successiva.

  • Risorse materiali e immateriali:
  • Materiali → primo livello dell’economia (Vento, petrolio, biomasse etc…)
  • Immateriali → capitale umano, innovazione, invenzione e nuovi prodotti;
  • Centro e periferia:
  • Centro → punto in cui si concentra l’innovazione;
  • Periferia → luoghi dove l’innovazione arriva dopo ed in forme deteriori.

Esiste anche una semiperiferia che ha alcuni elementi innovativi e alcuni elementi di arretratezza: essa è estremamente importante, perché, spesso, i cambi di paradigma vengono dalla semi-periferia (Esempio: Gran Bretagna prima della Rivoluzione industriale era semi-periferia rispetto a Francia o Olanda oppure la Germania nella seconda metà del 1800 ma anche gli USA del 1700 erano semi-periferici e poi sono divenuti il centro nel 1913) → John Friedmann: Modello dello sviluppo regionale: centro e periferia variano continuamente.

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Origini era industriale e Adam Smith

Origini era industriale

Il punto di partenza è rappresentato dalla linea rossa: ci troviamo intorno alla prima metà del 1700 → incremento demografico, che dai tempi dell’Impero romano era proceduto con avanzamenti e regressioni a causa delle invasioni barbariche, dei sistemi di coltivazione della terra e delle grandi pandemie (1348 → Peste che ha ridotto la popolazione europea di 1/3 e successive ondate).

Cosa accadde agli inizi del 1700?

  • Rottura degli equilibri tradizionali che porta alla scomparsa dei meccanismi che limitavano la crescita della popolazione;
  • Rivoluzione demografica: diminuiscono relativamente le nascite e diminuiscono drasticamente le morti, ed in particolari le mortalità infantili (Si passa dal 30% al 10%), quindi, molti più bambini crescono e arrivano all’età adulta → più coppie in età fertile → aumento della popolazione.

Conseguenze

  • L’economia servile (Servi della Gleba e schiavitù) diviene molto meno remunerativa perché uno schiavo non ha interesse a lavorare troppo perché la rimunerazione non è proporzionale alla fatica, mentre, un agricoltore ha interesse a produrre il più possibile.
  • Nelle città, le corporazioni urbane delle produzioni cittadine, che limitavano e regolavano il mercato, entr
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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

I contenuti di questa pagina costituiscono rielaborazioni personali del Publisher dispensando di informazioni apprese con la frequenza delle lezioni di Storia economica e studio autonomo di eventuali libri di riferimento in preparazione dell'esame finale o della tesi. Non devono intendersi come materiale ufficiale dell'università Università degli Studi di Milano - Bicocca o del prof Mellinato Giulio.
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