Lezione 1
L’affermazione dei concetti di “canone”, di musica d’arte, musica classica, musica popolare e popular music. La museificazione dei repertori, il rapporto tra musica e corpo nell’Occidente industrializzato.
Canone, musica classica e museificazione dei repertori
Il termine popular music trova le sue prime occorrenze già in documenti del 500 e 600 ma entra nel mondo accademico nel mondo anglosassone negli anni 70. I concetti di musica classica e musica popolare etnica sono nati più o meno nello stesso periodo ovvero tra la fine del Settecento fino agli anni Venti e Trenta dell’800.
Quando Mozart scrive della sua musica non pensa di scrivere della musica classica, il termine ancora non esisteva. Il termine classico vede già un’analisi a posteriori di quello che è stato fatto. Il termine classico indica un’idea di canonizzazione, di ciò che diventa classico e che è da salvare perché fondante rispetto a ciò che non lo è.
L’idea del genio è un’idea ottocentesca, creatasi intorno alla figura di Beethoven. In tutto il primo Ottocento la pratica è quella di eseguire musiche di compositori viventi mentre nel secondo periodo dell’Ottocento si inverte questa tendenza, alla fine dell’Ottocento quindi prevalgono l’esecuzione di compositori deceduti.
Se un musicista era morto da venti o trent’anni la sua musica veniva considerata non più interessante, i gusti erano cambiati. Un esempio è la musica di Bach che è conosciuta solo dai musicisti che ci hanno studiato sopra. Peraltro, Bach non era neanche il compositore più celebre del periodo. Questa consuetudine di suonare musiche di compositori morti prevale anche ai giorni nostri, è normale che nel cartellone di una stagione come quella della Rai ci siano compositori morti secoli fa.
Ciò che è classico è ciò che meritevole di essere riproposto nei secoli e nei decenni. In precedenza, questa pratica non veniva usata se non con qualche rarissima eccezione come per Handel. Il classico parte da Mozart, era il compositore morto più recente, per arrivare fino a Bach. L’altra figura su cui si sofferma il classico è Beethoven e quando morirà nel 1827 inizierà una sua riproposta.
Vengono anche pubblicati dei falsi o dei mezzi falsi, come ad esempio “Per Elisa” il cui spartito pare essere stato ritrovato da un musicologo che però non ha reso il documento originale accessibile. Dei grandi classici fanno parte Haydn, Mozart, Beethoven ma anche Vivaldi, Bach e Handel, oltre che Schumann, Schubert, Berlioz.
Questo periodo, dove iniziava il ritorno al “classico”, c’erano degli autori contemporanei di valore ancora viventi fra cui Verdi, Brahms, Čajkovskij, Liszt, Wagner, Stravinskij. I vivi vengono eseguiti meno rispetto ai compositori morti. Esiste una filologia musicale che cerca di riprendere quella che era la musica classica dell’epoca, suonata con strumenti particolari, ma il gusto del pubblico ormai è cambiato, si è modificato.
Nei palchi dei teatri d’opera succedeva di tutto durante l’esecuzione, in passato si entrava con un’altra ottica che non è quella odierna che è quella dell’ascolto, del piacere. In passato succedeva che, quando i musicisti dovevano suonare dei pezzi particolarmente interessanti difficili, un musicista dava il segnale al pubblico alzando un braccio a indicare appunto di prestare maggiore attenzione. Oggi la musica classica va ascoltata in contemplativo silenzio.
La partitura gioca un ruolo importante nella museificazione della musica. I musicologi e gli storici della musica hanno studiato le partiture che non rappresentano il 100% della musica classica. Il caso più eclatante è l’improvvisazione: Mozart, Beethoven e tanti altri erano noti per essere degli improvvisatori. È possibile che “Per Elisa” sia nata in questo modo, su un’improvvisazione di Beethoven che andava a variare di volta in volta.
Improvvisazione non è contemplata nell’analisi della partitura. La canonizzazione di un repertorio, la sua museificazione, è passata dall’analisi della partitura e ha fatto sì che l’improvvisazione andasse a sparire. Saranno il jazz e rock a riscoprire l’improvvisazione.
La musica classica che noi consideriamo può essere anche definita euro colta, musica classica può anche essere considerata quella indiana, quella orientale oltre al fatto che molti compositori considerati classici sono nati o comunque hanno lavorato in un periodo successivo a quello del classicismo.
Su quest’idea viene creato un ascolto, che dovrebbe essere attento e puntiglioso, un ascolto attivo, intorno al luogo, che di solito è una sala da concerto, e intorno al compositore il cui prototipo è Beethoven, che compone ciò che gli viene da dentro non curandosi delle mode, non scendendo a patti con la nobiltà.
Musica popolare, identità nazionale e tradizione orale
Dall’altra parte, sempre nella stessa epoca ovvero alla fine del Settecento, si crea un’idea della musica popolare, etnica. In quel periodo si formano idee nazionalistiche, identità nazionale passa fortemente dalla musica. I compositori tedeschi riprendevano brani folclorici adattandoli con il loro linguaggio armonico: le rapsodie ungheresi di Liszt o le polacche di Chopin.
La musica del popolo viene vista come l’altra faccia della medaglia della musica classica, non ha una specificità, non si sa quale sia l’origine di un brano di tradizione orale di cui si trovano varianti sia testuali che musicali. Non viene ascoltato con la stessa ritualità della musica classica, è una musica in cui non esiste una netta separazione fra suonatori e pubblico, la si canta e la si balla, si pensa addirittura che non esista il professionista della musica di questo genere musicale.
Talvolta la musica classica prende qualcosa dal repertorio folclorico. Una delle prime musiche che viene connotata a livello nazionale è quella scozzese, identificata già alla fine del Settecento, perché era forte la voglia di riconoscimento da parte degli scozzesi nei confronti degli inglesi.
In Italia diventano quasi brani di musica popolare le arie d’opera, le prime cose che gli italiani imparano perché non sapevano leggere mediamente nell’800 o comunque parlavano in dialetto. Ci sono dei passaggi fra le due sfere, folcloriche e classica, ma esse rimangono ben distinte: una ha una sfera partecipativa, crea i suoi brani, non c’è la forza dell’autore; dall’altra parte abbiamo l’autore la cui volontà si materializza nella partitura che viene tradotta in suono dall’esecutore, i compositori diventano quasi delle entità sovrumane, compositori che smettono di essere anche degli esecutori che porta a pensare che.
La musica classica è fatta per la contemplazione estetica. I valzer di Chopin vanno solo ascoltati e non ballati. Spesse volte succede che la musica nella tradizione occidentale per ottenere una qualifica in quanto arte si richiami con la corporeità, e quindi per esempio con il ballo.
Popular music e definizioni possibili
A monte di questa bipartizione si crea una terza via che è quello della popular music. La popular music si sviluppa in un contesto industriale, già nel primo 800 si parla di popular music, è una musica della quale si conoscono spesso gli autori ma non nasce con la concezione della musica classica, è una musica che nasce per essere consumata.
Molta popular music è stata musealizzata, come il rock classico e il termine classico viene appunto utilizzato a sottolineare questa museificazione. La popular music nasce in ambienti urbani, prettamente, e a consumo dell’intrattenimento e del ballo.
Possiamo far rientrare nel concetto di popular music anche alcuni pezzi di opera come ad esempio “La donna è mobile” di Verdi, è vista come un’opera di consumo tanto per l’uso che si fa e non tanto per l’autore in sé. La musica del disco sarà parte della popular music. I musicisti della popular music sono musicisti che hanno studi classici ma che si dedicano ad altri repertori.
Tra questi repertori:
- La canzone napoletana.
- Il minstrel show americano.
- La tradizione dei café chantant francesi.
- Il flamenco spagnolo.
- Il fado portoghese.
- Il valzer viennese, i valzer di Strauss vengono scritti per essere ballati e non per essere ascoltati.
- L’operetta.
- Il varietà e la rivista.
- La romanza da salotto.
Queste sono tutte forme di popular music ottocentesca di enorme successo. La popular music non è quella che nasce negli anni 50 con il rock’n’roll. Il termine inganna anche perché essendo inglese fa presupporre che si riferisca alla musica importata.
In italiano si sono trovati altri termini ma non sono onnicomprensivi quanto il termine popular music. La definizione musica popolare indica la musica etnica, la musica tradizionale e non è questo genere di musica di cui parleremo in questo corso. Non è neanche una musica di tradizione orale, non necessariamente non è chiaro chi è l’esecutore o l’ascoltatore.
Anche il termine musica popolare contemporanea, anche se non è così fuorviante, ma ha dei limiti come ad esempio su quando termina l’epoca contemporanea. Musica popolare rimane legato sempre a una musica di tradizione orale. Altra definizione è musica di consumo dove però il termine consumo assume una valenza quasi denigratoria, è una musica che serve qualcosa e non solo alla contemplazione estetica ma del resto ci sono dei generi e repertori che vengono ascoltati per la pura contemplazione estetica, come ad esempio la musica classica utilizzata nella pubblicità che diventa musica di consumo, per cui questo termine non è proprio.
Musica leggera: in inglese esiste il termine light music che è una musica di non particolare impegno, di sottofondo, mentre in Italia indica la canzone che viene accettata all’interno della radiofonia e che deve essere una musica di intrattenimento, che non deve impegnare l’ascoltatore e deve essere leggera anche nei contenuti.
Del resto, la musica leggera ha avuto anche degli aspetti non “leggeri”, tanto nel testo quanto nella musica mentre si possono trovare elementi di leggerezza in musiche che vengono considerate colte. Del resto, i Beatles possono essere considerati musica leggera? Oltre al fatto che anche leggera viene usato come termine denigratorio.
Musica extra colta: altra definizione che però non definisce in maniera chiara i limiti della musica che dovrebbe raccogliere. Ci sono delle lingue che sono portate ad accettare, all’interno della propria, dei termini stranieri: il francese e lo spagnolo sono meno propense mentre l’italiano lo è, computer, mouse, eccetera.
Per i francesi la Chanson non ha nulla a che fare con la popular music, è un qualche cosa di più alto, che occupa uno spazio a sé come può essere considerato il jazz, che si affrancherà dal concetto di popular music e diventerà una sorta di musica colta.
Quindi il termine popular music è onnicomprensivo anche se non necessariamente sono stati influenzati dalla musica americana o inglese, la canzone napoletana è popular music anche se non c’entra nulla con un’influenza angloamericana. Molta musica napoletana è stata influenzata da musiche afroamericane, ci sono stati diverse contaminazioni ma non solo.
Nell’operetta non c’è nulla di angloamericano, ad esempio. Nello sviluppo iniziale della musica napoletana sicuramente non c’è un’influenza della musica afroamericana, cosa che invece può essere presente in seguito con le canzoni di Carosone. Il valzer viennese che non ha nessuna influenza di afroamericano, è popular music così come il flamenco spagnolo.
Lezione 2
La canzone napoletana nell’Ottocento, da «Te voglio bene assaje» a «’O sole mio». Il rapporto con l’editoria. Il minstrel show e Stephen Foster.
La canzone napoletana nell’Ottocento
Popular music non significa essere influenzati dalla musica afroamericane. L’inizio della canzone napoletana afferisce all’etnomusicologia ed è molto più antica rispetto al periodo da cui noi la facciamo partire ora, si può far risalire almeno al medioevo in base a delle fonti documentarie.
Napoli ha una tradizione sia nella musica colta che nella tradizione popolare e nelle sue canzoni. Napoli è stata dominata da diverse potenze culturali, oltre al fatto che la sua posizione ha agevolato gli scambi commerciali e culturali. Influenze che arrivano dal mondo arabo e dall’opera lirica.
Dall’800, si può parlare di musica popolare perché il mezzo di trasmissione e di diffusione di questa musica è massmediatico. La canzone napoletana moderna la si fa partire nel 1839, con la festa di Piedigrotta a cui viene associata una gara di canzoni. La vincitrice di quell’edizione fu “Te vojo bene assaje” la cui paternità è discussa, fra l’editore, Gaetano Donizetti e Campanella.
Quella di Donizetti è una falsa attribuzione dovuta per nobilitare il genere: ha venduto centottantamila copielle. L’editoria musicale in quel periodo è molto importante, anche il festival di Sanremo è pensato nell’ottica di aiuto per l’editoria musicale. La SIAE esiste perché l’hanno voluta gli editori.
Le copielle sono dei fogli stampati dagli editori sui quali vengono inseriti testi delle canzoni, una sorta di locandina con titolo, vignetta e testo della canzone. Il ritornello di solito viene allineato sulla destra e, nel seguito del testo, viene solo richiamato con una riga, il tutto per lasciare più spazio possibile al testo. 1 Esempio di copiella.
C’erano anche delle copielle più evolute, con addirittura parti di spartiti, anche perché in quel periodo era possibile che qualcuno sapesse leggere la musica all’interno di una famiglia, di solito, la figlia femmina che si dilettava a intrattenere gli altri componenti suonando il piano e cantando.
A01 Roberto Murolo – Te vojo bene assaje
Questa canzone ha anche una caratteristica strutturale di notevole rilievo, anche se non è la prima ad essere fatta così: la presenza del ritornello. Non tutte le canzoni sono strutturate come strofa-ritornello, le arie d’opera ad esempio non hanno il ritornello.
Il ritornello è più facile da ricordare rispetto alla strofa e inoltre il suo testo non cambia mai a ogni interazione, o se cambia lo fa di poco. Le strofe ogni volta cambiano, per loro natura. Questo formato è tipico della popular music, mentre non è assolutamente presente nelle arie d’opera.
Il ritornello qua nasce come appendice ripetuta della strofa e ne diventerà indipendente, anche se in questo caso ancora non lo è totalmente. Il ritornello è un tentativo di catturare l’attenzione, è fatto perché possa rimanere nella memoria già al primo ascolto. È un modo per attirare l’attenzione e che sta ascoltando la canzone in un Café Chantant.
Nel 1848, sempre al festival di Piedigrotta, verrà presentato “Santa Lucia”.
A02 Enrico Caruso – Santa Lucia
Questo genere di repertorio funziona molto bene per le registrazioni, sia per la durata limitata, funziona bene sia con i cilindri che con i grammofoni, sia perché viene richiesta la voce maschile. Questo repertorio lo si incide anche perché ha già avuto un grande successo e quindi lo si cavalca.
Sono anni di guerra per cui questo festival viene interrotto inevitabilmente. Questa era anche una festa ben vista dai Borboni e i Savoia non erano entusiasti di proseguire questa tradizione. Ricomincerà nel 1876, dove il brano vincitore sarà “O’ sole mio”, e nel 1880 viene composta da Denza e Turco una canzone scritta a fini propagandistici, per invogliare i napoletani a prendere la funicolare.
A03 Roberto Murolo - Funiculì funiculà”
Anche qui il ritornello è molto essenziale e ripetuto più volte, facile da ripetere anche immediatamente. Nel 1882 nasce la SIAE dove il prezzo del biglietto viene in parte dato agli autori delle canzoni presentate.
L’Italia nel mondo verrà identificata come la patria della canzone napoletana, le canzoni di quel periodo avranno molto successo anche all’estero, un successo paragonabile a quello delle arie d’opera.
I primi compositori di canzoni napoletane sono, per la maggior parte, musicisti che hanno studi classici alle spalle, magari anche compositori di opere liriche o di operette. In seguito, ci saranno autori che non avranno studiato in senso classico, quindi non i conservatori, ma che si erano affiancati agli autori dell’epoca.
Turco, uno degli autori dei testi, era un giornalista. Gli autori di parola erano spesso dei professionisti della parola stessa. Questo è uno dei primi momenti che porterà all’associazione fra poesia e canzone, ovvero la canzone come poesia cantata. Nella vulgata comune, il cantautore diventerà poeta perché alla sua canzone verrà riconosciu
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