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Concetti Chiave

  • Il regime di Franco in Spagna è stato influenzato dagli aiuti italiani e tedeschi, rafforzando le tendenze fasciste fino alla Seconda Guerra Mondiale.
  • Alfonso Botti sostiene che il franchismo fosse un regime totalitario, mentre Giorgio Rumi lo definisce autoritario, senza i caratteri globali di altri regimi totalitari.
  • La Seconda Guerra Mondiale rappresenta una guerra "totale", con una forte ideologia e l'espansionismo tedesco caratterizzato da razzismo e pulizia etnica.
  • La dittatura di Mussolini è segnata dall'adozione delle "leggi fascistissime" e dalla creazione di una polizia politica, l'Ovra, per reprimere le opposizioni.
  • Renzo De Felice identifica il fascismo solo con Mussolini, negando la sua esistenza come movimento, una visione considerata riduttiva rispetto alla storia italiana.

Il ruolo di Franco

In Spagna politologi, storici, opinionisti si interrogano sul ruolo svolto da F. Franco e sul carattere del regime da lui instaurato (dalla vittoria nella guerra civile nel 1939 fino al giorno della sua morte). Le origini del franchismo sono da collocare nell’Europa degli anni ’30 e nel contesto dei regimi fascisti o tendenzialmente tali del periodo. Ciò non perché la sollevazione non avesse inizialmente per obiettivo la costituzione di un regime di questo tipo, o la conseguente guerra civile abbia avuto caratteristiche di rivoluzione fascista, quanto piuttosto perché la tempestiva internazionalizzazione del conflitto e gli aiuti italiani e tedeschi hanno influito notevolmente nel rafforzare le tendenze fasciste all’interno della nazione spagnola, fino a che l’andamento della seconda guerra mondiale non ha costretto Franco a prendere le distanze dall’Asse (Roma – Berlino – Tokio). “Per tutti gli anni ’40 e fino all’inizio del ’50, il franchismo è stato un regime totalitario, con atteggiamenti repressivi verso le minoranze etniche e le autonomie territoriali (baschi, catalani, galiziani), come verso gli oppositori politici - dice Alfonso Botti. Non ha alcun fondamento storico affermare che ha preparato il passaggio alla democrazia. Don Luigi Sturzo ha usato parole durissime nei confronti di Franco, così come Maritain, G. Bernanos, Giovanni XXIII, Paolo VI”. Di parere diverso è Giorgio Rumi: “Quello di Franco è stato un regime autoritario, non totalitario: non ha avuto quei caratteri globali di totalitarizzazione che si sono avuti con Mussolini, Hitler e Stalin. Nella guerra civile Ftanco è riuscito a guidare l’opposizione alla coalizione di sinistra, e al termine degli scontri ha guidato il Paese verso la monarchia e verso un ritorno liberale, accantonando la Falange”.

La guerra totale

La Seconda Guerra Mondiale, più ancora della Prima, rappresenta un salto verso la guerra “totale”, nella quale scompare la distinzione tra civili e combattenti: è un conflitto che rappresenta non solo la lotta fra le grandi potenze, ma anche fra le due concezioni diverse, ed alternative, della civiltà e dell’ordine internazionale, un conflitto cioè con una forte caratterizzazione ideologica. Ma nel caso della strategia tedesca si ritrova un particolare tipo di espansionismo, con una valenza specificatamente razzista che, nei confronti delle popolazioni ebree e slave, si trasforma in azioni di “pulizia etnica”.

Le stragi tedesche in Italia

Quanto alle stragi tedesche in Italia (compiute dopo l’Armistizio firmato con gli Alleati l’8/9/1943), i generali, orgogliosi di portare un nuovo “ordine europeo”, non nascondono un certo disprezzo nei confronti dei partigiani, scaturito probabilmente dal “complesso del tradimento” subito.

La dittatura fascista

Al varo delle “leggi fascistissime” (1925–1926), con le quali Mussolini instaura la dittatura (liquidando lo Stato liberale), Gentile firma il “Manifesto degli Intellettuali Fascisti” e Croce quello degli “Intellettuali Antifascisti”. Segue un’ondata di terrore ad opera delle “squadracce” e la creazione dell’Ovra (la polizia politica.). Quattro falliti attentati al Duce hanno giustificato la vasta azione repressiva, nella cui elaborazione hanno avuto un ruolo fondamentale il Guardasigilli Rocco e Federzoni.

Deportazioni e politica razziale

Nel 1943 anche in Italia è stata attivata la pratica nazista della deportazione di massa nei campi di sterminio, uno dei quali è attivo nel territorio nazionale, a Trieste, la cosiddetta “Risiera di San Sabba”. De Felice, invece, nega l’esistenza del fenomeno del fascismo e lo identifica soltanto nella figura di Mussolini. Seguendo questa visione è impossibile collocare l’evento rispetto alla storia della nostra Nazione: questa – a detta dell’esperto – è una visione molto riduttiva, soprattutto se si tiene conto delle testimonianze storiche e dei documenti che ancora oggi attestano svolti i fatti accaduti (indipendentemente dalla loro natura e dal fatto che vengano accettati, condivisi o meno). Il primo esperimento di vera e propria politica razziale promosso dal fascismo in Italia si è avuto – secondo Renzo De Felice – con la guerra in Etiopia, dove i connazionali si sono distinti per l’uso massiccio di armi chimiche, per le uccisioni di massa, per le devastazioni, per la violenta e la sanguinosa repressione della guerriglia contro le truppe d’occupazione. L’organica legislazione razziale applicata nell’Africa italiana rappresenta un precedente di rilievo per capire gli avvenimenti del 1938, quando sono state promulgate le leggi antirazziali.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è il carattere del regime di Franco secondo gli studiosi?
  2. Gli studiosi si dividono sul carattere del regime di Franco; Alfonso Botti lo definisce totalitario e repressivo, mentre Giorgio Rumi lo considera autoritario, privo dei caratteri globali di totalitarismo presenti in altri regimi come quelli di Mussolini e Hitler.

  3. Come ha influito la Seconda Guerra Mondiale sulla concezione di guerra totale?
  4. La Seconda Guerra Mondiale ha segnato un salto verso la guerra totale, eliminando la distinzione tra civili e combattenti e rappresentando un conflitto ideologico tra grandi potenze, con un'espansione tedesca caratterizzata da razzismo e pulizia etnica.

  5. Quali furono le conseguenze delle stragi tedesche in Italia?
  6. Le stragi tedesche in Italia, avvenute dopo l'Armistizio del 1943, furono giustificate dai generali tedeschi attraverso un disprezzo per i partigiani, riflettendo un "complesso del tradimento" e un tentativo di instaurare un nuovo ordine europeo.

  7. Quali furono le misure repressive adottate dal regime fascista in Italia?
  8. Il regime fascista instaurò una dittatura attraverso le "leggi fascistissime" e l'uso di terrore, con la creazione dell'Ovra e una vasta azione repressiva giustificata da attentati al Duce, coinvolgendo figure come il Guardasigilli Rocco.

  9. Come si manifestò la politica razziale del fascismo in Italia?
  10. La politica razziale del fascismo si manifestò con la deportazione di massa nei campi di sterminio, come la Risiera di San Sabba, e con l'uso di armi chimiche e violenze durante la guerra in Etiopia, segnando un precedente per le leggi antirazziali del 1938.

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