Concetti Chiave
- Giovanni Villani, storico fiorentino, scrisse "La Storia" nel 1321, fornendo un'importante narrazione della storia di Firenze e un ritratto di Dante.
- Boccaccio, pur non avendo conosciuto Dante, fu il suo esecutore testamentario e ne celebrò la figura, descrivendolo come "superbo perché filosofo".
- Nel trattatello in onore di Dante, Boccaccio evidenzia l'animosità del poeta, specialmente durante il suo esilio, e ne dipinge un ritratto fisico distintivo.
- Ugo Foscolo definisce Dante il "ghibellin fuggiasco", sottolineando la sua consapevolezza della degenerazione di Firenze e l'importanza dell'imperatore.
- Le opere di Villani e Boccaccio contribuiscono a mantenere viva la figura di Dante, mettendo in luce sia le sue qualità che le sue contraddizioni.
Giovanni Villani e la sua opera
-Giovanni Villani: era uno storico fiorentino che scrive un manoscritto chiamato “La Storia”. Era più giovane di Dante di 10 anni e decide di raccontare la storia di Firenze, in un’opera pubblicata nel 1321. Vi è un lunghissimo paragrafo su Dante, che riceve in vita una biografia: Villani fa una specie di ritratto, riconoscendogli una certa statura, ma dicendo anche che nella Divina Commedia si era vendicato (nel linguaggio fiorentino “presuntuoso, schifo e isdegnoso”)
Boccaccio e il suo legame con Dante
-Giovanni Boccaccio: è lo scrittore della letteratura italiana successivo a Dante; non ha mai conosciuto Dante, ma ne è l’esecutore testamentario, incaricato da Firenze. Prende tutti i manoscritti e la fama, poiché era un incarico importante. Boccaccio descrive Dante nel trattatello in onore di Dante come Villani, dicendo che “era superbo perché filosofo”. Quello che contraddistingueva Dante era l’animosità, che veniva fuori quando in esilio, in Emilia Romagna, qualcuno sparlava dei ghibellini (alleati dell’imperatore). Boccaccio ci aggiunge anche il ritratto fisico: volto lungo, naso aquilino e occhi grandi.
Foscolo e la visione di Dante
Ugo Foscolo chiama Dante sulla tomba il “ghibellin fuggiasco”, dimostrandoci che andando avanti con l’età si fosse accorto che Firenze stesse degenerando, che quindi l’imperatore fosse l’unico capace di controllare la sua città.
Domande da interrogazione
- Qual è il contributo di Giovanni Villani alla storia di Firenze e alla figura di Dante?
- In che modo Boccaccio ha onorato la figura di Dante?
- Qual è la visione di Ugo Foscolo riguardo a Dante e alla sua relazione con Firenze?
Giovanni Villani, storico fiorentino, scrisse "La Storia" nel 1321, in cui dedicò un lungo paragrafo a Dante, riconoscendone la statura ma anche criticando il suo atteggiamento nella Divina Commedia, definendolo "presuntuoso, schifo e isdegnoso".
Giovanni Boccaccio, pur non avendo mai conosciuto Dante, ne divenne l'esecutore testamentario e descrisse il poeta nel "Trattatello in onore di Dante", evidenziando la sua superbia filosofica e il suo aspetto fisico, con un volto lungo e un naso aquilino.
Ugo Foscolo definisce Dante "ghibellin fuggiasco", suggerendo che, con il passare del tempo, Dante avesse compreso la degenerazione di Firenze e ritenesse l'imperatore l'unico in grado di controllare la città.