Concetti Chiave
- Alfieri nasce ad Asti nel 1749 e si forma nella Reale Accademia di Torino, da cui esce nel 1766 con una forte vocazione alla libertà.
- Dopo l'Accademia, intraprende viaggi in Italia e in Europa, avvicinandosi al teatro e alla letteratura, scrivendo le sue prime opere in francese.
- Alfieri abbandona il francese per l'italiano, cercando una nuova identità culturale e trovando la sua patria a Firenze, dove incontra la contessa d'Albany.
- Deluso dalla rivoluzione dopo il trasferimento a Roma e in Alsazia, Alfieri esprime nelle sue opere un forte anti-illuminismo e un'idea di eroismo attraverso le tragedie.
- La sua produzione artistica è influenzata dall'incontro con le "Vite Parallele" di Plutarco, da cui trae ispirazione per la sua visione dell'eroe e della figura poetica.
Che ruolo ha avuto l'Infanzia e Formazione?
Nasce ad Asti nel 1749 da una famiglia aristocratica e muore a Firenze nell 1803, per cui valica i limiti del nuovo secolo.
Nel 1758 venne mandato nella Reale Accademia di Torino, dalla quale uscì nel 1766 e di cui non tollerò mai la disciplina. Infatti, la sua vita infatti fu sempre segnata da una costante vocazione alla libertà, ma questo ideale di libertà non poté mai considerarsi totalmente compiuto, pur segnandolo dalla gioventù in poi.
Viaggi e Prime Opere
Uscito dall'Accademia cominciò una serie di viaggi in Italia e in Europa, alla ricerca del luogo ideale e dell'amore, spinto da un'irrequietezza e un'inquietudine tipicamente preromantiche. È durante questo periodo che si avvicina al mondo teatrale e alla letteratura, scrivendo in francese (poiché è nato nel Piemonte sabaudo) le sue prime opere "l'Esquisse du jugement universel" e il "Journal".
Trasformazione e Italianità
Successivamente, decise di seguire un processo di "spiemontizzazione", abbandonando il francese, in modo tale da smettere di essere un servo del Piemonte e diventare italiano; difatti, perfezionò il suo italiano, per acquisire l'italianità anche della lingua, e trovò la sua nuova patria a Firenze, dove incontrò anche la sua compagna ideale, la contessa d'Albany.
Delusione e Produzione Artistica
Nel 1780 si trasferì a Roma, poi nel 1785 nell'Alsazia francese, dove si avvicinò alla rivoluzione, per poi rimanerne deluso, evento che segnò la sua coscienza.
Nel corso della sua produzione artistica scrisse trattatelli, come il "De Tirannide" (1777) nel quale dimostra la sua impossibilità di conciliazione con la tirannide, nel 1789 le Rime, dalle quali emerge la sua concezione preromantica e il suo essere anti-illuminista, poiché secondo Alfieri solo il poeta può illuminare l'uomo, partendo tutto dalla grandi personalità e non dalla razionalità. Ma ciò che Alfieri concepisce come il "nobile lavoro" è la composizione delle tragedie, che rielabora sul modello classico e nel quale si concentrano le due anime neoclassica e pre-romantica. Il significato del neoclassicismo di Alfieri è l'incontro con le "Vite Parallele" di Plutarco, opera dalla quale fu folgorato, sentendosi interpretato da qulle figure che gli apparvero sulla linea dell'eroe. Le tragedie, infatti, sono l'espressione dell'eroico e di questo forte sentire e Alfieri stesso è un egocentrico che dà un ritratto eroizzato di sé, percependosi davvero in quella forma, a tal punto da poter parlare di autobiografia.
Domande da interrogazione
- Qual è il significato della "spiemontizzazione" per l'autore?
- Come si manifesta l'influenza preromantica nella produzione artistica dell'autore?
- Qual è il ruolo delle tragedie nella visione artistica dell'autore?
La "spiemontizzazione" rappresenta il processo attraverso il quale l'autore abbandona il francese per abbracciare l'italiano, cercando di liberarsi dall'identità piemontese e di affermare la sua italianità, trovando la sua nuova patria a Firenze.
L'influenza preromantica si manifesta nella sua concezione poetica, dove l'autore sostiene che solo il poeta può illuminare l'uomo, enfatizzando l'importanza delle grandi personalità rispetto alla razionalità, come evidenziato nelle sue opere come il "De Tirannide" e le "Rime".
Le tragedie sono considerate il "nobile lavoro" dell'autore, che rielabora modelli classici per esprimere l'eroico e il suo forte sentire, riflettendo un'autobiografia eroizzata e un incontro con le figure eroiche delle "Vite Parallele" di Plutarco.