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Concetti Chiave

  • Il primo acquedotto romano, costruito nel 312 a.C. da Appio Claudio, trasportava acqua da sorgenti distanti 8 miglia fino al Foro Boario.
  • Con l'espansione degli acquedotti, la portata d'acqua a Roma aumentò fino a 190.000 metri cubi al giorno, grazie all'Acqua Marcia e all'Aniene.
  • Alla fine della repubblica, un servizio di manutenzione regolare garantiva l'approvvigionamento idrico, con nuovi acquedotti che portavano circa un milione di metri cubi d'acqua al giorno.
  • Dal I secolo a.C., l'acqua cominciò a essere privatizzata, consentendo l'installazione di tubature nelle case dei cittadini benestanti, mentre le fontane pubbliche rimanevano per i meno abbienti.
  • Altre città romane e provinciali erano ben fornite d'acqua, con acquedotti imponenti come quello di Segovia e il Pont du Gard in Francia, che servivano anche come ponti.

L'origine degli acquedotti romani

Per molto tempo a Roma per bere o per lavarsi si usò l’acqua del Tevere, quella di pozzi e cisterne locali, o quella di sorgenti naturali. Il primo acquedotto fu fatto costruire nel 312 a.C. da Appio Claudio (lo stesso che fece costruire la via Appia). Si trattava di un canale sotterraneo che seguiva la pendenza del terreno e trasportava l’acqua dalle sue sorgenti, distanti circa 8 miglia, fino al Foro Boario di Roma. La sua portata era di circa 73.000 metri cubi d’acqua al giorno.

L'espansione degli acquedotti

La costruzione di altri acquedotti rese possibile un aumento della portata e una migliore distribuzione idrica. Con l’acqua proveniente dall’Aniene si raggiunsero 175.000 metri cubi al giorno e con l’Acqua Marcia, di qualità particolarmente buona e tuttora utilizzata, si raggiunsero i 190.000.

I nuovi acquedotti tuttavia erano veri e propri viadotti in muratura che, nella parte più elevata, contenevano tubi di bronzo. Per favorire lo scorrimento dell’acqua, i tubi dovevano avere un’inclinazione costante. Nella parte terminale dell’acquedotto vi erano infine grandi serbatoi che raccoglievano l’acqua e la rimandavano

attraverso tubature di piombo nelle case e nelle fontane.

Manutenzione e regolamentazione

Alla fine della repubblica Roma era ormai una grande città, densamente popolata; era perciò necessario adeguare l’approvvigionamento idrico ai nuovi bisogni. Fu così istituito un regolare servizio di manutenzione, svolto da architetti e fontanieri e controllato da un magistrato. Più tardi furono costruiti nuovi acquedotti, tra cui quello Claudio, lungo circa 70 chilometri. Alla fine del l secolo d.C. giungevano a Roma circa i milione di metri cubi d’acqua al giorno. Se i calcoli degli studiosi sono esatti, questo quantitativo corrisponde più o meno a 1000 litri d’acqua per abitante: un’abbondanza che oggi non si raggiunge dappertutto.

Privatizzazione e distribuzione

A partire dalla metà del I secolo a.C. lo Stato cominciò a concedere a cittadini benemeriti l’uso privato dell’acqua; si cominciarono così ad avere case private con l’acqua corrente al pianterreno. Quest’abitudine si estese poi alle case dei cittadini più facoltosi, ma, per evitare abusi, le tubature dovevano portare il nome del proprietario. Chi abitava invece in normali case in affitto continuò ad approvvigionarsi alle fontane pubbliche. Alla fine del I secolo d.C. queste erano 59, e nel IV secolo erano più che raddoppiate.

Acquedotti nelle altre città

Le altre città, in Italia e nelle province, erano altrettanto ben fornite d’acqua. Alcuni acquedotti furono costruzioni imponenti, come quello di Segovia in Spagna o, in Francia, quello del Pont du Gard (Mmes). Quest’ultimo fungeva da ponte per l’attraversamento del fiume nella parte inferiore e serviva per il trasporto dell’acqua in quella superiore.

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Domande da interrogazione

  1. Qual è stata la prima innovazione nell'approvvigionamento idrico a Roma?
  2. Il primo acquedotto fu costruito nel 312 a.C. da Appio Claudio, trasportando acqua dalle sorgenti al Foro Boario con una portata di circa 73.000 metri cubi al giorno.

  3. Come è cambiata la portata dell'acqua con l'espansione degli acquedotti?
  4. Con l'acqua proveniente dall'Aniene, la portata raggiunse 175.000 metri cubi al giorno, mentre con l'Acqua Marcia si arrivò a 190.000 metri cubi, migliorando notevolmente la distribuzione idrica.

  5. Quali misure furono adottate per la manutenzione degli acquedotti a Roma?
  6. Fu istituito un servizio di manutenzione regolare, controllato da un magistrato e svolto da architetti e fontanieri, per adeguare l'approvvigionamento idrico alle crescenti esigenze della popolazione.

  7. Come si è evoluta la distribuzione dell'acqua nelle abitazioni romane?
  8. A partire dalla metà del I secolo a.C., lo Stato concesse l'uso privato dell'acqua a cittadini benemeriti, portando all'installazione di acqua corrente nelle case private, mentre le case in affitto continuavano a utilizzare le fontane pubbliche.

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