Concetti Chiave
- Il sistema idrico romano rappresentò una delle maggiori realizzazioni della civiltà, con acquedotti che hanno fissato standard senza precedenti.
- La necessità di acqua potabile aumentò durante l'epoca repubblicana, portando alla costruzione di acquedotti come l'Acqua Appia, progettata da Appio Claudio.
- Gli acquedotti romani utilizzavano tecniche avanzate di costruzione, con condotte sotterranee e archi per regolare il flusso dell'acqua.
- La portata dell'acqua degli acquedotti romani raggiungeva circa 1.800.000 ettolitri al giorno, fornendo 180 litri a ogni romano quotidianamente.
- Il sistema degli acquedotti si diffuse anche nelle province, con resti significativi visibili in diverse regioni, tra cui Spagna e Francia.
L'inizio del sistema idrico romano
Una delle maggiori realizzazioni della civiltà romana fu l’efficientissimo sistema di distribuzione delle acque, attraverso una rete di acquedotti che non trovò paragoni nei secoli se non in epoca moderna. Nei primi tempi di Roma l’acqua veniva attinta dal Tevere, da pozzi e cisterne, come la Fonte delle Ninfe e la Fonte di Giuturna che si trovava vicine alla città.
L'espansione degli acquedotti
Con l’aumento della popolazione durante l’epoca repubblicana, il rifornimento di acqua potabile dovette essere incrementato trasportando acqua da sorgenti più lontane (anche per l’inquinamento del Tevere, in cui sboccavano le cloache). Il primo acquedotto fu l’Acqua Appia, creato dal censore Appio Claudio, lo stesso che curò la costruzione della via che prende il suo nome: esso portava acqua da una sorgente distante circa dieci miglia a Sud di Roma, nei pressi dell’Aniene.
Tecniche di costruzione e portata
L’acqua passava in condotte sotterranee per la maggior parte del percorso, a una profondità di circa 15 metri, e per superare le depressioni e regolare il flusso di pendenza in parte sopra file di alti archi, secondo una tecnica che fu sempre adottata dagli acquedotti romani, e si raccoglieva in un bacino in un luogo chiamato ad spem veterem (poiché in tempi antichi vi sorgeva un santuario dedicato alla dea Spes, “speranza”); poi veniva Celio e L’Aventino e terminava nel Foro Boario.
L'eredità degli acquedotti romani
Si calcola che la portata dell’Acqua fosse di 34.000 metri cubi al giorno. Dopo questo primo acquedotto ne furono costruiti altri nove, l’ultimo all’epoca dei Severi: si calcola che gli acquedotti trasportassero in città circa 1.800.000 ettolitri al giorno, il che significa che ogni romano, ai tempi dell’Impero aveva a disposizione 180 litri di acqua ogni giorno. Il sistema degli acquedotti però fu esportato anche alle province: le maggiori città ne erano servite durante l’epoca imperiale, e imponenti resti degli acquedotti romani sono ancora visibili in Spagna, Francia, Africa, Asia Minore; uno dei più grandi fu l’acquedotto di Cartagine, costruito all’epoca di Adriano.
Domande da interrogazione
- Qual è stata una delle maggiori realizzazioni della civiltà romana in termini di approvvigionamento idrico?
- Come si è evoluto il sistema di acquedotti romani durante l'epoca repubblicana?
- Qual è l'impatto duraturo degli acquedotti romani sulle città dell'Impero?
Una delle maggiori realizzazioni della civiltà romana fu l'efficientissimo sistema di distribuzione delle acque, caratterizzato da una rete di acquedotti senza paragoni nei secoli, che iniziò con l'Acqua Appia.
Con l'aumento della popolazione, il rifornimento di acqua potabile fu incrementato trasportando acqua da sorgenti più lontane, a causa dell'inquinamento del Tevere, e il primo acquedotto, l'Acqua Appia, portava acqua da una sorgente distante circa dieci miglia a Sud di Roma.
Gli acquedotti romani trasportavano circa 1.800.000 ettolitri di acqua al giorno nelle città, permettendo a ogni romano di avere a disposizione 180 litri di acqua quotidianamente, e il sistema fu esportato anche nelle province, con resti visibili in diverse regioni del mondo.