Concetti Chiave
- L'accento tonico indica la sillaba pronunciata con maggiore energia, distinguendo le sillabe toniche da quelle atone.
- Le parole sono classificate in base al numero di sillabe, come monosillabe, bisillabe, piane, sdrucciole, bisdruciole e anti-bisdrucciole.
- Le parole tronche hanno l'accento sull'ultima sillaba, rappresentato graficamente, il che può confondere chi non è madrelingua.
- L'accento grafico si presenta in forme grave e acuto, utilizzato per le parole tronche e per differenziare significati simili.
- Nella lingua letteraria passata si usava l'accento circonflesso per indicare contrazioni, ma oggi è considerato superfluo per le parole non tronche.
Quando pronunciamo una parola, una sillaba viene pronunciata con maggiore energia, mentre le altre sono pronunciate debolmente; questa intonazione più forte delle altre si chiama “accento”:
esempio: pia- ce – re; a - mo - re - vo – le; les - si – co
Le sillabe colpite dall’accento si chiamano toniche, mentre le altre prendono il nome di atone (= senza tono)
Indice
Classificazione delle parole
Le parole sono classificate in base del numero di sillabe: monosillabe, bisillabe o piane, polisillabe.
• Nelle parole monosillabe, ovviamente, l’accendo cade sull’unica sillaba esistente: me, se, dà
• Nella parole bisillabi, l’accento tonico cade sulla prima sillaba: pe-ra, sa-le, dan-no
In questo caso, l’accento sulla penultima sillaba, sulla terzultima o sulla quartultima.
• Se l’accento tonico cade sulla penultima sillaba, si parla di parola “piana”; co-lo-ra-re, do-lo-re
• Se l’accento tonico cade sulla terzultima sillaba, si parla di parola “sdrucciola”: fa-ci-le, ra-pi-do, a-mi-che-vo-le.
• Se l’accento tonico cade sulla quartultima sillaba, le parole prendono il nome di “bisdrucciole”. Esse sono frequenti come la 3.a persona plurale dei verbi della prima coniugazione o le forme verbali con le enclitiche. Esempio: essi con-si-de-ra-no, re-ga-glia-mo-glie-lo.
• Esistono anche le parole anti-bisdrucciole (o trisdrucciole), in cui l’accento tonico cade sulla quintultima sillaba: or-di-na-me-lo!
Parole tronche e accento grafico
Abbiamo anche le parole tronche, in cui l’accento cade sull’ultima sillaba e, in questo caso, esso viene rappresentato graficamente: caf-fè, cit-tà, egli man-giò
Il fatto che l’italiano non richiede graficamente l’accento tonico costituisce un problema per gli stranieri: infatti, esistono dei termini che si scrivono in modo identico, ma l’accento tonico (che non è segnato) cade su sillabe diverse e la parola assume un significato del tutto diverso. Questi casi sono molto frequenti.
Esempi: àncora/ancòra, ambito/ambìto, nocciòlo/nòcciolo, prìncipi/princìpi, càpitano/capitàno
• La nave ha gettato l’ancora / Carlo non è ancora rientrato
• In quale ambito lavorate? / Questo lavoro è molto ambito da tutti
• Questo nocciolo cresce molto rapidamente / Queste olive non il nocciolo
• I principi inglese appartengono alla casata dei Windsor / Egli ha dei solidi principi che tutti ammirano
• Sono cose che capita, pazienza! / Il signor capitato è appena sceso alla nave
Accento grafico e usi letterari
L’accento grafico ha due forme: grave e acuto. Essi si adoperano quasi esclusivamente per le parole tronche: Perù, virtù, bontà, giù, però, ahimè, thè, caffè (in questi casi l’accento sulla è, indica anche che il suo è aperto, grave). In altri casi la [è]indica che il suono è chiuso: né…né…, per sé, perché, ventitré, viceré. Frequentemente, però anche in questi casi, si tende ad adoperare la [è]. Sta di fatto che, in ogni caso, l’accento sulle parole che non sono tronche, è superfluo e ormai non si mette più.
In alcuni casi, l’accento serve a distinguere una parola dall’altra:
• Vengo da Roma / Egli mi dà sempre delle buone notizie; Ha detto di sì / Si è lavato le mani; Lavora notte e dì / Non leggo mai di giorno; Ne vuoi ancora? / Non bene né vino, né birra
Nella lingua letteraria dei secoli scorsi si può trovare anche l’accento circonflesso che, però, non ha alcuna rilevanza fonica: serve soltanto per indicare che delle lettere che sono state eliminate e c’è stata una contrazione (come in francese). Esempio: tôrre per togliere, côrre per cogliere, guardâr per guardarono.
Domande da interrogazione
- Cos'è l'accento e come si manifesta nelle parole?
- Come si classificano le parole in base al numero di sillabe?
- Cosa sono le parole tronche e come viene rappresentato l'accento?
- Qual è il problema dell'accento tonico per gli stranieri che apprendono l'italiano?
- Quali sono le forme dell'accento grafico e il loro uso?
L'accento è l'intonazione più forte di una sillaba rispetto alle altre, e le sillabe colpite dall'accento si chiamano toniche, mentre le altre sono atone.
Le parole si classificano in monosillabe, bisillabe, piane, sdrucciole, bisdruciole e anti-bisdrucciole, a seconda di dove cade l'accento tonico.
Le parole tronche hanno l'accento sull'ultima sillaba, e questo viene rappresentato graficamente, come in "caffè" e "città".
Gli stranieri possono confondere parole scritte in modo identico ma con accenti tonici diversi, che cambiano completamente il significato, come "àncora" e "ancòra".
L'accento grafico può essere grave o acuto e viene usato principalmente per le parole tronche; serve anche a distinguere parole con significati diversi, come "dà" e "da".