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Storia del dopoguerra: l'età dell'insicurezza

Crescita e recessione post-bellica

Nel 1919, paesi come Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia ebbero un'importante fase di crescita, che già l'anno dopo si fermò con il subentrare della recessione. Gli stabilimenti industriali ridussero la produzione e aumentarono la disoccupazione, costringendo molti paesi ad adottare politiche di austerità che aumentarono la caduta. Si era erroneamente pensato che il passaggio da economia bellica ad economia di pace sarebbe stata più rapida, ma così non fu, e si vide come soluzione per la stabilità il ritorno al gold standard. Tutto questo si scoprì poi non funzionare in maniera automatica; l'automatismo teorico tra deficit della bilancia dei pagamenti-deflazione-politiche di austerità non funzionò più. Erano presenti i sindacati e i partiti socialisti, che frenarono l'aggiustamento automatico dei salari. I governi scelsero di tenere alta l'occupazione e l'espansione economica.

Il Gold Standard in realtà non era il generatore di una situazione di certezza e stabilità, ma il contrario; il sistema aureo funzionò proprio grazie alla situazione economica e sociale della Belle Époque. Al rientro nel Gold Standard le questioni erano: quando e a quale valore rientrare? Il governo inglese nel 1925 scelse di ancorare la sterlina al valore della anteguerra, sopravvalutando la moneta e penalizzando quindi la domanda interna e le esportazioni. L'Inghilterra però non sarà più in grado di gestire il sistema monetario internazionale, creando una mancanza di un perno attorno al quale le economie internazionali avrebbero dovuto ruotare. Il governo inglese decise anche di attuare una serie di riduzioni della spesa pubblica, facendo entrare l'economia in recessione. I proprietari programmarono tagli ai salari e aumenti degli orari di lavoro, con trattative che fallirono, generando nuovi scioperi e grosse proteste.

La situazione francese

La Francia decise invece di tornare al regime aureo con una valutazione del franco pari a 1/5 del valore prebellico, permettendo di stimolare le esportazioni e di attirare capitali esteri. La Francia veniva da un momento con un'inflazione elevata, forte emissione di titoli di stato e una produzione industriale più competitiva. Un nuovo elemento di fragilità del sistema era la diminuzione delle riserve auree mondiali, passando quindi al gold Exchange standard, un nuovo sistema monetario internazionale che dava la possibilità di detenere come riserve anche i crediti a breve in dollari o sterline. Questo però mise a rischio la Gran Bretagna, con la bilancia dei pagamenti negativa, scarse riserve auree e passività più elevate.

Inflazione tedesca

Il problema più importante era la quasi totale mancanza di cooperazione tra i governi e le banche centrali e ad essa si aggiungeva la mancanza di cooperazione internazionale e la dipendenza dell'Europa dai trasferimenti a breve termine degli USA. Al termine della guerra, il marco tedesco valeva 1/10 di prima. In pieno caos economico la Francia decise di invadere l'area della Ruhr, per forzare la Germania al pagamento delle prime rate delle riparazioni. La repubblica di Weimar decise però di finanziare la resistenza passiva dell'area, stampando marchi in modo tale da azzerarne il valore. Nel 1923 si decise di stabilizzare la moneta, lanciando il Rentenmark, con un valore assicurato da attività reali e con un'emissione limitata di 2400 miliardi. Nel 1924 venne varato il piano Dawes, che riconobbe come la Germania non potesse essere in grado di saldare i propri debiti se non fosse stata messa in condizione di farlo. La Germania, quindi, ricevette una riduzione delle rate annuali e un aumento nel tempo del debito. Ricevette infine un prestito con condizioni rigide. Venne istituito il Reichsmark e nel 1925 venne riammessa nel gold standard, firmando in più il trattato di Locarno, migliorando le relazioni con la Francia. Nel 1926, fu ammessa alla Società delle Nazioni.

L'unione sovietica

Dopo la guerra civile che terminò nel 1920, venne istituita l'Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche il 30 dicembre 1922. L'economia russa in quel momento era fragile e completamente disarticolata. La produzione industriale era poco più di un decimo dell'anteguerra, i commerci erano paralizzati e le campagne drammaticamente impoverite dalle requisizioni forzate per alimentare le città. Le imponenti rivolte sorsero in campagna e le varie carestie accelerarono la revisione della politica delle requisizioni. Iniziò ad essere varata la NEP, Nuova politica Economica, che ripristinò in parte l'economia di mercato. Venne rilanciata la produzione agricola permettendo il commercio privato e sostituendo le requisizioni forzose con una tassa in natura. Lo stato continuò a controllare le grandi imprese e le banche, ma autorizzò la ricostruzione delle imprese private, sotto i 20 dipendenti, in cambio del trasferimento di una porzione di produzione allo stato. La NEP costituì un parziale ritorno al capitalismo. Bucharin però disse che questo era solo un passaggio, come premessa dell'industrializzazione e quindi dell'insurrezione proletaria. La NEP fu concepita come tregua dopo gli anni della guerra civile, doveva attrarre borghesi e stimolare il consenso verso il governo e il partito. Il tentativo di conciliare socialismo e mercato non ebbe successo. Nel 1927 la produzione cerealicola era inferiore a quella dell'anteguerra. Nel 1928 Stalin decise di lanciare una nuova politica economica composta da: pianificazione centrale, industrializzazione forzata e collettivizzazione delle campagne. Il primo piano quinquennale ebbe successo e portò a termine gli obiettivi preposti, trainata dall'industria elettrica e dall'industria pesante. Molti occidentali iniziarono a vedere l'URSS come un modello su cui basarsi.

La crisi del capitalismo

I ruggenti anni '20

Nei ruggenti anni '20 gli USA furono percorsi da un'ondata di prosperità senza precedenti, con i settori più trainanti che furono quelli della seconda RI, come elettricità, automobile, chimica, industria petrolifera e beni di consumo durevoli. La più importante di tutte fu l'industria dell'automobile, capace di trainare con sé diverse altre industrie, quelle di ogni componente meccanico e quelle delle infrastrutture. Negli Stati Uniti alla crescita dei prodotti agricoli ed industriali si accompagnò quella dei consumi e si iniziò così a scoprire il tempo libero.

Un primo problema del tempo era da intravedere nel sistema bancario, per nulla sano. A differenza dell'Europa esso era infatti composto da molti piccoli istituti non controllati dalla FED che operavano attraverso una gestione inadeguata. Allo stesso tempo, il sistema borsistico era spinto da questi tre fattori:

  • Speculazioni di alcuni grandi operatori
  • Politiche di credito facile
  • Gli Investment trusts, che consistevano nella possibilità dei piccoli risparmiatori privati di fare uso di un operatore professionale e di un portafoglio diversificato.

Con il loro aumento esponenziale, vennero meno regolamenti e garanzie, ma furono comunque trainati dalla borsa, generando una bolla.

La crisi del 1929

La FED era consapevole della bolla speculativa in atto ma scelse di non agire, lasciando crollare i prezzi e facendo disperdere il panico. La caduta del Dow-Jones innescò una spirale perversa che travolse speculatori e banche, le cui difficoltà si rifletterono sulle imprese e sui possessori di un mutuo. La crisi si trasformò in depressione investendo l'economia reale. Il crollo dei prodotti agricoli ne scoraggiava la raccolta, tant'è che gli agricoltori emigrarono in California. Seguì una frenata della produzione industriale e soprattutto dell'industria dell'auto. Crisi dell'industria, disoccupazione, crollo della domanda, caduta dei prezzi non trovarono un argine nella politica di un governo ostinatamente ancorato all'ortodossia finanziaria e preoccupato solo di non aumentare la propria spesa. In quel periodo, le strategie attuate si basavano su politiche deflazionistiche di austerità, con lo scopo di impedire il deflusso di oro e di valute estere, di tagliare le spese e pareggiare il bilancio. La disoccupazione iniziò a salire insieme alla povertà. Due milioni di persone vagabondavano, 1/4 degli scolari era mal nutrito, e i salari medi erano ora 1/5 di quelli pre-1929. Il presidente Hoover non volle mai concepire un vero e proprio piano di aiuti, l'assistenza ai disoccupati fu delegata alla carità privata o ai governi locali. Il presidente Hoover non credeva che toccasse allo Stato intervenire per risollevare l'economia. Nonostante questo, iniziò a ricredersi quando vide la gravità della situazione. Annunciò dapprima sgravi fiscali e chiese di limitare i licenziamenti, sollecitando il pareggio di bilancio. La deflazione non venne inizialmente contrastata per via dell'adesione al regime aureo (si voleva mantenere solido il dollaro). Nel 1931 concesse una moratoria di un anno ai debiti in Europa, e cercò di avviare diverse opere pubbliche.

La crisi in Europa

Per quanto riguarda la crisi europea: La recessione colpì duramente la Germania. Con il fallimento del Credit Anstald si generò un effetto domino. Il ritiro dei capitali esteri e il crollo delle esportazioni furono un duro colpo per l'economia tedesca. Per evitare la corsa agli sportelli vennero chiusi gli istituti di credito e ne vennero rilevati più del 60% dell'intero settore da parte dello Stato. Il cancelliere Bruning si impegnò principalmente a raggiungere il pareggio di bilancio e ad attuare politiche deflazionistiche. Nonostante Bruning fosse assolutamente convinto delle sue scelte, i prezzi esteri crollarono e con loro le esportazioni tedesche, le politiche deflazionistiche abbassarono la massa monetaria presente riducendo di conseguenza i salari e la produzione industriale. Così facendo il cancelliere tedesco favorì l'affermazione dei nazionalsocialisti, che divennero il primo partito in Germania nel 1932. Anche in Inghilterra l'insicurezza e la disoccupazione si stavano dilagando, tant'è che pure lì venne istituita la British Union of Fascists, ispirata ai fascisti italiani. In Francia, la produzione industriale era calata drasticamente, così come le esportazioni. Il paese era indebolito dall'instabilità politica e dai continui scandali finanziari. La crisi del capitalismo era ormai irreversibile e si decise quindi di organizzare un grande incontro aperto a tutti i paesi per cercare di ricostruire l'economia, la conferenza di Londra. Qualunque sforzo per cercare di ritrovare una sorta di cooperazione fu infranto dall'iniziale annuncio di Roosevelt sull'uscita degli USA dal Gold Standard e di svalutare il dollaro per rilanciare i prezzi del mercato interno verso l'alto e aumentare le esportazioni.

La rivoluzione keynesiana

La dottrina economica tradizionale non sapeva spiegarsi la crisi e come l'applicazione delle ricette ortodosse non fosse servita. La legge concepita da Say aveva ancora senso nella teoria economica del 1929. Say sosteneva che in regime di libero scambio, l'offerta crea sempre la propria domanda. Keynes cercò invece di trovare una risposta alla situazione attuale e ci riuscì. Secondo Keynes la razionalità in situazioni di incertezza induce il consumatore a esprimere una scelta sul verificarsi di un evento ed è quindi costretto a ragionare in termini probabilistici. Potevano quindi esistere dei cali della domanda a cui non esisteva una risposta automatica. Keynes rovesciò il nesso causale: la domanda determina l'offerta e non il contrario. Secondo Keynes è quindi necessario l'intervento da parte dello Stato, con un aumento della spesa pubblica, per rilanciare la domanda, a cui seguirà un aumento dell'offerta.

Lo stato interventista

Il collasso del 1929 chiuse un periodo di prosperità, tanto che lo stile di vita americano venne messo in discussione. Nel 1932 Franklin D. Roosevelt venne eletto Presidente degli Stati Uniti, grazie alle sue promesse di far partire un nuovo corso, senza mai specificare però di cosa si trattasse. I tre obiettivi della nuova amministrazione erano:

  • Rilanciare l'economia
  • Dare assistenza e lavoro alla popolazione
  • Ridare fiducia alla nazione

Fu proprio per questo che vennero istituite delle novità:

  • La formazione di un brain trust di professori universitari, giornalisti, e componenti del mondo della finanza
  • La raccolta di un'impressionante mole di dati per potersi muovere su una base empirica
  • La determinazione a volersi allontanare dall'ortodossia prevalente.

Nei primi cento giorni vennero prodotte leggi con una media di 1 ogni 3 giorni. L'obiettivo del New Deal era infatti quello delle 3 R:

  • Relief: assistenza ai disoccupati e contrasto della povertà
  • Recovery: interventi per riportare l'economia ai livelli precrisi
  • Reform: riforma del sistema finanziario ed economico per evitare nuove recessioni.

Il New Deal si articolò in due fasi:

  1. La prima fase, nel triennio 1933-1935, di stampo economico.
  2. La seconda fase, tra il 1935-1938, di maggiore attenzione alle politiche sociali.

I primi interventi riguardarono il sistema monetario e creditizio, con l'obiettivo di iniettare liquidità nel sistema. Le banche e la borsa vennero chiuse per una settimana (Holiday banking) e vennero sottoposte ad una attenta revisione. Le banche risanabili furono dotate di liquidità e re-immerse nel mercato, le altre vennero chiuse. Contestualmente vennero dati pieni poteri in materia finanziaria al presidente. Nel 1933 venne emanato l'atto più importante per la regolazione del sistema creditizio, il Glass-Steagall Banking Act, che separava le banche commerciali, lasciando loro solo credito a breve termine, da quelle di investimento, specializzate in credito a medio-lungo termine. In più, esso vietò alle banche di possedere, vendere o comprare titoli di imprese private ed istituì un fondo di garanzia federale per depositi fino a 2500 dollari. Venne inoltre istituita nel 1934 la Security and Exchange Commission (SEC), che si sarebbe occupata del controllo delle società quotate in borsa a tutela del pubblico. Per ridare fiato all'economia e dare corso a una politica espansiva occorreva la libertà di manovra della politica monetaria. Per questo nell'aprile 1933 venne annunciata l'uscita dal sistema aureo e la svalutazione del dollaro. L'oro venne ritirato dal mercato e venne istituito l'obbligo di venderlo alla FED.

Riforme economiche e sociali

Le riforme economiche più importanti varate durante il New Deal furono:

  • Agricultural Adjustment Act, 1933: si impegnava a risolvere due obiettivi, il sostegno artificiale ai prezzi interni e la loro separazione da quelli correnti sul mercato mondiale. Esso fu criticato perché generò una contrazione della coltivazione del cotone di circa 1/4, ma raggiunse comunque gli obiettivi prefissati
  • National Industrial Recovery Act, 1933: introduceva norme volte a regolare i prezzi e la produzione industriale e a garantire il livello dei salari dei lavoratori, assicurando i loro diritti sindacali.

Venne inoltre varato un importante piano di opere pubbliche che riuscirono ad occupare circa 1/3 dei disoccupati; si tratta delle opere coordinate dalla Public Work Administration che perseguì due obiettivi:

  • Assicurare reddito ai disoccupati e stimolare la domanda
  • Migliorare le infrastrutture.

L'esempio più importante fu il progetto della Tennessee Valley Authority, che bonificò ed elettrificò una vastissima area. Nel 1935 e 1936, il NIRA e l'AAA vennero dichiarati incostituzionali dalla corte suprema perché infrangevano la libertà economica, tant'è che il primo venne riscritto e il secondo abbandonato definitivamente. Nel 1935 una serie di misure di welfare e di nuove regolamentazioni del mercato del lavoro aprirono una nuova politica sociale. Venne firmato il Social Security Act, che garantiva la pensione di vecchiaia, un'assicurazione in caso di disabilità e di disoccupazione e assegni per le vedove e i loro figli. Nel mercato del lavoro vennero invece firmate delle riforme volte a istituire l'obbligo da parte delle imprese di riconoscere i sindacati e di introdurre la contrattazione salariale collettiva.

I risultati del New Deal furono ambigui: Da un lato rivitalizzò lo spirito della nazione e invertì la caduta degli indicatori economici, ma allo stesso tempo i risultati non furono pari all'attesa. L'economia USA crebbe comunque del 8.4% annuo nel periodo 1933-1937, ma dopo una nuova recessione del 1937 i prezzi non erano ancora superiori a quelli precrisi del 1929. L'eredità più significativa fu quella di dimostrare come lo Stato regolatore e la democrazia erano compatibili.

La Germania e l'ascesa del nazionalsocialismo

Dopo le elezioni del 1932 si cercò di scindere il movimento nazionalsocialista in due inserendo nel governo una sola delle due ali, ma non ci si riuscì. Fu così che nel 1933 Adolf Hitler divenne cancelliere, venne proibito successivamente il partito comunista e poco dopo, vennero concessi a Hitler i pieni poteri. Rapidamente vennero banditi sindacati e partiti dell'opposizione, sopprimendo tutte le libertà politiche e di espressione. Il primo obiettivo del regime fu il lavoro. Venne elaborato un programma quadriennale in cui era previsto un massiccio aumento degli investimenti pubblici e un enorme piano di costruzione di opere pubbliche per ridurre la disoccupazione e aumentare la propaganda.

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Scienze economiche e statistiche SECS-P/12 Storia economica

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