Concetti Chiave
- La percezione di un mondo violento è considerata fallace, poiché la storia mostra epoche con violenze più gravi e una sicurezza attuale senza precedenti.
- Aumentate aspettative di sicurezza e il disorientamento verso norme e valori contribuiscono alla violenza moderna, alimentata da un edonismo eccessivo.
- La solitudine e l'impersonalità della società contemporanea rendono le persone vulnerabili e disumanizzate, aumentando il rischio di comportamenti violenti.
- È fondamentale ripristinare il concetto di responsabilità individuale per combattere la violenza, evitando di cercare alibi per le azioni criminali.
- Interventi educativi e una maggiore attenzione alle ingiustizie sociali sono necessari per ridurre la violenza, anche se non può mai essere completamente eliminata.
La percezione della violenza
Chi quotidianamente vive in quella vasta area che è denominata Occidente e magari si informa, legge o guarda la tv, ha la sensazione di essere circondato da un mondo estremamente violento. Una sensazione che gli esperti ritengono fallace: altre epoche hanno conosciuto, secondo gli studiosi di scienze sociali, violenze più efferate e più frequenti e mai il mondo è stato così sicuro come adesso. Eppure, nonostante l'alto livello di civilizzazione, forse proprio a causa di questo, ci sentiamo insicuri e minacciati.
Radici della violenza moderna
A mio avviso, le nostre aspettative di sicurezza sono aumentate, così come il desiderio di condurre una vita lunga e piacevole.E d'altra parte la fine delle ideologie, l'indebolimento delle fedi religiose, quella che viene denominata la secolarizzazione del mondo, fanno sì che ci sentiamo piuttosto disorientati nei confronti delle norme e dei valori da abbracciare durante l'esistenza.
Tutti finiamo per orientarci ad un edonismo spicciolo, ad una ricerca ossessiva del piacere e del divertimento immediati, ai soldi, alla carriera, al potere. Sentiamo che la vita è quella che viviamo adesso, qui, sulla Terra; le promesse di una giustizia divina dopo la morte, della beatitudine raggiungibile in mondi ultraterreni ci sembrano aleatorie. "Se Dio non esiste, tutto è permesso" diceva Dostoevskij. E perciò tendiamo a rimuovere, con un'aggressività che a volte sconfina nel crimine, ogni ostacolo che si frappone alla realizzazione dei nostri desideri.Queste sono secondo me le radici più evidenti della violenza quotidiana. Esistono tuttavia altri motivi, più oscuri e sotterranei, ma non per questo meno potenti.Per esempio, il fatto di vivere in società sempre più solitarie ed anonime, di essere soggetti ad un potere sempre più impersonale, che ci fa sentire di frequente inermi e impotenti. La burocratizzazione della vita, che pure è spesso necessaria per l'ordine e l'organizzazione statuale, ci disumanizza, quando non ci schiaccia (si legga la narrativa di Kafka), il potere economico (le lobby, le multinazionali, ecc.) ci rende un numerino insignificante nella grande equazione dell'economia mondiale. Basta un niente, una crisi passeggera, una ristrutturazione aziendale e di colpo siamo estromessi, reietti, perdenti. Inoltre, secondo me, la violenza prospera su un terreno di eccessiva tolleranza maturato in alcuni ambienti religiosi e intellettuali. Per cui il criminale gode di eccessive giustificazioni, si cerca sempre un alibi alle azioni più riprovevoli, che so: i traumi infantili, l'esclusione sociale, la famiglia, la scuola, la società. Non che questi alibi siano del tutto falsi, soltanto che ciascuno di noi deve essere chiamato a rispondere, a sentirsi responsabile delle proprie azioni. Altrimenti non si spiega, come, date le medesime circostanze, c'è che delinque e chi no. Il concetto di "responsabilità" deve tornare a far parte del vocabolario delle società occidentali. Ed anche quello di "repressione". La società, chi è preposto all'ordine pubblico, non può tollerare i comportamenti violenti, anche quelli di minore entità. Anzi si è visto che la politica della "tolleranza zero" negli Stati Uniti ha dato ottimi risultati. Le teorie "idrauliche" sul comportamento umano, forse hanno fatto il loro tempo. Comprimere, coartare la violenza non significa renderla più esplosiva e pericolosa.Certamente la repressione non basta. Difendersi dai delinquenti non è l'unico mezzo per bonificare la società. Occorre intervenire soprattutto nella fase educativa, nella scuola, in famiglia, nelle agenzie di socializzazione in genere, affinché i comportamenti violenti e prevaricatori vengano scoraggiati, puniti, messi alla gogna. La scuola, ad esempio, ha tollerato (e tollera) il cosiddetto "bullismo". Bisogna avere il coraggio di trasmettere valori etici ed estetici diversi dalla sopraffazione dell'altro. Bisogna che la società, in genere, smetta di premiare i comportamenti violenti.
Ed è necessario, altresì, arginare e ridurre le ingiustizie e le ineguaglianze sociali, mitigare le situazioni di sofferenza e povertà.E bisogna anche rendersi consapevoli che la violenza, essendo una delle possibilità dell'essere umano e del suo comportamento, potrà essere arginata, ma mai eliminata del tutto e che la vita di ciascuno di noi,
malgrado le sempre maggiori sicurezze, continuerà ad essere una faccenda rischiosa.
Domande da interrogazione
- Perché la percezione della violenza è considerata fallace dagli esperti?
- Quali sono le radici della violenza moderna secondo l'autore?
- In che modo la società attuale contribuisce alla violenza?
- Qual è il ruolo della responsabilità individuale nella violenza?
- Quali misure propone l'autore per affrontare la violenza nella società?
Gli esperti affermano che, nonostante la sensazione di vivere in un mondo violento, altre epoche hanno conosciuto violenze più efferate e il mondo è attualmente più sicuro che mai.
L'autore identifica l'aumento delle aspettative di sicurezza, la secolarizzazione e l'orientamento verso l'edonismo come radici evidenti della violenza quotidiana, insieme a fattori più oscuri come l'anonimato sociale e il potere impersonale.
La società moderna, caratterizzata da una burocrazia disumanizzante e da un potere economico impersonale, fa sentire gli individui impotenti e insignificanti, contribuendo così alla proliferazione della violenza.
L'autore sottolinea l'importanza di ripristinare il concetto di responsabilità individuale, affermando che ogni persona deve rispondere delle proprie azioni, piuttosto che cercare giustificazioni per comportamenti violenti.
L'autore suggerisce di intervenire nell'educazione, trasmettere valori etici, combattere il bullismo e ridurre le ingiustizie sociali, affermando che la repressione da sola non basta per bonificare la società.